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L’NBA è come l’arte giapponese, dondola. Ed è perfetta.

L’NBA è un’organizzazione perfetta.

Come si potrebbe affermare il contrario dopo il clamoroso rimescolamento causato dalla Free Agency in corso?

Dopo cinque lunghi anni di sostanziale dominio messo in atto dai Golden State Warriors, si era arrivati a un punto di non ritorno. L’NBA stava diventando troppo prevedibile e noiosa.

L’intera Lega era diventata una caccia all’uomo, o meglio una caccia alla franchigia. Tutti scendevano in campo per trovare un modo per battere gli Warriors. Qualcuno ce l’ha anche fatta, ma inevitabilmente gli ultimi cinque anni della lega di basket più bella del mondo non possono che essere ricordati come “Gli anni degli Warriors”.

Toronto Raptors against Golden State Warriors in Game 6 of NBA Finals

Questo periodo ha raggiunto il suo picco negativo tra la fine della stagione 2017/18 e l’inizio di quella passata. Infatti a Gennaio 2019 si registrava un -5% di ascolti rispetto all’anno passato per TNT e un -22% per ESPN (fonte: Andrew Marchant, New York Post). Numeri che testimoniano il logoramento del rapporto tra l’NBA e i suoi fans.

Dopo tre finali consecutive che hanno visto sfidarsi sempre le stesse squadre, un po’ tutti abbiamo iniziato ad interrogarci se le Lega fosse arrivata ad un punto di non ritorno, o se non si fosse dovuti arrivare a usare delle “maniere forti” per riportare l’NBA a un livello di competitività accettabile, simili a quelle di cui si avvalse David Stern per evitare l’approdo di Chris Paul ai Lakers nel 2011 (anche se quel caso è da considerarsi isolato rispetto al resto della storia NBA poiché fu una delle pochissime volte in cui una squadra era – ad interim – di proprietà della NBA stessa).

Ma proprio al culmine di negatività del rapporto tra NBA e fans, la Lega si è dimostrata un’organizzazione perfetta. Una Free Agency storica ha rimescolato tutte le carte e in meno di due settimane si sono create sette squadre ultracompetitive: tre ad Est e quattro ad Ovest.

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Questo ribaltone storico porta a fare alcune riflessioni sull’NBA e sul suo funzionamento.

Il concetto filosofico su cui si basa la Lega per cui gli ultimi saranno i primi (e viceversa) è più che mai centrale e più l’NBA sembra allontanarsi da questo, più egli è vicino a ritornare protagonista.

Questo perché l’NBA è una Lega che su tale concetto ha fatto come un giuramento professionale che non rinnegherà mai.

C’è una metafora che potrebbe calzare per descrivere il funzionamento e l’evoluzione dell’NBA, è una metafora proposta da un intellettuale francese di fine Ottocento di nome Henri Focillon (1881 – 1943), usata per descrivere l’arte giapponese e messa in risalto recentemente dallo scrittore italiano Alessandro Baricco, in una sua lezione tenuta a Roma nel 2013. Secondo Focillon l’arte giapponese, intesa come entità astratta, si muoveva come un pendolo e i due picchi estremi raggiunti nel dondolio rappresentavano, uno l’accademia pura quindi la bellezza fine a se stessa, e l’altro la vita reale. Ma soprattutto l’arte giapponese, diceva Focillon, non era volta al progresso, come lo era quella Occidentale (basti pensare che l’arte giapponese non ha mai dato centralità alla prospettiva che fu simbolo di progresso per eccellenza nella storia dell’arte occidentale, ma di questa ne dava un taglio solo essenziale e non approfondito) ma appunto al moto oscillante tra realtà ed estetica pura.

Così è l’NBA. Un pendolo che dondola, e ogni percorso tra un cambio di direzione e l’altro rappresenta un periodo storico della Lega. Ed essendo l’evoluzione rappresentata appunto da un pendolo, si ha la certezza fisica che questo cambierà direzione e tornerà indietro.

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Quando pensiamo all’NBA abbiamo la certezza fisica che a un certo punto di un periodo più o meno lungo le cose cambieranno completamente per rimescolare completamente la situazione. E questo movimento è molto più forte di quello volto al progresso della Lega. Nonostante la Lega abbia avuto molte evoluzioni negli ultimi anni, tra cui l’espansione in Europa con le tournèe estive e le partita di Regular Season a Londra, l’introduzione degli sponsor sulla maglietta, i palazzetti nuovi o l’innalzamento del Salary Cap. Tutto questo non è mai stato in primo piano e non è mai stato ciò che traina veramente l’evoluzione della Lega.

Il traino dell’evoluzione dell’NBA è il movimento perpetuo volto alla modifica di se stessa e questo è ciò che rende questa le lega una Lega perfetta e con la L maiuscola.

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Alessandro Zorzoli

Alessandro Zorzoli

Milano, 21 giugno 1994. Studio lettere. Gioco a basket da quando sono nato. Lo sport è la cosa più bella del mondo e nello sport si concretizzano tutti gli aspetti di un’arte: tecnica, poetica, forma e stile. Del basket e dei suoi protagonisti mi affascina indagare questi aspetti. “Quando dipingo non penso all’arte. Penso alla vita”, Jean-Micheal Basquiat.

 

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