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Preview Central Division: Via Libera!!!

Via Libera recita il titolo e come potrebbe essere altrimenti. Dopo quattro anni di sottomissione alla corte di sua maestà LeBron James, la Central Division è diventata terra di conquista e la caccia a quel posto di rilievo rimasto vacante sembra poter essere serrata e piuttosto interessante. La continua crescita dei Bucks, l’exploit della scorsa stagione dei Pacers e la voglia di rivincita dei Pistons sono gli ingredienti perfetti per un mix di talento e voglia di emergere necessari ad attaccare le mura del fortino dei Cavs post LeBron e ad insaporire il tutto ci pensano la stravaganza e l’imprevedibilità dei Bulls che, seppur partendo un gradino sotto tutte le altre, sono pronti a rompere le uova nel paniere alle altre pretendenti. Andiamo ad analizzare franchigia per franchigia cosa ci si può aspettare dalla Central Division partendo dal presupposto che, per gli addetti ai lavori, il titolo di campioni della Divison porterà in dote come massimo risultato il quarto posto nella griglia Playoffs della Eastern Conference dietro alle tre superpotenze della Atlantic Division.

CLEVELAND CAVALIERS: SHOW MUST GO ON

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I campioni in carica della Central Division e della Eastern Conference si presentano ai nastri di partenza della nuova stagione con il roster “quasi” inalterato rispetto a quello che, da Febbraio in poi, è riuscito ad approdare alle Finals 2018. Ecco, in quel “quasi” è però racchiusa tutta la sostanza della squadra dell’Ohio. Il figliol prodigo ha di nuovo abbandonato la casa in cui è cresciuto e nella quale è stato riaccolto dopo la “Decison” del 2011 e i vinaccio e oro si ritrovano ad affrontare per il secondo anno di fila l’abbandono di una prima scelta assoluta. Se però la stagione 2017/2018 ha prodotto il medesimo risultato di quella immediatamente precedente, nonostante la trade che ha portato Kyrie Irving a vestire la maglia dei Celtics, l’approdo in gialloviola di LeBron si preannuncia molto più impattante. I ragazzi di Coach Lue non si trovano più nella posizione di assoluto dominio come quando a far da salvagente c’era l’onnipotenza cestistica del nativo di Akron e lo spirito di squadra dovrà sopperire a questa assenza un tantino debilitante. Come possono questi Cavs restare a galla nella Eastern Conference 2018/2019? Il gruppo è solido e formato da campioni affermati dotati di un bagaglio di esperienza ad alti livelli che già di per se non li relega in fondo alla griglia delle pretendenti ad un posto nella Post Season. Insomma, non siamo di fronte al nulla totale rimasto a Cleveland dopo il trasferimento di James in Florida nel 2011. Frequentatori assidui delle Finals come Kevin Love, JR Smith (se rimarrà lucido, cosa tutta da valutare) e Tristan Thompson, supportati da navigati mestieranti della Lega del livello di George Hill e Kyle Korver, sembrano possano garantire perlomeno la lotta per uno degli otto posti disponibili a giocare anche dopo la metà del mese di Aprile. A questo va aggiunto che la voragine tecnica lasciata vuota dal numero 23 permetterà a Clarkson, Hood e Nance Jr. di assumersi responsabilità maggiori in un contesto privo della tensione generata dalla presenza “ingombrante” del miglior giocatore di basket dell’intero pianeta. Anche al Draft non è andata malissimo. Alla numero otto del Draft di Brooklyn  i Cavs si sono assicurati le prestazioni di Collin Sexton, point guard proveniente da Alabama a cui non fa difetto la personalità. Il rookie dei Cavs sembra essere sbarcato nel contesto perfetto per crescere senza subire i danni di una pressione esagerata gravante su una franchigia obbligata a vincere e la mole di esperienza di cui sono provvisti  la maggior parte dei compagni di squadra potrà tornare utile nel corso della sua evoluzione.

Go to Guy: Kevin Love è il principale indiziato ad accollarsi la leadership tecnica della squadra e i tifosi dei Cavs sperano che l’ex Timberwolves, libero dai patemi d’animo che lo hanno colpito nella scorsa stagione, possa sciogliersi e tornare a sfruttare un numero di possessi molto più ampio come accadeva nel Minnesota dove la doppia doppia era una pura formalità.

Proiezione: se la franchigia si fosse trasferita assieme a LeBron nella Western Conference non esiterei a dare per spacciati i Cavs, consigliando loro di procedere con un tanking sregolato. Ma per loro fortuna competono ancora sulla sponda Atlantica della NBA nella quale un posto ai Playoffs sembra garantito, seppur ci siano almeno cinque squadre  in grado di produrre nella Regular Season un record migliore del loro. Sesto posto.

Quintetto: Hill, Smith, Hood, Love, Thompson

CHICAGO BULLS: IL SEGRETO PER CRESCERE E’ CONFRONTARSI

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L’obiettivo principale dei ragazzi della Wind City sarà quello di migliorare il record dell’anno scorso che ha visto affiancare al nome della squadra di Hoiberg solo 27 W, attestandosi al terzultimo posto di una Eastern Conference non proprio irreprensibile. La stagione passata ha messo in luce tutto il talento di Lauri Markkanen e l’addio a stagione in corso di Nikola Mirotic, approdato alla corte di Anthony Davis, ha dato un taglio netto al passato recente della vecchia guardia chicagoana lasciando ai tifosi dei Bulls una squadra giovane e talentuosa.  Non sarà di sicuro questo l’anno dell’esplosione, ma servirà tempo per permettere a Dunn, LaVine, e Portis di mettere in serbatoio l’esperienza necessaria per poter dire la loro in questa Lega, con il “vecchio” Robin Lopez a far da chioccia e a lottare sotto i tabelloni. Una stagione intera trascorsa a confrontarsi con le superpotenze della Lega non potrà che essere utile. Sul fronte dei nuovi arrivi lo United Center è pronto ad accogliere a braccia aperte lo sfortunatissimo Jabari Parker. L’ex ala di Duke e dei Bucks viene da stagioni travagliate a causa di un ginocchio sinistro che gli ha impedito di sfruttare tutto il suo potenziale. I numeri ci sono e la capacità di mettere punti a referto è innata. Se il fisico terrà e se dovesse riuscire a stringere qualche vite nella metà campo difensiva, il buon Jabari potrà levarsi tante soddisfazioni all’interno di una squadra nella quale non sarà soffocato da presenze ingombranti in grado di attirare possessi come accadeva nel Winsconsin. Anche il Draft ha regalato sorrisi alla franchigia di Chicago. Presentatosi al Barkley Center titolare della scelta numero sette, Forman ha deciso di dare una chance a Wendell Carter Jr. Il compagno di reparto all’Università del più affermato Marvin Bagley accasatosi ai Kings, è approdato nel posto giusto, in una squadra senza velleità di vittoria ma con l’aspirazione di crescere e concedere spago al talento dei ragazzi sotto contratto. Il lungo ex Duke ha tutte le carte in regola per ricoprire un ruolo di rilievo nell’Illinois nel prossimo futuro, ma servirà la severa scuola delle lotte sotto i tabelloni NBA per acquisire la malizia e la fisicità necessarie a permettere, ad una testa che pensa basket in maniera naturale, di emergere e ritagliarsi spazio.

Go to Guy:  con i suoi 15,7 punti di media e i 7,5 rimbalzi a partita fatti registrare nella stagione da rookie, sarà Lauri Markkanen l’asso nella manica di questi Bulls. Lo so, fa effetto dire che un Finlandese svolgerà il ruolo di primo violino nell’orchestra di una squadra NBA ma si diceva così anche di un tedesco proveniente da Wurzburg e sappiamo tutti come è andata a finire.

Proiezione: come detto in precedenza l’obiettivo dei Bulls è quello di migliorare il record della passata stagione ma nulla di più. Sono spiacente per gli amici tifosi di Chicago ma anche quest’anno la Post Season la si dovrà ammirare comodamente seduti sul divano. Dodicesimo posto

Quintetto: Dunn, Lavine, Parker, Markkanen, Lopez.

DETROIT PISTONS: MOTORI AL MASSIMO

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Se nella Eastern Conference c’è una squadra delusa e furiosa (con se stessa) per come è andata a finire la scorsa rincorsa ai Playoffs, quelli sono di certo i Pistons. La franchigia di MoTown non era certo pronta ad andare in ferie ad Aprile, soprattutto dopo aver acquisito nel proprio roster un All Star di tutto rispetto come Blake Griffin. La prima testa a saltare è stata quella di Coach Stan Van Gundy e la proprietà di Detroit ha deciso di affidare la guida della squadra ad un allenatore in grado, nelle ultime stagioni, di disputare delle Regular Season impetuose. Il COY della passata stagione alla guida dei Raptors, Dwane Casey, sembra possa  essere l’uomo giusto per riconsegnare ad una piazza importante come quella di Detroit, la lotta forsennata tipica della Post Season, ma se gli eredi dei Bad Boys vorranno tornare a disputare partite importanti a primavera inoltrata, dovranno spingere il loro motore al massimo dei giri fin da subito per non perdere terreno in una Conference che, dal terzo posto in giù, si preannuncia molto equilibrata. La squadra è indiscutibilmente di valore. Reggie Jackson in cabina di regia, sperando possa disputare più delle 45 partite giocate l’anno scorso, ha la fame giusta per tornare ai livelli post trade che l’ha visto abbandonare OKC e con Griffin e Drummond è in grado di creare un trittico offensivo che in pochi possono vantare in questa Eastern Conference. È proprio il Front court dei Pistons l’arma da sfruttare. L’ex Clippers e il centro numero zero sono i punti di forza di una squadra solida alla quale in estate si sono aggregati due giocatori navigati e dotati di un bagaglio di esperienza che potrà tornare utile nei momenti critici. Infatti Zaza Pachulia e Josè Calderon sono pronti a subentrare per far rifiatare i titolari e mantenere alta la tensione alla Little Caesars Arena nella quale i tifosi sperano di respirare di nuovo l’atmosfera surriscaldata e focosa dei tempi migliori.

Go to Guy: nonostante l’arrivo di Griffin credo che sia Andre Drummond il punto nevralgico della squadra dei Pistons. Capace di accatastare numeri importanti in punti e rimbalzi, il centro di Detroit è atteso ad una stagione da assoluto protagonista e dalla sua settima stagione nella Lega ci si aspetta un upgrade in termini di maturità per evitare i vertiginosi sali scendi che spesso si sono rivelati fatali per la squadra.

Proiezione: un’altra esclusione dai Playoffs sarebbe un colpo troppo duro da digerire per i tfosi di Detroit. I Pistons hanno l’obbligo e il dovere morale di regalare alla città la Post Seaon nella quale, vista l’imprevedibilità della Conference, se si fa eccezione per il preannunciato dominio bostoniano, ci si potrebbe togliere anche qualche soddisfazione. Settimo Posto.

Quintetto: Jackson, Bullock, Johnson, Griffin, Drummond

INDIANA PACERS: CHI SI FERMA E’ PERDUTO

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Alzi la mano chi, all’alba della stagione 2017/2018, complice l’addio di PG13, si aspettava i Pacers ai Playoffs con un record molto vicino a quello dei pluri titolati Cleveland Cavaliers. Alzi la mano ora chi non si attende dai Pacers una stagione simile a quella appena trascorsa. Vietato fermarsi.  L’exploit della scorsa stagione, se da un lato ha regalato sorrisi ed ha evocato piacevoli ricordi ad uno stato intero che trasuda basket, dall’altro potrebbe avere alzato l’asticella della pressione e delle attese troppo in alto per una squadra che, tutto sommato, ha ancora bisogno di maturare. Il quintetto, promosso a pieni voti, partirà con l’intenzione di dimostrare che i risultati ottenuti l’anno scorso sono stati tutt’altro che casuali e Victor Oladipo dovrà dimostrare al mondo intero di aver raggiunto quell’equilibrio che potrebbe relegarlo nell’Olimpo dell’intera Lega. Il MIP del 2018 ha dato saggio delle sue potenzialità rimaste inespresse all’ombra di Russell Westbrook nella sua parentesi ai Thunder. La capacità di trainare i compagni di squadra riuscendo a competere fino alla fine contro LeBron James nel primo turno degli scorsi Playoffs,  è stata emblematica e i fidi scudieri Collison, Young, Bogdanovic e Turner sono pronti a farsi guidare ancora dalla loro stella. Ad incrementare le potenzialità offensive dei Pacers ci ha pensato il mercato. La dirigenza dei Pacers ha regalato a coach McMillan una variabile impazzita come Tyreke Evans in grado di scombinare le partite in pochi minuti grazie al talento sconfinato che si porta a spasso e il secondo quintetto da lui capitanato con Sabonis, Joseph e i nuovi arrivati McDermott e O’Quinn ha tutte le carte in regola per dare continuità al lavoro dello starting lineup. Per quel che riguarda il Draft i Pacers si sono affidati ad un “fratello d’arte”. Con la 23esima scelta Indiana ha deciso di dar fiducia ad Aaron Holiday, fratello di Jrue e Justin e la point guard proveniente da UCLA, piccolo e leggero, potrà godere del sostegno di due veternai come Darren Collison e Cory Joseph per maturare senza fretta e progredire sulla falsa riga di ciò che ha mostrato nell’ultimo anno di College Basket.

Go to Guy:  sarò ripetitivo ma questa squadra ha un padrone e questo padrone ha un nome (in realtà ne avrebbe altri due semi impronunciabili)e un cognome ben preciso: Victor Oladipo. Si vede che l’Indiana è l’ambiente perfetto per il figlio del Maryland. Come ai tempi degli Hoosiers, il numero 4 in maglia giallo blu ha espresso il suo miglior basket non appena è riapprodato nell’Indiana e da lui d’ora in avanti ci aspetta una crescita vertiginosa.

Proiezione: cosa è lecito aspettarsi da questi Pacers? Il risultato minimo atteso è il raggiungimento della Post Season mentre il massimo desiderabile sarebbe riuscire ad ottenere un piazzamento in grado di garantire il vantaggio del fattore campo almeno al primo turno. La mia previsione  sta nel mezzo: Playoffs facili ma non nelle prime quattro posizioni. Quinto Posto.

Quintetto: Collison, Oladipo, Bogdanovich, Young, Turner

MILUWAKEE BUCKS: ALL IN WITH THE GREEK FREEK

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Eccoci arrivati all’unica squadra di tutta la Conference che dispone della carta in grado di scombinare i piani delle tre potenze dell’Atlantic Division accreditate da tutti a dominare la EC. Con la partenza di LeBron James, The Greek Freak Giannis Antetokounmpo è pronto ad accollarsi sulle sue possenti spalle il peso di essere riconosciuto come il giocatore di riferimento dell’intera costa Atlantica. Se vorrà guadagnarsi il titolo di erede del RE, non solo dovrà compiere un passo in avanti nell’evoluzione già piuttosto avanzata del suo gioco ma dovrà essere in grado di trainare dietro di se l’intero roster dei Bucks permettendo ai compagni di squadra di fare quel salto di qualità in grado di far diventare le eterne illusioni in solide realtà. Ormai i tempi sono maturi. Nelle stagioni passate i Bucks hanno dapprima attirato l’attenzione e poi confermato il loro progresso salvo arrestare la loro corsa verso la gloria all’esame decisivo nei Palyoffs scorsi dove i professori di Boston, seppur supplenti, hanno imposto un severo stop. Deve essere questa la stagione della consacrazione definitiva dei cervi del Wisconsin e deve essere questa la stagione nella quale provare a competere per raggiungere un risultato di altissimo livello. Il coach è di quelli importanti, con un pedigree rispettabilissimo forte della scuola Popovichiana e delle esperienze alla guida degli Hawks. Coach Bud potrà contare su un gruppo collaudato nel quale oltre a Giannis godrà delle capacità balistiche di Khris Middleton e nell’imprevedibilità (si spera positiva) di Eric Bledsoe. Il mercato ha colmato alcune lacune soprattutto per quel che riguarda la posizione di centro. Brook Lopez, dall’alto della sua esperienza, sarà un fattore offensivo importante e dalla panchina il turco(?) Ilyasova, rigenerato dall’ottima stagione appena trascorsa ai Sixers, potrà garantire punti e rimbalzi all’interno di una squadra che soffre sotto i tabelloni. Solitamente se il Draft ti concede di acquisire il MOP delle ultime Final Four non puoi che ritenerti soddisfatto, ma l’italo-americano Donte di Vincenzo è un incognita a livello Pro che i Bucks sperano di scoprire piacevole e fruttuosa. Di certo Donte è abituato alla pressione avendo disputato e vinto due delle ultime tre Final Four NCAA, ma solo il tempo sarà in grado di dimostrare se cotanta carriera universitaria possa trovare seguito ad un livello più alto e più difficoltoso.

Go to Guy: c’è bisogno di scriverlo? Io direi di non ma se tra i lettori ci dovesse essere uno che si approccia al mondo NBA per la prima volta allora gli segnalerei un greco anomalo con la numero 34 sulle spalle.

Proiezione: ho scritto nell’analisi di sopra in modo chiaro quello che mi aspetto dai Bucks. È ora di spiccare definitivamente il volo e un risultato al di sotto delle prime quattro posizioni della Eastern Conference sarebbe deludente. Terzo Posto.

Quintetto: Bledsoe, Brogdon, Middleton, Antetoukumpo, Lopez.

Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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