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Summer League: il futuro della Lega

In ambito NBA Basketball, a proposito di stagioni, l’estate è per molti la più noiosa e come biasimarli, in autunno e inverno si svolge la stagione regolare, che con le sue centinaia di partite (più o meno competitive) non ci lascia mai a secco di crossover e buzzer beater, in primavera arriva il momento degli stage finali, i leggendari Playoffs, dove le grandi squadre diventano dinastie e la competizione è senza eguali. Poi arriva la stagione che è conosciuta per tre motivi nel basket statunitense: trade, free agency e giovani talenti, di cui parleremo in questo articolo. Ebbene, tra Draft e Summer League future stars la Lega ce ne presenta a bizzeffe, dunque, in questo articolo proviamo a rivalutare la lega estiva che sta facendo parlare di sé tanto da attirare nientemeno che LeBron e Magic a bordocampo delle partite dei Lakers.

LAKERS – NON SOLO HART

2018 Summer League - Las Vegas - Los Angeles Lakers v Portland Trail Blazers

L’estate Losangelena è stata fin’ora al centro del mercato (vedi LeBron e company) e la loro prestazione in Summer League non è stata da meno piazzandosi al top per il secondo anno consecutivo, seppur senza l’attenzione mediatica che fu attirata dall’ex MVP del torneo estivo Lonzo Ball, al momento infortunato.
Il premio di Most Valuable Player anche quest’anno va a un militante in canotta galloviola, Josh Hart, che nonostante fosse stato scelto alla 30esima pick nel draft del 2017 e fosse stato “oscurato” dal personaggio di Lonzo (complice l’eccentrico padre LaVar) e dall’esplosione di Kuzma, dimostrò in stagione regolare di poter essere una futura guardia titolare, per poi dominare nella lega estiva.

Hart, infatti, alla vigilia della finale contro i superiori Trail Blazers ha un record di squadra di 6-0 e una media di 24.2 punti, 5.2 rimbalzi, 47.1% al tiro, e 1.5 rubate, confermando le sue abilità di creare canestri sia dall’arco – un pregio che al momento scarseggia nello starting 5 Lakers – che in penetrazione, come pure dal palleggio (vedi i 37 punti in semifinale contro i Cavs di Sexton), giocando peraltro una difesa degna di nota e mostrando un’abilità al rimbalzo sopra la media per la sua statura, tutti fattori che gli garantiranno un posto importante nel roster dei lacustri di LeBron.
Ma la sorpresa dell’estate Californiana, al momento risponde al nome ucraino di Svi Mykhailiuk (pronuncia “Mh-hai-liuc), scelta del secondo round senza aspettative, poi rivelatosi ottimo tiratore oltre che creatore di punti nel workout pre-draft e poi enorme supporto per Hart.

L’ala piccola è stata inserita nel secondo quintetto All-Summer League, visto il suo contributo al raggiungimento della finale da parte dei Lakers, fungendo da perfetto secondo violino, giocando un buon attacco variegato: dal prendi e tira,
alla tripla dal palleggio, passando per giocate di effort e piccole cose che non rientrano nelle stats ma aiutano, eccome, a vincere le partite. Aggiungete un buon margine di miglioramento del suo grezzo ma presente talento difensivo e avrete una futura ala piccola titolare, che allo stato attuale delle cose potrà trovare fortuna solo lontano dallo Staples Center, sponda Lakers, comprovata la loro ampia copertura in quel ruolo.

HAWKS – RE DEGLI HIGHLIGHTS

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La mossa di Atlanta di scegliere Trae Young alla 5 pick è veramente interessante quanto azzardata, ma si può guardare da diversi punti di vista, considerando anche quanto accaduto in Summer League.
Probabilmente Atlanta, trovandosi in una delle peggiori situazioni tra le franchigie della NBA, ha deciso di draftare qualcuno che potesse innanzitutto portare attenzione alla squadra,passando dai tifosi ai media ai giocatori: dunque, chi se non Trae Young, che ha fatto tanto, ma veramente tanto parlare di sé durante la sua permanenza ad Oklahoma. Non è un caso l’acquisizione di Lin, un altro giocatore attira spettatori ma poco funzionale per la ricostruzione.
Invece, la “fama” e le capacità di Trae aiuteranno Atlanta a tornare una potenza dell’Est, o almeno questo è ciò che si spera in casa Hawks.

Ma parliamo del suo singolare operato in campo: dico singolare perchè la point guard in questione ha avuto risultati veramente altalenanti in queste 6 gare. Nelle prime 3 a Utah fece rabbrividire i tifosi delle aquile con rendimenti che definire da Draft bust è dir poco, prendendo pessimi tiri da 3 (1/12 da 3 al debutto contro Memphis), tendenza che ha sempre avuto, con la differenza che al college une percentuale di questi effettivamente entrava. La propensione a tirare praticamente in ogni occasione ha ovviamente danneggiato la produttività dei compagni, che non venivano serviti così spesso dal loro playmaker titolare.
Ma passiamo all’altra faccia della medaglia, che coincide casualmente con l’altra città della Summer League, la luccicante Las Vegas. Qui Young ha trovato la sua dimensione di playmaking, sfruttando il suo raggio di tiro e l’attenzione che la difesa gli prestava per ampliare il campo e creare spaziature per i compagni. Oltre che per la sua reputazione di tiratore insensato, si è confermato un eccellente passatore, a detta di molti il migliore della Summer League, che finisce la sua avventura con un meritato secondo quintetto all-Summer League e una media di 17 punti e 8 assist.
Per certi versi la sorpresa del nativo di Lubbock,Texas è doppia, sia nella particolare produttività che lo ha accompagnato tra Utah e Las Vegas, che nel ruolo che ha assunto nella squadra, ritrovandosi più -per bestemmiare-in uno Steve Nash che in uno Steph Curry, citando tra l’altro le sue stesse parole.

NEW YORK KNOX

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Uscendo da questa Summer League si fatica a trovare una tifoseria che sia riuscita a cambiare opinione così radicalmente su un rookie, e del resto chi altri se non i Knicks potevano riuscirci. Ebbene sì, dopo aver fischiato al draft anche questo rookie, ora a New York sono tutti pronti a far tornare grandi i Knicks, con la coppia di ali Porzingis/Knox infatti non sarà il talento a mancare nelle stagioni a seguire. Ma andiamo con calma, perchè valutare il futuro di un giocatore e di una squadra da sole 7 partite di una lega più o meno competitiva è, se permettete, azzardato.
Kevin Knox (primo team all-summer league) ha dimostrato di poter essere un esterno versatile, che si prende cura della palla egregiamente e combina questo pregio alle sue doti fisiche e atletiche, poichè è un ala rapida e massiccia, difficile da fermare nei suoi viaggi al ferro, sia in transizione che dal palleggio.
Inoltre, il Newyorker riesce a far breccia nelle difese avversarie anche in situazioni di gioco “rotto”, dove le sue doti di “ball handling” lo aiutano a mettere fuori equilibrio il difensore e penetrare più facilmente al ferro. Aggiungete al tutto un buon tiro da 3, su cui lavorerà per ottimizzarlo, e abbiamo un potenziale offensivo e difensivo di notevoli dimensioni, che sapremo sfruttato al meglio solo nelle prossime stagioni.

Ad affiancare l’ormai idolo dei tifosi durante la Summer League troviamo Mitchell Robinson, che ha viaggiato sì con una doppia doppia di media (13 punti 10 rimbalzi) , ma è stato notato per il suo atletismo e verticalità; non di rado si assistevano a sue vistose stoppate e vigorose schiacciate. Le sue doti fisiche (2,17m di altezza per 2,26m di apertura braccia) lo traducono, secondo me, in uno dei rookie più sottovalutati, complice la considerevole presenza di lunghi di spicco nel draft.

CAVALIERS – UN NUOVO RE ALL’ORIZZONTE

2018 NBA Summer League - Las Vegas - Cleveland Cavaliers v Washington Wizards

Arriviamo inevitabilmente a un altro dei giocatori che hanno brillato in questa estate, tra l’altro il mio personale preferito, l’8° scelta dei Cavs al Draft 2018, Collin Sexton.
La point guard arriva in Ohio in uno dei momenti più bui, ovvero durante l’addio al team di uno dei migliori che la lega abbia mai visto, LeBron James. In una situazione del genere la forte personalità di Collin – arriva a Cleveland prendendosi il 2 di Kyrie, un chiaro messaggio di chi e cosa vuole essere per la squadra – è ciò che serviva ai Cavs per non tornare nel limbo in cui si trovarono nel primo e più doloroso distacco da King James. Ora però Cleveland non è un team da lottery, o almeno può decidere di non esserlo, con Kevin Love e vari role players, se Sexton si confermerà una point guard di tutto rispetto potrebbe tornare una potenza anche ai PO.

Sexton in Summer League non solo ha mantenuto le aspettative, le ha anche superate, mostrando più di quanto non ci si aspettasse, se due lati del campo, dove la sua “difesa sumo” (video qui) su Hart è diventata virale su internet.
Oltre l’inconsuetudine della sua tecnica, in quel breve video c’è tutto Sexton: un giovane sicuro di sé pronto a raccogliere ogni sfida, lui che vive di competizione; che dire del suo linguaggio verbale e del corpo, lo sguardo fisso negli occhi dell’avversario, il trashtalking, l’intensità difensiva, tutti fattori che non si riscontrano nelle stats ma sono fondamentali per cambiare le partite e le serie. Le sue capacità di two-way player stanno dunque nella sua attitudine a dare sempre tutto pur di portare la sua squadra alla vittoria, anche in un’inutile partita di Summer League.
In attacco non è da meno, le sue stats 18.8 punti, 3.3 assist e 3.3 rimbalzi con un 48% al tiro, denotano la capacità affermata di creare punti dal palleggio, sia tirando dalla media con efficienza, che dall’arco, sebbene con qualche difficoltà nel catch and shoot perimetrale su cui avrà tempo per migliorare. Può sbaragliare le difese in contropiede anche volando al ferro, complice il suo ateltismo.

La sua mentalità vincente ed etica lavorativa irreprensibile, danno quella marcia in più rispetto alle altre guardie del Draft 2018; ciò renderà interessante la sua evoluzione
durante il suo promettente trascorso nella Association.

GRIZZLIES – UN SOSTITUTO PER GASOL

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La stagione di Memphis è stata tutt’altro che brillante, complici gli infortuni dei loro giocatori franchigia. Come quasi ogni squadra che ha avuto un’infelice regular season, ha provato a riscattarsi nell’offseason, draftando quello che sembra essere il successore di Marc Gasol, e che gli somiglia anche in certi aspetti.
Stiamo parlando del rookie da Duke Jaren Jackson Jr, che al momento non sta deludendo le aspettative di tifosi e front office. Jaren ha portato la giovane squadra di summer league dei Grizzlies alle semifinali, dominando entrambi i lati del campo con 11.2 punti, 8.2 rimbalzi, 3.8 stoppate, dico, 3,8 stoppate! Distacchiamoci però dalle stats, che lo farebbero sembrare un lungo tradizionale, mentre invece è molto di più.
Indifesa potrà tenere sotto controllo i centri più ostici, anche se fisicamente non è dominante come Ayton o Bamba, ma su questo si può lavorare in sala pesi, ed è ciò che si suppone farà se vuole primeggiare tra i centri in NBA.
In attacco sarà un rebus da marcare per i big men che se lo troveranno di fronte, causa la sua versatilità offensiva, che va dal tiro da 3, più che buono per uno della sua statura,(2,13m) all’esplosione al ferro.
Comemassima proiezione potrebbe diventare un KAT efficace su entrambi i lati del campo, cioè una superstar indiscussa, ma questo dipenderà dal lavoro e dal contesto in cui si troverà. Al momento Jaren è un buon backup per Gasol, che con l’avanzare degli anni e l’imperversare degli infortuni lascerà il posto al giovane da Duke, il quale giocherà con un supporting cast ancora dubbio, viste le condizioni, non sempre ottimali, di Conley.

TRAIL BLAZERS – CAMPIONI

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I Blazers si rifanno della finale persa contro i Lakers di Kuzma e Ball del 2017, confermandosi squadra più completa della Summer League, con un importante numero di talenti grezzi di cui una parte entrerà nelle rotazioni a partire da Ottobre, forti di quanto dimostrato in campo e quanto dichiarato dal GM Olshey.
Anche in questo team c’è un all-summer league second team, il suo nome è Wade Baldwin, non è nuovo alla NBA, in quanto draftato nel “lontano” 2016 da Memphis, che lo tagliò e lo inviò alla G-League, finché a marzo 2018, a 22 anni, Neil Olshey decise di dargli una seconda opportunità chiamandolo alla sua corte nell’Oregon, decisione che ad ora si è rivelata vincente, visto che Wade (perdonate l’omonimia) ha dominato, complice la maggiore esperienza, nelle 7 gare estive.
L’esperienza non è l’unico dei fattori dalla sua parte, infatti Baldwin ha lavorato duramente in questi anni sul suo tiro, diventando pericoloso dall’arco. La sua specialità è la difesa, per via della velocità di piedi, la verticalità e l’apertura delle braccia di 2,14m che lo rendono un possibile giocatore di “3 and D” (triple e difesa), che però sa anche come trattare la palla (ben 8 assist di media in summer league). Attualmente giocherà come backup di Lillard, alternandosi a Nappier e cercando di guadagnare minuti. Magari in un futuro potrebbe spostarsi dall’ombra di Dame, per diventare un consistente sesto uomo o starting point guard stile Marcus Smart.
C’è un secondo ragazzo avente esperienze di NBA l’anno precedente e potrebbe avere un ruolo in squadra l’anno successivo, si chiama Zach Collins e in un roster che ha Nurkic come centro titolare, lui sarebbe il suo perfetto sostituto, per mantenere una protezione del ferro anche quando il secondo quintetto è in campo. In realtà Zach non è solo un difensore verticale, ma ha una mobilità di piedi notevolmente rapida che gli permetterà di cambiare su giocatori più piccoli e marcare i centri moderni come Boogie e KAT. Questa singolare abilità per un centro gli consentirà di giocare anche da 4, nell’ideale di coach Stotts.
MVP della finale va a KJ McDaniels, con 17 punti col 57% al tiro e 7 rimbalzi in soli 20 minuti, il tutto uscendo dalla panchina. Questa efficienza gli garantirà una promozione dalla G-League (KJ ha 25 anni) e un suo ritorno nella lega madre NBA, se combinata a una costanza nelle prestazioni.

BULLS – FUTURA POTENZA DELL’EST

2018 NBA Summer League - Las Vegas - Chicago Bulls v Cleveland Cavaliers

I Bulls si trovano in un’interessante situazione, dopo un anno di transizione guidati dal rookie Finlandese Lauri Markannen, (che far ben sperar a Chicago) presentano con l’acquisizione di Jabari Parker e il rinnovo di LaVine un roster tra i più giovani e talentuosi della NBA, con un possibile starting five composto da soli under 25 (e una panchina non da meno) ovvero Dunn, LaVine, Parker, Markannen e il neo draftato Wendell Carter Jr.
Di Wendell parleremo, perchè è lui che ha partecipato a questa Summer League, si tratta dell’ennesimo centro di questo 2018 Draft, in controtendenza all’evoluzione del gioco al momento nell’epoca d’oro della Point Guard e dello small ball. Un buon centro è però senza tempo, soprattutto se presenta le caratteristiche dell’ex Duke.
La 7° scelta ha un margine di miglioramento offensivo tutto da esplorare, andando da un maturo gioco in post e un acerbo tiro da 3 punti, alla costanza al rimbalzo offensivo, che gli prometterà punti secondo tentativo per sé e compagni, dote non confermatasi stranamente nei rimbalzi difensivi, dove è noto calare di intensità.
In difesa non gli si può dir niente, è un eccellente stoppatore (2.1 stoppate di media al college) e realizza spesso e volentieri giocate di intensità, ovvero quelle tanto amate dai coach che non vanno nel tabellino delle statistiche o negli highlights reel. Con lui nei paraggi il pitturato sarà sempre al sicuro, anche da giocate in post.
Il potenziale di questo giocatore e dei giovani Bulls è inimmaginabile, se questo nucleo dovesse funzionare nei prossimi anni daranno vita a scontri tra loro e le future possibili insidie dell’Est nate da questa classe di Draft 2018 che farebbero tornare grande l’Eastern Conference

Poiché il motivo alla base del fatto che l’Ovest sia nettamente più competitivo della sua controparte è che le squadre hanno draftato giocatori migliori, che è e -si spera- sempre sarà il concetto base della NBA.
La Summer League di oggi è nientemeno che l’NBA di domani.

Riccardo Russo

Riccardo Russo

Nato a Senigallia e cresciuto ad Ancona, attualmente studente al liceo scientifico e sassofonista dilettante, ma la mia passione principale da qualche anno a questa parte è il basket, anche se me la cavo di più con quello tweettato che giocato. Vivo il presente nel mito di Craig Sager, in futuro spero di fare della mia passione un lavoro.

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