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Tra i misteri del Salary Cap – Parte 2

Come promesso torniamo a parlare di Salary Cap, dopo la 1^ parte pubblicata in precedenza, intanto vedendo come con il nuovo contratto siglato tra Associazione Giocatori e NBA nel 2017 i contratti individuali possano arrivare a cifre mai raggiunte fino ad oggi.

Il salario massimo annuale che un giocatore può ricevere è basato, oggi, sul numero degli anni che il giocatore stesso ha speso nella Lega e/o su quello che è il totale del Salary Cap.

Ad esempio un giocatore con 6 o meno anni di esperienza nella NBA può firmare al massimo a 25.5 milioni a stagione o ad una cifra fino al 25% del totale del Salary Cap.

Un giocatore che ha invece dai 7 ai 9 anni di esperienza può arrivare a 36 milioni o al 30% dell’intero monte salari, mentre giocatori con 10 o più anni di militanza nella Lega possono raggiungere al massimo i 35.7 milioni o il 35% dell’intero Cap.

C’è un’eccezione a tutto questo ed è quella che prevede che un giocatore possa firmare un contratto del valore del 105% rispetto al precedente accordo.

In precedenza il contratto tra Associazione Giocatori ed NBA del 2011 stabiliva il monte salari nella percentuale del 44% degli interi introiti della Lega e i singoli salari massimi potevano arrivare al 42.1% di questi introiti totali.

Nel 2017 questa differenza è stata eliminata: con il nuovo accordo un totale del 44% del cosiddetto BRI viene utilizzato sia per determinare il massimo del Salary CAP sia il massimo salario consentito ad un singolo giocatore.

Rookie Scale

NBA: Draft

Questa scala non fa altro che definire come i giocatori scelti al primo giro abbiano una “gabbia salariale” predefinita.

La prima scelta assoluta riceve di conseguenza un ingaggio superiore alla seconda scelta, la seconda maggiore della terza, e così via.

Ogni contratto ha la durata di 2 anni e il team ha un’opzione per la terza e quarta stagione, mentre con l’accordo precedente questi contratti avevano la durata di 3 anni e la Team Option era solo per l’eventuale quarta stagione.

Il salario anno dopo anno, nel corso di questo contratto da rookie, ha un incremento modulato in base all’incremento del salario medio nella NBA, un po’ il nostro adeguamento all’inflazione…non esattamente eh?

Per capirsi facciamo un esempio di 2 anni fa: Markelle Fultz, scelto alla numero 1 da Philadelphia, ha preso nel suo anno da rookie un milione e centomila dollari in più di Jayson Tatum scelto alla #3 dai Boston Celtics. O Donovan Mitchell, finito alla pick numero 13 per la gioia degli Utah Jazz, che ha intascato poco più di 2 milioni di dollari mentre Lonzo Ball, scelto alla #2 dai Lakers, 5.2 milioni.

Le seconde scelte non rientrano in questa scala e tecnicamente possono essere pagate con qualsiasi cifra compresa tra il minimo salariale e il massimo che ogni squadra può riconoscere ad un giocatore, anche se raramente questi ricevono più del minimo consentito.

A partire da questa stagione e al contrario di quello che avveniva in passato, la scala dei Rookies non viene rinegoziata anno dopo anno e anch’essa resterà legata all’incremento medio dei salari della Lega, un aumento quindi in percentuale annuale.

La “Derrick Rose Rule”

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Un’altra regola della quale sentiamo spesso parlare anche nei commenti televisivi alle partite è quella così detta “Derrick Rose Rule” ovvero la possibilità per le squadre di estendere un contratto da rookie oltre il 25% del totale del Salary Cap. Questa opportunità infatti è destinata a giocatori fino a 6 anni di esperienza nella NBA che con la Derrick Rose Rule, se ancora all’interno del proprio contratto da matricola, possono arrivare ad un’estensione che può raggiungere il 30% del totale del Cap. Questi giocatori assumono il nome di Designated Players, quindi dei giocatori designati – per tradurre letteralmente – a diventare le pietre angolari di una franchigia, come appunto doveva essere Derrick Rose per i Chicago Bulls. Altri esempi di giocatori che hanno firmato questo tipo di estensione, con la formazione che li ha scelti o quella dove sono stati scambiati, sono Russell Westbrook con OKC, Blake Griffin con i Clippers e James Harden con gli Houston Rockets.

Super-Max Contract

Veniamo infine alla parte più “golosa” per così dire, di tutto il regolamento del Salary Cap per quel che riguarda i singoli giocatori e i loro contratti, ovvero la possibilità di firmare quello che recentemente è stato definito come “Super-Max Contract”.

Bisogna dire intanto che questa è un’eccezione da non confondere con il massimo salariale riservato ai giocatori con 10 o più anni di esperienza. In questo caso parliamo di chi ha alle spalle dai 7 ai 9 anni di permanenza nella NBA e che rispetta alcuni criteri/parametri molto precisi definiti dall’accordo più volte citato tra Associazione Giocatori e NBA nel 2017, e solo e soltanto loro possono essere i soggetti di questo tipo di proposta da parte una franchigia.

Se pensiamo che normalmente la massima estensione può arrivare a pareggiare il 30% del totale del Cap, nel caso dei Super-Max si arriva fino al 35% e anche un giocatore con ancora 1 o 2 anni di contratto può diventare eleggibile per questa maxi estensione, se appunto rispetta i criteri di cui sopra e non è mai stato scambiato dopo i suoi primi 4 anni nella Lega.

Questi criteri quali sono? Almeno uno di questi tre ovvero:

  • il giocatore in questione deve essere stato nominato in un All-NBA Team nell’ultima stagione o in due delle ultime tre;
  • essere stato nominato MVP nelle ultime tre stagioni;
  • essere stato nominato Difensore dell’Anno nell’ultima stagione o in due delle ultime tre.

Vediamo qualche esempio di chi è già nelle condizioni di poter sfruttare questa maxi estensione: Anthony Davis, pluri-chiacchierato sia alla vigilia dell’ultima deadline, sia per quello che sarà il mercato estivo, ad esempio non può ancora firmare un’estensione come veterano per gli anni di esperienza nella Lega, ma la sua presenza nei quintetti All-NBA gli garantiscono l’eccezione. Al di là della sua abbastanza scontata non-permanenza a New Orleans, i Pelicans avrebbero la chance potenzialmente a luglio di offrire a Davis un’estensione contrattuale di 5 anni a partire da 27 milioni di dollari per la stagione 2019/2020. Secondo le proiezioni future del Salary Cap questa estensione di 5 anni porterebbe al giocatore un totale di oltre 239 milioni di dollari.

In generale otteniamo una spiegazione, da questi “paletti”, sul perchè essere o non essere votato MVP, Difensore dell’Anno o in uno dei quintetti All-NBA sia così importante per i diretti interessati, altro che “mi interessa il giusto” (cit.)!

San Antonio Spurs v New Orleans Pelicans

Probabilmente gli unici giocatori che rispettano i criteri che abbiamo descritto e che per la stagione 2019-2020 possono essere considerati candidati legittimi a questo tipo di estensione saranno: Giannis Antetokounmpo, Bradley Beal, Andre Drummond, Draymond Green, Damian Lillard, Klay Thompson e Kemba Walker.

Pur da free agents – ad esempio – Thompson e Walker potranno firmare questo tipo di contratto con un’eventuale nuova squadra. Invece Lillard e Green, ancora sotto contratto con i rispettivi team per un’altra stagione, potrebbero firmare con loro l’estensione, ma con durate diverse: Dame per 4 e Draymond per 5 anni.

Notare come una squadra possa dare la Designated Extension solo a due giocatori, quindi i Golden State Warriors, ad esempio, avendo già dato questa tipologia di contratto a Steph Curry, potranno garantirla solo a uno tra Thompson e Green.

Al contrario Durant, per rimanere in casa Warriors, non rientrerà in questo ragionamento avendo 10 o più anni di esperienza nella Lega e un suo eventuale nuovo contratto partirebbe dal 35% del Cap, situazione che non inciderebbe comunque sull’eventuale decisione di elargire un altro Super-Max Contract che quindi Golden State sarà in grado di garantire ad un proprio giocatore.

Giannis invece potrà firmare un Super-Max presupponendo quest’anno l’ovvia inclusione in un quintetto All-NBA, ma solo a partire dal 2020, visto che ad oggi ha 6 anni di esperienza e praticamente si troverà nella stessa situazione attuale di Anthony Davis.

Alcuni giocatori che invece non potranno più firmare questa estensione perché sono stati scambiati non con le tempistiche previste ed elencate poco sopra, sono Jimmy Butler, Kyrie Irving e Kawhi Leonard che sono finiti (hanno chiesto?) in una trade mentre erano all’interno del loro secondo contratto con le precedenti franchigie e ora hanno la necessità di arrivare a 10 anni di esperienza nella NBA prima di “qualificarsi” per un nuovo Max Contract, questa volta quello riservato ai veterani e quindi – come abbiamo visto – puntare al 35% dell’intero Cap di squadra.

Direi di fermarci qui, dopo aver visto le principali regole ed eccezioni di un regolamento infinito e davvero complesso, ma ora con un quadro più chiaro di determinate situazioni che ci consentono anche di dare una risposta all’eventuale domanda su cosa facciano i frontoffice NBA tutto l’anno, a parte seguire i giocatori da scegliere al draft: fanno i conti …e giocano all’incastro!

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Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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