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Quando la scienza più…inesatta diventa “Mai dire draft”

Mai dire draft - coverQuesta non è la classica recensione che potete trovare su queste pagine – di libri, DVD o altro legato al basket NBA – ma una via di mezzo tra le mie considerazioni, terminata la lettura (tutta di un fiato, in questo caso) del libro in questione e un Q&A con l’autore del testo stesso.

Davide Moroni è in primis una persona che ha avuto un’idea, l’ha coltivata, e l’ha vista sbocciare. Per farlo ha studiato, si è documentato (oltre a una base di conoscenza che già aveva) e ha realizzato – infine – la sua opera.

“Mai dire draft” è un testo che si sdoppia tra il racconto e quello che può essere a tutti gli effetti un pezzo da collezione che non può mancare nelle nostre librerie cestistiche. Un’enciclopedia di tutto quello (o molto di quello) che il draft NBA ha rappresentato nel decennio 1996-2005.

La prima annata presa in considerazione non arriva a caso: è con Kobe Bryant, e quindi la sua scelta da parte degli Charlotte Hornets, con successivo scambio che lo manda a scrivere la storia del gioco ai Los Angeles Lakers, che parte l’avventura di Davide e la sua passione per il basket in generale e quello NBA nello specifico.

Leggendolo, pagina dopo pagina, il libro ti coinvolge più di quello che magari si penserebbe “riducendolo” ad un annuario, ad una raccolta di dati “freddi”, cosa che “Mai dire draft” non è. Anzi: vero che presumibilmente tutti i giocatori citati (centinaia!) hanno avuto una carriera NBA facilmente inquadrabile, nel bene o nel male, ma per qualcuno uno “steal of the draft” così ribattezzato da Davide, potrebbe invece essersi rivelato un buon giocatore o nulla più.

D’accordo in ogni caso con la stragrande maggioranza dei giudizi dell’autore, è stato divertente in alcuni – pochi – casi trovarsi a dire:”Ma no!” o qualcosa del genere. In questo il libro crea partecipazione in chi lo sta, come il sottoscritto, divorando.

Parallelamente, e visto l’hobby in comune legato allo scrivere di basket NBA, “Mai dire draft” diventerà di certo un volume essenziale e da ripescare dalla libreria (disponibile sia il formato cartaceo che l’ebook) quando necessiteremo di news su questo o quel giocatore, e anche noi come Davide, pensando al libro che poi sarebbe diventato, si chiedeva spesso:”E questo che fine ha fatto?!?”.

Davide, com’è nata l’idea di un libro come “Mai dire draft”?

“Mah, sai, a me hanno sempre affascinato le storie “sfigate”. Per dire, io sono quello che ai Mondiali tifa Senegal, o Giappone. Di conseguenza, da appassionato di NBA, ho sempre privilegiato quei giocatori che, appunto, sembravano dei fenomeni ma per un motivo o per l’altro sparivano nel nulla… Oppure al contrario di quelli che non considerava nessuno ma, con le unghie e con i denti, diventavano campioni. Allo stesso tempo ogni anno, ai tempi di American Superbasket, divoravo le brevi descrizioni dei giocatori scelti al draft, e a un certo punto mi sono chiesto: questi vengono descritti così ora… Ma come si parlerebbe oggi di quelli scelti 10 anni fa? Ho proposto così un articolo del genere proprio ad ASB, ma dopo un interessamento iniziale non mi hanno più risposto. L’idea però mi è rimasta per anni e alla fine mi sono deciso a svilupparla.”

Come mai hai preso in considerazione proprio questo periodo storico dal ’96 al 2005?

“Il periodo va da quando ho iniziato a seguire la NBA (il ’96, con Kobe), a dieci anni più tardi, sia per fare cifra tonda, sia perché non ha molto senso parlare, per esempio, del draft 2012, con giocatori che hanno solo 4-5 anni di carriera sulle spalle.

Si capisce ovviamente che c’è uno studio e una ricerca approfondita dietro alla stesura di un libro di questo genere: seguendo le stesse coordinate pensi di poter invece tornare ancor più indietro nel tempo in un eventuale futuro successore di questo primo volume?

“Direi di no, per tre motivi:
1. Assoluta mancanza di tempo;
2. Non conosco bene il periodo precedente al 1996. Cioè, ovvio che i campioni li conosco, ma più si va indietro negli anni, più aumentano i giocatori che non ho mai sentito nominare (alla fine, appunto, il mio libro parla soprattutto di giocatori “sfigati”);
3. Al di là di questo, più si va indietro e più è difficile reperire informazioni… Banalmente, dei giocatori recenti su YouTube si trova tutto, ma già di quelli della fine degli anni ’90 si trova poco o niente. Magari però, tra dieci anni, scriverò il volume 2006-2015!

Peccato… Aspetteremo allora 10 anni! Invece tra le tantissime storie raccontate ce n’è una che ti piacerebbe approfondire – premessa la cronica mancanza di tempo – qualcuna che meriterebbe a tuo avviso un particolare approfondimento?

Sicuramente quella di Chris Andersen, che meriterebbe un libro a sé. Ma anche quella di Ersan Ilyasova, ma in questo caso il libro sarebbe una spy story!

Vuoi concludere con un messaggio per i nostri lettori?

Grazie mille intanto per l’articolo e ai lettori dico: comprate, leggete e (se vi va) recensite “Mai dire draft”!
Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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