NBA: Portland Trail Blazers at San Antonio Spurs

Ritorno al futuro

Questo non è un articolo…nostalgico. Vero che più passa il tempo e più sono convinto che il tiro da 3 punti sia la “rovina” del basket nel 2019, o almeno lo è per come viene interpretato ed usato. Oggi nulla certifica con un anello al dito che questa esasperazione dei quali gli Houston Rockets sono i massimi alfieri (seguiti come topolini dietro al pifferaio magico da tanti altri) sia LA soluzione, quella appunto vincente.

In effetti i Golden State Warriors che del tiro da 3 punti hanno fatto in questi anni un’arma essenziale del proprio attacco, in confronto agli estremisti texani, sono ancora molto indietro, e per fortuna direi io, e non solo io: anche i propri tifosi che poi d’estate si godono le parate. Quindi il loro corretto mix di tiro dal palleggio (Curry), 1vs1 (Durant), tiro in uscita dai blocchi (Thompson), campo aperto e difesa si è rivelato il miglior cocktail tra tradizione, fondamentali, innovazione.

D’altra parte Steve Kerr non ha mai fatto mistero delle fonti alle quali si è abbeverato, due in particolare che con diverse interpretazioni, ma altrettanta ferma convinzione nei fondamentali del Gioco, non hanno bisogno di presentazioni, ovvero Phil Jackson e Gregg Popovich. Dei vincenti, guarda caso, e nemmeno poco. E c’è chi ancora dice che il suo massimo ispiratore è stato l’ex baffo…

Da qualche parte su queste pagine ho già scritto, in ogni caso, che il tipo di giocatore “alla Steph” è la rovina di tutti i bambini che iniziano a giocare. E la rispiego: se il modello rimanesse un LeBron James, inarrivabile fisicamente, come era inarrivabile MJ o chi volete voi – per un altro dibattito sul G.O.A.T. citofonate qui – non ci sarebbero problemi. Ma se il giocatore rappresentativo degli ultimi 5 anni di pallacanestro nel suo contesto più splendente è un piccoletto, mingherlino, che tira da centrocampo…hey anche io ragazzino, domani in palestra, potrò provarci! Per la disperazione del mio allenatore… E’ provocazione mista a realtà (vista in palestra con i miei occhi), mi auguro abbiate compreso il punto.

Invertire la tendenza

Ora, se i Rockets o chi per essi, con questo “stile di gioco” non vinceranno un anello, questo articolo potrà essere stracciato senza lasciare la minima traccia a disposizione di futuri lettori. Ma se così non sarà, considerando che nei playoffs 2018 il Barba & C. sono arrivati ad un infortunio di CP3 dal giocarsi le Finals, allora una soluzione va trovata. La tendenza va invertita.

Siccome anche il basket non fa eccezione alla regola della natura dei cicli e ricicli, qualcosa deve tornare – senza l’alone di nostalgia di cui sopra – per riprendere il possesso di ciò che gli appartiene. E il basket appartiene al così detto “in-between game”. Quel meraviglioso mondo, per citare il Buffa, che esiste (esisterebbe…) tra i 3 e i 6 metri, o oggi possiamo dirlo: tra i 2 e i 7 metri dal canestro.

Abbiamo parlato di attacco, fino ad ora, ma come sappiamo è la difesa che vince i campionati. Perciò sarà la difesa a doversi nuovamente adattare. Nel 2019 tutte le squadre NBA, al di là di concetti e regole su come gestire un pick’n'roll, che è il pane quotidiano di tutti, allenatori e giocatori, hanno essenzialmente due cose delle quali preoccuparsi: il tiro da 3, come detto, e la difesa del ferro. Tanto gli avversari questo fanno: prima o poi, entro lo scadere dei 24″, tirano da 3 o penetrano fino a canestro. Il tiro può essere costruito da una buona circolazione di palla, che “batta” le rotazioni difensive e i close-out, e prevalentemente le incursioni “to the rack” avvengono in palleggio, magari portando a casa anche il libero supplementare (soprattutto se ti chiami Harden…).

Pochi arrivano al ferro o al tiro dalla distanza in modo diverso: Celtics sicuramente, Raptors da quest’anno, e guarda caso i Warriors.

In the middle of nowhere

In questa fantastica e ormai leggendaria area tra linea dei 3 punti e “smile” sottocanestro può rinascere la pallacanestro. Costringere le difese a cambiare i concetti ormai assimilati, le abitudini sopra elencate, costringendole a tornare a pressare un portatore di palla (le point-guards sono ormai estinte) per impedirgli di trovare l’uomo libero all’interno di questa zona, inseguire un tiratore sui blocchi, raddoppiare o meno il post-basso non solo per impedire che riapra fuori per un tiratore, ma per accertarsi che da lì non venga “generato attacco”…tutto questo potrebbe inserire i dovuti granelli di sabbia nel meccanismo perverso che ha omologato e appiattito le partite NBA, e non solo NBA.

Chi lo capirà per primo, invece di inseguire le utopie d’antoniane come pecoroni, probabilmente avrà una chance in più di spodestare dal trono i Warriors. Questo facendo una fotografia dell’NBA attuale, perchè poi magari le logiche di mercato, salary-cap ecc. aiuteranno Golden State a smantellarsi e a spodestarsi da soli. Non possiamo saperlo oggi.

Quello che sappiamo è che in alcune partite – ad esempio di Portland – s’è visto un giocatore dai buonissimi fondamentali, e che sarebbe stato a questi livelli anche nelle decadi precedenti, come CJ McCollum, prendersi ripetutamente degli arresti-e-tiro dal gomito praticamente indisturbato. Si dice che questi non siano “tiri pregiati”, una definizione del…cavolo, passatemela. I tiri pregiati sono quelli che vanno dentro. E se per segnare, indisturbato, ad un McCollum qualsiasi vengono bene i tiri dai 5-6 metri…perchè non prenderseli con sempre più costanza? Arrivasse al ferro, data anche la statura, non sempre troverebbe i 2 punti. Dal gomito sì. E allora?

D’altra parte…

…non stiamo assistendo semplicemente ad un’evoluzione dei giocatori? Certo che sì. Il basket NBA è sempre più spesso giocato da quintetti di giocatori tutti uguali, alti uguali, che possono fare un po’ tutto in attacco (almeno le due cose fondamentali di oggi: tiro da 3 e attaccare il ferro, scusate la necessaria ripetizione) e cambiare su tutti in difesa. Ma cambiare è anche difendere? Perchè in automatico avviene questo, ovvero l’antidoto generico ai pick’n'roll che per almeno 20 anni hanno dettato legge nella Lega.

Oggi il pick’n'roll è solo una “prassi” per dare vita all’attacco, da lì non ci tiri fuori più niente. Non un cambio a tuo favore, un mismatch o altro. Tanto tutti cambiano e tutti possono cambiare e fare perlomeno finta di difendere. Accompagnare il giocatore al ferro sperando nell’intervento dell’unico lungo in campo – lungo come pseudo-ruolo, perchè sono tutti lunghi! – o nella velocità poi, una volta innescato il meccanismo degli extra-pass, e capacità di coprire molti metri in poco tempo per il close-out sul tiratore oltre l’arco.

Ribadisco. questa è la tendenza, l’abitudine direi, ormai, che va interrotta, presentando un playbook credibile e degno di questo nome, come se la linea dei 3 punti venisse improvvisamente cancellata: tirare da 7-8-9 metri avrebbe ancora senso senza il punticino in più in palio? Ovviamente no. Let’s do it, NBA Coaches!

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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