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Warriors 2016-2018: la squadra più forte di sempre?

Quest’estate si è chiusa l’era dei Warriors in versione “super team”. Quella degli Splash Brothers, con le simpatiche partecipazioni di Green e Kerr in panca, potrebbe anche continuare i prossimi anni (difficile cavarne qualcosa di buono in questa stagione, con Thompson di ritorno dall’infortunio non prima di Marzo), ma la versione “turboDurant” termina questa estate, con l’imperscrutabile lungagnone che sceglie di lasciare anche la sua seconda squadra a favore dei Nets.

Sarebbe quindi tempo per un bilancio di questo triennio, con 3 finali e 2 titoli vinti, ma soprattutto con il sospetto che sia stata la squadra più forte di sempre.

Fare una valutazione di questo tipo è sempre complicato, quando si abbracciano epoche diverse, con regole diverse, con squadre che non si sono mai incontrate.

E’ chiaro quindi che una comparazione diretta è veramente complicata e tremendamente soggettiva, è forse più credibile affidarsi a quanto una squadra abbia dominato le sue rivali dell’epoca, che margine avesse contro i suoi diretti avversari, quanto questi ultimi si sentissero “condannati” quando l’affrontavano. E anche così comunque c’è il rischio di sopravvalutare una squadra che abbia giocato in un’epoca di “scarsa” concorrenza.

In ogni caso io sono fra quelli che ritengono questi Warriors la squadra più forte di sempre. Escludiamo per semplicità dal confronto roba troppo “inconfrontabile”, come i lontanissimi Minneapolis Lakers di Mikan, dominatore fra i bambini, o i Celtics di Russell (11 titoli in 13 anni), che giocavano con regole troppo diverse (il tiro da 3 non esisteva!) e in una NBA molto più “ridotta” (solo 13 squadre all’inizio del periodo).

Se però partiamo a contare dagli anni 80, dall’epoca d’oro di Bird e Magic, per capirci, nessuna squadra è mai stata così palesemente più forte delle altre.

4 All Stars a Roster, contando solo quelli che hanno fatto l’ASG durante il periodo considerato, e non vecchie glorie riciclate (altrimenti per i Warriors dovremmo contare anche Iguodala e Cousins…).

Non solo. Questi 4 AS erano anche abbastanza unanimemente tra i primi 20 giocatori della lega, con addirittura 2 (Durant e Curry) che, nel periodo di riferimento, erano in media top 3-4 del campionato.steph-curry

Ma come già detto più volte, l’eccezionalità di questi W’s non stava solo nell’essere la più numerosa collezione di stelle mai vista, ma soprattutto nel fatto che queste stelle fossero tecnicamente (al 100%) e caratterialmente (diciamo al 70%, visti gli screzi dell’ultima stagione e l’abbandono di Durant) compatibili come mai nessuna adunata di stelle sia stata.

L’idea di questo pezzo era di dettagliarvi perchè tecnicamente questi siano stati i più forti di sempre, quanto abbiano cambiato il gioco, etc.

Ma è Agosto, io sono pigro, e quindi ho deciso di virare un attimo su qualcosa di più… giocoso.

Ho scelto tra tutte le supersquadre NBA tra gli anni 80 e oggi le 2 che ho ritenuto più significative, e ho provato a fare un improbabile matchup con i Warriors dell’ultimo triennio.

La scelta è caduta sui Lakers di Kobe a Shaq per il triennio 2000-2002 e sui Bulls di Jordan e Pippen versione 2, quindi dal 1996 al ’98.

La seconda scelta si spiega da sola: se vuoi essere considerato il più forte di tutti, devi confrontarti con Mr June al suo meglio.

La prima invece, pur essendo forse inferiore ai Celtics di Bird, McHale e Parish, ma anche degli stessi Lakers di Magic, Kareem, Worthy, mi ha stuzzicato per il fatto di essere probabilmente il peggior accoppiamento tecnico possibile per i Warriors Super Leggeri.

Tutti d’accordo?

Bene, partiamo!

Warriors 2017-19 – Lakers 2000-2002

Partiamo con il dire che quel Kobe, pur eccezionale, era un ragazzino, e non certo il giocatore esperto, cattivo, iperdominante che ha portato i Lakers agli ultimi 2 titoli. Sicuramente era un attaccante eccezionale (e a quel tempo era anche un decoroso difensore) ma, anche per il suo posto subalterno in gerarchia tiri, non era quella forza inarrestabile che poi è diventato.

Grazie a questo, mi permetto di archiviare il capitolo Kobe pre-Mamba dicendo che una staffetta di Iggy, Thompson e lo stesso Durant per alcune situazioni tattiche delicate avrebbe potuto contenere stabilmente l’allora #8 in una ventina di punti con brutte percentuali al tiro.

Il resto dei Lakers in attacco non era temibilissimo: Fisher, Shaw e Fox erano principalmente dei buoni tiratori di triple sugli scarichi, mentre Horry era all’epoca un’arma tattica notevole in quanto uno dei primi stretch 4 della storia, ma niente che anche una media difesa di oggi non sia attrezzata ad affrontare senza problemi.

La marcatura di Curry da parte di Harper (Fisher all’epoca, ricordiamolo, non difendeva più neanche su richiesta) sarebbe stata parecchio complicata: le lunghe braccia del vecchio Ron (che giocava “play” ma era una guardia di 1,95) potevano essere utili, ma uno così veloce, e che si muoveva così lontano da canestro Harper non l’ha visto mai. E di certo non lo poteva tenere in età avanzata…

Ma veniamo al “problemone”: quale giocatore della Baia poteva incaricarsi del Big Cactus col numero 34?

Mi verrebbe da dire Cousins, che ha la stessa altezza, circa lo stesso tonnellaggio, certo minor forza fisica ed esplosività, ma in compenso maggior coordinazione, tecnica e capacità di giocare lontano da canestro. E’ però se vogliamo ancora peggio del Gozzillone nella pigrizia nello sfruttare l’incredibile quantità di talento che Nostro Signore gli ha messo a disposizione.

In realtà, per quanto sia personalmente intrigato dal poter vedere questo scontro, con Boogie barerei: dei 3 anni considerati, Cousins è stato in campo solo per 4 mesi, per altro con risultati non indimenticabili.

Diciamo quindi che la marcatura gialloblu poteva articolarsi così: una quindicina di minuti a partita spesi da un corpaccione a piacere. Direi Looney e in precedenza Pachulia. Il primo poteva provare a non subire troppo sul piano fisico, il secondo poteva ricorrere all’amplissima valigia dei trucchi da mestierante, con un ruolo diciamo alla Matt Geiger: non poteva certo fermare Shaq, però rallentarlo e regalargli i suoi 6 falli ben spesi sicuramente sì.

Il resto della partita però l’unica opzione percorribile sarebbe stata la marcatura di Draymond Green.kobe-shaq-shaw

15 centimetri e tanti chili in meno farebbero pensare al peggio per le sorti del buon Draimondo. Vero. Però pensate un attimo a che tipo di difesa soffriva Shaq. Ok, nessuna, diciamo da cosa era almeno un po’ infastidito. Chi era capace di mettergli e togliergli “la sedia” mentre si avvicinava a canestro di spalle, che lo portava spesso all’infrazione di passi. E poi i floppers, che portavano a fargli sprecare in attacco i suoi preziosissimi falli. L’una e l’altra cosa poi, quando andavano a buon fine, lo facevano arrabbiare, deconcentrare, litigare con gli arbitri. Ora, nell’NBA di oggi, chi è il migliore in applicare furberie, floppare, ucciderti di trash talking e porcherie simili? Esatto, lo zio Draymond.

Inoltre Shaq sarebbe esiziale per i Warriors ricevendo spalle a canestro in post basso, ma i Golden State potrebbe lavorare per non fargli ricevere quel passaggio: Fisher, Harper, Bryant, nessuno di loro è esattamente Magic Johnson, e quindi con un po’ di pressione sul passatore, e magari le lunghe braccia di Durant in raddoppio su Shaq al momento del passaggio potrebbero rendere quella ricezione veramente complicata.

Aggiungeteci il fatto che in attacco Green costringerebbe Shaq a giocare sempre fuori posizione, lontano da canestro, con l’aggravante che verrebbe preso dentro in tutti i pick & roll tra Green e Curry, finendo a 8 metri da canestro a marcare il #30, in scene che rischiavano di produrre materiale per “Zorro contro il Sergente Garcia”.

Ricapitolando, i Warriors potrebbero tenere sia Shaq che Kobe in single coverage, concedendo al primo tra i 40 e i 50 punti a gara, al secondo non più di 20. La scelta di non raddoppiare però renderebbe quasi impossibile agli altri giocatori di segnare, rendendo difficile per i Lakers superare i 100 punti a gara (per altro 100,6 punti a gara è stata la loro media nel 2001). Golden State dall’altra parte viaggia intorno ai 115 punti di media. E’ vero che giocando contro questi Lakers il pace sarebbe più basso, e meno possessi vuole anche dire meno punti, così come lo strapotere di Shaq a rimbalzo in attacco (da sempre tallone d’Achille dei Warriors) ridurrebbe il numero di contropiedi e la possibilità di alzare il ritmo. D’altra parte però la palese impossibilità dei Lakers di difendere su di loro potrebbe aumentare la loro efficacia per possesso. Se quindi anche i 115 a gara non fossero raggiungibili, un numero ben superiore ai 100 a gara è comunque ampiamente preventivabile.

Infine, pensiamo a quelle partite che dovessero essere in equilibrio. La mossa dell’Hack-a-Shaq, che senz’altro avrebbe lo svantaggio di spezzettare la partita e minare il ritmo offensivo dei Warriors, potrebbe però essere particolarmente vantaggiosa: di solito si parla infatti di scambiare 1 punto (il 50% di Shaq dalla lunetta) con 2. Nel caso dei Warriors spesso i punti per azione sarebbero 3, rendendo così molto più rapida anche un’eventuale rimonta.

Insomma, Shaq MVP, ma Warriors indubbiamente trionfatori della serie!lakers-warriors

Warriors 2017-19 – Bulls 1996-98

Cominciamo con il dire che ci sono due scontri diretti che non vedrei l’ora di gustarmi.

Il primo è quello tra Durant e Pippen, ovvero due smilzi atipici con coordinazione e istinti che non dovrebbero potersi permettere e braccia lunghe per prendere vantaggi e creare problemi in difesa. E se la difesa di Durant su Pippen sarebbe interessante, ma non particolarmente ostica, nella metà campo avversaria è dove gli appassionati potrebbero divertirsi. Pippen è stato se non il più grande difensore di ogni epoca (uno contro uno e soprattutto in aiuto), almeno uno dei più grandi, con la sua capacità di sfruttare quel fisico assurdo per marcare con efficacia 4 ruoli diversi. Nella maggior parte dei casi però il vantaggio di Pippen era dovuto, oltre che all’insensata intelligenza difensiva, al fatto di poter sfruttare le braccia sempre più lunghe del suo avversario, senza però andare sotto dal punto di vista di coordinazione e velocità contro i giocatori più piccoli. Uno come Durant però non gli è capitato mai di doverlo marcare! Braccia più lunghe delle sue, maggiori velocità e coordinazione, possibilità di tirargli sulla testa con l’arresto e tiro (mortifero) da ogni posizione di campo (comprese le distanze siderali) e possibilità di andare via in palleggio verso il canestro. Diciamo che i primi 10 minuti della prima gara Durant lo sotterra. Però, se dovessi giocarmi una fiches sul premio del “miglior giocatore degli anni 80-90 a reinventarsi giocatore difensivo efficace sui giocatori di oggi”, come si dice: scelgo Pippen tutti i giorni della settimana, e 2 volte la domenica…

L’altro confronto oltremodo interessante sarebbe quello fra Green e Rodman: 2 difensori clamorosi, soprattutto come registi difensivi, artisti del flopping, maestri nell’entrare sottopelle al proprio difensore. E ovviamente entrambi totalmente fuori controllo emotivamente!

Qui onestamente non azzardo nemmeno una previsione di come potrebbero matchare tecnicamente: vorrei solo i popcorn, e gustarmeli finchè si può!

Prima di passare al piatto forte (ovvero chi si piglia il 23) vorrei però soffermarmi sulla situazione di Kukoc: chiaramente la seconda opzione offensiva della squadra (Pippen era capace di partite molto superiori, ma era decisamente più discontinuo in attacco), faceva nascere anche lui la maggior parte del proprio vantaggio offensivo dal fatto di giocare da stretch forward ante litteram. Oggi (e quindi per la difesa Warriors) sarebbe molto meno atipico e sorprendente, ma pur con la drammatica lentezza che lo contraddistingueva, anche oggi la sua visione di gioco e i suoi fondamentali potrebbero farne un ottimo attaccante (guardate per esempio Doncic, che ha pregi e difetti simili, e proprio male non sta facendo in NBA). Purtroppo però nell’NBA di oggi non so come potrebbe stare in campo nella propria di metà campo. Se infatti all’epoca era un giocatore da bassa borghesia in difesa, cioè uno di quelli che non sono un fattore, ma nemmeno un handicap irrecuperabile, oggi invece sarebbe ingiocabile. Immaginatelo su Durant, o dopo un cambio forzato ad inseguire Thompson, o a cercare di capire da che parte gli è andato via Curry: oggettivamente un problema tenerlo in campo…jordan-pippen

Parlando dell’Alieno invece, dal punto di vista delle marcature non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto visto sopra per Kobe: tanto Iguodala, un po’ di Thompson e quanto basta di Durant se la situazione scappasse di mano. La base difensiva è più che competente, poi bisogna sempre vedere Lui che cosa decide di improvvisare al Sax…

C’è anche da dire che il gioco di Jordan sarebbe abbastanza inconsueto per Golden State: nel suo secondo threepeat il 23 era soprattutto un tiratore dalla media, in virata, in jumpshot, in fade away, ma in generale quasi sempre dai 4-5 metri. Quella zona di gioco, essendo ormai abbandonata nel gioco moderno, non viene considerata negli schemi difensivi delle squadre contemporanee. Quindi tutti gli schemi, le rotazioni, le zone, gli automatismi, le trappole che i Warriors sono tanto bravi nell’eseguire sarebbero molto meno efficaci. Un’adeguata preparazione potrebbe migliorare la situazione, ma occorre ricordare che difendere di squadra per il tiro dalla media è molto più difficile che farlo in area (dove la zona da proteggere è molto più piccola) o oltre l’arco (che fornisce un utile riferimento per il difensore in aiuto su dove andare a posizionarsi): un arresto e tiro può avvenire in qualunque punto e in qualunque momento, e in mano ad un genio di questo fondamentale come Jordan può fare danni anche contro la migliore delle difese.

Oltre al fatto che, una volta avuto il loro imprinting con l’NBA del 2020, anche Jordan e soci potrebbero apprezzarne alcuni dettami, e decidere di costringere al cambio sistematico i Warriors ad ogni azione, per portare Curry su MJ, o almeno per costringerli ad una doppia rotazione innaturale.

L’impressione complessiva però, come e maggiormente che per i Lakers, è che i Bulls non possano tenere il passo.

Chicago era una pessima squadra offensiva e un’eccellente squadra difensiva. Riuscivano a tenere il punteggio basso per 3 quarti, e nell’ultimo a dare la palla a Jordan, l’infallibile, con un attacco che per 10 minuti era inarrestabile e le altre squadre che si scioglievano come neve al sole. Nel ’98 si sono fermati a 96,7 punti per gara (noni nella lega), mentre nei due anni precedenti hanno avuto un picco a 105. Contro una buona difesa come quella dei Warriors, senz’altro ben attrezzata per contenere (per quanto possibile) MJ, anche con un pace maggiore, è difficile immaginarli a mandare in tilt il tabellone.

Dall’altra parte invece c’è una squadra abituata a segnare molto di più, messa di fronte ad una squadra che non ha risorse per marcare efficacemente e NELLO STESSO TEMPO Curry, Durant e Thompson.

Dalla teoria alla pratica

Spero di aver illustrato chiaramente perchè dal punto di vista tecnico ritengo i Warriors vincenti in questi 2 accoppiamenti.

Questo però vale sulla carta.

Nella pratica bisogna vedere quanta di questa tua presunta supremazia riesci realmente ad esprimere. Se infatti nessuno ha dubbi sul fatto che i Bulls potessero spremere “a comando” tutto il talento a disposizione, e guidati da Jordan trovare sempre un modo per vincere (si pensi all’assurda gara 5 del ’97, il famoso “nausea game”, quando MJ letteralmente non stava in piedi), i Warriors non hanno sempre dato quest’impressione.

La difficoltà eccessiva per passare il turno contro Houston gli scorsi 2 anni, le diverse partite lasciate sul tavole nei Playoffs solo per pigrizia, il malinteso mai del tutto chiarito fra il basket corale degli Splash Brothers e quello più individuale di Durant, il fatto che dei 4 all stars quello più duro mentalmente alla fine sembri proprio Thompson (che però è la terza opzione offensiva, e raramente si prende il proscenio). Il fatto che nel loro percorso di post-season nei 3 anni gli avversari (già chiaramente inferiori) abbiano sofferto spesso e volentieri infortuni, semplificando il loro cammino, aumenta questa sensazione di incertezza.

Ovviamente la risposta finale non esiste.

Personalmente credo che il fatto di aver avuto (per epoca storica e per infortuni degli avversari) una relativamente scarsa concorrenza ci abbia impedito di vederli al loro meglio. Alla prova dei fatti, quando messi con le spalle al muro i Warriors hanno sempre dato il loro meglio. Non c’è garanzia che sarebbe successo anche contro le due corazzate citate sopra, ma a me piace credere che sia così.

Voi cosa ne pensate?

Vae victisgolden-state-warriors

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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