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Robert Horry: 7 volte Big Shot Rob

Quando si parla di greatness di un singolo giocatore si tende spesso a guardare argomenti abbastanza semplificati per svariati motivi, ossia le statistiche.  Freddi numeri che decontestualizzati trovano la giusta importanza, oppure i titoli vinti durante la propria carriera, sia personali ma soprattutto di squadra. Sinceramente penso che ci siano altri fattori da valutare, altrimenti se prendessimo in considerazione solamente gli anelli conquistati Horry dovrebbe essere presente in tutte le discussioni quando ci si interroga sui migliori giocatori di sempre (discorsi tra l’altro da bar che non ci interessano ma si sentono spesso). D’altra parte forse ci si dimentica un po’ troppo spesso di Robert Horry quando si parla dei migliori, forse a causa di un approccio e un’attitudine all’allenamento non proprio come quella di Kobe ( per citare uno dei grandi campioni con cui ha giocato, e che a detta dello stesso Rob sotto l’aspetto dell’ossessione e professionalità è stato sicuramente il primo tra i suoi compagni ).

Robert Horry non ha mai sentito la pressione sul campo da basket, ha un vissuto alle spalle troppo difficile per poter ”aver paura di perdere” qualche partita NBA, la figlia Ashlyn nel 2011 è morta a causa delle complicazioni di una malattia genetica di cui soffriva dalla nascita, aveva solo 17 anni, i genitori hanno divorziato quando era piccolo e col padre ha avuto rapporti stabili solamente da grande poichè era stato reclutato nello U. S. Army.

L’INIZIO

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Classe 1970 Horry dopo i quattro anni all’Università di Alabama dove all’epoca fece registrare il record di stoppate universitarie con ben 282 blocks, si presentava al draft NBA nel 1992 come un giocatore energico e molto atletico, ottimo difensore ma non un grande scorer e venne scelto alla numero 11 di Rockets; Robert Horry aveva un fisico molto longilineo dati i suoi 206 cm, un simil Kevin Durant come dichiarò lo stesso Rob dopo essersi ritirato, una colossale differenza è che all’epoca non potevi permetterti di essere magro, c’erano troppi contatti duri considerati legali e perfino molti arbitri gli dissero che avrebbe dovuto mettere su della massa altrimenti non sarebbe potuto stare in campo, a differenza di oggi che la NBA è meno fisica e più raffinata.

Horry non è mai stato un giocatore egoista che guardava molto i suoi numeri, non né aveva tempo e voglia, secondo lui fu proprio per questo aspetto che nella stagione 93-94 quando fu mandato a Detroit in cambio di Sean Elliot, già approdato nella sua nuova città Robert non era di certo felice e prima del suo debutto con la nuova maglia il suo agente gli disse che la trattativa non era ancora conclusa perché Elliot non aveva passato le visite mediche per un problema al rene, quindi avrebbe dovuto aspettare per sapere le sorti del suo destino. Ormai si trovava al palazzetto e guardò la partita dai box, ripreso più volte dalle telecamere dopo quella partita la madre lo chiamò e gli disse come mai fosse ubriaco. Horry ammise che non era un bevitore, ma lo scambio gli aveva fatto talmente male che durante quell’incontro si fece qualche birra; poi fortunatamente per lui l’agente confermò che la trattativa fosse saltata e il resto è storia. Dopo anni dal suo ritiro Horry dichiarò che probabilmente se avesse lasciato Houston a fine carriera non sarebbe stato ricordato come Big Shot Rob ma bensì come l’ubriacone e depresso crollato sul bancone del box di Detroit. La storia è costituita da dettagli, e sono quelli che fanno la differenza.

BACK TO BACK

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A fine anno arrivò il primo titolo contro i Knicks dove apportò il suo contribuito, ma la sua nomea di Big Shot Rob si è verificata nell’anno successivo, il trionfo più speciale per Horry dato che Houston arrivò ai playoffS come sesta testa di serie e senza mai avere il fattore campo a favore, fu un’impresa nonostante lo sweep rifilato ai Magic in finale.

- In quell’anno contro i primi della classe della stagione regolare ovvero gli Spurs, mancano 7 secondi al termine di gara uno, scarico di Hakeem per Horry che con un pump fake verso Cassel manda al bar il difensore, palleggio arresto e tiro da due e solo rete che porta Houston sul +1 e a vincere la partita;

Gara 3 di finale contro Orlando, dopo un pessimo 0-9 dal campo ha messo un altro big shot, scarico sempre di The Dream e tripla del 104-100 a 14 secondi dalla fine.

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Nel 1996 venne scambiato con Phoenix in cambio di un Barkley ormai non più nel suo prime, il capitolo più buio della sua carriera dove ci si ricorda solo il famoso litigio e asciugamano lanciato contro l’allora allenatore Ainge.

THREE PEAT

Nel 97 inizia la sua avventura in gialloviola, ai Lakers in sei anni arrivano tre titoli, anche qui il contribuito di Horry fu notevole:

Nel 2001 Larry Brown disse ” Se Horry avesse fallito qul tiro in gara 3 avremmo vinto noi ”, serie in parità coi Sixers che avevano portato via una partita in casa dei Lakers, a Philadelphia con una cinquantina di secondi da giocare e più uno per Los Angeles, Horry riceve dall’angolo e segna la tripla per il +4, partita e serie vinta dai gialloviola;

- Gara 3 del 2002 contro Portland, coi Lakers sotto e il gioco disegnato per Kobe che affronta e penetra contro il suo difensore, arrivato il raddoppio arriva anche puntuale lo scarico sempre nell’angolo per Horry che mette la tripla a 3 secondi dalla fine per il definitivo +1;

-Nel 2002 2-1 nella serie a favore dei Kings, e sotto di due nel punteggio a pochi secondi dal termine, Kobe penetra e sbaglia, rimbalzo di Shaq con conseguente errore, Divac esegue un tap out che però finisce nelle mani letali di Horry, piedi a posto oltre l’arco e big shot da tre allo scadere del 100 a 99 Lakers, un buzzer beater che appena realizzato è già passato alla storia. Alla stampa Divac disse che era fortuna e avrebbe potuto metterlo chiunque quel tiro e non servivano doti particolari, Horry rispose che avrebbe dovuto leggere più giornali, era da tutta la carriera che li metteva.

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Anche i più grandi falliscono, nel 2003 contro gli Spurs in gara 5 Horry sbagliò la tripla sotto di due a 5 secondi, la palla che letteralmente ha girato, prima dentro e poi fuori, vince San Antonio e Robert assieme ai Lakers falliscono.

L’anno dopo Horry era free agent, disse alla proprietà losangelena che si sarebbe ridotto lo stipendio fino a 2 milioni per far si che potesse approdare Karl Malone in squadra, e che in caso non avessero accettato di avvisarlo in tempo e non all’ultimo giorno disponibile, i Lakers non lo fecero, attesero la penultima giornata, da quel momento Robert capì che la NBA fosse solamente un business.

THE LAST TWO

Approdato agli Spurs, nel 2005 Big Shot Rob tornò alla riscossa, ai momenti che più gli appartenevano:

- Gara 5 delle finali, San Antonio e Detroit sono pari, partita in trasferta dove Horry nel primo tempo segna solo tre punti con brutte percentuali, a fine primo tempo Bowen lo prende per pazzo quando lo vide parlare da solo, si stava dicendo che avrebbe dovuto essere più aggressivo nella seconda metà di gara, tra ultimo quarto ed overtime Big Shot Rob è nettamente il trascinatore dei suoi, tra difesa ( forse uno dei migliori difensori in aiuto di sempre ) e attacco, segna 18 punti con tre rimbalzi offensivi e un solo errore dal campo, una schiacciata decisiva quanto spettacolare su Hamilton e ovviamente la tripla decisiva a cinque secondi dalla fine per il definitivo + 1 e vittoria neroargento.

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Ecco le parole di Duncan nel post partita:

“Rob se ne sta in disparte per tutta la stagione, non ha voglia di giocare e non fa niente! Si fa vivo quando ne ha voglia, poi arrivano le partite decisive e lui fa che è ora di impegnarsi e all’improssivo si accende!! Non ha voglia di giocare fino a quando la palla non è davvero pesante.”

- Nel 2007 l’ultimo suo big shot della carriera, anche se non al pari dei precedenti, arriva contro i Nuggets al primo turno in gara 4 a trenta secondi dalla fine segna la tripla del +4 che consegna la vittoria agli Spurs, con conseguente anello a fine anno, il settimo ed ultimo per Horry che non ha mai perso una finale NBA.

Nel 2008 dopo 244 partite di playoffs disputate Rober Horry decise di ritirarsi, attualmente è al terzo posto dei giocatori con più presenze, a poche partite di distanza c’è LeBron James che sarà destinato a sorpassarlo nel breve o lungo periodo che sia.

ANEDDOTI E CITAZIONI

”Phil Jackson aveva fatto un test, scrivi tre parole con cui vuoi essere ricordato, HE HAD FUN (si è divertito) ho scritto, in campo sorrido sempre che siamo sopra o sotto voglio divertirmi.”

Horry è il secondo giocatore a vincere con tre maglie diverse dopo John Salley (con contributi alla causa differenti)

L’allenatore più duro che ha avuto è stato Popovich, il più easy era Tomjanovich e anche il suo preferito, a differenza di Pop e Jackson l’ex allenatore dei Rockets aveva un’ottima dialettica con tutti i giocatori al di fuori del campo secondo Horry, a volte chiedeva lui stesso ai giocatori quali giochi preferivano giocare, e li assecondava.

Horry è stato il primo in regular season ad ottenere oltre 100 rubate, 100 stoppate e 100 triple a bersaglio in una sola stagione.

Dopo la dinastia Celtics di Bill Russell è il giocatore con il maggior numero di anelli vinti.

Verso fine carriera ha ammesso che uno dei suoi segreti per mantenere una certa forma (non che fosse un atleta mostruoso negli ultimi anni, anzi, ma compensava con un’intelligenza cestistica dei migliori) era mangiare meno patate fritte delle quali andava ghiotto, e frequentava un centro a San Antonio dove praticava stretching più massaggi contemporaneamente.

Alla domanda prima di gara 7 delle Finals nel 2005: ”Senti la pressione ?” Disse:’ La pressione spacca i tubi o ostruisce i diamanti, altra pressione non ne conosco.”

Prima di gara 5 contro i Pistons nel 2005 il figlio gli ha chiesto come mai non schiacciava più, ed ecco che puntualmente posterizzò Hamilton poco dopo.

Affermò anche:”Ho giocato in squadre con 4 all star, ma il ruolo decisivo in tutti i titoli lo ha sempre il supporting cast, è più decisivo delle stelle solo che la gente non ne parla mai.”

Alla domanda:”Qual è stato il miglior difensore della NBA nella tua era?” Rispose ”Ero io.”

Alla domanda:”Qual è stato il difensore migliore contro di te?” Rispose:”Ero io.”

Il miglior role player di sempre, mai fatto un all star game, mai un titolo individuale, l’unica apparizione che ha avuto è quando è stato menzionato nel secondo quintetto degli All-Rookies NBA, Horry era l’uomo dei playoffs.

HE HAD FUN, WE HAD FUN

Se Phil Jackson lo facesse a me quel test, le mie tre parole sarebbero Big Shot Rob.

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Alessandro Carpi

Alessandro Carpi

19 luglio 1994, appassionato visceralmente al mondo NBA da quando ne ho 16, non solo al basket giocato che ovviamente non ha eguali al mondo, ma anche a tutto ciò che ci gira intorno. Mio papà amava i Lakers del duo kobe-shaq, ho fatto i miei primi fantabasket con lui, mio fratello e mio cugino, ai tempi non esistevano le app ma facevamo tutto con penna a taccuino, le mie prime partite guardate per intero sono state le finals 2010 con mio padre non potendo mai aprire bocca, ai tempi non esisteva my Sky che potevi fermare le partite quando volevi. Sono cresciuto da allora sempre mantenendo vive le mie due più grandi fedi, Federico Buffa e "the king" LeBron James.

 

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