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I nuovi Bulls di Fred Hoiberg

Sostituire un allenatore come Tom Thibodeau non è sempre facile, anzi. Però a volte un’operazione del genere si rende necessaria, nel momento in cui una franchigia (o una qualsiasi squadra a qualsiasi livello) è arrivata al massimo sforzo ed è stata spremuta dal coach tanto da non avere più molto da dare. Giustamente la dirigenza dei Bulls non pensa questo del proprio roster, ma alla possibilità di massimizzare gli ultimi anni di carriera di Pau Gasol, e quelli che si spera saranno ancora molti – e senza più infortuni – di Rose. Mettiamoci poi l’esplosione di Jimmy Butler e il gioco sembra fatto.

Fred Hoiberg, il nuovo allenatore, nella Windy-City è di casa. Sfortunatamente per lui arrivò però in concomitanza con lo smantellamento dei Bulls targati MJ, Pippen e Jackson, alla fine del secondo three-peat. In totale la guardia da Iowa State ha giocato una decina di stagioni in NBA, prima ai Pacers che lo scelsero al secondo giro del 1995, ai Bulls come detto, e infine a Minnesota.

La carriera di Fred è dunque fatta di andate e ritorni, se è vero che la fama l’ha raggiunta, smesse le scarpe da gioco, proprio guidando dalla panchina i Cyclones di Iowa St. (90-47 il record compilato), prima dell’ennesimo come-back, stavolta a Chicago. In Illinois il non facile compito di sostituire come dicevamo, Coach Tib, che della difesa ha fatto il suo mantra e marchio di fabbrica. Hoiberg ovviamente è ripartito…dall’attacco!!!

Il ritorno della “mezza-ruota”

001 Il nuovo coach, fin dalla transizione offensiva, sta cercando di dare maggiore fluidità al gioco di Chicago. Vediamo nel diagramma come Rose (1) spinga la palla centralmente per poi dar vita immediatamente al gioco con un passaggio alla guardia (2). Il passaggio è dal palleggio o consegnato, il (nuovamente) famoso DHO, per gli amici, “dribble hand-off” per tutti noi. Ma ne riparliamo in chiusura.
002 1 prosegue il suo taglio fino nell’angolo (vi ricorda qualcosa? A me sì…) mentre 2 a sua volta effettua un altro passaggio consegnato al lungo – 5 nell’esempio – che gli si fa incontro, dando vita a una specie di mezza-ruota di sovietica memoria.
0032 può penetrare o concludere da fuori dopo che il lungo gli ha restituito palla con l’ennesimo DHO, grazie anche al blocco dello stesso 5 che, a sua volta, si muove verso canestro e sul blocco cieco di 4 può ricevere un lob in area.
004 In quest’altra opzione 2 finta il movimento verso 5 – per riprendere la palla dal compagno – ma se legge che la difesa lo sta aspettando, taglia backdoor e sfruttando questa volta lui il blocco cieco di 4, si muove forte verso canestro.
005 Se non riceve, 2 trova l’angolo opposto libero dopo l’adeguamento di 3. 5 passa a 1 che viene incontro alla palla e si porta al gomito dell’area.
006 1 gioca un pick’n'roll laterale con 4 e data anche la probabilità che il cronometro dei 24″ stia per scadere, deve trovare nel gioco a due col compagno una buona soluzione di tiro.

In and Out

007 Vediamo nel secondo esempio di oggi un’altra situazione inserita da Hoiberg nel playbook dei Bulls. Nel set up iniziale si gioca per 3, con due blocchi consecutivi lungo la linea di fondo. In particolare il primo blocco di 5, preso direttamente dalla Flex Offense, viene proposto in diverse occasioni nell’attacco di quest’anno di Chicago. Proseguendo con lo sviluppo del gioco, 3 non può ricevere e la palla viene passata a 2.
008 Il primo obiettivo di 2 è servire 5 in post basso, dopo che il centro ha preso posizione subito dopo il blocco per 3. 2 può farlo direttamente o adeguando in palleggio la propria posizione per avere un miglior angolo di passaggio.
009 Se la palla torna fuori o 5 non può ricevere, 2 effettua un passaggio a 1 e porta un blocco zipper per il lungo. Sul ribaltamento 4 taglia in area per ricevere sottocanestro.
010 4 può in alternativa salire a ricevere al gomito (altro déjà vu…chiamato pinch post) e formare così un “triangolo” per servire 5 che sul blocco di 2 taglia a ricciolo verso canestro. 3 rimane una valida opzione per lo scarico e il tiro piazzato da tre punti.

Conclusione: ho richiamato più volte nell’articolo alcuni attacchi storici del gioco, già illustrati su queste pagine. Come Kerr con i Warriors ha riportato in vita il passaggio consegnato dal palleggio durante la scorsa, vittoriosa stagione nella Baia, evidente eredità di ciò che faceva da giocatore sotto coach Jackson e (soprattutto) Tex Winter, così Fred Hoiberg ha implementato nel suo game-plan semplici ma forse a volte dimenticate opzioni insite nella storia stessa del Gioco. Richiami alla Triple-post Offense ce ne sono, così come detto alla Flex, il tutto per diminuire il numero di palleggi (soprattutto da fermi…) dei propri giocatori e dare fluidità ad un attacco spesso incentrato sul solo talento di Rose e Butler o sul dare palla sotto a Gasol. Senza dimenticare la lezione del basket “moderno” fatta di spacing, “stretch the floor” e tiri aperti.

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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