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Storia dei nicknames NBA

Abbiamo pensato: cos’è che ci affascina del mondo sportivo a stelle e strisce che non esiste da nessun’altra parte, ma di cui a sua volta se ne sa mediamente poco? Beh, non una ma tante cose in realtà, tuttavia i nicknames NBA, rappresentano un unicum, un aspetto tipicamente made in Usa che oggi andiamo ad approfondire e che sarà oggetto di una serie di articoli…

Boston Celtics

Moniker (ovvero nomignolo ndr) tra i più perfetti, non tutti sanno però che i Celtics originali erano i New York Celtics, franchigia che giocava in partite-esibizione tra gli anni ’20 e gli anni ’40, talmente memorabili da entrare nella Hall of Fame come squadra nel 1959. Se pensate che all’atto di fondare il team nel 1946  le opzioni includevano anche Unicorns, a Boston è andata bene, visto che mai come Celtics può esprimere l’anima più autentica della città, quella legata alle sue origini irlandesi: come ben esprime il logo societario creato dal fratello del mitico Red Auerbach, Zang, col leprechaun (gnomo) ed il trifoglio.

Brooklyn Nets

Ai tempi della gloriosa ABA, questa franchigia nacque come New Jersey Americans, nickname sicuramente ambizioso, solo col trasferimento a Long Island diventarono Nets, un semplice richiamo alla rete del canestro. Da molti anni, in particolare dopo il trasferimento a Brooklyn, si parla di un cambio nome, magari Knights come si era anche ipotizzato, forse perchè la storia dei Nets non sembra così gloriosa da suggerire un mantenimento del nomignolo. Affascinante la soluzione in ballottaggio inizialmente, ovvero Freighters (trasportatori), visto che, ai tempi, l’owner della franchigia era Arthur Brown, proprietario di una compagnia di trasporti: Brooklyn Freighters, cool!

New York Knickerbockers

IL nickname per eccellenza, che deriva dal nome inglese che indica i pantaloni alla zuava, ma che a sua volta nell’immaginario popolare americano è diventato l’equivalente di newyorchese fin dall’800. Anche se curiosamente i Knicks non hanno una mascotte (anche perchè quale potrebbe essere, un antico colonizzatore olandese?), il loro è uno dei nickname più riusciti perchè si lega a un immaginario pieno di storia, rispetto a troppi nomi di squadre degli ultimi anni, genericamente legati a animali o a fenomeni atmosferici o peggio (ma ci arriveremo)…

Philadelphia 76ers

Altro nickname che evoca la storia con la s maiuscola, quella della Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776, e che suona in modo magnifico anche nella sua versione ridotta, Sixers. Il rosso bianco e blu dei colori sociali della franchigia evoca il miglior patriottismo made in Usa…a questo punto manca solo una squadra veramente all’altezza per essere degna di questo nome, ma forse con la scelta di Joel Embiid ed in generale con la gioventù al potere nella Love City Happy days are here again.

Washington Wizards

Leggi Wizards e pensi ai Bullets, il nome originario della franchigia, cambiato negli anni ’90 perchè “proiettili” in una città con molta criminalità suonava poco appropriato.  E pensare che quando la squadra dei Chicago Zephyrs si trasferì nel 1963 a Baltimore, prese il nome di Bullets da una franchigia degli anni ’40 della BAA (la futura NBA), che a sua volta si era ispirata a   una fonderia presente in città con questo nome (cosa abbastanza comune agli albori dello sport americano, vedi Steelers e Packers nell’NFL): di lì a poco il passaggio a Washington, dove la criminalità non era ancora in numero tale da condizionare il nome di una franchigia . Due considerazioni finali: il proprietario, Abe Pollin, che fece la modifica nel 1997 aveva a disposizione molte scelte vista la natura della città, Senators, Generals, Monuments, ma inesplicabilmente decise per un cambio radicale (che sia scattata una maledizione per questo a spiegare quasi vent’anni di fallimenti)?. E poi a Washington devono avere proprio poca fortuna nei nomi delle loro squadre, se nella NFL sui Redskins c’è una battaglia per modificarlo che dura da una vita: vista la precedente scelta, potrebbero chiamarli Washington Demons, peggio di Wizards non è!

Toronto Raptors

Come giustamente qualcuno ha scritto, fossero stati fondati nel 1998 quando andava di moda Titanic come si sarebbero chiamati, Toronto Titanics? Visto che il riferimento alla preistoria non azzecca per niente col Canada, il richiamo alla vecchia squadra della BAA, gli Huskies, non sarebbe stato male: l’unico rischio quello di sentirsi dire troppo spesso giocate da cani, ma visto la storia ventennale dei Raptors, è un rischio da correre…

Charlotte Hornets

Archiviata la poco fortunata stagione dei Bobcats, possiamo tracciare il legame dei nuovi Charlotte Hornets con il team originale, nato nel 1988 come expansion team dalla felice intuizione di George Shinn, imprenditore locale capace di superare scetticismi vari sulla possibilità di avviare una franchigia NBA in una città relativamente piccola come Charlotte, anche tenendo conto della fortissima tradizione del basket in Carolina, nel college ovvio, ma anche nell’ABA dal 1969 al 1974 con i Carolina Cougars (ne parleremo a parte di questo moniker). Nello specifico Hornets si ricollega alla fiera resistenza della città durante la guerra d’indipendenza, tanto che il comandante inglese Lord Cornwallis la definì “un nido di calabroni impazzite”, meglio dell’idea originale, Charlotte Spirit: il passaggio a New Orleans ovviamente interruppe questo legame, ma è curioso fare almeno un cenno alla nascita del nickname Bobcats. Nel 2003 il vincitore del concorso per il nome da dare alla nuova franchigia fu Flight, collegamento al primo volo della storia dei fratelli Wright avvenuto proprio in North Carolina del 1903, ma al proprietario Robert Johnson sembrava esserci un collegamento troppo forte con la guerra in Iraq, e scelse quindi Bobcat, ovvero lince, con la scusa che era un fiero animale dei boschi: la verità per molti è che Johnson ci tenne a fare un gioco di parole col proprio nome, visto che Bob è un diminutivo di Robert…

Orlando Magic

Anche se il nome sembra un banale riferimento all’attrazione principale di Orlando, ovvero i parchi giochi Disney, la storia dietro è quantomeno curiosa: le opzioni iniziali erano almeno 4, Heat (ops!), Tropics, Juice e appunto Magic. Fu la figlia di Pat Williams (uno dei soci fondatori della franchigia, già GM dei Philadelphia 76ers), Karyn, in visita alla città, ad esclamare “magico!”, e ad indirizzare il moniker del team in questa direzione. In fondo è un peccato, il riferimento ai limoni (juice come succo), sarebbe stato divertente, mentre una opzione rimasta nell’ombra è Challengers, in onore dello shuttle caduto nel 1986 e partito dalla vicina Cape Canaveral: ma il timore di gettare subito un’ombra nera sulla squadra fece  naufragare  l’idea.

Miami Heat

Sembra quasi comico che le squadre di college della Florida abbiano nomi altisonanti come Florida Gators, Miami Hurricanes, Florida State Seminoles, e la squadra NBA di Miami si sia data come nome… la calura atmosferica! Circolano leggende metropolitane che vogliono che solo all’ultimo sia stato (parliamo del 1987-88) rigettato il magnifico Miami Vice (termine che indica il vizio come anche la squadra della buoncostume), moniker che evoca il telefilm che andava in onda proprio in quegli anni, ma sembra poco probabile, anche solo per una questione di diritti. Tra gli altri nomi proposti il bizzarro Suntans o anche Flamingos, ma il vero mistero è perchè Ted Arison (Micky il proprietario attuale è suo figlio) non abbia proposto il termine Cruiser, visto il suo impero di navi di crociera: Miami Cruisers sarebbe stato un nickname più significativo di Heat, ma almeno bisogna riconoscere che la “calura” in questi vent’anni ha stordito parecchi avversari.

Indiana Pacers

Siamo indecisi in questo caso, visto che parliamo di un team che ha radici nella mitica ABA (dei cui favolosi nicknames parleremo a parte), ma a sua volta Pacer non significa molto: è sia un richiamo alla 500 miglia di Indianapolis, la pace-car che tiene il ritmo dopo gli incidenti in pista, sia un neologismo che indica un appartenente alla squadra di Indiana, o per estensione un tifoso. Visto come suona bene esame superato per questo bizzarro moniker.

Alberto Cavalasca

Alberto Cavalasca

40 anni, da sempre appassionato di tutto quello che ruota intorno al pianeta America, dallo sport alla cultura alla letteratura, laureato in scienza politiche, ma specializzato in tante cose diverse tra loro, dall'informatica alla lingua inglese. Scrivo da sempre, e parlare di NBA insieme ad altri appassionati in una nuova sfida editoriale sarà un piacere particolare...

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