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Playoffs 2018: Rockets – Timberwolves

Houston Rockets (65-17) vs Minnesota Timberwolves (47-35)

Grandi aspettative: come soddisfarle e come disattenderle. Le due squadre che andiamo ad analizzare e che già sono state protagoniste del primo episodio della serie sono agli antipodi dello stesso arcobaleno: i razzi texani hanno spazzato ogni dubbio che potesse aver luogo rispetto alla coesistenza di Chris Paul e James Harden, nonchè la solidità di Mike D’Antoni che, ricordiamolo, in questa esperienza è senza il fratello Dan, piuttosto funzionale nei suoi successi passasti; Minnesota, al di là del record, ha deluso quanti volevano vedere una squadra dura, tosta, insomma alla “Thibodeau”. Vero è che hanno rinunciato ad un Lauri Markkanen domani per avere un Jimmy Butler oggi, per poi quest’ultimo, però, mancare nella fase calda della stagione per infortunio, detto questo però di difesa (ovvero il marchio di fabbrica dell’allenatore) se n’è vista poca se non niente. Allo stesso tempo, tuttavia, alcuni elementi hanno trovato più sinergia di altri in seno al (nuovo) gruppo, uno su tutti Taj Gibson (ma anche il vecchio Jamal Crawford non scherza), da loro potrebbe partire la “scintilla” per mettere in discussione non l’esito della serie, quanto mai scontato, ma una singola partita si. Rockets invece chiamati ad una prova di maturità: non è qui e nemmeno nel turno successivo che ci si aspettano grosse difficoltà.

SEASON SERIES

Eloquente e che rimanda ad un possibile esito finale delle tenzone: 4 a 0. Gli scarti nelle vittorie altrettanto chiari: 18, 18, 18 e 9 nell’ultimo incrocio occorso.

COME CI ARRIVANO

Houston con la consapevolezza di chi conosce i propri mezzi e si amministra (vedi sconfitte con Spurs e Kings tra le ultime uscite in r/s) per dare il meglio quando serve: primo posto strameritato e riconosciuto anche da chi vi parla e non riconosce il sistema che cavalcano tra le proprie preferenze. C’è da ammettere che, statisticamente, nel loro essere estremi c’è una logica e le off nights fanno parte del gioco, l’unica possibile incognita è che le giornatacce non puoi pianificarle…capitano e basta. Minnesota non ha nulla da perdere, si è guadagnata la post-stagione con le unghie dopo 13 anni di digiuno, ha profondità e struttura per stare in partita, manca che gli ingranaggi girino a dovere (quasi mai successo quest’anno) e peccano in esperienza a questo livello delle seconde e terze opzioni.

MATCHUP & STATS

Accoppiamento terrificante per Minnie, l’ideale per i favoriti Rockets. Parliamo di squadre che stanno agli antipodi: mentre i Rockets battono ogni record nel tiro da 3 punti gli avversari languono in ultima posizione sia per triple tentate che a segno: se si mettono a fare la ballata di “trading baskets” finisce prima di cominciare, in sintesi. Anche perchè Houston tende a trovare il modo di difendere se messa a proprio agio, nel ritmo che predilige: è sesta infatti sia per punti subiti (103,9) che per defensive rating (106,1) in un pace che è nella norma (13esimi al 97,6). Risulta chiaro che il massiccio uso delle conclusioni da fuori alternate a quelle al ferro fanno si che poi possano concentrare lo sforzo in difesa. Indi per cui bisogna necessariamente che gli sfavoriti facciano valere un antico adagio: i Playoffs non sono la regular season e si va di andamento lento. Non fosse altro che in stagione concedono 111 punti su 100 possessi (27esimi), di contro hanno un insospettabile eccellenza nell’offensive rating (quarti nella Lega a 113,4). Riassunto: diminuire i possessi e per concentrare anche loro lo sforzo in difesa, l’unico modo per affinare il gap, gara 1 docet. Passando ai singoli: per avere una serie è necessario che Jeff Teague inforchi la Delorean di “Doc” (non Rivers) per tornare quello che guidava nel 2014-2015 gli Atlanta Hawks a 60 vittorie. Non è tanto una questione statistica (che comunque recitava 18.6 punti, 7.9 assist e 1.7 rubate), quanto proprio di matchup. Perchè dall’altra parte infatti c’è il miglior CP3 degli ultimi anni (massimi in carriera per: triple tentate-6,5 ed a segno-2,5 per partita, percentuale tiro libero-91,9%, minimi in carriera per assist, palle perse e minuti per partita), in salute (ed anche programmaticamente preservato) entusiasta della sua nuova squadra, ed io aggiungo anche del suo nuovo ruolo: molto più credibile da seconda opzione, molto più pericoloso sia sugli scarichi che in situazione di pick&roll (ai Clippers c’era sempre qualcuno battezzabile, qui tirano da tre anche se gli metti un muro davanti, figuriamoci) Meglio riempirgli le mani in difesa, per quanto possibile.

X-FACTOR

Quello che può mettere in discussione almeno una se non due partite della serie, sponda lupi, sarà A- la resilienza di Jimmy Butler alla sconfitta: non è nuovo a prestazioni in cui carica baracca e burattini nel quarto periodo e la porta a casa, B- La voglia di Karl-Anthony Towns di mettersi idealmente nella mappa dei playoffs con una prestazione trascendente statisticamente e nella sostanza della gara. Per i primi dell’Ovest è un discorso molto più semplice ed “automatico”. Sai cosa ti danno la prima e seconda opzione. Il cast di supporto, particolarmente le seconde linee quali Ryan Anderson, Gerald Green e, quando chiamato in causa, Nenè, va testato per fare arrivare il “sistemone” in temperatura in occasione di un’avversario di altra caratura, quando il tiro o la giocata che non ti aspetti farà la differenza tra una vittoria o una dipartita.usatsi_10540337-e1517018879170

HISTORY SERIES

Non molto diverso lo scenario dell’unico precedente in post-stagione, occorso nell’anno di grazia 1997, rispetto a quello attuale. Le teste di serie erano la 3 per i texani, la 6 per i Wolves, e fu un 3 a 0 netto nei punteggi e nella sostanza: stiamo parlando di Olajuwon-Drexler che con l’aiuto di Charles Barkley andavano alla ricerca della terza finale in quattro anni, poi negata da John Stockton che spezzò il cuore dell’allora Compaq Center nella celeberrima gara 6 delle WCF, contro KG e Stephon Marbury alla prima esperienza nei playoffs. Ah, c’era anche Tom Gugliotta…che tempi…

PRONOSTICO

Tifando per lo spettacolo ci si può augurare in UN colpo gobbo dei lupi, sperare in qualcosa di più mi sembra fuori luogo, più probabile che si vada con lo sweep come da copione ma con tutte le partite della serie tirate fino alla fine o quasi.

Rockets vs T’Wolves 4 – 0

Luigi Pergamo

Luigi Pergamo

34 anni, nasco calciatore e calciofilo fino a che una domenica mattina di fine anni '80, facendo zapping, faccio la conoscenza di Magic e Kareem: le mie giovani certezze vacillano, più tardi cadranno. Da allora la malattia ha un crescendo esponenziale fino al punto in cui devo cominciare a parlarne e, poi, scriverne. Sposato e con un figlio (3 anni e tifa Bucks, boh) quando non lavoro lancio spingardate al ferro in palestra o al playground.

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