Cleveland Cavaliers v San Antonio Spurs

Non farlo Danny!

L’ansia – innegabilmente – cresce. Con l’avvicinarsi della mezzanotte di sabato 30 Giugno, e il conseguente pronti-via della free agency 2018, molte squadre e i loro sostenitori si preparano a fare carte false nella speranza di vedere il proprio team puntare in alto con l’acquisizione dei migliori giocatori disponibili sul mercato o che possono arrivare tramite una trade. Si aspettavano già grandi colpi in concomitanza dell’ultimo draft, ma non ci sono stati. Qualche scambio di scelte come quello che ha portato Doncic ai Mavs, ma i GM delle 30 franchigie NBA dovevano ancora riscaldarsi. Ora sembra arrivato il momento.

Al contrario di quanto successo lo scorso anno una franchigia come quella dei Boston Celtics potrebbe creare ansia nei propri tifosi non in attesa di un colpo inaspettato (Kyrie Irving) o atteso e annunciato (Gordon Hayward), ma per il rischio di ricambiare molto, anche se non come l’anno scorso, andando incontro all’ipotesi sì di migliorare ulteriormente e quindi vincere nel 2019 l’ambito accesso alle Finals, ma anche a quella meno auspicata di far franare un progetto che invece – anche contro la sorte – sembra poter trovare l’unica possibile destinazione nella cerimonia in cui si alzerà al soffitto il banner #18.paul-george

Boston, avendo tutti gli assets che fanno gola alle altre franchigie, è irrimediabilmente inclusa in ogni rumor. LeBron, Kawhi, Anthony Davis, ora anche Paul George. Per quest’ultimo è bastato dichiarare che “from Boston to Clippers” sono tutte buone opzioni per approdare a una squadra da aiutare nella corsa verso l’anello, che il web si è scatenato. PG è destinato a L.A., lo sanno tutti fin dalla sua richiesta di cessione all’allora squadra di appartenenza, gli Indiana Pacers. Che poi saranno i Lakers del cuore o i Clippers (!!!) è solo questione di scegliere da che parte si vuole stare. Ma la California del sud è già nel mirino, e difficilmente quello che diventerebbe un ex OKC Thunder potrà vestire un’altra maglia.

LeBron James è stato il primo nome a venire fuori: lascia i Cavs e Cleveland ha bisogno di ricostruire immediatamente. Ok la pick #8 all’ultimo draft, ma servono altri giocatori, possibilmente giovani e futuribili. I Celtics ne hanno diversi, così come in dispensa conservano gelosamente future chiamate al primo giro, alcune in prospettiva e probabilmente molto alte. Chiaro che se il progetto dei Celtics finisce qui, inteso come costruzione dal draft ancora prima che dagli scambi, Ainge di tutte queste scelte se ne farà poco, se non appunto per arrivare attraverso la loro cessione ad un all star da affiancare a Horford, Tatum, Hayward e Kyrie. Uncle Drew, appunto.

Non aveva lasciato il Lago per non dover più stare all’ombra delle ingombranti ali del Prescelto? Direi di sì, e la stagione purtroppo conclusasi prematuramente ha dimostrato che Irving aveva tutte le ragioni del mondo nel voler lasciare l’Ohio, brillando di luce propria e convincendo anche i (pochi) detrattori della point-guard. Non è credibile che lo stesso Ainge e soprattutto il direttore d’orchestra Stevens riaccoppino i due.

Capitolo Kawhi

Non è più un mistero il fatto che lo scorso febbraio Ainge ci provò: alzò la cornetta per chiamare Pop e Buford ma la risposta fu “no grazie”! E te credo: gli Spurs speravano ancora di recuperare Leonard e farlo rientrare prima dei playoffs dove erano convinti di poter dire ancora la loro, grazie ai colpi di coda dei veterani, e al mix di gioventù che al solito non sta crescendo proprio male all’ombra dell’Alamo. Così non fu semplicemente perchè Kawhi (e il suo insidiosissimo staff) si impuntarono, e l’ex San Diego State sparì anche dalla sideline dove faceva bella mostra del suo guardaroba “off-court”. Cure e riabilitazione a New York e ciao ciao Texas.

Purtroppo prima di arrivare alle vicende attuali a San Antonio s’è vissuto il dramma della scomparsa della signora Popovich, cosa che avrebbe – nella malasorte – riavvicinato il coach e la sua stella, almeno nell’immaginario comune e logico di queste brutte situazioni, e che invece ha sancito che anche con il rapporto personale tra i due non del tutto compromesso, la scelta “tecnica” di Leonard è quella di andare via.

Via significherebbe intanto Los Angeles, dove il nostro è nato, e dove tornerebbe volentieri con una casacca purple&gold addosso. Peccato che – al pari di George un anno fa – Leonard non sia free agent. Quindi ai Lakers ci si può anche andare – e ne parleremo a margine nell’articolo di Luigi Pergamo – ma solo attraverso una trade.horford-davis

Idem per altre destinazioni, tornando a Boston, dove però sul piatto sono richieste contropartite tecniche e non solo in termini di scelte, che potrebbero essere non gradite al frontoffice biancoverde, anche al netto delle dubbie condizioni fisiche del giocatore e dell’altrettanto dubbia situazione contrattuale (se non prolunga subito tra un anno se ne può andare). Di sicuro invece, me ne faccio portavoce, ai tifosi dei Celtics. Tatum non si tocca, questo mi sembra più che chiaro e scontato, ma al pari Jaylen Brown, ovvero la vittima sacrificale designata dai media, dovrebbe poter continuare la sua enorme crescita tra le mura del TD Garden. Tra le stelle future loro due e Terry Rozier hanno guidato Boston alla cavalcata fino a gara 7 delle ultime Eastern Conference Finals, facendo capire che il giusto supporting cast per Kyrie, il rientrante Hayward e Horford sono proprio loro.

Non parliamo nemmeno di ipotesi ancor più fantasiose in cui Ainge nel pacchetto infilerebbe addirittura Irving o Hayward: chiaro che un ulteriore salto di livello lo fai se aggiungi un all-star a quelli già presenti, non se ne scambi uno per un altro, no? Eppure per quanto ipotesi apparentemente assurde qualcuno comincia a crederci (a ragione?) mentre io spero che a Danny non venga il prurito alle mani e si faccia prendere dalla tentazione di premere il pulsante rosso per scatenare il mercato.

Boston oggi può permettersi solo di dar via scelte future, anche tutte quelle più richieste relative al draft 2019. Ma non giocatori da quintetto e i primi della rotazione, considerando che c’è anche da rifirmare l’idolo del Garden ovvero Marcus Smart, sempre decisivo per la determinazione e il lavoro difensivo che fa per Stevens e per i compagni. Il roster è ben bilanciato, qualche aggiustatina a livello di cambio dei lunghi (Theis che rientra anche lui dall’infortunio, Baynes da rifirmare o meno) e magari 1-2 veterani da aggiungere con costi minimi per portare altra esperienza e profondità alla panchina, per una stagione lunga 82 partite e tutte quelle che verranno dopo durante la primavera.

Lo dico: l’unico per cui farei follie è attualmente domiciliato in Louisiana, è entrato nel ballottaggio per l’ultimo MVP e potrà presto diventarlo soprattutto se i suoi Pelicans (o la futura squadra in caso di cambio residenza) lo aiuteranno ad arrivare in alto. Ma sarà possibile farlo a New Orleans? Certo che no Anthony, ascolta me! Ma che follia scatenerebbe il leprechaun col monocilio???

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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