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Scorer di razza: Irving e Anthony

Oggi vorrei proporre un bel discorso da bar, anzi diciamo più da pub, con la birra in mano a discutere per ore di ipotesi, di se e di ma.

Cosa avranno mai in comune due giocatori scelti al draft in decadi diverse e oltretutto anche in ruoli diversi??

Leggendo entrambi questi nomi la prima cosa che mi viene in mente da associargli è la maestosa eleganza ed efficacia nello scoring, ossia l’abilità di un giocatore nel buttare la palla arancione dentro il canestro; niente di più semplice per Kyrie e Melo, i quali non solo ci vivono di questo (per Carmelo dovrei iniziare a parlare al passato lo so, ma chissà che non ritorni..) ma ci sguazzano come Zio Paperone nel suo oro. Il loro status di all star è sostanzialmente dovuto solo da questo loro aspetto (essendo entrambi carenti in altre fasi del gioco) in cui eccellono, Irving e Anthony  sono sicuramente due dei migliori interpreti moderni nel ruolo di scorer, specialmente in uno contro uno, in questa sottocategoria scalano ulteriori posizioni essendo la loro specialità.

Prima di proseguire vorrei sottolineare la sottile differenza tra attaccante e scorer: il primo termine sta a significare tutti gli aspetti della fase offensiva, dal movimento off the ball solo per creare spazi senza dover per forza ricevere, le letture, il passaggio e tanto altro, mentre quando parliamo di scoring ci riferiamo solamente alla capacità di generare punti per se stessi.

Un neofita della palla a spicchi leggendo questa breve introduzione, potrebbe pensare che essendo due specialisti del ‘’buttare la palla nel canestro’’ ed essendo questo lo scopo finale di ogni azione e principale di ogni partita, due attaccanti del genere ci vorrebbero sempre in squadra, sai quante castagne dal fuoco sono in grado di levare ?!!

Qui il punto cruciale del mio pensiero, ogni squadra ha momenti di difficoltà all’interno di un match, di un periodo o di una stagione, le cosiddette castagne nel fuoco ci vuole qualcuno che le toglie.. Ed avere due campioni nella cosiddetta ‘’hero ball’’, che a gioco rotto possono segnare in qualsiasi momento, aiuta.

Quindi chi non li vorrebbe in roster??

Solo un pazzo non li vorrebbe.

Ma chi li vorrebbe come leader tecnici della propria squadra ??

Solo un pazzo.

Un paragone che mi frullava in testa da tempo questo, ho voluto aspettare la stagione di Kyrie, la prima vera e per intero da primo violino di una squadra che punta al titolo; era già stato il giocatore di riferimento nei suoi primi anni a Cleveland, con risultati disastrosi ma normali per un ragazzo che si era appena bagnato i piedi nel fiume NBA, dove le correnti a volte sono talmente forti e improvvise che possono spazzare via tutto, anche un pluri all star come Carmelo Anthony. Senza troppi giri di parole, Melo è passato in un paio d’anni da stella del Madison Square Garden ad essere considerato il principale (a volte anche unico) problema dei team in cui ha approdato, in modo un pochino ingiusto forse, ma il fiume NBA di cui sopra non guarda in faccia nessuno.

“Irving non è altro che Carmelo Anthony nel corpo di una point guard”

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Era da tempo che avevo questo pensiero fisso in testa, inesperienza oppure soggezione nei confronti dei miei colleghi di redazione mi hanno portato ad affermare ciò solo dopo l’eliminazione dei Celtics targati Kyrie, errore mio lo so, quando un giocatore fallisce è troppo facile infierire, avrei dovuto avere il coraggio di scriverlo quantomeno il turno prima, contro i Pacers dei temibilissimi Bogdanovic e Darren Collison

Ma andando a ritroso, sempre tra le mie sinapsi, possiamo imbatterci in tale pensiero già dalla versione Robin di Irving, specialmente dopo il 2016, quando dopo la sua serie finale epica (con annesso tiro decisivo) a mio modesto parere hanno travisato troppo il giudizio sul valore generale di Uncle Drew. L’NBA si sa, vive di mode del momento, dopo il 2016 Irving era “meglio” di Curry, dopo quest’anno Irving è, ovviamente, “peggio” di Lillard, entrambi i pensieri possono (con le virgolette del caso) starci (anche se magari non mi trovano d’accordo), è assurdo pensare che dopo una stagione il valore di un giocatore oscilli così tanto, quello che può oscillare è il valore di un giocatore in un determinato contesto e in un certo momento, ma un giocatore migliora o peggiora con gli anni, non da una stagione all’altra; altro esempio fresco è appunto Lillard, dicevano che ai playoffs scompariva solo per la batosta dello scorso anno, dimenticandosi quello che ha fatto nella sua stagione da rookie, dimenticandosi che sta rendendo Portland una squadra di pallacanestro, che in questi anni senza di lui sarebbe sulla cartina geografica della lega un minuscolo puntino alla stregua di Phoenix, Sacramento, New Jersey e via dicendo, ma questo è un altro discorso.

Quanta importanza ha una serie finale sulla valutazione della carriera di un giocatore??

A mio modesto parere troppa, o meglio, è troppo storpiata dal fatto se si vince o si perde, senza quella gara sei (e anche quelle prima) di James non ci sarebbe stato nessun tiro decisivo di Kyrie; Durant è lo stesso giocatore (nella metà campo offensiva) di OKC, quello che è cambiato è il contesto, ma quando lui ha la palla in mano il gioco rimane lento, giustamente, per valorizzare le sue caratteristiche, ovviamente se giochi con Curry, Klay e via dicendo è normale risulti più semplice performare alla grande sia off che on ball, quando hai Sefolosha e Perkins è diverso, adesso dopo i due MVP delle finali sembra considerato in un modo, mentre nel 2016 in un altro, quando per me rimane lo stesso identico giocatore, esclusa la difesa nella quale è migliorato molto, ma è normale dato che se giochi con Perkins e Sefolosha loro ti aiutano in una metà campo e tu dovrai pagare la cauzione per loro nell’altra, stesso identico discorso ma opposto è da fare da quando è approdato a GS.

Dopo questa breve parentesi torniamo a noi.

Facendo un attimo un breve flashback, immaginatevi i Cavs con Anthony al posto di Irving a fare da spalla a LeBron, il quale creava gioco e richiedeva al suo Robin di fare solo ciò per cui era nato,  avendo appunto principalmente palla James, ovvero buttarla nel canestro, spesso in uno contro uno, anche perché mettere in ritmo i compagni non è esattamente la loro specialità.

Il mio pensiero si conclude ipotizzando le due carriere invertite, Kyrie prima a Denver e poi a NY sinceramente mi risulta complicato ritenere che potesse ottenere risultati migliori di quelli di Melo, viceversa mi sorprenderebbe se l’accoppiata Anthony (ovviamente in età Irving, non la sua versione vecchia) più James assieme non avrebbe portato nemmeno un anello. Sostanzialmente il Melo di Denver, o il primo Knicks, se avesse giocato in quei tre anni a Cleveland, beh ora ho l’impressione che sarebbe ricordato in maniera diversa, lo stesso concetto lo applicherei a Irving, di cui spesso quando si parla non si può non citare la sua clamorosa serie finale del 2016 (giustamente), non dimenticando però che il leader statistico, tecnico ed emotivo della squadra era un altro. Togliendo questo carico di pressione all’ex numero 2 Cavs faceva si che Kyrie potesse esprimersi al meglio, appunto perché gli era richiesta solo la parte del gioco per cui uno scorer puro è nato.

Analizzando le caratteristiche dei due, si possono notare molte somiglianze, entrambi nella loro carriera (Irving ha ancora tanto davanti, anche se ha già dimostrato tanto spesso ci si dimentica che è un classe 1992) sono stati etichettati come pessimi difensori, attaccanti che possono segnare contro chiunque in qualsiasi situazione ma allo stesso tempo non sono lettori del gioco. Irving questa stagione a Boston ha provato ad immedesimarsi in una veste, quella del playmaker, che non fa per lui; la misura del vestito è quella giusta, taglia s, perché da sempre i pm sono i più piccoli del quintetto, ma nella NBA di oggi essere i più bassi e saper trattare la palla come Picasso trattava il pennello, automaticamente non ti porta ad essere il creatore di gioco per la squadra, per se stessi si, ma per i propri compagni non è così automatico.

Rimanendo un secondo sui Celtics di questa stagione sia chiaro che non penso sia colpa solo di Irving (e Hayward), sicuramente i giovani si saranno montati la testa dopo la cavalcata sorprendente dello scorso anno, ma è altrettanto vero che non essere arrivati in finale (almeno di conference) è stata una vera e propria delusione. Per dire, Melo non ha mai avuto una squadra così forte al suo fianco, gli è sempre piaciuto viaggiare nel limbo della lega, essere considerato un all star in squadre mediocri; aggiungerei anche i Nuggets al termine mediocre, un roster che comprende Iverson e Billups ormai al capolinea, JR Smith, Kenyon Martin, Birdman e via dicendo dal mio punto di vista non si può certo definire una corazzata.

Anthony + Irving = scoring

Sommando le caratteristiche principali dei due ne esce un solo risultato.

Invertendo gli addendi è risaputo che il risultato non cambia…

…invertendo invece le carriere dei due io penso che si possa presumere lo stesso, ma se devo essere sincero la matematica non mi è mai piaciuta e per fortuna la NBA non è aritmetica né tanto meno solo statistiche, quindi chissà…

Magari Kyrie avrebbe guidato i Knicks di Felton, Stoudemire, Shumpert e Prigioni portandoli a giocare le partite che contano verso fine maggio e inizio giugno, e magari Anthony con James sarebbe stato un disastro, ma sinceramente sono abbastanza convinto del contrario.

A voi la parola ora

”Un’altra doppio malto, grazie…”

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Alessandro Carpi

Alessandro Carpi

19 luglio 1994, appassionato visceralmente al mondo NBA da quando ne ho 16, non solo al basket giocato che ovviamente non ha eguali al mondo, ma anche a tutto ciò che ci gira intorno. Mio papà amava i Lakers del duo kobe-shaq, ho fatto i miei primi fantabasket con lui, mio fratello e mio cugino, ai tempi non esistevano le app ma facevamo tutto con penna a taccuino, le mie prime partite guardate per intero sono state le finals 2010 con mio padre non potendo mai aprire bocca, ai tempi non esisteva my Sky che potevi fermare le partite quando volevi. Sono cresciuto da allora sempre mantenendo vive le mie due più grandi fedi, Federico Buffa e "the king" LeBron James.

 

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