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Rookie class 2017: tiriamo le somme Pt. 3

Bentornati, o benvenuti, cari lettori di NBAlife.it, siamo giunti alla terza e ultima parte della review della Rookie class 2017. Nel recente articolo ho portato tre giocatori che “avrebbero potuto fare di più”, viste le alte aspettative ma, in alcuni casi, la troppa pressione fa brutti scherzi. È stato il caso di Brandon Ingram, Thon Maker e Domantas Sabonis, il figlio di Arvydas, ma il futuro è roseo per loro, ne sono certo.

In questo articolo, invece, ci saranno le tre sorprese di questo draft, ossia quei giocatori che sono riusciti a rendere meglio di quanto ci aspettavamo durante la loro prima stagione, senza aver creato un alto livello di hype prima del draft.

Marquese Chriss

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Scelto alla 8 da Phoenix, il giovanissimo Marquese è l’unico giocatore dei Suns ad aver giocato tutte le 82 partite della stagione regolare, durante le quali si è guadagnato la fiducia di coach Earl Watson, che lo ha schierato titolare in ben 75 partite. Inoltre è stato selezionato nel team USA al Rising Star Challenge di quest’anno e nominato Rookie del mese a Gennaio.

Il 5 Marzo, nella gara contro i Boston Celtics mette a referto 5 stoppate, record per un rookie dei Suns imbattuto dai tempi di Stoudamire nella stagione 2002-03 (Amar’e ne fece 6). A fine anno le statistiche recitano 9.2 punti, 1 stoppata e il 45% a canestro di media in soli 21.5 minuti a partita, un ottimo bottino per un ragazzo che deve ancora compiere 20 anni.

Patrick McCaw

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Dopo due stagioni a UNLV, Patrick decide di fare il salto tra i grandi, ma durante la notte del draft il suo nome non sembra arrivare. Durante il secondo giro, l’ottava scelta è dei Bucks, che hanno già scelto Maker e Brogdon, e decidono di puntare un penny sulla guardia tiratrice/ala piccola di St. Louis. Dopo aver rianalizzato la situazione, decidono di dar via Patrick per motivi puramente economici. I Golden State Warriors decidono di non farsi scappare il ragazzo. Il consulente della squadra della baia, tale Jerry West, dichiarerà più tardi che:

“People are gonna be sorry they didn’t draft him”

In una squadra di fenomeni bene che ti va giochi qualche partita, e in quelle partite devi dare il massimo, spremerti per non farti tagliare dalla franchigia. Ebbene, tra un’assegnazione a una squadra satellite in D-League e un’altra, McCaw gioca ben 71 partite con gli Warriors in stagione regolare, 20 partendo dal quintetto, per sostituire il Thompson o il Durant di turno. 15 minuti a gara col 43% al tiro e col 33% da oltre l’arco, mentre nei playoffs gioca più o meno gli stessi minuti, ma le percentuali si alzano incredibilmente, 46% al tiro e 38.5% da tre punti. Forse il penny Jerry West l’ha puntato sul giocatore giusto…

Paul Zipser

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Tedesco, di Heidelberg, 48^ scelta al draft. Nessuno si aspettava qualcosa da quest’ala/guardia, ma il suo, per quanto gli consentano le doti atletiche e fisiche, l’ha detto. In una squadra in semi-ricostruzione, orfana di Derrick Rose, che ha cercato di far coesistere Rondo, Wade e Butler, si è ritagliato 19 minuti di media a partita in stagione, con 44 partite giocate e in 18 partendo dal quintetto. Le statistiche recitano 40% al tiro e 33% dal perimetro.

Cosa lo rende “migliore” di altri rookies scelti nel secondo giro di questo draft, che mi ha convinto a sceglierlo? Primo turno di playoffs, è Chicago-Boston, si gioca gara 2 al TD Garden. Nella miglior partita di Rajon Rondo dopo moltissimo tempo, forse anni, c’è un giocatore che brilla quando esce dalla panchina, è Paul, che ne mette 16 col 75% al tiro tra cui 2 su 3 da tre punti, la partita si concluderà con la vittoria dei Bulls. La prestazione viene quasi eguagliata in gara 3, 10 punti col 43% al tiro e il 40% dall’arco, i Bulls orfani del miglior Rondo della stagione. La partita, e la serie, la vincerà Boston, ma il tedesco in quelle due gare è stato forte. Molto forte.

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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