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The Lob, the Jam: inizio e fine di un’era

The Lob, the Jam.

Fino a due stagioni fa ai Clippers era così: “pick and roll” alto tra piccolo e lungo. Il lungo tagliava verso il canestro. Il piccolo alzava la palla verso il cielo. Il lungo inchiodava la sfera arancione dentro il ferro. Magia.

Prima di procedere con la lettura, un’avvertenza: chi scrive era profondamente amante di quel tipo di squadra, assolutamente innamorato di Chris Paul dalla famosa estate del 2011, del giovane esplosivo Blake Griffin e di DeAndre Jordan, fedelissimo dei Clippers dal 2008. Eroi per il tifoso dei Clippers, che per pochissime volte nella loro storia finalmente meritavano di stare sulla cartina della NBA, finalmente assaggiavano i Playoffs, finalmente si stava svegli (parlo per i tifosi italiani) anche a Maggio, nonostante lavoro, verifiche o esami universitari.

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Los Angeles Clippers diventati anche “best team in LA”, la miglior squadra di Los Angeles: in questo caso più che merito ai Clippers parlerei di demerito dei Lakers, che per un po’ (6 anni) non si sono più ripresi dall’affare Howard.

La squadra costruita in questo modo: Paul playmaker e con in mano le chiavi di tutto, dal gioco al palazzetto. Nella posizione di guardia tiratrice si sono avvicendati nomi illustri, da Randy Foye a J.J. Redick, quest’ultimo forse il più rappresentativo. Ala piccola il disastro. Uno dei motivi per i quali i Clippers non sono andati mai oltre le semifinali di Conference sono le shooting forwards che si sono alternate. Di seguito un breve, ma significativo, elenco: Jamario Moon, Caron Butler, Matt Barnes, Hedo Turkoglu, Danny Granger, Paul Pierce, Jeff Green, Wesley Johnson, Stephenson. SF che erano al termine della carriera (Turkoglu e Paul Pierce) in declino (Granger, Butler) o semplicemente inadatti (gli altri elencati). SF scomparsi dal gioco quando contava, sostituiti molto spesso e volentieri da Jamal Crawford, giocatore immenso, ma inadatto a difendere su SF ben più equipaggiate. Anche qui di seguito un breve, ma intenso elenco: 2012/13 contro San Antonio Spurs di Leonard e/o Ginobili, 2013/2014 contro Oklahoma e Durant, 2014/2015 contro Houston ed Ariza, 2016/2017 contro Utah di Hayward, trascurando volutamente il disastro del 2015/2016 contro Portland. Punti fermissimi nei Clippers le due torri: Blake Griffin da Power Forward e DeAndre Jordan come centro.

Oltre al problema ala piccola, qui sopra brevemente portato alla luce, il secondo “bastone tra le ruote” dei Clippers della lob City sono stati gli infortuni alle stelle nei momenti peggiori della stagione (vedi il doppio infortunio Paul/Griffin nella serie Playoffs del 2016/2017 contro i Blazers.

All’apice del loro gioco, per me stagione 2014/2015, i Clippers erano secondi solo ai nascenti Golden State Warriors dell’MVP Curry per punti a gara (110 Warriors/106 Clippers). Gli schemi principali erano il pick and roll alto per conclusione del centro o per l’arresto e tiro del piccolo (nella stragrande maggioranza dei casi Paul), l’uscita dai blocchi di J.J. Redick, l’isolamento di Blake Griffin o di Chris Paul. Dopo 56 vittorie e 26 sconfitte approdarono ai Playoffs, primo turno contro gli Spurs, campioni NBA in carica. La serie va a gara 7. 109 pari quando mancano meno di 10 secondi sulla sirena del quarto periodo. Paul, infortunatosi ad una caviglia durante la serie, ha già messo 25 punti e 6 assist, viene dunque marcato strenuamente da Green. Finta di blocco di Griffin che porta Duncan lontano da canestro. Paul prende un metro a Green e va in avvicinamento al canestro. Duncan si stacca e va in contro a Paul. Layup di Chris in allontanamento dal canestro, superando le braccia protese di Duncan. Palombella altissima verso il ferro. Solo rete. Clippers al secondo turno, eliminando i campioni NBA in carica. L’apice della Lob City.

Al secondo turno l’altra faccia della medaglia dei Clippers: dall’apice della loro storia recente al momento più buio. Houston Rockets di Harden ed Howard. I Clippers erano sulle ali dell’entusiasmo, finalmente sulla cresta dell’onda. Prime 4 partite tre vittorie losangelene, 3 a 1 per LA e tifosi in visibilio. E poi? Dal 1968 al 2014/2015 solo 8 squadre nei Playoffs sono riuscite a rimontare il 3 a 1.

Nel 2015/2016 le squadre che hanno fatto il miracolo sportivo erano appunto 9, Clippers rimontati nella serie, Rockets alle Conference Finals. Colpa del solito infortunio di Paul, colpa della difesa su Ariza durante la serie e soprattutto durante l’ultima partita, gara 7, che fa 22 e spinge con Harden (31 punti) abbatte i Clippers. Infortuni + Ala piccola avversaria determinante = Clippers eliminati dai Playoffs. Due fattori che LA non riuscirà ad invertire o gestire nel corso degli anni.

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Da quel momento in poi non ci siamo più ripresi. Il colpo più duro nel momento più bello della storia recente dei Clippers. Le stagioni successive, dopo la cocente sconfitta contro Houston, sono state un lento ed inesorabile trascinarsi in Regular Season, per arrivare poi ai Playoffs. I Playoffs. Vero ostacolo della squadra.

Playoffs 2015/2016, anno dopo Houston vedono arrivare a LA la giovane squadra dei Portland Trail Blazers. Ancora una volta l’ennesimo infortunio a Griffin, seguito dall’infortunio di Paul. Stagione che si conclude con 2 vittorie e 4 sconfitte, fuori al primo turno.

Griffin torna, ma non è più esplosivo come i primi anni, Paul è stanco di arrivare in fondo, senza una possibilità di farcela. DeAndre si accorda con Dallas, per poi rimangiarsi tutto e tornare ad LA. La Lob City sta per chiudere i battenti. I tifosi lo sentivano. I lob iniziano ad essere meno, gli avversari sembrano sempre ostacoli insormontabili. Inizia l’inesorabile declino.

Offseason 2016/2017: Clippers contro gli Utah Jazz di Gobert ed Hayward. Una squadra molto giovane e poco spettacolare, ma solida. Il contrario di LA. La stessa LA che viveva di isolamenti, di tiri magici di Crawford e Paul, di alley-oops per Jordan e Griffin si scontra contro i determinati Jazz. Come al solito la sorte non è favorevole ad LA: Griffin infortunato e sconfitta pesante 3 a 4, con gara sette persa in casa. Questa sconfitta fa scattare la scintilla nella testa di Chris Paul. Abbandonerà LA.

Paul si accorda con Houston, Griffin va a Detroit e per ultimo lo stoico DeAndre Jordan finisce finalmente a Dallas. Fine di un’era per LA.

Forse la squadra meno efficace degli ultimi anni, ma ragazzi, come ci siamo divertiti.

“Su di un cerchio, ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine”
cit. Eraclito

Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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