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5 Questions to: Matteo Lombardi – Golden State Warriors Italia

Mancava già da un po’ ma la nostra rubrica “5 Questions to” non si è fermata, anzi è più viva che mai e in questo episodio vuole tastare il polso dei tifosi dei campioni in carica. Oggi, come ospite del mio salotto virtuale, c’è Matteo Lombardi, amministratore di Golden State Warriors Italia, quindi senza esitazioni, partiamo con le classiche cinque domande di rito.

1) Matteo, raccontaci da dove nasce la passione per i Golden State Warriors.

Per parlare della mia passione per i Warriors devo tornare indietro di qualche anno, quando, da calciofilo sfegatato, mi affacciai al basket. Seguo l’NBA in modo costante e appassionato dalle finals Heat-Mavs 2010-2011 (finals rimaste nella mia memoria); ma la passione per i Warriors nasce nei playoffs 2012-2013 dove rimango affascinato dal loro stile di gioco, oltre che  innamorarmi letteralmente di quel ragazzo con la canotta numero 30 nelle serie vs Nuggets e Spurs. Da li in poi un crescendo continuo, le gare di regular season non sono più diventate un optional e le stagioni sono volate tra gioie fortissime e delusioni cocenti.

2) Prima franchigia a vincere il titolo NBA, seppur ancora a Philadelphia, l’exploit targato Rick Barry negli anni ’70, la Run TMC a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, il fulmine a ciel sereno del Barone & C. contro i numeri uno a Ovest, i Mavs, nel 2007 e ora la dinastia targata Steve Kerr e Splash Brothers. Cosa significa essere un tifoso dei Warriors?

Probabilmente non sono la persona giusta per rispondere a questa domanda, ma ci provo comunque. Essere un tifoso Warriors è un susseguirsi di emozioni: dai lunghi periodi di buio fino alle vittorie più inaspettate. Alla fine stiamo parlando di una franchigia che ha vinto 6 titoli NBA, solo Lakers e Celtics davanti; quindi una “cultura vincente” in qualche modo c’è, anche se le stagioni fallimentari non sono state poche nella loro storia. Un Warrior è un tifoso che comunque non si arrende, sa che prima o poi scatterà quella scintilla (la storia lo ha dimostrato), consapevole che purtroppo, l’attesa potrebbe essere lunga.

3) Parliamo di questo quadriennio che ha visto i Warriors laurerarsi campioni NBA per tre volte, andando ad un soffio, o meglio, ad una Chase Down di LeBron James, dall’en plein. Ci si aspettava solo qualche anno fa questo enorme successo tra i tifosi della Dub Nation? E come avete vissuto l’amara sconfitta del 2016?

Qua tocchiamo un tasto dolente. Parlando della fan base italiana, il tifoso Warriors medio non è mai stato molto ottimista all’inizio di ogni stagione di questo quadriennio. Probabilmente perchè il modo di affrontare la stagione (regular season) da parte dei giocatori NBA è differente da come vorrebbe il tifoso; il tifoso vuole vincere sempre, ed è normale che sia così, ma molte volte si lascia andare a commenti e reazioni che non appartengono al modo di “vivere l’nba” dall’altra parte dell’oceano. Ad ogni modo, se lasciamo da parte il primo titolo (a sorpresa direi), i restanti 3 anni siamo sempre partiti da favoriti, ed è innegabile. Tutti giocano per vincere e quando hai una squadra attrezzata per farlo, ci credi sempre un po’ di più. La sconfitta del 2016 ha sicuramente lasciato il segno; sia per shock emotivo che faticherei a spiegare a parole, sia per quando riguarda la storia della Lega, in quanto sappiamo cosa è successo nell’estate post game winner di Kyrie Irving. Non si può negare che quella sconfitta non andrà mai via dalla mia, e dalla memoria di ogni tifoso Warriors; ma, col sennò di poi, potrebbe essere stata la sconfitta “migliore” di sempre.

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4) Dopo la super regular season da 73-9 che ha superato il record dei Bulls di Jordan e ancora di più dopo la firma di Kevin Durant, spesso si è parlato dei Warriors come la squadra più forte di tutti i tempi. Sei d’accordo con questa affermazione? E come rispondi a chi accusa i tifosi Warriors di essere dei bandwagoners?

La stagione del 73-9 in regular season è stato qualcosa di irripetibile a mio modo di vedere. Un modo di giocare celestiale, una costanza nel rendimento impressionante, unita all’esplosione definitiva di Steph Curry che fece una stagione regolare che l’ha fatto entrare in un cerchio ristrettissimo di campioni. Se siamo la squadra più forte di tutti i tempi? Io non ho vissuto l’era Jordan, ho visto sicuramente moltissimi video, documentari, articoli che descrivevano quel periodo. E’ sempre difficile (impossibile?) paragonare due epoche e stili di gioco così differenti, quello che so però, è che ho visto una squadra e dei singoli annientare ogni singolo record che fosse stato precedentemente scritto, reinterpretare il modo di giocare a basket e influenzarlo irrimediabilmente come stiamo vedendo in questi anni. Con l’arrivo di Kevin Durant probabilmente c’è stato lo step definitivo, un ulteriore salto di qualità che è stato determinante delle due Finals successive, uno strapotere che è a stato per lunghi tratti imbarazzante. Tirando le somme mi sento di dire che su annata singola, i Warriors sono stati la squadra più forte di sempre; mentre nel lungo periodo abbiamo ancora 2,3 anni, o quelli che saranno, per dire con certezza se è stata anche la dinastia migliore di tutti i tempi.

La parola bandwagoners viene sempre più associata a Golden State purtroppo. Dico purtroppo perchè è sempre sbagliato catalogare un’intera fan base per le azioni di pochi elementi. Il bandwagoning esiste in tutti gli ambiti, c’è chi vuole sempre salire sul carro del vincitore, c’è chi segue il proprio idolo sportivo ovunque vada e va bene, non si può dire alla gente qual è il modo giusto di tifare, perchè non c’è un modo giusto. Accettiamo il modo di vivere degli altri e godiamoci semplicemente quello che sta avvenendo davanti ai nostri occhi ogni singola stagione NBA, perchè non sarà facilmente ripetibile o superabile in futuro.

5) Diamo un’occhiata a quello che è il futuro. La rivalità con i Cleveland Cavaliers sembra ormai alle spalle ora che LeBron è approdato ai Lakers e la Western Conference si fa sempre più interessante e combattiva lasciando a Boston e Philadelphia l’onere di contendersi il trono a Est. La risposta dei Warriors è stata l’acquisizione a sorpresa di DeMarcus Cousins. Cosa ci si aspetta da Boogie dopo l’infortunio grave che lo costringerà ai box ancora per parecchio tempo, chi sono le reali antagoniste per la prossima stagione e fino a quando ci si aspetta possa durare il dominio dei ragazzi della Baia?

Sicuramente l’arrivo di LeBron James in quel di Los Angeles ha spostato gli equilibri: a est non vedo nessuno in grado di poter contrastare Philadelphia e Boston, due squadre in grandissima crescita e dal grosso potenziale. Per quanto riguarda l’ovest vedo i Warriors sempre favoritissimi in quanto collaudati e con un talento ineguagliabile; i Lakers al momento sono ancora nella fase “lavori in corso”, il potenziale senz’altro è presente e con James in squadra si punta solamente a un obbiettivo, ma non sono al momento sicuro che possano realmente infastidire la squadra della baia di Oakland. Ad ogni modo c’è sempre Houston che si è dimostrata squadra veramente tosta l’anno scorso e che sta lavorando per fare quell’ulteriore passo in avanti per avvicinarsi ai Warriors, vedremo se ci riusciranno o meno. Cousins ai Warriors? Da tifoso sono contento, un giocatore dominante come lui, nell’unico spot, quello di centro, che è sempre stato un po’ scoperto a Golden State. Sta recuperando con calma, la fretta sicuramente non c’è e non forzeranno rientri, vediamo se ritornerà ai livelli di New Orleans oppure sarà ancora da rodare un po’. Lo ricordiamo tutti per essere una testa calda e una personalità difficile da gestire, ma ha detto di volersi adattare allo stile di gioco Warriors e soprattutto ha firmato a cifre ridicole per un giocatore come lui, quindi la dirigenza della baia non poteva che dirsi un “Why not?”. Se tutti questi se, si incanalassero nel verso giusto, questa dinastia (perdendo per forza di cose, uno o due pezzi nei prossimi anni), potrebbe davvero durare ancora per quei 4-5 anni e incidere indelebilmente il proprio nome nella storia di questa lega chiamata NBA.

Ringrazio di cuore la disponibilità di Matteo e auguro a lui e a tutti i tifosi dei Warriors una buona off season. L’appuntamento per tutti i lettori è rimandato al prossimo episodio di 5 Questions to sempre qui, su NbaLife.it.

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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