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Rookie class 2018: tiriamo le somme

Un’altra stagione se n’è andata, un’altra rookie class ha deliziato, chi più, chi meno, i nostri occhi. È giunto dunque il momento, come dice il titolo, di tirare le somme sulla rookie class del 2018. Ora vi sveliamo i nostri nomi, stilando una top 3 di migliori e di peggiori.

Top

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Luka Doncic.
Seriamente possiamo definirlo un rookie? Vincerà, perché vincerà, il Rookie of The Year, ma quello che ci ha fatto vedere in questa stagione è tutt’altro che un anno da rookie. Ha detto che vuole vincere il premio di MVP entro la terza stagione, e la strada che ha intrapreso è quella giusta. Su 72 partite giocate ha mantenuto delle medie strepitose: 21 punti, 8 rimbalzi e 6 assist a partita. Di un’altra categoria, onestamente ho faticato a inserirlo in questo articolo, ma volevo fargli vincere anche quest’ambitissimo premio. Perché lo sappiamo tutti, ogni rookie NBA vuole essere nominato in questa classifica.

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Trae Young.
Anche il prodotto di Oklahoma ci ha offerto delle prestazioni memorabili, giusto un gradino sotto l’inarrivabile Doncic. Il playmaker degli Hawks ha disputato 81 partite in Regular Season chiudendo a 19 punti e 8 assist di media, andando  anche svariate volte oltre la doppia doppia in queste due voci statistiche. Averlo scelto alla 5^ è un’offesa per il suo orgoglio, e farà mangiare le unghie delle squadre che non l’hanno scelto prima nei prossimi anni.

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Shai Gilgeous-Alexander. Terzo gradino per l’undicesima scelta di questo Draft. Dopo aver cominciato addirittura dalla panchina a Kentucky, si è guadagnato in poco tempo il quintetto titolare. E così è stato anche coi Clippers. Shai infatti ha giocato 73 delle 82 partite di Regular Season partendo dal quintetto iniziale. È partito dal quintetto anche nelle 6 partite della serie contro i Warriors in questi playoffs. Anche le sue medie si sono alzate con il passare delle partite, basti pensare che ai playoffs ha tirato col 50% da tre punti. Se c’è un giovane sul quale puntare, i Clippers hanno la fortuna di averlo pescato.

Notable Mentions: Mitchell Robinson, 36^ scelta, NY Knicks; Marvin Bagley III, 2^ scelta, Sacramento Kings

Flop

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DeAndre Ayton. Ebbene sì, la prima scelta assoluta, il primo dei flop. Badate bene, non è un brocco, le sue potenzialità sono sconfinate, il problema è che non sono state messe in mostra durante la stagione. Vuoi perché oscurato dalle due stelle, una ai Mavericks, l’altra agli Hawks. Eppure si prospettava una lotta a tre all’ultimo sangue per decretare il miglior rookie del draft (oppure una lotta a due per il secondo miglior rookie del draft, oppure per il miglior rookie del draft, tolto Doncic). Caro DeAndre, avresti dovuto rispondere a suon di prestazioni memorabili, giganteggiando ai Suns, che tanto ti hanno voluto. Perché, dimmi, perché ti sei nascosto per tutta la stagione? Probabilmente neanche l’auto-paragonarsi ad ex giocatori quali Hakeem Olajuwon e Kevin Garnett ha aiutato più di tanto. Dai DeAndre, puoi fare molto meglio di così.

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Mo Bamba. In ombra, in ombra per tutta la sua prima stagione. Delle 47 partite giocate, in solo una occasione è partito dal quintetto titolare. Decisamente sotto le aspettative per essere una sesta pick. Statistiche dimezzate rispetto all’anno di college in Texas: solo 6 punti, 5 assist e 1.4 stoppate di media a partita, contro i 12 punti, 10 rimbalzi e 3.7 stoppate a partita al college. Cosa ti è successo Mohamed? I riflettori dell’NBA ti hanno accecato? Eppure Orlando non è una città così stressante in cui giocare, anzi, al contrario.

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Grayson Allen. Una delle storie più stravaganti del panorama cestistico-collegiale americano. Dall’essere il salvatore di Duke al primo anno ai vari episodi di sgambettamenti negli anni seguenti, punti da sospensioni e richiami. Se non fosse stato per un unico lampo, il quarantello rifilato ai Clippers il 10 Aprile, potremmo parlare di un Allen completamente fuori dai radar. La sua stagione ai Jazz è stata molto sottotono, di gran lunga al di sotto delle mie personalissime aspettative. 11 minuti a partita con 5.6 punti di media, magrissimo bottino per un giocatore con le sue potenzialità. Non penso che sia un fenomeno, tantomeno lo paragono ai “grandi” di questo draft, ma avrebbe potuto sicuramente dare molto di più.

“Notable” Mentions: Collin Sexton 8^ scelta, Cleveland Cavs; Kevin Knox, 9^ scelta, NY Knicks.

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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