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Un Guerriero italiano alla corte di Steph

Si dice che non tutte le ciambelle riescano col buco. Quella di Sergio Cerbone invece è uscita dal forno perfetta, come nemmeno l’autore di “Warrior” poteva immaginarsi. E sì che di immaginazione ce ne vuole, prevedendo per la propria vita professionale e soprattutto personale, un salto grande quanto l’Oceano Atlantico. E non solo!

Arrivato in America, Sergio l’ha anche attraversata nel più classico dei coast-to-coast, finendo nella Baia, quella che nel metal è famosa per aver ridato un sound alla musica più rock degli anni ’80 e aver creato, un nome su tutti, i Metallica.

Qui oggi evoluiscono Steph e soci, la squadra Campione NBA (o del Mondo, come dicono loro con la solita immodestia) che non avrà altrettanto rivoluzionato il basket, ma c’è andata vicino.

I Warriors giocano un basket piacevole, a volte sorprendente, di certo quello per il quale tutti, prima dello scorso Giugno, ipotizzavano belle cose, ma poco vincenti.

Invece belli e concreti, direbbero i colleghi del calcio, e le due caratteristiche messe nella stessa frase potrebbero stare a pennello anche in una descrizione del viaggio e dell’avventura di Sergio.

Simile per certi versi al “trip” del comune amico Simone Mazzola, che nel suo “American Dream” (già recensito su queste pagine) racconta le sue 2012 NBA Finals, al seguito di LeBron e KD.

James c’entra anche qui, solo che nel primo caso tornò a casa con un anello, invece nell’anno di grazia 2015 più di quel che è riuscito a fare per i suoi Cavs non era umanamente concepibile. Anzi, eravamo già ben oltre le umane possibilità. E tutto questo è meravigliosamente raccontato da Sergio nel suo libro “autoprodotto” grazie a YouCanPrint (e acquistabile QUI!) e con la prefazione di – udite udite – Flavio “qualcuno l’ha ribattezzato addirittura The Voice” Tranquillo. Per la parte legata alla connection con l’ex tifoso dell’Olimpia Milano vi rimando ovviamente al libro…

Più momenti nello spogliatoio degli sconfitti che in quello dei vincitori: non sempre accade di poter avere la sensazione, quasi a tatto, di tutto ciò. E’ bravo invece l’autore a farcelo percepire, autore che di professione, da quel che capiamo, non fa il giornalista e nemmeno lo scrittore (quindi ulteriori complimenti a lui!). Ma chiediamo direttamente lumi in merito al diretto interessato…

NBALife: Sergio, quali sono stati i tuoi primi approcci col “basket raccontato”, prima della tua collaborazione con Baskettissimo e del libro?

Sergio: Ho sempre avuto la passione per la scrittura associata al web. Così dopo aver dato alla luce il sito della mia squadra di basket (www.sancarlobasket.com) mi sono cimentato nel raccontare le nostre partite FIP di prima divisione e in due occasioni di Promozione. Poi conoscendo Simone Mazzola, visto che mi trovavo a San Francisco è nata l’idea della rubrica Sergio’s Oracle per Basketissimo.com dove ho raccontato le imprese di Curry e compagni da dentro la Oracle Arena appunto.

La mia copia del libro – sembra unicamente per quella ricevuta dal sottoscritto, secondo Sergio, solita sfiga… – ha le immagini in bianco e nero, quindi un pezzo da collezione (!), cosa che non impedisce di apprezzare, e non poco, questo ennesimo titolo di un pioniere italiano alla conquista del West. Eppure, scherzo del destino, la prima esperienza al seguito dei Warriors, per Sergio, è stata proprio come fotografo.

NBALife: Dimmi se sbaglio ma, da quel che si legge nel racconto, passione personale e professionale per la fotografia si fondono proprio per darti modo di accedere non da semplice spettatore alla Oracle Arena, è corretto?

Sergio: Sì tutto nasce dalla fotografia, mia passione e hobby. Volevo raccontare l’NBA da vicino e così sono riuscito ad avere un accredito da fotografo a bordo campo!!! E a pubblicare le foto per un sito italiano. Poi però è nata l’idea della rubrica per Basketissimo.com e allora mi sono spostato “al piano di sopra” per scrivere articoli. In questa nuova veste, mi sono confrontato e ho imparato molto dalle famose “penne digitali” quali Marc Spears, J.A. Adande e altri.

bordo campo

Il libro non è solo un racconto, per quanto emozionante e dettagliato, della corsa di Golden State all’anello che mancava da 40 anni, ma il riassunto di un’esperienza di vita che grazie al basket va oltre il basket, parafrasando Coach Zen. Le nuove amicizie fatte grazie alla solita palla a spicchi, i playgrounds di Frisco, le “origini” di una passione passando dal calcio alla pallacanestro, partendo dall’innamoramento per MJ fino alle notti in bianco per seguire le Finals dall’Italia, e la creazione di una squadra del proprio Oratorio. Tutto nel racconto di Sergio – come in una pellicola hollywoodiana – si conclude con un lieto fine. Potrebbe, di conseguenza, lasciare in bocca lo stesso stucchevole sapore che permane, a volte, proprio dopo la visione di una pellicola americana dal finale sempre e per forza un po’ troppo…dolciastro.

NBALife: La domanda è sicuramente provocatoria, e mi perdonerai per questo, ma a te che del libro e delle gesta raccontate sei l’autore, non è mai capitato di pensare che questo potesse essere un punto di vista per così dire…alternativo, nella mente di qualche lettore, arrivando all’ultima pagina?

Sergio: Il libro è vero. Sembra una fiaba, tutto perfetto… ma facile non è stato. Lasciare l’Italia, la famiglia, gli amici…è stata dura. Vivo sì in California, ma non volevo passasse il messaggio che per chiunque vorrà fare questa scelta di vita sara’ semplice, soprattutto a livello emozionale. Forse per me aver fatto il salto a 35 anni ha di fatto aiutato a gestire alcune situazioni complicate.

Insomma tutti i pianeti si sono clamorosamente allineati, detto con un pizzico di invidia da parte di chi l’America, sicuramente meno che in passato, continua comunque a sognarla, pur non avendo mai voluto sperimentare se il sogno fosse il caso di rischiare di infrangerlo, e quindi mantenendolo tale, con la stucchevolezza di cui sopra.

Ma battute a parte, era davvero necessario che ciò accadesse, o a Sergio al quale vanno tutti i meriti possibili per averci prima pensato e poi creduto fino in fondo, non sarebbe riuscita la clamorosa accoppiata “Accredito NBA – titolo Warriors”!

E quest’anno, come tutti sappiamo, si rischia il bis!

NBALife: Stai già forse pensando al successore di “Warrior” o ritieni che l’unicità del tuo viaggio parallelo a quello di Golden State debba rimanere tale?

Sergio: Credo che alcune cose abbiano senso se fatte una sola volta e credo che sia così per il libro. Io però intanto sto prendendo degli appunti e non si sa mai che a Giugno 2016…

Magari a Sergio in futuro piacerà continuare a scrivere di Basket NBA al di fuori del contesto “reporter al seguito di…” ed aprirsi così ad altri argomenti correlati al Gioco tinto di stelle e strisce. Non siamo ancora in fase di basket mercato, ma quando sarà il momento, chissà che Sergio Cerbone non possa ricevere un’offerta proprio dalla nostra testata. In fondo a chi non servirebbe un “Guerriero” concreto e vincente?

sergio e curry

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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