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1st Round in review: Warriors – Clippers

Lungi da me voler offrire il “solito”, o meglio, il “tipico” recap di una serie Playoffs, ripercorrendo le gare una ad una, vorrei piuttosto trasmettere quello che questa serie magnifica tra Clippers e Warriors ci ha lasciato a livello di sensazioni ed emozioni. Iniziamo dai Clippers, una di quelle squadre NBA che può guardare al futuro col sorriso, perchè lo spazio salariale della “seconda” (ormai lo diciamo tra moltissime virgolette) squadra di Los Angeles è tanto ampio da poter aggiungere uno se non addirittura due max contracts al roster di cui hanno a disposizione oggi.

Ma questo è il futuro (anche se molto prossimo) e noi ora dobbiamo parlare del presente.

I padroni di L.A.

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Dobbiamo parlare di questa squadra fantastica che ha tenuto testa a una squadra più che fantastica. I Clippers hanno dimostrato di avere il cuore e soprattutto le palle (scusate, non mi veniva un altro modo per dirlo, o forse sarà stato che mentre pensavo alla parola “palle” mi figuravo la faccia di Patrick Beverley, incazzato, che difende su Durant e quindi non mi è venuto altro modo per dirlo), elementi che hanno permesso loro di compiere la rimonta più ampia mai realizzata su singola partita nella storia del Playoffs NBA (-31 punti in gara 2) e che hanno permesso loro di portare a gara 6 una delle squadre più dominanti della storia del gioco.

I Velieri hanno dimostrato però anche una grande organizzazione offensiva. Ogni membro del roster ha una dimensione tecnica ben definita: Landry Shamet si è rivelato, anche in un contesto di Playoffs, un tiratore micidiale. Shai Gildous-Alexander è un giocatore che ben presto sarà completo, elegante e già oggi dotato di una sapienza tecnica sbalorditiva. Lou Williams ha giocato da Hall of Famer (non mi sento di esagerare quando lo dico), soprattutto in gara 2 (36 e 11 assist) e in gara 5 dove ha dimostrato di saper essere immarcabile (lo aveva già fatto lo so, ma mai in un contesto di post saeson). Montrezl Harrel ci ha messo la sua incontenibile energia e grazie a questa corre meritatamente per il MIP dell’anno e poi Beverley, beh Beverley, con il suo gangsterismo (nel senso positivo del termine, se mai dovesse esistere) rappresenta quella voglia di non fermarsi davanti a nulla.

Mi sto dimenticando qualcuno direte. Lo so, l’ho tenuto per ultimo nella rassegna e anzi, dedico lui  un paragrafo intero.

Danilo Gallinari, il nostro Danilo

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Ha giocato una serie di altissimo livello, fatta di alti e bassi è vero, ma durante quegli alti, a chiunque lo segue da sempre, è venuto un po’ da mangiarsi le mani. Perché chi non avrebbe voluto vedere Gallinari in questo contesto fin dall’inizio della sua cariera NBA? Chi non avrebbe voluto vedere una sua crescita tecnica all’interno di un contesto Playoffs? E’ stata la terza serie Playoffs della sua cariera (le prime due con Denver, nel 2011 e nel 2012) e se rimarrà ai Clippers questa è la prima vera tappa di qualcosa di importante. In questa serie ha dimostrato di poter giocare a questi livelli e di essere anche decisivo (parola di Coach Doc Rivers). Ha chiuso a 19.8 punti e 6.2 rimbalzi di media nella serie. E’ vero, non è stato il go-to-guy, non è stato sempre dominante, ma giocava contro degli alieni e ha giocato benissimo.

Di un’altro pianeta

Ah gli alieni, ci sono anche loro. Gli Warriors, quelli che sembrano essere davvero di un altro pianeta, quelli che se rimangono insieme ancora potrebbero infrangere ogni record di squadra e individuale coi singoli della storia NBA. Quelli che fissano quanto l’asticella sta in alto, posto e premesso che qualcun’altro ci possa arrivare.

E adesso sotto con i Rockets. Preparate i pop-corn.

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Alessandro Zorzoli

Alessandro Zorzoli

Milano, 21 giugno 1994. Studio lettere. Gioco a basket da quando sono nato. Lo sport è la cosa più bella del mondo e nello sport si concretizzano tutti gli aspetti di un’arte: tecnica, poetica, forma e stile. Del basket e dei suoi protagonisti mi affascina indagare questi aspetti. “Quando dipingo non penso all’arte. Penso alla vita”, Jean-Micheal Basquiat.

 

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