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NBA&Music: Metta al microfono: mic check

NBA&Music is back dopo una lunga sosta e abbiamo deciso di riprendere la rubrica con un personaggio di quelli tosti, Ron Artest ormai meglio conosciuto come Metta World Peace o Panda’s Friend.

Dopo una breve parentesi italiana a Cantù, all’inizio di questa (ormai passata) stagione Metta è tornato nella sua amata Los Angeles e ha firmato un contratto annuale con i Lakers al minimo salariale.
Le cose sul campo non sono andate benissimo, i Lakers sono stati ancora una volta una delle peggiori squadre della NBA e Metta non ha dato un contributo straordinario. Del resto il vecchio Ron è a fine carriera, non si può certamente paragonarlo al giocatore che era fino a qualche anno fa.

Ma come sapete bene qui a NBA&Music del valore tecnico dei giocatori ci interessa il giusto, qui si parla di musica, soprattutto hip-hop e se è ignorante, è anche meglio. Da anni Metta alterna l’attività sul campo a quella sul microfono, ispirato dai rapper della sua infanzia. Per capirci del tutto dobbiamo fare un passo indietro.

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Ron Artest, prima che diventasse Metta World Peace, è cresciuto a Queensbridge, uno  dei quartieri più difficili di tutta New York, un enorme complesso di case popolari dove spaccio e criminalità sembrano non avere nessun tipo di filtro o controllo. Crescendo in quel tipo di ambiente, Ron ha imparato presto ad avere a che fare con situazioni difficili. I suoi cugini spacciavano nel quartiere e insieme a loro c’era gente come Havoc, storico componente dei Mobb Deep, e Capone, del duo Capone N-Noreaga. Tutta gente che ha iniziato in strada, spacciando e poi ha fatto carriera con l’hip-hop, ma parlando sempre delle situazioni difficili vissute nel quartiere. Del resto, se inizi a spacciare droga e vedere certe cose fin da piccolo, è difficile che la cosa non ti influenzi per il resto della vita.

Da questo tipo di esperienze Metta ha tratto ispirazione per la sua musica, che lo ha sempre accompagnato nella sua carriera da atleta. Io personalmente ho scoperto la vena musicale di Metta dopo le Finals vinte nel 2010 dai Lakers, quando venne pubblicato il singolo “Champions”, che celebrava la vittoria della sua squadra e la mentalità da campione del nostro eroe. Ma la ‘carriera’ musicale di Metta non si è certo fermata lì. Con il passare degli anni sono stati pubblicati altri singoli e mixtape, anche con collaborazioni di un certo peso.

Quest’anno è stato pubblicato il suo ultimo lavoro, intitolato “Streets & Ball”, che metta ha definito come il suo disco più maturo. In un’intervista con il Los Angeles Weekly, infatti, il giocatore ha dichiarato che all’inizio della sua carriera era troppo stupido e immaturo e che molti dei suoi pezzi di quel periodo non erano niente di che.

“Ero solo un ragazzino, dicevo cose senza senso e mi censuravo da solo perchè avevo paura di quello che avrebbe potuto pensare la gente”

ha dichiarato Metta al Weekly

“Ma adesso è diverso, sono più maturo e consapevole di quello che dico e non mi censuro più. Non sono un vero rapper, sono soltanto io che parlo delle cose che mi interessano e che mi circondano”.

Ed effettivamente ascoltando il suo ultimo mixtape si nota che tutto il prodotto è molto più curato. Ci sono sperimentazioni con generi che finora Metta non aveva mai toccato come R’N'B e EDM, le produzioni sono molto più raffinate e tutto suona molto meno grezzo e raffazzonato rispetto al passato. Una maturazione che ha portato Metta a fare delle riflessioni sul suo passato a Queensbridge.

“Quel posto era davvero folle, tutti erano così competitivi, sia che si trattasse di basket o di rap, tutti volevano essere i migliori. Se riesci ad uscire da Queensbridge e diventare qualcuno, allora devi essere davvero bravo”

E non c’è che dire, Metta è sicuramente uno di quelli che ce l’ha fatta, che si è costruito una carriera e una vita fuori da quell’ambiente, senza però mai dimenticare le sue origini. Ma a quanto pare la competizione lo ha accompagnato anche ai Lakers, dove Kobe Bryant lo ha sfidato spesso a delle battaglie rap:

“Kobe è così bravo con le parole, è decisamente meglio di me”

dice Metta al Weekly

“Una volta stavamo insieme in stanza, gli ho fatto sentire uno dei miei pezzi e gli è piaciuto, così abbiamo iniziato a rappare insieme ed è davvero bravo”.

Per quanto non voglia accusare il buon Metta di essere un bugiardo, questi apprezzamenti nei confronti di Kobe sanno più di spirito di squadra che di altro. Il Mamba ha pubblicato un solo pezzo, chiamandolo semplicemente “K.o.b.e”, e oggettivamente non era niente di che. Sembrava un qualcosa di assimilabile a Willy Smith….e il protagonista di “Man In Black” sarà anche bravo come attore ma come rapper diciamo che non ha mai lasciato particolarmente il segno (resta storica la parodia dei Griffin del ‘rap borghesuccio’ di Willy Smith, che non dice una parolaccia neanche sotto tortura). Se volete potete andare ad ascoltarvi il pezzo di Kobe su YouTube, ma suggerisco di lasciar perdere e concentrarvi sui suoi highlights in campo, visto che dalla prossima stagione non lo vedremo più solcare i parquet della NBA.

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Metta invece ha tutta l’intenzione di continuare a giocare, anche se non è ancora dato sapere dove. In estate sarà free-agent e quindi ogni strada sarà aperta per lui, compresa quella di un nuovo disco, che quasi certamente entro la fine del 2016. Nel frattempo andatevi ad ascoltare “Cry Blood”, il suo ultimo singolo, che è davvero ben realizzato e come si suol dire ‘spacca i culi’.

Per questo episodio di NBA&Music è tutto, siete contenti che siamo ritornati? Si? No? Beh, se non lo siete, è solo un problema vostro. Tanto tra un mesetto torniamo con altra musica ed ignoranza, il tutto mischiato con il mondo della NBA, perchè altrimenti non c’è gusto.

I’ll be back but for now….who knows.

Orazio Cauchi

Orazio Cauchi

Orazio Francesco Cauchi, 24 anni, studente di Politica e Relazioni Internazionali. Nato a Gela, in Sicilia. In fissa con la NBA fin da bambino, collaboro con Sportando dal 2011. Fortitudo Bologna e Philadelphia 76ers le passioni cestistiche. Pseudo-producer musicale a 360 gradi, videogiocatore incallito. Seguace della scuola filosofica di Allen Iverson aka The Answer.

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