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Pacific Division Preview

E’ arrivato il Re, ed è arrivato nella Pacific, la division dei campioni in carica. Niente male, di sicuro Golden State ha un pungolo in più per esprimersi ai massimi livelli, considerato il fatto che provano il quinto approdo consecutivo alle finals, un traguardo importante per LA dinastia di questo decennio, che potrebbe però trovare intoppi dal punto di vista di stanchezza mentale/motivazioni (il cosidetto effetto pancia piena) Dietro a Warriors e Lakers troviamo progetti nuovi o rinnovati: i Suns danno definitivamente le chiavi in mano a Booker e sperano di aver scelta al draft il nuovo Shaq, i Clippers hanno un “Gallo” protagonista in mezzo a tanta gioventù, i Kings…boh, io non ci capisco niente dei Kings, e non da oggi…

GOLDEN STATE WARRIORS

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Il peso di essere campioni, ovvero l’unico motivo che potrebbe mettere in discussione l’ennesima corsa al titolo di Curry&c. Gli interpreti sono su per giù gli stessi, c’è un Cousins in più per seconda parte di stagione e playoff (infortunio o meno mica male, eh..) mentre per la regular season parliamo di una macchina da guerra da 60-63 vinte, ma facili senza soffrire, magari facendo riposare i giocatori che al momento opportuno fanno la differenza: Un esempio per tutti: Iguodala, ovvero la versione moderna di Bob Horry: viaggia a 3 sonnolenti punti a partita fino a che spacca le partite da maggio in poi. Ovviamente il fatto di aver saltato, molte volte strategicamente, 41 partite negli ultimi 3 anni è stato più che funzionale allo scopo. Chi li ha messi a dura prova lo scorso anno, i Rockets, ha aggiunto al proprio arsenale Carmelo Anthony, nome che lì per lì ti fa storcere il naso, poi però se pensi al loro stile di gioco…quindi in un ipotetico incrocio, se non in finale di conference in semifinale, occhio all’interpretazione dal pino, inteso sia dell’ allenatore che della second unit. In questo senso la contumacia forzata di DMC risulterà essere un vantaggio per i Guerrieri, avendo (Kerr) la possibilità di far mettere fieno, punti, rimbalzi ed esperienza in cascina ai vari Bell, Looney e Damian Jones, tutti interessanti per motivi diversi, tutti potenzialmente utili anche quando ci sarà da vincere per forza. Su Steve Kerr c’è poco da dire, ha dimostrato da quando occupa lo scranno di head coach di essere estremamente flessibile, creativo e mago nella gestione della squadra. Essere andati a scuola da Phil Jackson ed avere avuto Michael Jordan come compagno di classe dev’essere stato d’aiuto. Occhio al contract year di Klay Thompson, non che ci sia necessariamente pericolo che se ne vada, ma quando giochi per il tuo futuro contratto, visto che sei stato

2017/2018: 58 W 24 L
Arrivi: J. Evans (D) D. Cousins (FA) J. Jerebko (FA)
Partenze: N. Young, Z. Pachulia, D. West, J. McGee, P. McCaw, J. Thompson
Probabile quintetto: Curry, Thompson, Durant, Green, Jones

LOS ANGELES LAKERS

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“Ovvio che venga Paul George, scontato che arrivi Leonard” alla fine ti ritrovi con Lebron James. Pare che Magic Johnson, inappuntabile al pari di Rob Pelinka nella gestione della franchigia (riguardo a questa Free Agency, al di là di Lebron, non mi sento di proferire alcunchè finchè non calerà il sipario sul 2018/2019) da quando si trovano in serpa, abbia fatto la differenza come quando era in campo. Questo è quello che ha continuato a reiterare James durante tutta l’estate: niente consulenti, billboards, proposte cinematografiche…una chiacchierata di basket con Johnson l’ha convinto. Che sia andata così o meno, una squadra giovanissima, che comunque aveva raccolto 35 vittorie, si ritrova con un leader indiscusso, per natura votato ad vincere ed arrivare in fondo (8 finali consecutive ci devi comunque arrivare a giocarle) ed una serie di veterani con contratto annuale, il cui denominatore comune, a parte Mcgee, è quello di dominare la palla. L’intento è quello di sollevare dall’incarico Lbj e cercare la chimica e la profondità di roster in combinata con il core di giovani. Il fattore X nei playoffs sarà Rondo: giocatore ancora di livello superiore, nonostante l’età, nell’interpretazione dalla gara intesa come lettura del susseguirsi di avvenimenti sul parquet. Ingram è chiamato ad essere un secondo violino di sostanza e con sostanza, compito di non poco conto ma che potrebbe essere adatto al tipo di giocatore, mentre per Kuzma confermare quanto fatto durante la rookie campaign facendosi spazio in una second unit piena di ego e personalità, sarà compito arduo ma non impossibile, data anche la multidimensionalità del nativo di Flint. Oh, rischiavo di dimenticare Lonzo Ball: il ragazzo ha passato l’estate in palestra, il rafforzamento conseguente ha parzialmente modificato il suo tiro, sempre sotto l’ occhio del ciclone. Vale lo stesso discorso di Kuzma, anche se qui c’ è un fattore di crescita che va tirato fuori: se il ragazzo riesce a rimanere se stesso e maturare pur vivendo uno scenario che ora presenta compagni ed aspettative ben diverse da qualche mese fa, allora non quest’anno, ma per gli anni a venire, scansatevi che ritornano i Lakers. Quest’anno 50 vittorie e secondo turno dei playoffs, questo vedo nei fondi del mio caffè.

2017/2018: 35 W – 47 L
Arrivi: L. James (FA) R. Rondo (FA) L. Stephenson (FA) J. McGee (FA) M. Beasley (FA) S. Mihayliuk (D) M. Wagner (D) I. Bonga (D)
Partenze: L. Deng, T. Ennis, J. Randle, I. Thomas, C. Frye
Probabile quintetto: Ball, Caldwell-Pope, Ingram, James, McGee

LOS ANGELES CLIPPERS

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Correva lo scorso 19 gennaio quando Blake Griffin prendeva la strada di Detroit via trade, l’inizio della fase di reset totale. Ora la fase è del tutto ultimata, della “Lob City” non v’è veramente più traccia, coach Rivers invece può fare il coach, le operation ora (in realtà da un anno e più, ma è ora che il progetto prende compiutamente forma) sono pane per le sapienti fauci di Jerry West. Il volpone del West Virginia ha già avuto modo di portare, lo scorso anno, Teodosic e Gallinari ed assemblare un backcourt di assoluto interesse composto da Patrick Beverley e Avery Bradley. Occhio però, il draft di quest’anno ci da altri spunti di interesse: scelto Miles Bridges è stato girato, insieme a ben due future scelte, per Shai Gligeous-Alexander. L’altra scelta, sempre in lottery, è ricaduta  su Jerome Robinson. Quindi un altro play ed un’altra guardia, il predetto interessante backcourt non mi sorprenderei avesse vita breve in favore dei giovani, in particolare quello col nome chilometrico. In buona sostanza parliamo di una rifondazione sotto la superficie di un retool che evita di passare per la rifondazione totale e mantiene le aspettative di playoffs quantomeno credibili. Ovviamente molto è legato alle condizione del nostro Gallo nazionale, oltre che al passo decisivo nel mondo dei grandi di Montezrl Harrell, che ha tutte le carte in regola per potersi prendere un importante ruolo nelle rotazioni ed essere efficace. visti mezzi e tasso di attività che lo contraddistinguono. Per sovrammercato c’è una profondità di ropster che forse non c’era nemmeno nell’era di CP3: Marjanovic anche se per pochi minuti può essere veramente l’ora che impatti con l’NBA in maniera sensibile, mentre Lou Williams ha bisogno di poche presentazioni, la pioggia di canestri che apporta parla per lui, da sempre. Inoltre ritorna uno specialista difensivo, UCLA alumni, di livello super-lusso come il principe Luc Richard Mbah a-Moute. Posto e premesso che sono sicuro che non saranno questi a presentarsi al All Star Break occhio a sottovalutare questi Clippers, occhio…

2017/2018: 42 W -40 L
Arrivi: S. Gilgeous-Alexander (D) J. Robinson (D) M. Scott (FA) L. R. Mbah a Moute (FA) A. Aijinca (TR) M. Gortant (TR)
Partenze: W. Johnson (TR) A. Rivers (TR)
Probabile quintetto: Beverley, Bradley, Gallinari, Harris, Gortat

PHOENIX SUNS

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Il licenziamento del GM, Ryan MCdonough, avvenuto pochi giorni fa, con la stagione alle porte, rischia di essere uno spoiler, più che il prologo della stagione dei Suns. Ovvio che la scelta di Ayton ed il dare non metaforicamente le chiavi della squadra in mano a Devin Booker sono i due lite motiv della stagione dei Soli dell’Arizona, altrettanto chiaramente però mancava un play e non è stata messa una pezza a questo buco. Piuttosto grave, considerato che per il primo mese mancherà proprio l’uomo franchigia causa infortunio alla mano. L’addizione di Trevor Ariza, al di là delle cifre non è una cattiva scelta, visto che nel ruolo di ala ci sono due personaggi, Josh Jackson e T. J. Warren, che hanno decisamente bisogno di un tutor perchè devono svegliarsi dal torpore dato dalla mancata competitività del roster, morbo che poi può imprimere un marchio anche in Ayton e Bridges (e dagli, un’altra ala) che sono indubbiamente buoni ma devono dimostrare di appartere a  questa categoria sopratutto nella protezione del proprio canestro. C’è curiosita nel vedere Kokoshov all’opera: il gruppo che ha a disposizione è di sicuro disomogeneo ma è anche vero che non vi sono aspettative, almeno non per quest’anno; le migliori premesse per scrivere una pagina del tutto nuova nella storia di una franchigia che magari non ha vinto nulla, ma di certo è riconoscibile quanto a bel basket, prodotto peraltro in divese epoche

2017/2018:  21 W – 61 L
Arrivi:
Partenze: 
Probabile quintetto: Booker, Jackson, Ariza, Warren, Ayton

SACRAMENTO KINGS

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Non vorrei pensaste che nel prologo abbia fatto una battuta ad effetto: davvero non ci capisco niente di questi qua, sono serio. Non capisco la scelta al draft di Bagley nonostante fosse ampiamente anticipata: avendo Giles, Labisserie e considerati gli investimenti fatti su Randolph e Bjelica mi aspettavo una strada diversa ed in generale più coraggio. Vero è che, avendo Fox, i Trae Young e/o i Luka Doncic del caso potevano essere un azzardo, d’altra parte le squadre a trazione anteriore ormai sono più la regola che l’eccezione, quindi perchè ancora un ala? Visto e considerato che c’è un mare di doppioni a roster: le ali forti di cui sopra, Ferrell e Mason III, Hield e McLemore tanto per dirne alcuni, inserire qualcuno che sparigliasse sarebbe stato un’ottima occasione per conferire imprevedibilità ad un gruppo giovane e talentuoso, ma che ha bisogno di una scintilla, al di là di qualcuno che riesca a traslare il potenziale che possiede nell’essere giocatore franchigia, o perlomeno un uomo di riferimento insieme a Fox. Chi a mio avviso ha le stigmate per fare la differenza è Bogdanovic: lo scorso anno ha impattato con difficoltà con questo nuovo mondo che per lui è stato l’NBA, ma da lì in poi si è adattato ed ha cominciato a dare risposte, anche se non è un processo che possa considerarsi assimilato in pochi mesi, serve comunque tempo. Quindi anche per i Kings, come per i Suns, zero aspettative in una tonnara ben più sostanziosa di talento e di opportunità che rischiano d’essere per lo più perdute per scelte dirigenziali discutibili: un vero peccato, insomma.

2017/2018: 27 W – 55 L
Arrivi:
Partenze: 
Probabile quintetto: Fox, Hield, Jackson, Bagley, Cauley-Stein

Luigi Pergamo

Luigi Pergamo

34 anni, nasco calciatore e calciofilo fino a che una domenica mattina di fine anni '80, facendo zapping, faccio la conoscenza di Magic e Kareem: le mie giovani certezze vacillano, più tardi cadranno. Da allora la malattia ha un crescendo esponenziale fino al punto in cui devo cominciare a parlarne e, poi, scriverne. Sposato e con un figlio (3 anni e tifa Bucks, boh) quando non lavoro lancio spingardate al ferro in palestra o al playground.

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