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1st Round in review: 76ers – Nets

Un primo round abbastanza scontato già in partenza, solo i 76ers avrebbero potuta perderlo. L’esempio lampante è stata gara 1 in cui Philadelphia ha messo in campo la sua peggior versione possibile, non tanto per il 12% da oltre l’arco (percentuale più bassa della storia dei playoffs) ma soprattutto un attacco che contemplava giocatori totalmente passivi ad altri costretti a giocare la cosiddetta hero ball.Così già dal primo quarto e nonostante ciò, grazie alla resilienza di Butler che in questo tipo di partite statisticamente tira fuori il meglio di sé, anche se lui solitamente preferisce aspettare l’ultimo quarto per azzannare il match ma non sempre i suoi compagni glielo permettono, i 76ers  l’hanno persa anche di poco per quello che si era visto in campo.

LA RISPOSTA DI PHILADELPHIA

Nelle altre quattro gare sono arrivate altrettante vittorie di Phila, con punteggi e partite quasi sempre in bilico, nonostante l’enorme differenza di qualità in campo, e anche il fattore esperienza in panchina, perché la serie è stata vinta anche lì.  In gara due la risposta di nervi dei Sixers, con un terzo periodo storico in cui i Nets subiscono, anzi forse è meglio dire incassano come il peggiore dei ganci pugilistici, dritti in faccia un quarto da 51 punti, decisamente troppo anche per il Mike Tyson più temerario di sempre. La serie attualmente è in parità, i Nets hanno portato a casa il fattore campo e meglio di così non si poteva pronosticare, nonostante il blackout di gara 2.

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Nelle due partite al Barclays Center di Brooklyn, la prima delle quali senza Embiid, Philadelphia è riuscita a trionfare in entrambe; nella prima, a sopperire all’assenza del camerunense ci ha pensato il brutto anatroccolo, ai secoli conosciuto come Ben Simmons, il giocatore anacronistico per eccellenza, un unicum presente tra i giocatori NBA, troppo forte in tutto per non avere un tiro: prima inizierà a provarlo, prima inizierà ad entrare e prima potrà finalmente dominare la lega come in molti si aspettano.

CLIMA TESO A BROOKLYN

Il clima che attendeva i Sixers e specialmente Simmons a Brooklyn non era certamente tra i più distesi e sereni, cartelli di sfottò per il numero 25 di Phila i quali sottolineavano appunto l’assenza di un qualsiasi tipo di jumper da parte del play australiano ed una dichiarazione di Dudley non proprio al miele sempre nei confronti di Simmons, dicendo in sintesi quanto fosse forte Ben in transizione ma che a difesa schierata, come giocatore a metà campo, è semplicemente nella media della lega (“league average”). La risposta del ROTY dello scorso anno è stata sul campo, mettendo a referto 31 punti conditi da 9 assist e un quasi perfetto 11-13 al tiro (un consistente aiuto è arrivato anche da Harris e Redick che hanno tirato da tre rispettivamente con un impeccabile 6-6 mentre il secondo un ottimo 5-9).

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In gara 4 i Nets sono costretti a vincere per tenere viva una serie che all’inizio sembrava a senso unico, conducendo la partita per circa 46 minuti, ma nel finale Brooklyn si è sciolta ai piedi del rientrato Joel Embiid, Phila ha affidato a lui tutti gli ultimi possessi quando la palla scottava, e il centro africano non ha deluso le aspettative chiudendo con 31 punti, 16 rimbalzi, 7 assist, 6 stoppate e un +18 di plus/minus (unico dei suoi in positivo oltre la doppia cifra); nei prossimi giorni se cercate un sinonimo del termine “dominare”, probabilmente vi imbatterete in un meme di Embiid durante gara 4.

Con Philadelphia che conduce sul 3-1, gara 5 sembra essere solo una formalità, al Wells Fargo Center i Nets sembrano non scendere nemmeno in campo, rassegnati e senza più quel fuoco dentro, quella spensieratezza degli underated che li aveva portati a giocarsi quasi alla pari una serie finita prima di iniziare. A fine primo tempo la partita era già sigillata. Brooklyn deve fare esperienza di questa avventura, Russell che ha chiuso la stagione con un misero 3-16 dal campo deve ricordarsi le sensazioni che sta provando e assorbire tutto quello che probabilmente sentirà sul suo conto (quando si perde e si è leader della squadra è normale dover affrontare delle critiche) e farne tesoro; una volta assimilate deve trasformare tutta questa sua frustrazione in carica agonistica per la prossima stagione NBA, confermando i netti miglioramenti che già quest’anno ha dimostrato. Un futuro roseo si prospetta all’orizzonte per i Nets, a parte il contratto folle di Crabbe (che eserciterà la player option) il prossimo anno avrà a disposizione un buono spazio salariale in cui potersi muovere; vedremo in futuro anche lo stesso Russell che tipo di contratto vorrà, da lì potrà dipendere tanto.

BROWN vs ATKINSON

Vorrei fare qualche piccola considerazione personale sulla serie, innanzitutto congratulandomi con coach Atkinson il quale ha sorpreso tutti e condotto una squadra a giocarsi la post-season come sesta della classe: ad inizio anno erano davvero in pochissimi a credere a questi Nets. Dopo questo breve preambolo di elogio all’allenatore di Brooklyn vorrei soffermarmi anche sulla sua gestione delle partite durante i playoffs: secondo me i Sixers hanno giocato decisamente sotto le loro possibilità, cosa alquanto normale dato che nella stagione regolare il quintetto di Phila aveva giocato insieme solamente dieci partite, i Nets bravissimi, durante la prima partita sono riusciti ad approfittare di questo (sommato alla scarsa tenuta fisica di Embiid, perché con il centro sano la serie, come appunto pronosticavano in molti, non sarebbe neanche mai iniziata), mentre nelle partite successive ho notato una scarsa abilità di Atkinson nei cosiddetti aggiustamenti, che in post-season sono fondamentali.

Un gioco molto monotono quello dei Nets che a roster hanno la bellezza di zero giocatori in grado di generare qualche situazione vantaggiosa spalle a canestro, ma (in gara 3 e 4 specialmente) permettere al proprio avversario, ovvero Brett Brown, di schierare line-up con in campo contemporaneamente Redick e McConnell (ad esempio il terzo quarto di gara 4) mi sembra decisamente assurdo, specialmente Redick poi che è stato utilizzato tanto in questa serie, è stato ovviamente un fattore in attacco. Dal mio punto di vista non puoi permetterti di farlo riposare e non sfruttare le sue carenza difensive, spesso era accoppiato Carroll con lui, che in post tra chili e centimetri gli ‘’mangia in testa’’ come si dice in gergo; l’unico schema di Brooklyn era di attaccare con il portatore di palla facendo alternare le tre point-guards in squadra (Russell, LeVert e Dinwiddie) un pick and roll in punta con Allen o Davis per cercare il cambio ed affrontarlo fronte a canestro in uno vs uno, oppure servire il roll del lungo. Insomma adattarsi alle scelte difensive su quel pick and roll ed eseguire di conseguenza, con eventuali scarichi anche per i tiratori, un po’ pochino dal mio punto di vista: questo tipo di gioco puoi farlo se hai James Harden in squadra, con tutto il rispetto per i giocatori dei Nets.

RAPTORS: UN VERO BANCO DI PROVA

Philadelphia sarà attesa ad un vero banco di prova nel prossimo turno contro i Raptors, con un Embiid sano si prospetta una serie davvero infuocata ed equilibrata, ovviamente l’ago della bilancia saranno i vari aggiustamenti in corso, e altrettanto ovviamente le percentuali da tre.

SIMMONS: BRUTTO ANATROCCOLO O CIGNO?!

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Vedremo finalmente se Simmons ha completato la sua metamorfosi da brutto anatroccolo a cigno. Difensivamente ha annullato Russell nell’ultima partita, può marcare cinque ruoli, offensivamente ne ha dominate un paio, specialmente quella con l’assenza di Embiid, che pur essendo il perno della squadra, è indubbio che la sua presenza tolga spazi vitali al giovane australiano, che renderebbe al meglio con un roster funzionale cucito appositamente su di lui (vedi Bucks). Brown lo ha provato molto come bloccante, potrebbe essere un’arma molto utile ma non penso decisiva: vedere Simmons nel dunker spot ad aspettare la palla invano è un colpo al cuore per gli amanti dei Sixers e del gioco in generale, non avendo nessun giocatore di pick and roll di livello in grado di generare vantaggi per gli altri (vedi CP3 o Harden per Capela), restare nel dunker spot a Philadelphia è come restare a guardare il proprio riflesso nell’acqua sperando che il cambiamento arrivi da solo da un momento all’altro, senza fare niente…

Che Ben Simmons possa già trasformarsi in un bellissimo cigno in questa post-season, io sinceramente ho dei dubbi. Che lo diventi in futuro invece ne sono certo.

Alessandro Carpi

Alessandro Carpi

19 luglio 1994, appassionato visceralmente al mondo NBA da quando ne ho 16, non solo al basket giocato che ovviamente non ha eguali al mondo, ma anche a tutto ciò che ci gira intorno. Mio papà amava i Lakers del duo kobe-shaq, ho fatto i miei primi fantabasket con lui, mio fratello e mio cugino, ai tempi non esistevano le app ma facevamo tutto con penna a taccuino, le mie prime partite guardate per intero sono state le finals 2010 con mio padre non potendo mai aprire bocca, ai tempi non esisteva my Sky che potevi fermare le partite quando volevi. Sono cresciuto da allora sempre mantenendo vive le mie due più grandi fedi, Federico Buffa e "the king" LeBron James.

 

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