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Southwest Division Preview

Ci avventuriamo oggi nella presentazione di una division ricca di competizione, quindi in linea col resto della costa ovest cestistica degli USA. Partendo dal draft, che ha portato promettenti giovani, anche di provenienza FIBA, nel selvaggio West. Passeremo per la free agency, che da qualche tempo a questa parte è più un tentativo di ottenere il superteam istantaneo (per approfondimenti citofonare Sam Presti). Tenteremo di rispondere a interrogativi quali: Melo è davvero ciò che serviva ai Rockets per conquistare una volta per tutte la conference occidentale? Il basket anacronistico di Popovich è competitivo ai massimi livelli nella NBA del 2018?

GRIZZLIES – TEMPO DI REBUILD?

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Memphis ha attraversato una Regular Season segnata dagli ingenti problemi fisici della loro point guard titolare, Mike Conley, che sebbene non sia un nome da all-NBA, era solito, complice Gasol, portare la squadra ai Playoffs. Per questo motivo la franchigia del Tennesse finisce metà aprile con un poco invidiabile record di 22-60 e per questo ha avuto diritto a una ambita top pick al draft NBA 2018, più precisamente la numero 4.
E qui l’unica nota positiva della peggiore annata che il FedEx Forum abbia mai visto dal 2008 a oggi. Poichè con la quarta scelta assoluta arriva Jaren Jackson Junior da Michigan State. Secondo molti sarebbe dovuto essere pescato leggermente più tardi nella notte di Brooklyn, ma solo il tempo ci darà tutte le risposte che cerchiamo. JJJ è un lungo versatile, moderno, offensivamente pericoloso sia in post basso che dalla lunga distanza. Molto abile anche nell’altro lato del parquet, dove si cimenta con successo nell’arte della difesa, che sia al ferro o su un cambio. Potenziale indiscusso, starà allo staff dei Grizzlies sfruttarlo al meglio.
Oltre al rookie tra i nuovi volti in canotta grigio azzurra troviamo Omri Casspi, Kyle Anderson e Shelvin Mack, che potrebbe tornare utile nel caso in cui Conley dovesse recuperare da un incidente di percorso, che speriamo vivamente non lo affligga di nuovo. Durante la Free agency hanno anche rinunciato a rinnovare Tyreke Evans (che avrebbero potuto scambiare a febbraio), che, dopo un incoraggiante finale di stagione, cercherà conferme nell’Indiana. Tutto sommato il roster si è rinforzato rispetto alla stagione passata e ciò porta a degli interrogativi sulle intenzioni future di questa squadra. Possono competere ancora in un ovest che non smette di alzarsi di livello? Ha senso continuare a combattere per un posto ai Playoffs dove poi incontrerebbero delle contender?
Nel migliore dei casi, quello in cui il frontcourt non è soggetto a limitazioni fisiche, il rookie soddisfi le aspettative e i nuovi innesti risultino funzionali, I Grizzlies sono una squadra da 9 seed. Parliamo, ovviamente, di una situazione lontana da come si prospetta in realtà la stagione 2018-19. La realtà dei fatti è che la posizione attuale della franchigia non contempla nè un posto in offseason nè una tra le primissime scelte del 2019. Questa dovrebbe essere, secondo me, una stagione di transizione tra la fine dell’era dei Playoff e l’inizio di un rebuilding, che ripartirebbe da Jaren Jackson Jr. La dirigenza, al contrario, non sembra interessata a tankare, poichè implicherebbe un calo delle vendite dei biglietti al FedEx Forum.
Tirando le somme, i Grizzlies si trovano in una sorta di limbo della NBA, simile a quello degli Hornets, dove non sono abbastanza in basso per avere le scelte migliori a Giugno, ma nemmeno abbastanza in alto per giocare dove conta davvero ad Aprile.

MAVERICKS – IL PROFONDO SUD INCONTRA L’EUROPA (di nuovo)

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Dopo varie stagioni trascorse nell’anonimato a causa del declino fisico di Dirk Nowitzki, ormai prossimo al ritiro, i ragazzi del Texas tornano al centro dell’attenzione (ma non ancora all’apice della lega).
Infatti, al Draft 2018 scambiano la loro prima scelta assoluta, Trae Young, per nientemeno che Luka Doncic, draftato da Atlanta qualche minuto prima, precisamente alla numero 3. Senza dubbio il rookie più atteso della classe 2018, nato nel 99’ ha già vinto tutto ciò che si poteva vincere in Europa. Lo Sloveno è sulla bocca di tutti da più di un anno e il suo bagaglio tecnico e fisico ci indica il perchè: nonostante la statura e tonnellaggio, 2,03m per 100kg, Luka vanta capacità di playmaking eccelse: passatore sopraffino, ottimo nel trattamento della palla a spicchi, capace di tirare e segnare da qualsiasi posizione. Maestro nel gioco pick&roll, che vedremo spesso e volentieri attuato dall’ex-real e da Dennis Smith Jr, con la partecipazione in qualità di rollante di Deandre Jordan. Il ragazzo delle meraviglie ha anche dei difetti, quali una limitata velocità di piedi e un atletismo poco competitivo a livello NBA. Doncic è circondato da una squadra che in qualche anno sembra destinata a tornare ai fasti di un tempo. A partire da un altro dei playmaker principali del draft 2017, Dennis Smith Jr, che nel suo anno rookie ha dimostrato di poter essere un futuro rappresentante della franchigia nei prossimi All-star Game. Al contrario del suo collega proveniente dall’area FIBA, DSJ si trova  secondo a pochi nella lega in quanto a capacità atletiche. Se aggiungiamo che è anch’esso un ottimo ball-handler, passatore e sta migliorando il suo suo gioco senza palla, il giovane da North Carolina University ha davanti a sè un sophomore year tutto da scoprire.
Fino ad ora si è parlato solo di talenti in attesa di esplodere, ma il roster dei Mavs presenta anche veterani e role players che aiuteranno il team in una futura corsa ai Playoff. Partendo dalla stella sopracitata Deandre Jordan, che, appena giunto alla corte di Cuban dalla città degli angeli sembra pronto a fondare una nuova “lob city” a Dallas. Sembra perfetto per il gioco di Rick Carlisle, che richiede un centro capace di rollare per esplodere al ferro per funzionare al meglio offensivamente. Nella posizione di esterno troviamo un Harrison Barnes reduce da una solida stagione in fatto di numeri (ben 18 punti di media), che negli anni a venire giocherà un ruolo importante (se non dovesse andarsene nella free agency del 2019) in quanto i giocatori cosiddetti 3&D, come lui, stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella moderna NBA. Potremmo far rientrare in questa categoria anche Wes Matthews, che giocherà probabilmente come spot-up shooter e difensore chiave. In panchina spicca il nome di un lungo tedesco di una certa fama nell’ambiente: si ritirerà alla fine di questa annata cestistica nientemeno che la leggenda NBA Dirk Nowitzki, tra i giocatori europei più immarcabili di sempre. Ricoprirà un ruolo fondamentale per l’integrazione nell’ambiente e per la maturazione tecnica e psicologica di Doncic. Nel pratico, il suo apporto alla squadra sarà la creazione di punti dalla panchina, poichè gli anni passano, il fisico cede ma le mani rimangono quelle di sempre.
Dopo essermi sprecato con gli elogi per questa franchigia dal brillante futuro, mi trovo in dovere di sottolineare che le aspettative per questa particolare stagione non sono esattamente programmate per andare oltre Aprile, causa Western Conference più ardua che mai. Probabile che i campioni 2011 terminino la regular season verso il 10-11 seed. Un encomio,seppur individuale, a cui invece possono ambire è sicuramente il Rookie Of the Year, che molti prevedono sarà recapitato al nuovo arrivato dal vecchio continente.

PELICANS – DAVIS TALENTO SPRECATO?

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In Lousiana risiede la sorpresa dell’Ovest del 2018; i Pels hanno stupito con la loro coppia di big men (Davis-Cousins) che inizialmente suscitava scetticismi, nonostante il coefficente di talento impareggiabile su entrambi i lati del campo. Il 2018 però inizia al peggio a New Orleans, quando una delle due torri, Boogie per la precisione, subisce un infortunio tra i più temibili nell’ambiente sportivo: rottura completa del tendine d’achille. Si presume un suo ritorno per i Playoff del 2019, indossando la canotta di una certa franchigia di San Francisco, ma ci arriveremo. La stagione dopo l’All Star Game prosegue e i Pels guidati da Davis non accennano ad arrendersi, anzi le prestazioni migliorano. Ai Playoff accade l’inatteso: quella che era la terza potenza dell’Ovest sulla carta, i Portland Trail Blazers, escono umiliati 4-0 dall’onnipotente AD e un Rondo in modalità Playoff, una delle top point guard della offseason del 2018. Senza dimenticare la completezza su ambe le sponde del campo di Jrue Holiday e la sicurezza al tiro di Mirotic. Usciranno in 5 gare contro i campioni dell’edizione 2018, i soliti Golden State Warriors.
La primavera dei Pelicans ha fatto ben sperare i tifosi, con un all-NBA come Davis che già da quest’anno potrebbe prendersi tutta la NBA e il ritorno del compagno Boogie dallo stop forzato. Fa in tempo ad iniziare la preseason che un Cousins free agent accetta un annuale da 5.2mln di dollari offerto da GSW che shocka la lega e ancor di più i tifosi nella città del Jazz. Non finisce qui, perchè anche Rajon Rondo lascia il Louisiana per la California, in particolare diretto nella città delle stelle, sponda gialloviola. Il GM Dell Demps non si perde d’animo e affida il ruolo di playmaker titolare a Elfrid Payton da Phooenix, giovane e meno navigato di Rondo, ma comunque valido assistman nonchè point guard difensiva. A prendere il posto di DMC, arriva dai Lakers Julius Randle, che evidentemente non sarebbe riuscito a dimostrare tutto il suo potenziale a Los Angeles. Il lungo stava trovando finalmente la sua dimensione durante la passata stagione, a seguito di una drastica trasformazione del suo corpo e del suo gioco. Con l’avvento di LeBron il roster ha cambiato totalmente volto e Julius è stato tagliato. Personalmente sono scettico di fronte a questa acquisizione dei Pelicans, poichè secondo me nella NBA del 2018 una coppia di lunghi di questo tipo non può portarti lontano, poichè per quanto sia smisurato il talento dei due, non è detto che risulti una coppia efficace  Parlando di lunghi nati con delle doti naturali uniche, a Nola approda anche un altro 6’11”, Okafor, ancora in cerca di un luogo in cui stabilirsi e sprigionare tutto il suo potenziale che, causa continui infortuni (mentre scrivo è stato decretato fuori per due settimane per problemi alla caviglia) stenta ancora a decollare.
Guidati da uno scherzo della natura capace di fare il bello e il cattivo tempo, i New Orleans Pelicans del 2019 puntano ai Playoff, ma nella mia opinione la loro avventura sarà simile a quella dell’anno passato, 6°-7° seed e non oltre il secondo turno di Playoff.

SPURS – NEVER ENDING DYNASTY

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La morte, le tasse, Pop ai Playoff. Ormai è un clichè sottolinearlo, ma in qualche modo i neroargento ci arrivano sempre a giocarsela nel palcoscenico che conta di più. Non è scontato che ce l’abbiano fatta anche nel 2017-18, poichè hanno affrontato tutte le partite (meno 7) senza la loro superstar, Kawhi Leonard. I problemi con quest’ultimo sono stati molteplici: gli screzi con lo staff medico e coi compagni lo hanno allontanato sempre di più dalla franchigia che lo ha maturato. Anche se molti erano convinti che fosse in grado di giocare, Leonard non è più apparso in campo a San Antonio. Terminati i brevi Playoff è’ chiaro che nel 2019 non sarà più parte dei ragazzi di coach Pop. Non tarda ad arrivare la trade che lo porta a Toronto con Danny Green in cambio di Derozan. Il gioco di DDR sembra adatto a un sistema anacronistico basato sul mid-range, con specialisti del calibro di Aldridge e Gay. Nuovo arrivato, questa volta dal Draft, Lonnie Walker, che porterà in futuro un affidabile tiro da 3 al roster, oltre che tenacia difensiva. Fa ritorno ad Alamo City un ragazzo delle nostre parti, nientemeno che Marco Belinelli. Coscienti che il suo trascorso in Texas è ancora oggi il massimo livello a cui lo abbiamo visto giocare, si prospetta una ricongiunzione più che positiva. Ai grandi arrivi si contrappongono struggenti addii, che rispondono al nome di Tony Parker e Manu Ginobili Il primo, ormai 39enne, presterà servizio al cospetto di Sir Jordan a Charlotte, e l’altro è atteso solo nella Hall of Fame di Springfield, ritirato dal basket professionistico.
Gli irreprensibili Speroni non sembrano intenzionati a terminare ora la loro serie attiva di 21 partecipazioni di fila ai Playoff. A parer mio quest’anno si sono rinforzati e sono pronti ad affrontare una Western Conference più trafficata che mai. La mia ardita previsione per loro è un difficile 5° seed, ma sono certo che Derozan troverà l’intesa coi suoi nuovi compagni e l’unione funzionerà alla grande.

HOUSTON ROCKETS – POSSONO ANCORA IMPENSIERIRE GSW?

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Annata magistrale di coach D’antoni e l’MVP in carica James Harden. Il basket ultramoderno ideato dall’italoamericano li porta in vetta alla lega, almeno in Regular Season. Anche nei Playoff il loro percorso è netto fino al tanto atteso scontro tra titani nelle finali di Conference. Inaspettatamente, Houston sembra tenere testa ai campioni in carica, grazie anche alle prestazioni di importanti role players. La serie arriva fino a una gara 7, dove, complice assenza di Chris Paul, i ragazzi della baia sbancheranno al Toyota Center per poi proseguire senza troppe difficoltà alla vittoria del terzo anello in quattro anni.
Houston ha pensato bene di rinforzarsi in offseason per riprovarci ancora un anno, senza distruggere il nucleo formato da Paul, Harden e Clint Capela. Lo svizzero, ministro della difesa dei Rockets, è stato rinnovato a un vantaggioso contratto da 90 milioni di dollari per 5 anni. Al contrario hanno subito gravi perdite tra gli esterni: Trevor Ariza, il miglior difensore perimetrale del roster, è volato alla volta dell’Arizona dai giovani Suns. Anche Mbah a Moute lascia la squadra con senza un importante pezzo della difesa, tornando in California dai Clippers. Ciò di cui tutti discutono animatamente è l’innesto del veterano Carmelo Anthony. Dopo una stagione deludente a OKC, ci riprova a Houston, con la speranza di vincere il tanto ambito anello. Melo si dovrà reinventare tiratore spot up da 3 per funzionare nell’avveniristico sistema di Mike D’antoni. Dovrà anche abituarsi a prendere meno tiri dal post e long two, ovvverossia ciò su cui ha costruito la sua carriera. Oltre ciò, dovrà abituarsi all’idea di partire dalla panchina, che si rifiutava di accettare nella passata stagione. L’unica  tendenza che sembra avere in comune con le altre due superstar della squadra è quella di essere un giocatore che ama tenere la palla in mano e creare il suo tiro.
Le domande che potrebbero sorgere sono: Ha senso aggiungere un terzo giocatore “ball dominant” al roster? E’ questo ciò che serve a Houston per fare il salto di qualità definitivo e portare un terzo Titolo NBA alla città?
La mia risposta a entrambe le domande è NO, siccome le carenze difensive di Melo non aiuteranno in partite di Playoff che, storicamente, si vincono su entrambi i lati del campo. Inoltre la riluttanza con cui tende a rifiutare il ruolo da role player, che influenza il suo umore, non è un buon segno entrando nella stagione 2018-19. Detto ciò, spero che la squadra riesca di nuovo a stupirmi, come fece a seguito dell’aggiunta di Paul, che tanto criticai al tempo. La mia previsione è che andranno forte in regular season, finendo 2° nella classifica di stagione regolare. I problemi insorgeranno nei Playoff, quando le difese cominciano a giocare un ruolo fondamentale. Non credo che si superino rispetto all’anno scorso, infatti nella migliore delle ipotesi li vedo fuori in 6 gare contro i Golden State Warriors nelle finali di conference.

Riccardo Russo

Riccardo Russo

Nato a Senigallia e cresciuto ad Ancona, attualmente studente al liceo scientifico e sassofonista dilettante, ma la mia passione principale da qualche anno a questa parte è il basket, anche se me la cavo di più con quello tweettato che giocato. Vivo il presente nel mito di Craig Sager, in futuro spero di fare della mia passione un lavoro.

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