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Zion, RJ e Cam: i big three di coach K

Cosa succede ad un college di grande prestigio quando, a fine stagione, i suoi cinque migliori allievi si dichiarano eleggibili al draft? Soffermiamoci per qualche parola su questi cinque, giusto per inquadrarli un attimo. Sto parlando innanzitutto di due giocatori da top 10 in Lottery: Marvin Bagley III e Wendell Carter Jr, rispettivamente la seconda e la settima scelta del Draft 2018. Inoltre parlo di una ventunesima scelta, Grayson Allen, di una trentasettesima, Gary Trent Jr, e di un undrafted, Trevon Duval, attualmente ai Rockets. E la sparo pure grossa, almeno due di questi cinque possono diventare dei grandi nella Lega. Torniamo alla domanda iniziale: cosa succede ad un college di prestigio? Ovviamente si va a cercare qualcun altro per sostituirli, provando quantomeno a reclutare giovani di pari livello e potenziale. Stavolta però non stiamo parlando di “un college di prestigio”, stiamo parlando di Duke, che letteralmente ogni anno sforna talenti. Quest’anno però Duke ha fatto il botto. Anzi, ne ha fatti tre, lasciando cadere sull’NBA tre bombe chiamate Zion, RJ e Cam.

Zion Williamson

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È dal 2016 (all’epoca aveva 16 anni) che sentiamo parlare di Zion. Di soccer e football a casa sua non se ne parlò più da quando crebbe di 16 centimetri in una singola estate, di lì in poi solo pallacanestro. Già dall’high school tutti i riflettori erano puntati su di lui, sulle sue schiacciate spettacolari e sulle sue prestazioni sprecatissime per giocare alle superiori. Dai 24 punti a partita da Freshman, è passato ai 36 da Senior. Praticamente più crescevano gli avversari, più Zion era dominante. Praticamente da tre anni era la prima scelta annunciata al Draft 2019, e così è stato. Personalmente parlando, se le regole di eleggibilità fossero state diverse, avremmo potuto vedere Zion in NBA da almeno un anno. E non escludo che sarebbe stato comunque scelto alla prima. Ma perché limitarci e non farlo crescere ancora un po’ a Duke dove, oltre all’esplosività fisica, grazie a coach Krzyzewski, avrebbe potuto sviluppare anche altre qualità ormai imprescindibili per un giocatore di basket? Le sue medie a fine stagione a Duke recitano: 22.6 punti, 8.9 rimbalzi, 2.1 assist, 2.1 rubate e 1.8 stoppate a partita, col 68% dal campo, il 33.8% da 3 punti e il 64% dalla lunetta.

Punti di forza: impossibile non cominciare dai mezzi fisici. Zion atleticamente e fisicamente è un carro armato. I suoi 129 kg nel pitturato fanno paura anche ai difensori più grossi di lui. Coniugando il suo peso, i suoi 201 centimetri e la sua velocità, otteniamo un rimbalzista potentissimo, che raramente ha trovato in NCAA degli avversari degni di questo nome. Qualora venisse rallentato mentre corre a canestro, riesce a giocare benissimo coi suoi piedi, come se fosse una guardia, per cambiare direzione e trovare lo spazio libero. E se qualcuno volesse provare a fermarlo mentre è in aria, la sua potenza nella metà alta del corpo lo aiuterebbero a finire comunque al ferro. Oltre alle doti atletiche Zion vanta un’ottima visione di gioco. Quando gli avversari lo raddoppiano riesce a trovare spesso il compagno libero, sia nel pitturato che fuori. Per quanto riguarda l’altra metà del campo, riesce a difendere in maniera sublime dal perimetro, ed è dotato di un grande tempismo che gli permette di infilarsi bene tra le linee di passaggio.

Punti deboli: la prima caratteristica negativa che salta all’occhio è il 33.8% da 3 al college. Difficilmente vedremo Zion segnare molte triple, e molti jumper in generale. Il suo tiro attualmente è goffo e la meccanica è sbagliata, con una parabola piatta. Inoltre deve migliorare la coordinazione nei lay up per diventare meno prevedibile quando attacca il ferro. Per quanto riguarda la difesa, dovrebbe cercare di non tentare così spesso i recuperi e allungare di meno le mani.

RJ Barrett

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Cresciuto in varie nazioni del mondo, causa carriera del padre, ha sviluppato subito un amore viscerale per la palla a spicchi. Nel 2008 si stabilì con la famiglia in Ontario, una volta finita la carriera del papà. Oltre al basket, da piccolo praticava anche il calcio e l’atletica. A RJ questi sport non sono mai andati giù, voleva tra le mani la palla da basket. Così, a 12 anni, si dedicò esclusivamente alla pallacanestro, aiutato dai consigli di Steve Nash, amico di suo padre e di suo nonno. Inizia le superiori a St. Marcellinus, ma si trasferì subito alla Montverde Academy, in Florida. Durante il suo percorso in high school attirò le attenzioni di tutti, divenendo un five star recruit. Arrivarono moltissime offerte dai College più blasonati, come Arizona, Kansas, Kentucky, UCLA, ma la sua scelta ricadde, come per Zion, su Duke. Le sue medie di fine stagione a Duke sono: 22.6 punti, 7.6 rimbalzi, 4.3 assist a partita, col 45% dal campo, il 30% dall’arco dei tre punti e il 66% dalla lunetta. La notte del Draft è stata una di quelle da ricordare, solo due chiamate prima di lui, una delle quali porta il nome di Zion Williamson.

Punti di forza: fisicamente è un’ala ideale, 201 centimetri per 92 chilogrammi e queste dimensioni lo aiuteranno molto in NBA, soprattutto con l’attuale abitudine di cambiare spesso in difesa. Infatti, con dei difensori più piccoli, non c’è possibilità di fermare il prodotto di Duke. I suoi fondamentali sono solidi, soprattutto l’uso del piede perno, estremamente lucido. Crearsi spazio tramite movimenti di piede perno è un’abilità persa nel tempo, ma RJ la sta riesumando per trarne innumerevoli vantaggi. Un’altra mossa tipica del canadese sono gli eurosteps, che gli consentono una grande mobilità, non sono in linea retta verso il canestro, ma anche orizzontalmente, cambiando direzione in corsa in maniera fulminea. A rimbalzo è quasi una sicurezza, riesce spesso a crearsi il vantaggio per un rimbalzo facile. Anche la sua visione di gioco è notevole, attestata dai suoi 4.3 assist a partita a Duke, soprattutto se pensiamo che è un’ala, non un playmaker o una guardia.

Punti deboli: forza non necessariamente i tiri, specialmente dal mid-range. Anche se il suo tiro dalla media è affidabile, se lo prende troppo spesso, soprattutto nei primi secondi dell’azione, anziché aspettare e trovare soluzioni migliori. Questa inefficienza è evidente se si confrontano la media punti e il numero di tiri tentati con quelli di Zion: entrambi hanno segnato 22.6 punti a partita, ma Zion si è preso circa cinque tiri in meno del suo ex compagno di squadra. Inoltre deve migliorare il suo gioco lontano dalla palla, come l’abilità di attaccare con entrambe le mani. Infatti tende troppo spesso a giocare con la sinistra, la sua mano forte, diventando troppo prevedibile.

Cam Reddish

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Anche Cam Reddish è un figlio d’arte, figlio di Robert Reddish, famoso ex giocatore a livello collegiale per la Virginia Commonwealth University. Giustamente Cameron decise di seguire le orme del padre iniziando a giocare  alle superiori per la Haverford School nell’anno da Freshman, prima di trasferirsi alla Westtown School in Pennsylvania. Nel suo anno da Junior comincia a farsi notare, e nel 2018, nella stagione da Senior, viene selezionato per l’All-American Game, il Jordan Brand Classic e il Nike Hoop Summit All-Star game. Anche lui viene classificato come five star recruit, e anche lui viene attratto dal corteggiamento infinito di coach K e di Duke, andando a formare forse il trio più forte a livello collegiale della storia. Le medie a fine anno sono: 13.5 punti, 3.7 rimbalzi e 1.9 assista per partita. Al Draft viene scelto alla 10, anche lui in Lottery, anche lui nella top 10, dopo Zion e RJ.

Punti di forza: fluido, coordinato, sa giocare in quattro ruoli, sempre a testa alta. Il suo rilascio è veloce, sembra non trovare difficoltà dal range NBA, sa il fatto suo nell’apertura degli spazi. È inoltre un buon ball handler e il dribbling è una delle sue abilità caratteristiche. Sul lato fisico stiamo parlando di un giocatore che in una partita di AAU è riuscito a contenere Marvin Bagley III. Riesce a infilarsi bene tra le linee di passaggio grazie ad un notevole istinto e tempismo. Inoltre la sua apertura delle braccia lo rende un affidabile difensore del ferro e un buon rimbalzista.

Punti deboli: contrariamente ai primi due, l’esplosività non è assolutamente un marchio di fabbrica. Si accontenta troppo del suo jumper e si prende tantissimi tiri forzati, che spiegano il 33% dall’arco a Duke. Deve anche imparare a giocare il pick ‘n roll in maniera migliore e dovrebbe migliorare la sua mentalità.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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