team USA oro2

Storia e storie – 2

“Non si può decidere come e quando perdere, però si può decidere come reagire per vincere la prossima volta.”
Pat Riley, storico coach NBA

“Non abbiamo dato nulla per scontato”
Stephen Curry, playmaker USA dopo l’oro mondiale

MODELLO BASKET CITY

Certo, in quegli anni ci si guardava intorno; era un mondo che si chiedeva se la vittoria del capitalismo davvero non comprendesse alternativa. E se Nanni Moretti invitava a riferirsi “al modello dell’Emilia Romagna”, nel simbolicamente vano scenario dello Speaker’s Corner di Hyde Park, non si può tacere certo che, sul piano cestistico, erano gli anni di Basket City.

Cos’era Bologna, negli anni Novanta, per la pallacanestro? Portava due squadre alla Final Four di Eurolega, e forniva alla Nazionale l’ossatura dei trionfi europei, l’argento 1997 e l’oro 1999. Insieme alla Treviso della Ghirada e dei Benetton, che si proponeva con sempre maggiore insistenza quale collegamento o trampolino di lancio da e verso il basket NBA.

Veneto bianco ed Emilia rossa, efficienza e solidarietà, simbolo di un equilibrio italiano – maggioranza capitalista ma fortissima rappresentanza alla forza antagonista – che avrebbe potuto forse meritare qualche attenzione in più… anche al di fuori dall’utopico scenario di Hyde Park.

EMANUEL

Ma è seguendo la parabola di un ragazzo argentino che colpiscono, ancora una volta, le capacità anticipatorie della palla a spicchi.
Emanuel “Manu” Ginobili è un ragazzo argentino che approda a Bologna dopo essere letteralmente esploso a Reggio Calabria. Andrà a finire ai San Antonio Spurs, e si porterà a casa anelli NBA, medaglie continentali, un oro olimpico.

Manu arriva a Reggio Calabria, dopo un primo preoccupante fallimento del 1998. Che una squadra sportiva potesse fallire, in quel 1998, era quasi impensabile; ancor di più che potesse accadere ad una «big» come Reggio Calabria. Per noi, dell’altra Reggio, i cugini erano un incubo: sempre un passo davanti, sempre un punto più solidi… E tante “pagate” in terra reggina. Fu drammatico anticipo della crisi economica e delle sue ripercussioni sul mondo sportivo: quella che allora pareva una scioccante eccezione, oggi è purtroppo realtà quotidiana.

Dopo i gloriosi anni Novanta, conclusi con le due stagioni di Ginobili, Reggio non sarà più la stessa. Comincerà un travaglio che la porterà ad un secondo fallimento tra il 2006 ed il 2007, poi la sparizione e il nuovo inizio dalle minors.

Il tempo di vincere ogni cosa in maglia Virtus, compresa l’ultima Eurolega che abbiamo visto in Italia, ed ecco Manuel approdare a San Antonio. Dalla Pampa al West, passando per i portici di san Luca, «Gino» è un vincente, e gli Speroni diventano quelli che ancor oggi sono.

2001, ODISSEA NEL MONDO

Le vicende di Manu in maglia bianconera-Spurs però si incrociano con gli Stati Uniti e con la Storia soprattutto in quell’Olimpiade 2004, ad Atene, carissima anche ai nostri colori azzurri. No, il Team USA non è decisamente Dream come dieci anni prima, il diminuendo è stato impercettibile ma costante, un mix fra la presunzione a stelle e strisce e la crescita cestistica di tutte le altre nazioni. Con la schizofrenia tipica degli States, in realtà, sempre oscillanti tra messianismo e isolazionismo, mentre l’NBA comincia a dar ingresso sempre più massiccio ai migliori talenti extra-States, la nazionale americana prende a sottovalutare gli impegni internazionali, pensando sia sufficiente il passaporto per poter dominare il mondo.

Dalla metà degli anni Novanta, il draft inizia a tingersi dei colori del mondo, anche al primo giro, privilegio concesso fin lì a pochissimi non americani, come il “finto” nigeriano Olajuwon, Sabonis, Vlade Divac. Cominciano il serbo Stojakovic ed il lituano Ilgauskas nel 1996, poi il tedesco Nowitzki nel 1998, il russo Kirilenko nel 1999, il turco Turkoglu nel 2000, tutti giocatori che, al di là del numero della chiamata, si ritagliano un ruolo stabile nella massima lega cestistica statunitense.

Il passaggio decisivo, però, è proprio nel 2001, quando Pau Gasol, dalla Spagna, viene chiamato al n. 3. Più in là, all’ultima chiamata, anche il francese Tony Parker, ennesimo colpaccio degli Spurs. Da questo momento e per tutta la prima decina degli anni Duemila, gli… “stranieri” occuperanno posti elevatissimi nella “lotteria”. Giunge anche il tempo delle “prime chiamate”: il primo asiatico scelto alla n. 1, il cinese Yao Ming, nel 2002; dall’Oceania, l’australiano Bogut replica nel 2005. E arriva anche l’ora del primo europeo, e l’onore è proprio di un italiano, quell’Andrea Bargnani chiamato a Toronto nel 2006 che ancora oggi spacca a metà i tifosi.

LA SPAGNA E’ VI-CINA

Soffermiamoci un momento sulle scelte.
Pau Gasol, dicevamo. Chi apre il cammino è la Spagna, una nazione che fin dall’Olimpiade del 1992 ha utilizzato lo sport per af-francarsi agli occhi del mondo intero. Simbolicamente, quel Montjuic che costituiva una delle peggiori carceri del regime franchista, in particolare contro l’indipendentismo catalano, diviene il fulcro dei Giochi olimpici, e lì vengono per l’occasione costruiti Stadio Olimpico e Palau Sant Jordi. E’ solo l’inizio, come Gasol è solo il primo di una generazione che servirà agli iberici, nell’epoca Zapatero, ad imporsi agli occhi del mondo come freschi, innovativi, efficaci, vincenti.

Accanto alle furie rosse del calcio, ed alle imprese catalane del Barcellona di Ronaldinho prima, e di Iniesta poi, pure quelle della pallacanestro prevalgono in Europa e nel mondo, fino a contendere nel 2008 e nel 2012, praticamente all’ultimo tiro, l’oro olimpico agli USA. Innumerevoli, frattanto, gli iberici in NBA: Garbajosa, Calderon, Gasol fratello, Navarro, Rubio, Rudy Fernandez, Ibaka.

Yao Ming: che cosa abbia di particolare un ragazzone cinese, oltre ai 229 cm di altezza, per meritare una prima scelta nel campionato più complicato e difficile del mondo in pochi lo capiscono, almeno dall’Europa. Molti dubbi svaniscono ammirandolo all’opera; gli analisti d’oltre Oceano ci spiegano che magari non meritava proprio la pick numero uno, ma è un segnale d’espansione della NBA verso il sempre più strategico mercato cinese. Mercato cinese? In NBA? Oggi il discorso è assolutamente scontato anche in Europa, anche in Italia, ma nel 2002 il basket – forse, onestamente, il mercato del basket – si lanciava decisamente su di una nazione, il cui strategico ruolo commerciale nello scacchiere internazionale non era ancora così chiaro. Quanto meno dalle nostre parti.

VULNERABILI

Nello stesso periodo, la nazionale a stelle e strisce, dicevamo, prende a zoppicare. La disfatta, clamorosa, è nel 2002, ad Indianapolis. Sconfitti dall’Argentina di Ginobili nel girone eliminatorio, poi dalla Jugoserbia (ancora Divac) nei quarti di finale e, infine, anche da un’emergente Spagna nella finale per il 5° posto.

USA quinti, nel basket, nel Mondiale di casa. Com’è diversa l’immagine americana in questo 2002, primo anno successivo al dramma delle Torri Gemelle, rispetto ai dominatori del 1992… Il primo attacco subito dalla nazione americana sul proprio suolo, senza ardire paragoni fuori luogo, è indubbiamente un macigno che anche il mondo dei cesti risente. Gli States, da dominatori indiscussi, si scoprono e si svelano come tremendamente vulnerabili, anche in casa propria, anche nel proprio territorio tipico, la pallacanestro.

DON’T CRY FOR ME

Il Nightmare Team – “solo” terzo all’Olimpiade, un gradino sotto l’Italia – è conseguenza inevitabile di questa nazione che fatica a risollevarsi: ad Atene 2004 il girone eliminatorio è un pianto. La piccola ma vivace selezione portoricana porta a scuola i maestri, l’Italia delle sorprese e dell’argento li aveva umiliati in amichevole poco prima, in una delle più straordinarie prestazioni della storia dei colori azzurri. Tocca a Manuel segnare la storia, eliminando in semifinale l’ex-Dream Team, per andare a cogliere l’oro.

L’Argentina, prima di allora, non ha mai conquistato il metallo più pregiato a cinque cerchi. Nel 2004 conquista due ori, nelle discipline di squadra, le più popolari: calcio e basket. Se la pallacanestro è trascinata da Ginobili, insieme ai vari Delfino, Prigioni, Scola, Herrmann, la selezione aurea Under 21 dello sport pedatorio ha al suo centro il talento cristallino di Carlitos Tevez, e si confermerà, quattro anni dopo a Pechino, grazie alla stella degli astri nascenti e già sfolgoranti di Mascherano, Agüero, Di Maria e, soprattutto, Leo Messi.

Sono gli anni, gli stessi, in cui l’Argentina sta dimostrando al mondo la propria capacità di non piangersi addosso e di uscire dalla pesante crisi del 2002. Il PIL argentino viaggia, tra il 2003 ed il 2007, intorno all’8%-9%, e qualche politico di casa nostra comincia a vagheggiare di “modello argentino”. Al di là degli aspetti più folcloristici, l’onda lunga albiceleste arriva fino al soglio pontificio, ed è un fatto acclarato che la scelta che ha mosso i Cardinali sia stata dettata da un criterio di carattere geopolitico.

RINASCITA?

La storia successiva è quella che porta dai nuovi trionfi del 2008 all’ultimo Mondiale. Ossia gli Stati Uniti che, da par loro, rispondono con l’unico modo che conoscono, il lavoro, e l’accresciuta competitività. L’umiltà di ripartire da capo, di creare un gruppo fisso, di affidare ad un allenatore fisso, di College, un progetto di lungo periodo, ed inserire nello staff tecnico esperti di basket europeo ed internazionale, avvezzi alla zona ed agli altri accidenti normalmente non percorsi nel diverso gioco statunitense.

E puntare sulla fame, sull’ambizione e la voglia di arrivare. Nel Mondiale 2014 sono stati i giocatori già importanti nell’NBA, ma troppo giovani per avere un palmares significativo, a guidare la selezione a stelle e strisce nella conquista di un oro impressionante, per la potenza di fuoco, il divario espresso, il travolgente crescendo nel corso della manifestazione.

Insieme, sono immediatamente sorti una serie di dubbi e ripensamenti: vale la pena investire così tanto? Vale la pena partecipare, se siamo così superiori? E il rischio infortuni? E il tempo? E coach Krzyzewski non si sta eccessivamente avvantaggiando del ruolo in Nazionale, ad esclusivo favore della propria Università, Duke? Non sta mietendo fama personale, sfruttando la forza di tutto il movimento?

Dall’infortunio, tremendo, di Paul George in preparazione, al successivo ritiro di Kevin Durant, la stella più splendente della squadra, evidentemente turbato dalla sorte subita dal compagno, alle varie ipotesi di richiesta di rimborso dei club per i giocatori prestati alla Nazionale, sembra che gli States non riescano a non stare in vetta; ma, raggiuntala, dubitino che ne sia valsa la pena. Tra messianismo, dicevamo, e isolazionismo.

La Spagna, caduta imprevedibilmente nei quarti del Mondiale di casa – per il quale aveva chiamato a raccolta tutti i migliori, forse per l’ultima volta, con l’intento di portare la sfida finale agli Stati Uniti – assomiglia tristemente ai mutui subprime del fallimento zapaterista; e, per essi, alla crisi mondiale.
In cui, certo, gli USA hanno responsabilità primarie; ma, al fine, saranno ancora loro, il loro modello, il loro lavoro, i loro giovani, a tirare fuori dalle secche il mondo?

Matteo Fortelli

Matteo Fortelli

Nasce nel 1977 - prima stagione della Pallacanestro Reggiana in biancorosso - con sei mesi esatti di vantaggio su Emanuel Ginobili. Nel prosieguo, si accontenta di pareggiarlo nel numero dei figli. Catechista, avvocato, fanatico acritico di tutto quanto venga da Reggio Emilia, trova bellissima la definizione del basket come "l'unico sport che guarda verso il cielo". Romantico sostenitore delle bandiere come Manu, il turbinoso mercato NBA, dove cambiano squadra anche le città, è il peggiore fra i suoi incubi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati