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Southwest Division: Rivoluzioni e lavori in corso

Southwest division di proprietà di San Antonio ormai da anni ma con squadre (tranne New Orleans) che hanno come obiettivo abituale la posteason. Division che perde Duncan come tutta la Lega, ma che subisce cambiamenti importanti in quel di Houston e coltiva una star come Anthony Davis.

San Antonio Spurs

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Anno zero in quel di San Antonio, perché se si deve voltare pagina il momento giusto è questo, con Duncan che dice addio e porta con se 19 anni di successi che hanno tenuto Popovich e compagnia sempre nell’elitè della NBA. Voltare pagina non vuol dire per forza rinunciare a vincere, perché grazie alla miglior organizzazione della Lega gli la squadra è sempre e comunque competitiva, Tim lascia il suo testimone a Khawi Leonard che dopo due stagioni consecutive come miglior difensore della lega sarà chiamato a dare con costanza il suo contributo anche in fase offensiva (e queste prime gare sono incoraggianti sotto questo punto di vista. PS: ha lavorato col Mamba quest’estate). Un Duncan che lascia, un Ginobili che resta anche se l’argentino sembra davvero al canto del cigno e Parker ha sempre un anno in più. Un anno di apprendistato anche per LaMarcus Aldridge che è chiamato ad un ulteriore step, affiancato dal buon Pau Gasol in cerca di gloria dopo la buona stagione ai Bulls.

Dal mercato oltre a Gasol sono arrivati David Lee che va a sopperire alla partenza di David West e molti giocatori da rotazione, da Bertans a Dedmon, ma la garanzia di San Antonio siede in panca perché possono cambiare gli interpreti ma la filosofia Spurs rimane intatta, c’è curiosità per questa prima stagione post Duncan ma Pop non è il coach che scende a compromessi.

La Previsione è chiara, buone possibilità di finale di Conference, anche se c’è da segnalare la panchina che non è più cosi lunga come in passato. Saprà Pop far riposare i suoi Big?

Memphis Grizzlies

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Dopo la passata stagione giocata in condizioni difficili a causa dei numerosi infortuni, comunque culminata con i playoff presto finito con un perentorio 4-0, per Memphis è tempo di cambiamenti. Dave Joerger dice addio per sposatre il progetto dei Sacramento Kings, al suo posto viene “promosso” David Fizdale dopo numerosi anni da collaboratore (a Miami) che, quindi, la sua grande chance. Nel roster i cambiamenti sono pochi, si riparte dallo zoccolo duro che vede Mike Conley (rifirmato a cifre stratosferiche grazie al nuovo cap) Marc Gasol e Zibo, al secolo Zach Randolph. La vera novità, oltre alla guida tecnica, si chiama Chandler Parsons, atteso al definitivo salto di qualità dopo le buone esperienze maturate a Houston e a Dallas.

C’è da capire in quale direzione vorrà andare nella sua nuova esperienza Fizdale. L’eredità è quella di una squadra basata sul gioco sottoritmo in post basso del duo Gasol-Randolph e difesa dura.  Non è detto che la presenza di Parsons e lo slittare di Randolph quale sesto uomo possa portare ad un pò di up-tempo basketball.

La previsione in questo caso non è semplice, i Grizzlies se la giocano sempre per i playoff , poi non sono così sicuro che riescano anche a passare il primo turno.

Houston Rockets

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Cambio radicale in quel di Houston anche perché qui lo scorso anno c’è stato più di un problema. Due anni fa le Finali di Conference, lo scorso anno Playoffs acciuffati solo nel finale con il 50% di vittorie, allenatore esonerato a novembre ed una star (Howard) con la valigia sul letto da un pezzo. Alla fine è arrivato il minimo indispensabile ma in estate c’è stata una vera e propria rivoluzione. In panchina la scelta è caduta su Mike D’Antoni ed il suo arrivo ha coinciso, manco a dirlo, con la partenza di Dwight Howard. Dal mercato arrivano giocatori funzionali al gioco di D’Antoni quali Ryan Anderson ed Eric Gordon entrambi provenienti da New Orleans. Sotto canestro è rimasto Capela affiancato dal veterano Nenè, per il resto si va di quintetto basso per tutta la stagione. D’Antoni non ha bisogno di grandi presentazioni: il suo stile di gioco è conosciuto ai più, small ball e possessi veloci, vediamo come si calerà James Harden in questa nuova situazione e vediamo (sopratutto) quanto possano tenere dietro.

Previsioni qui sono difficili, i playoff potrebbero arrivare ma il fallimento è dietro l’angolo.

Dallas Mavericks

Andrew Bogut

Dallas che riparte dopo aver chiuso i playoff sconfitti dai Thunder; la postseason è oramai una costante da circa 15 anni se non fosse che, ultimamente, queste apparizioni sono sempre meno convincenti. La fortuna è stata pescare dal mazzo uno come Nowitzki, ma il tempo passa anche per il tedesco, il mercato spesso ha lasciato l’eccentrico proprietario Mark Cuban con il cerino in mano.
In questa sessione di FA si è provato a portare a Dallas Whiteside e Conley ma entrambi sono stati convinti dal portafogli delle loro rispettive franchigie. Ad affiancare Dirk sotto canestro quindi ci sarà l’australiano Andrew Bogut, che in teoria non avrebbe niente da invidiare a migliori pivot della lega, la condizione fisica è tuttavia ogni anno un terno a lotto. Da GSW arriva anche Harrison Barnes, prima vittima illustre di Kevin Durant, che firma un quadriennale da 94 milioni di dollari, tantini. La conferma di Deron Williams a cifre “modeste” è sicuramente da considerare una discreta operazione.

La previsione su Dallas è molto più semplice, i playoff ci sono nelle previsioni, il resto dipende dalla condizione fisica dei veterani, partendo dal tedesco, passando a Bogut e D-Will. La semifinale di conference potrebbe anche scapparci, di più francamente sembra impossibile.

New Orleans Pelicans

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La situazione in casa Pelicans non è delle migliori, dopo la bella annata (2 stagioni or sono) con coach Monty Williams NOLA non si è ripetuta con Alvin Gentry. La scorsa stagione si è chiusa con 30 vittorie e numerosi problemi fisici che l’hanno fortemente condizionata.
Nella sessione di mercato ci sono state due partenze eccellenti in direzione Houston: Eric Gordon e l’ala forte Ryan Anderson sono andati alla corte di Mike D’Antoni.
In Louisiana sono arrivati Terrence Jones, Solomon Hill, Langston Galloway, Chris Copeland, Robert Sacre (tagliato) e Lance Stephenson, non vere e proprie star.

Ci si aspetta tanto da Anthony Davis anche se un giocatore difficilmente può cambiare le sorti di una franchigia, ci sarebbero Tyreke Evans e Jrue Holiday ma non in campo: il primo viene da anni difficili ed ha ancora un ginocchio in disordine, mentre il secondo salterà un numero imprecisato di partite per restare accanto alla moglie malata.

Anno zero anche per il coach, quindi, dopo un anno di ambientamento e problema infortuni. Si lavorerà con più decisione sulla squadra anche se il livello qualittivo dei singoli è inevitabilmente sceso.

Fare una previsione che preveda la partecipazione alla postseason da parte dei Pelicans è quasi impossibile, sicuramente lavorare sui giovani che sono stati scelti nel draft (Buddy Hield su tutti) per cercare di dare a Davis un supporting cast degno per il futuro sarebbe già un buon risultato.

Sabatino Fantauzzi

Sabatino Fantauzzi

26 anni, mi sono appassionato alla pallacanestro vedendo i derby di Basket City il sabato pomeriggio su Rai 3 e da li è nato un amore incondizionato con il basket e la Fortitudo Bologna. Successivamente mi sono avvicinato anche alla NBA, precisamente dalla scelta del Mago in poi, seguo da vicino Marco Belinelli, idolo indiscusso dai tempi Fortitudini. Lakers e Kobe le altra passioni.

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