joel-embiid-scores-33-on-injury-return-in-philadelphia-76ers-win-over-indiana-pacers-nba-news

Philadelphia 76ers: the end of the process ?

La pazienza è la virtù dei forti dicono, e se per saper tankare serve pazienza allora di certo a Philadelphia non sono secondi nessuno, è dal 2012 che si stanno gettando le fondamenta per il cosiddetto process. Ma se una difesa non è completata fino a che non si prende anche il rimbalzo, siamo sicuri che il process sia terminato al meglio solo per la compresenza di più star? Oppure c’è il rischio che i Sixers abbiano dovuto difendere per un possesso durato per più di cinque anni, per poi lasciarsi scappare il rimbalzo alla fine proprio sul più bello?

Era il 2016 quando Philadelphia decise di affiancare Colangelo al “rivoluzionario” Sam Hinkie dopo aver vinto meno di cinquanta partite in tre anni, una tragedia sportiva per qualsiasi franchigia ma non per Sam, d’altronde si sa che spesso le rivoluzioni le apprezziamo molti anni dopo che sono avvenute.

“Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare”

Questa non è una citazione di Hinkie ma possiamo dedurre che mentre i tifosi Sixers erano disperati, lui stava semplicemente ballando, immaginandosi il futuro. Chiamarla revolution o chiamarlo process poco cambia.

Appena appresa la notizia Hinkie mandò una lettera di dimissioni (di tredici pagine) alla società; come potete immaginare dato il soggetto e la lunghezza del testo, era uno scritto davvero particolare in cui si passava ad alternare concetti quantomeno estrosi che trattavano ad esempio dell’uccello neo zelandese estintosi cinque secoli fa chiamato moa, al fallimento del BlackBerry e altro ancora. Con la squadra e il conseguente process nelle mani di Colangelo siamo arrivati fino al giugno scorso, nel momento caldo della stagione è scoppiato il famoso scandalo dei tweet che portò alla conseguente (giusta o ingiusta che sia) decisione dei Sixers di chiuderei i rapporti con Colangelo, proprio sul più bello.

Dopo le prime apparizioni ai playoffs di Embiid e Simmons, usciti non illesi e quindi rafforzati dalla loro esperienza (sono le sconfitte a forgiare i campioni), con un nucleo giovane ma non più vergine dei palcoscenici importanti e non solo, anche uno spazio salariale eccellente, prontissimi in prima linea per firmare uno dei tanti big nell’estate 2018; l’unico problema è l’assenza di un GM, ma alla fine non importa, chi non vorrebbe giocare con Embiid e Simmons, vero LeBron? Paul? Kevin?

Tobias Harris,Evan Fournier

In estate non arriva nessuno, ma il process è ancora in atto, al suo apice di tutta la rivoluzione, squadra giovane, forgiata, intatto il nucleo principale (peccato solo per la perdita del turco e l’italiano) e un nuovo General Manager che conosce così bene l’ambiente come Elton Brand.

Complice un inizio di stagione non troppo brillante, l’impazienza di un nuovo GM, la sfortuna (gli infortuni, il caso Fultz o la tempistica dello scandalo Twitter ad esempio), il non aver firmato nessun free agent di livello, una Eastern Conference abbordabile come non mai, insomma tanti, forse troppi fattori hanno causato la fine prematura del processo, se sarà lieta o meno solo il tempo ce lo dirà, di sicuro sono convinto che in questo periodo Sam Hinkie si stia mangiando un pochino le mani..

In questa stagione Brand ha deciso di passare da modalità process a quella win now, con una bella ancora di salvataggio ovvero quella di aver scelto star da contratti brevi, se dovesse andare male questa stagione, basta che il buon Elton getti l’ancora, che implicherebbe però una sconfitta, sconfitta di una partita che dura dal 2012 e una gestione degli ultimi possessi un pochino affrettata. Da un lato vediamo uno starting five che a nomi è secondo solo ad un altro, di cui non spreco parole a menzionarlo, dall’altra potevamo notare una squadra di giovani, promettente e completamente smantellata non solo di giocatori ma anche di scelte, e privata anche di tempo perché adesso a Philadelphia si deve giocare con il fardello di avere un notevole senso d’urgenza.

Jimmy Butler e Tobias Harris sono indubbiamente due grandissimi giocatori, ma è altrettanto palese come il loro gioco alla base non si sposi al meglio con quello delle altre due stelle, in metà stagione sarà dura trovare un equilibrio e un’intesa tale da poter arrivare fino alle finali; sicuramente abbiamo davanti una squadra più forte di inizio anno, ma con molto meno tempo per vincere, perché il tempo per prendere decisioni definitive è dietro l’angolo, quindi aumenta la pressione che potrebbe schiacciare gli inesperti giocatori dei Sixers.

Win now, vincere ora e farlo nonostante tutto, ovviamente per vincere non si intende il titolo NBA ma per lo meno giocarsi fino alla fine le finali di Conference, ma i punti interrogativi sono ancora troppi, riuscirà Simmons a non essere un deficit peri compagni quando non ha la palla in mano? Riusciranno a tenere gli avversari lontani da Embiid essendo pericolosi da oltre l’arco? Butler e Harris difenderanno sempre al massimo nonostante avranno meno la palla in mano? La difesa di Redick? La panchina sarà all’altezza ?

51f9bfae_6212_455a_aabe_fdccda595705

Coach Brown sarà probabilmente il primo ad essere messo sul banco degli imputati in caso di uscita precoce, dando per scontato una vittoria Warriors a fine anno, i playoffs della Eastern Conference sono davvero una giungla selvaggia nella quale sarà possibile di tutto, non è tanto fondamentale uscirne vivi o meno, ma la coesione e la qualità che ci metteranno nel sopravviverci. Alla fine sono i dettagli a fare la differenza, qualsiasi cosa accada Brand avrà le idee più chiare dopo i playoffs di cosa fare per gli anni a venire, dovendo restare molto attento a non entrare in un vortice nero dal quale Philadelphia non sia costretta e fluttuare per molto molto tempo, più o meno per la durata dei contratti che (se) daranno a Harris e Butler, restando in quel limbo dal quale la NBA spesso ti ci spinge, ma in questo caso è sicuramente stato il contrario.

Detto ciò magari Phila non rinnova Harris e perde Butler, così da tornare al punto del Trust the process, sì e no. Vero che si ricostruirebbe attorno a Simmons ed Embiid, ma con pochissime scelte future, pochi giovani e un  supporting cast inadeguato, tuttavia avrebbe uno spazio salariale buono per firmare qualche super FA di questa estate e potrebbe essere la prossima dominatrice incontrastata dell’est, situazione che se l’australiano mettesse su quel tiro tanto atteso potrebbe verificarsi anche senza il bisogno di altre superstar, ma in questa stagione il tempo è stato tolto, vediamo se sarà meglio o peggio per Simmons soprattutto, ma anche per Embiid e tutti gli altri.

Dare più pressioni ai due giovani Sixers aggiungendoci accanto due giocatori di livello, ex primi violini delle loro squadre, è una lama a doppio taglio e dalla parte del manico ce l’ha Elton Brand (e un po’ Brown), speriamo solo che non gli scivoli, dopo anni interi di tanking sfrenato in una sola stagione dalle fondamenta siamo passati al palazzo intero. Avendoci impiegato così poco a costruirlo auguriamo ai Sixers che sia anche abbastanza solido, l’uragano NBA potrebbe spazzarlo via per tanto tempo.

celtics-76ers-basketball-45f4945dc9ac9aac

Alessandro Carpi

Alessandro Carpi

19 luglio 1994, appassionato visceralmente al mondo NBA da quando ne ho 16, non solo al basket giocato che ovviamente non ha eguali al mondo, ma anche a tutto ciò che ci gira intorno. Mio papà amava i Lakers del duo kobe-shaq, ho fatto i miei primi fantabasket con lui, mio fratello e mio cugino, ai tempi non esistevano le app ma facevamo tutto con penna a taccuino, le mie prime partite guardate per intero sono state le finals 2010 con mio padre non potendo mai aprire bocca, ai tempi non esisteva my Sky che potevi fermare le partite quando volevi. Sono cresciuto da allora sempre mantenendo vive le mie due più grandi fedi, Federico Buffa e "the king" LeBron James.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati