Vlade Divac

Professione Betting

Mi sarebbe piaciuto per questo pezzo un incipit un po’ stereotipato come “Cari miei lettori” o “L’avrete di certo desunto dagli altri miei articoli”, quando poi è sorto il dubbio che pochi abbiano avuto la forza di terminare i  precedenti interventi e difficilmente ora qui a leggere saranno gli stessi, ragion per cui scriverò come se fosse la prima volta.

Il Betting rappresenta per me parecchie cose: è il mio lavoro ufficiale da quando sono entrato nell’organico di una società di scommesse e lo è stato precedentemente, nei bei tempi in cui le prime vacanzine da studente me le sono permesse grazie anche alle notti insonni spese a seguire ogni singolo match NBA, è il collante principale di una serie più o meno raccomandabile di amicizie che oramai sopravvivono da parecchio tempo a grandi distanze ed in certi casi anche forti gap di età, è la mia passione alla quale dedico più tempo e risorse in certi casi a scapito di altro e altri. È quindi qualcosa di veramente serio.

È però una passione collocata in un ambito molto particolare, in certi casi borderline, che sfiora in altri il  patologico; diciamo che se vi presentate dalla nonna e le dite con soddisfazione che grazie all’anello dei Pistons andate in vacanza in Grecia, la reazione che ottenete è di solito un “ossignur” ed un rapido segno della croce con bacio al Gesù sulla collanina. Tanti libri, troppi film, la quasi totalità degli interventi giornalistici che tangono le scommesse anche in modo marginale ha storpiato totalmente quello che è davvero il mondo del betting, soprattutto nel nuovo millennio ed ancora di più in Italia e ha creato delle immagini incredibilmente distanti dalla realtà.

La gente però questo lo ignora, in fondo è semplice, comodo e fornisce a tutti dei validi spunti per battute e freddure l’immagine un po’ losca un po’ tragicomica legata alle scommesse che piace tanto tenere viva e la cosa si può giustificare perché per arrivare davvero a capire l’ambiente hai bisogno di una guida preparata e abile, difficilissima da trovarsi.

Il giocatore normale è quasi sempre uno schiantato, con quoziente intellettivo sottozero, di solito anche sfigato nella vita, mentre lo scommettitore vincente è un mezzo bandito, ammanicato con clan mafiosi che regolano le partite, se si potesse farne l’identikit il risultato ricorderebbe Vlade Divac appena sveglio prima del catino di caffè e senza nessuna crema per le occhiaie.

Non voglio santificare chi gioca e far finta che, soprattutto da noi, non ci sia nessuno che ha sfruttato in maniera scorretta le innumerevoli possibilità di guadagno legate alle scommesse, purtroppo noi Italiani vantiamo in tanti sport se non il primato di sicuro una posizione di top 3 per quanto riguarda la presenza in truffe, combine, arrangiamenti di risultati e mancanza di etica, ma, fidatevi, il 90% di tutto quello sentite e leggete sui canali classici di informazione legato all’azzardo sono affermazioni faziose ed estremamente superficiali.

Devo però fare una distinzione: chi viene a sapere come andrà a finire una partita perché è già scritto il suo copione e va in sala a giocarsi la truffa non è uno scommettitore, anche se di mestiere fa solo quello. È, appunto, un truffatore.

Quello che non emerge MAI in nessun articolo, nessun servizio in nessun TG, direi anche mai nell’informazione generalista in internet, è che ci sono in Italia e nel mondo delle persone normali che, dimostrando intelligenza e duttilità decisamente superiori alla media, son riuscite a maneggiare senza guanti una pietra rovente come quella del betting, trasformando un approccio che necessariamente in un primo tempo è ludico in qualcosa di professionale e redditizio sul lungo termine.

Non tutti l’hanno fatto seguendo la stessa strada, diciamo che il giocatore che vuole vivere di betting deve essere sempre disposto a rimettere in discussione il metodo che fino al giorno prima era assolutamente vincente perché le condizioni esterne glielo impongono, con fare camaleontico e sfruttando i vantaggio che il momento storico gli fornisce.

Principalmente si possono dividere i giocatori professionisti in 2 grandi scuole, diametralmente opposte per la volontà di rischiare e di far valere la propria bravura tecnica, ma che poi a volte si incrociano e danno vita anche a figure intermedie che prendono spunti dall’una e dall’altra categoria.

Spesso però giocatori dallo stile diverso si alleano, offrendo spunti l’uno all’altro in modo da capitalizzare al massimo le proprie competenze, alleati nella sfida eterna contro il banco.

Noi, che non siamo prof, cosa dobbiamo fare: trarre il meglio da ciascun di questi stili di gioco e, nel nostro piccolo, cercare il più possibile di imitarlo.

La meno affascinate di queste fazioni è quella composta dai cosiddetti Arbitri.

Li definiamo così perché il loro modo di guadagnarsi la pagnotta è quello di arbitrare le quote in modo tale da avere un vantaggio matematico qualsiasi sia l’esito dell’incontro. Il loro è un lavoro certosino alla ricerca prima di tutto di una quota che nel palinsesto mondiale è in calo. Non ho usato casualmente il termine “quota” e non uno riferito all’evento sportivo perché per chi fa questo genere di mestiere l’importante è solo il movimento, non la perizia tecnica del match. Potrebbe essere Calcio, Basket, Tennis, Pelota Basca o Tiro alla fune, quello che conta è che la quota cali. E a loro il motivo non interessa.

Le quote si spostano a volte per motivazioni serie come infortuni, defezioni, stato di forma altre solo per suggestione popolare, spessissimo senza nessuna reale indicazione su quale sarà l’esito del match.

Una volta scovato il calo, frugano poi nel loro infinito paniere i book intestati a loro stessi ma anche ad amici e familiari (il loro stile di gioco è odiato dal banco, che limita i loro importi scommettibili consentendogli di giocare pochi euro e per questo gli arbitri utilizzano i prestanome per avere di nuovo dei conti a stake pieno) e cercano un sito dove quella quota in calo resiste invariata. Si scatena poi una lotta paragonabile a quella degli sciacalli intorno ad un cadavere nella savana ed il loro obbiettivo è quello di giocare il più possibile su quella scommessa. In sostanza si fermano solo quando il book (o i book) fuori mercato hanno tutti adeguato la loro offerta a quella mondiale … e poi si coprono, sempre cercando la quota migliore, l’esito opposto.

Quindi se prima hanno giocato Miami contro gli Spurs quando Popovich tiene a riposo tutti i titolari, poi, pur avendo una quota bellissima in mano non si fidano (dato che spesso poi non hanno competenza alcuna dello sport che puntano) e corrono a giocare San Antonio per garantirsi in ogni caso una vincita o perlomeno per giocare senza rischiare nulla.

Si tratta a tutti gli effetti di una pura speculazione sullo stampo di quella borsistica senza nessun valore aggiunto a livello tecnico, per questo l’ho definita meno affascinante rispetto all’immaginario collettivo dello scommettitore, senza nemmeno la predisposizione al rischio, dato che l’arbitro vive di piccole casse, di mattoncini accumulati ogni giorno senza mai fare “colpacci” ma senza mai rischiare un copeco.

Cosa possiamo noi apprendere dagli arbitri? Primo che per essere forti e vincenti nel lungo periodo non dobbiamo cercare di sbancare ma di trovare il modo di vincere con costanza e metodo e poi che l’indagine sulla quota è elemento decisivo, dato che un semplice 0,1% può cambiare il nostro margine di profitto in modo considerevole.

Sui social, nuovo mezzo di trasmissione di sedicenti Maestri Do Nascimiento delle scommesse, a volte si sentono nominare i Market Moves, ovvero i cali di quota. Vorrei aiutarvi nel capire che il calo di per sé non da nessun vantaggio a chi scommette, ma, premettendo la sensatezza delle motivazioni che spingono una quota a scendere, il vantaggio sta solo a giocare la quota disallineata.

La seconda categoria invece è quella dei giocatori di perizia, ovvero di quelli che cercano di giocare solo eventi nei quali vedono un vantaggio sulla base di motivazioni tecniche.

Badate bene, se è vero che al contrario degli arbitri i periziatori sono più consapevoli di quello che giocano, anche questa seconda schiera affida ogni sua scommessa sì alla competenza sportiva ma sempre accompagnata alla valutazione della quota.

Il loro approccio è di solito circoscritto a determinati sport/campionati. Non si può difatti pensare di essere competenti in tutte le discipline e anche all’interno dei singoli sport vanno fatte doverose distinzioni. Amare e capire di NBA non significa assolutamente essere vincenti anche sull’Eurolega o sulla Silver Italiana.

A inizio settimana studiano il palinsesto e scrivono le loro quote ed i loro handicap. Poi aspettano l’uscita dei book e confrontando le loro idee con quelle espresse dalle quote di mercato fanno le loro giocate.

Dopo anni di esperienza si conosce il mercato e si sa quando e dove piazzare. Il vero prof non ha fretta di puntare quando sa che qualche allibratore non ancora schierato sul mercato potrebbe battere la concorrenza come offerta, quindi aspetta.

In fin dei conti se il periziatore è bravo ed il mercato sensato (condizione non sempre vera) spesso si troverà a giocare le stesse partite dell’arbitro, ma con motivazioni differenti. Se l’arbitro “attende” il calo, il giocatore di perizia lo crea giocando per primo quelle quote che poi saranno destinate a scendere.

In casi particolari anche il periziatore si copre, magari solo parzialmente, per migliorare la quota.

Questa operazione di ripartizione dello stake ve la spiego con un esempio:

  • Gioco  100 euro su Golden State dopo aver appreso che Igoudala rientra in quintetto contro i Raptors a 2
  • La quota dei Warriors scende fino a 1,6 e di conseguenza quella degli avversari va a 2,5
  • Gioco 20 euro su Toronto a 2,5

La mia situazione è questa:

  • Se vincono i Warriors io incasso 100 euro di vincita netta della prima scommessa e ne perdo 20: +80
  • Se vincono i Raptors io perdo 100 euro della prima scommessa ma incasso 30 della “copertura”:-70

Quindi sono : +80/-70, e mi sono costruito una quota ancora più alta rispetto a quella iniziale, portandola circa a 2,15. Per fare questa operazione ho rinunciato a 20 euro di vincita potenziale,  difatti vinco 80 e non 100, ma lo faccio rischiando 30 euro in meno.

In questo caso avevo una buona idea sul match, ho giocato un’ottima quota e conoscendo bene il mercato e gestendo con professionalità lo stake ho addirittura tratto un ulteriore vantaggio.

In linea di massima il periziatore tende ad accettare i rischi del mestiere e si rifà maggiormente ai cliché sugli scommettitori, magari con qualche superstizione e rito scaramantico, dato che per definizione non è mai sicuro della propria resa, avendo come unico punto fermo solo la sua competenza.

È quindi disposto mentalmente a passare dei periodi non troppo felici, quando in sostanza gli gira male, ma se invece le cose vanno bene cammina sulla nuvole e parla con gli angeli, costruendosi un feeling con la materia davvero incredibile.

Da loro cosa dobbiamo imparare? Che prima di tutto per vincere dobbiamo essere esperti di quello che giochiamo. Dobbiamo conoscere formazioni, stile di gioco, situazioni in classifica e di infortuni, ciascuna sfaccettatura immaginabile dello sport che vogliamo puntare.

Non c’è spazio per giocate inventate last minute a sensazione, ma ogni euro investito deve essere il frutto di studio e perizia.

Quindi ragazzi, toglietevi dalla testa quelle scene di Febbre da Cavallo o della Stangata, chi vive di gioco oggi lo fa davanti ad un monitor di pc, spesso anche due, con 10 pagine internet aperte per scovare cali e informazioni, con una serie infinita di conti per prendere la quota migliore e con tanto tanto tempo da investire.

Vi lascio solo con un numero, che è l’inizio del CountDown: -14!

Luca Fontana

Luca Fontana

Luca Fontana, 32 anni, di Milano, da circa 10 anni cerco di far accoppiare il mio grande amore per lo sport , NBA e Tennis in primis , e la mia cara passione per le scommesse sportive nella speranza di venire premiato dalla buonasorte e di sbancare i bookmaker. Dal 2008 lavoro nel settore del gioco d'azzardo in Italia. Tendenzialmente non dormo mai, guardo tutte le partite che riesco e di solito con il biglietto in mano.

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