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Metti una sera a Los Angeles

Pronti eeeeeeeee via!

Anche la nuova stagione NBA è partita. Direi che ce n’era bisogno. Mi ero illuso che i Mondiali potessero lenire i dolori dell’astinenza, ma in realtà di “enbieiesco” nei mondiali si è visto ben poco. Così, dopo un’estate all’insegna della più grossa sbornia da scambi di mercato della storia, era proprio ora di ripartire.

A Toronto va in scena la consegna degli anelli, poi “piccoli (ex) Lakers crescono”, facendo una più che dignitosa figura contro i canadesi sedotti e abbandonati dal muto di Los Angeles. Over time, un po’ di belle cose, tipo Siakam (34+18 per lui) che non stecca alla sua prima uscita da prima punta offensiva della squadra, o VanVleet che si candida a sua volta a primo realizzatore dei Raptors (34 punti con 2/3 dei tiri a bersaglio), o Lowry, che vuol far capire che in ogni caso lui c’è, mettendo una tripla importante per chiudere le danze in over time.

Ma in fondo lo sanno tutti che questo è solo un antipasto per la portata principale, il derby Angeleno, che impreziosirà anche la notte di Natale.

Essendo a 2 partite giocate di tutta la regular season, lasciatemi quindi godere per un attimo, tronfio del fatto che il mio pronostico ancora regga… Risultato finale +10 Clips, che nel mio ranking erano i primi della Lega, mentre i Lakers bistrattati occupavano solo la sesta posizione a ovest.

Cosa ci dice questa partita

Lakers Clippers Basketball

Ovviamente pochino. Ai Clippers, che per altro si erano conosciuti per la prima volta praticamente solo pochi minuti prima della palla a due, mancava un’inezia, quel Paul George che cuba circa un terzo (in salari o in talento, fate voi) della squadra. I Lakers erano orfani di Kuzma (malus) e di Rondo (Bonus).

Il fresco MVP delle Finals ha pensato fosse il caso di sfilarsi le ciabatte solo all’inizio del secondo quarto (marchiato con 13 punti), la forma di tutti era ancora … in divenire, e le squadre così rinnovate non potevano ovviamente essere già pienamente funzionanti.

Ma al di là di tutti questi caveat, credo che almeno alcune considerazioni e possibili tendenze si siano viste.

Gli altissimi Lakers

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La prima è che i Lakers sono molto lunghi. Con Davis che non vuole (e in parte non può) giocare da 5 tutti i suoi minuti, è necessario schierare spesso uno tra McGee (che, lontano da Kerr che gli contingenta i minuti e Draymond Green che lo telecomanda dove serve in difesa, pare molto meno efficace) e Howard come centro.

Davis quindi va in 4, LeBron scala a 3 (dove ormai fa troppa fatica in difesa) e Kuzma (quando tornerà, cioè non si sa quando) dovrà a sua volta scalare in 2, giocando quindi del tutto fuori posizione. Contando poi che il quinto dovrà essere uno a scelta (pick your poison!) tra Rondo, Bradley e Caldwell Pope, vedete che abbiamo un quintetto in cui ogni giocatore è sovradimensionato rispetto al proprio ruolo.

La cosa di per sé non è né male né bene, dipende sempre da come va il mismatch con l’altra squadra. I primi 10 minuti sembrava che i Clips orfani di George dovessero essere la vittima sacrificale dei Lakers, essendo troppo bassi, troppo poco atletici, troppo … poco per poter giocare contro i giganti dell’altra sponda di LA.

Rivers a provato a rimescolare le carte, posizionando un eroico Beverley su James fin dalla palla a due. LBJ ha subito letto senza problemi la situazione e l’ha ripetutamente portato in post basso, dove ha abusato di lui in prima persona, o per interposta persona grazie agli scarichi sui raddoppi.

The Unibrow a sua volta ha portato il malcapitato di turno, fosse Patterson o Harkless, sotto canestro, spiegando che l’altezza non si insegna, e che lui in area faceva più o meno quello che voleva.

Perfino McGee, grazie ad alcuni passaggi illuminanti dei compagni di reparto, è riuscito per una decina di minuti a sembrare più Chamberlain che lo scemo del villaggio.

Peccato che il resto della partita, quando il fiato ha cominciato a venire meno, abbia raccontato un’altra storia, con i Lakers non più in grado di imporre la propria legge di maggior fisicità, costretti invece ad inseguire dei piccoletti che gli andavano via da tutte le parti.

Inutile dire che cambiano i roster, ma i Lakers fin dai tempi di Shaq e Fisher abusati da Billups sono un’orrenda squadra a difendere sul pick&roll.

Come ti cambio una partita

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La situazione inizia a cambiare e parte la rimonta rosso-blu quando entra la panchina. Lou Williams e Harrell cambiano ritmo e segno della gara, riportando sotto i loro compagni.

La nuova stagione NBA, nata sotto il segno di grandi scambi per mettere insieme le stelle, ma anche di grandi rinunce ai comprimari per poterle pagare, ha creato una situazione strana in cui, come forse mai prima, anche squadre di primissima fascia hanno panchine non all’altezza. E per non all’altezza non intendo fatte da giocatori meno forti di quelli che stanno in quintetto. Intendo un’intera panchina fatta SOLO di gente che non dovrebbe essere nell’NBA. Date una scorsa ai rosters di Warriors, Blazers, Mavs, Celtics, Rockets, Jazz, gli stessi Lakers, solo per fare gli esempi più clamorosi.

Ecco allora che una panchina forte in assoluto come quella dei Clippers diventa un’arma tattica eccezionale se può giocare contro puzzoni raccolti per strada.

Williams e Harrell da soli potrebbero essere una squadra da playoffs a est. A LA invece, una volta ripristinato il quintetto con Paul George, potranno essere affiancati da buoni giocatori NBA come Harkless, Patterson, Green, McGruder.

Con questi tu puoi avere 48 minuti di roster NBA di alto livello, cosa che a livello di contender forse la sola Denver può vantare.

LeBron Playmaker

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LBJ porta palla. Ad ogni azione. L’ha sempre fatto e l’ha sempre fatto bene. E anche ai Lakers va così. Può essere che l’assenza di Rondo abbia pesato su questa scelta ma, essendo comunque lui l’unico palleggiatore a roster dei gialloviola, ed essendo … Rondo (!), è facile immaginare che spesso non sarà in campo, e quindi volenti o nolenti si tornerà a questa scelta. Può essere che le altre squadre continuino a marcarlo con un 3-4, e gli permettano di camminare oltre la metà campo serenamente e far partire l’azione. Partendo però dall’idea di Rivers, di mettergli alle calcagna un play aggressivo, mi è venuta quest’altra idea: e se lo si pressasse a tutto campo ad ogni azione (o almeno per lunghi tratti di gara)? LBJ era ed è un buon palleggiatore, quindi non mi aspetto che si possano recuperare molti palloni, e di certo ci si espone a ripetuti attacchi in post difesi da un piccolo contro un locomotore.

Però si avrebbe anche il desiderabile effetto di avere presto un LeBron stanco prima ancora di iniziare l’azione. Cosa che a 35 anni suonati potrebbe avere un valore tattico sulla partita non trascurabile. Non parlo di farlo per 40 minuti, e lo consiglio ovviamente solo a chi ha un cagnaccio da mettergli alle costole (pensavo a Smart, a Murray di San Antonio, a Exum, per esempio); però una ventina di minuti a gara di pressing a tutto campo fatto da un piccolo su LBJ quando porta palla secondo me non è una brutta strategia…

Kawhi è un f@tt#t# mostro

Non dovrebbe più stupire, dopo quanto ha fatto negli scorsi PO. Eppure a me in questa prima uscita stagionale è sembrato ancora più forte, migliorato.

Ha aspettato la partita come un artista consumato, poi ha iniziato lentamente a prenderne possesso.

Movimenti lenti, felpati, quasi a centellinare le energie per quando servono. Quasi come fosse tanta la distanza fra lui e il suo (o suoi, essendo spesso raddoppiato) difensore, da potersi permettersi di ruotare dorsalmente su quel perno con una lentezza quasi offensiva, tanto lui sa già cosa succederà, e fa a tempo comunque a battere sul tempo gli avversari. Tiri da fuori, virate cadendo indietro, ogni tanto qualche strappo (cosa dire della schiacciata di sinistro a difesa schierata?). Il pezzo forte del suo repertorio, l’hustle, l’ha tenuto per il finale, quando per 2 minuti ha toccato ogni palla sporca, donando ai suoi una serie di possessi aggiuntivi che hanno sancito la vittoria dei suoi contro dei troppo passivi Lakers.

Non sono mai stato un fan di questo giocatore, ma gli va dato atto che ha costruito da 0 un gioco in attacco livello top 5 della lega, che è una cosa che di solito non riesci a fare se a 20 anni sei un fabbro.

Ecco, solo qualche nota così, giusto per dare qualche gioia ai “cugini” gialloviola, compagni di mille avventure .

LeBron e Davis sono subito apparsi tonici, decorosamente in forma e molto motivati considerando il periodo della stagione. Hanno segnato, passato, creato per gli altri, si sono cercati, in alcuni momenti hanno perfino difeso. Pur avendo entrambi tirato sotto il 40%, le cifre sono state di tutto rispetto: per Davis 25 punti, 9 rimbalzi, 5 assist e 2 stoppate, per The Chosen One 18+10+8. Però, se non ostante questa prestazione buona di entrambi (non mi aspetto che in RS facciano entrambi partite MOLTO migliori di questa), riescono a stare in partita SOLO grazie a Danny Green che si esibisce in un 71% dal campo (77,7% da 3) per 28 punti, gli auspici non sono buonissimi.

Ma sicuramente sbaglierò io.

Se Atene piange, Sparta non ride

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Per par conditio, e per evitare di essere ingiustamente accusato di parlare male sempre solo dei Lakers dai soliti malpensanti della west coast, facciamo anche qualche veloce considerazione sulla opening night dei biancoverdi.

Si inizia in trasferta in casa di Phila, lacrime amare nel vedere Horford con la maglia sbagliata, poi pronti via e sono subito -14 sui denti.

Phila è più forte, si sapeva, si è visto. Per tre quarti e mezzo c’è stata l’illusione che ci potesse essere una partita, ma è stato solo perchè Phila ha inspiegabilmente (non ostante una Boston più che compiacente) tirato 3 su 24 da 3. Appena le percentuali da 3 sono tornate alla normalità si è spenta luce e tutti a casa. Muti.

Alcuni spunti da tenere in considerazione per valutare cosa aspettarsi da questa stagione…

Chi ha spostato la mia panchina?

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Quando Stevens deve cambiare qualcuno del suo starting five, mette in campo serenamente Marcus Smart, che si riconferma anima di questa squadra e vero capitano in campo. Mastino in difesa, mette corpo e anima in ogni azione, è l’unico che costruisca gioco per i compagni. Poi, certo, tira da 3 come se avesse visto il primo canestro l’altro ieri. Se però per caso entra, viene giù lo stadio.

Dopo Smart però il buon Brad può alzare gli occhi al cielo e buttare dentro Theis, ma già sul terzo cambio siamo al chi me l’ha fatto fare. Williams e Ojeleye sono già considerare merce pregiata rispetto alla media, e questo dà la dimensione del disastro.

Troppo poca roba per farci una stagione intera …

Poi, certo, puoi consolarti pensando ai Warriors. Loro non arrivano nemmeno a 5 abili e arruolati, e partono in quintetto con Glen Robinson III

Per la panchina, quando giocano in casa sorteggiano direttamente dal pubblico 7 figuranti diversi ogni sera. Per le partite in trasferta stanno ancora pensando a cosa fare.

L’insostenibile leggerezza dell’essere

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Sotto canestro non è rimasto niente. Kanter è sempre stato evanescente in difesa, e in questa prima partita, pur mostrando generosa buona volontà, ha confermato di non essere proprio capace. Sorprende però quanto abbia sofferto in attacco. Certo, se il tuo difensore diretto è quell’armadio di Embiid, mentre gli aiuti arrivano da Horford e Simmons, la situazione non è proprio semplice. Ma in almeno 3 occasioni si è trovato sotto il canestro con la palla in mano e non è letteralmente riuscito nemmeno a tirare.

Passato lui abbiamo Theis, troppo basso per il ruolo, e poi si va direttamente al TimeLord, 215 cm di atletismo e ignoranza in cerca di una giusta causa. A rimbalzo molto bene, sugli alley-oop dobbiamo ancora capire che oltre che saltare in alto il problema è poi di metterla dentro; in aiuto le stoppate arrivano, mentre nella difesa 1vs1 o in qualsiasi fondamentale offensivo che non sia “schiaccia dentro quella palla” siamo ancora un po’ indietro. Al momento mi pare comunque l’opzione più intrigante che questi C’s possano schierare a centro area, ma sono necessari ENORMI progressi prima che ciò possa accadere per più di 10 min a gara.

Kemba, where are you?

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Sfortunatamente sembra che da Charlotte non ci abbiano mandato il vero Kemba, ma quel pessimo imitatore che si era già fatto riconoscere ai Mondiali. Ovviamente non dico (e mai dirò!) che rimpiangiamo Irving (che si è già cimentato in uno splendido 50 punti e sconfitta in quel di Brooklyn), ma spero che Walker non ci metta troppo a ricordarsi di essere un signor attaccante che può anche superare il 20% al tiro…

A proposito: Walker sulla schiena e 8 sulla maglia: amarcord, o maledizione di “the Genius”?

Qualcosa lo salviamo?

Bene Hayward. Direi che la forma fisica e la confidenza nei propri mezzi sono tornati a regime. Quello che ancora non ho visto e spero di vedere nel corso dell’anno è il prendere in mano la squadra e diventarne il regista, il costruttore di gioco. E’ bello sapere che può ancora fare canestri in quantità (25 punti per lui nella prima gara), ma le speranze dei Celtics di risalita sono legate al fatto che lui diventi il motore della manovra offensiva della squadra.

Giudizio invece ancora una volta sospeso su Tatum. 24 punti, tanti rimbalzi, canestri impossibili messi a segno, ma sembra sempre che manchi un pezzo: orrendo ai liberi, soggetto ad errori grossolani nel finalizzare le proprie giocate (magari ti scarta 2 avversari in maniera incredibile, e poi ti sbaglia l’appoggio da sotto incontrastato).

Stagione lunga e dolorosa a Beantown, speriamo almeno di vederli migliorare durante l’anno.

Vae victis

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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