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Manute Bol: il gigante buono

Toronto Raptors vincitori, Superstars NBA al mare, campionato fermo e Playoffs 2020 lontanissimi.

Domanda: L’NBA si ferma? Risposta: Ma quando mai.

Tempo di NBA Draft, di allenamenti pre-draft, summer league e Free Agent. Un periodo dove il tempo si ferma inesorabile, quasi come i giorni fossero tutti uguali, diversificati solo dagli eventi fondamentali: prima il draft (20 Giugno), poi l’inizio della free agency (30 Giugno), infine le grandi firme scandiranno il tempo dell’estate. Forse Kyrie a Brooklyn, forse Kemba ai Lakers e poi, chi lo sa, solo la fine della stagione più calda dell’anno saprà rivelarci le mosse criptiche (a volte meno) dei GM delle 30 squadre NBA.

Come ogni anno si apre la Free Agency più clamorosa della storia. Al di là dell’introduzione sulla FA, questo non sarà un articolo (chiamiamolo tale) sulla FA. Non è nelle mie corde scrivere “Nets ai saluti con D’Angelo Russell, che quindi andrà ai Lakers, perché arriva Kyrie”. Come al solito ho preso la somma ispirazione dalle piccole cose della vita quotidiana: una sera, passando di fianco al campetto del paese, due bambini stavano facendo i classici due tiri al canestro. Era netta la differenza di età di almeno due anni tra i due. Il più piccolo concedeva almeno 30 cm all’altro. Il piccolo parte, primo passo del terzo tempo con il piede destro, la palla tenuta bene con la mano destra all’esterno, secondo passo a sinistra potente e appoggio morbidissimo, sbilanciandosi a destra. Stoppata simil volley del più grande. Palla a metà campo. Ho capito di chi avrei dovuto parlare. La scena mi ha ricordato un Muggsy Bogues versus Manute Bol. Paragone azzardato, ma molto romantico.

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Complice il figlioletto piccolo piccolo Bol Bol, che sta per iniziare la carriera nell’NBA (due parole sul ragazzo verso la fine dell’articolo), la memoria ha fatto rivivere Manute Bol nel ragazzo grande. La stoppata un marchio di fabbrica del gigante del Sudan. Il secondo giocatore più alto ad aver militato nella NBA (questione di millimetri nei confronti del rumeno Mureşan, personaggio anche lui, basti pensare che il numero di maglia scelto e prediletto era il 77, simbolo della sua altezza: sette piedi e 7 pollici). 231 centimetri. Fisico asciuttissimo, peso irrisorio 91 kg. Questa costituzione fisica peculiare gli ha permesso di essere ricordato come uno dei più grandi stoppatori di sempre, al fianco di leggende quali Mutombo e Chris “Birdman” Andersen. Nonostante i centimetri però, per tutta la sua carriera, Bol ha avuto grosse difficoltà ad affrontare big man molto più pesanti e grossi di lui: basti pensare che 91 kg è il peso forma di un playmaker nella NBA odierna, non certo di un centro. Bol è stata la bandiera degli ormai superati Washington Bullets, compagno di squadra del piccolo Muggsy Bogues (e da qui il paragone romantico con i due ragazzini), che fecero la squadra con in rosa i due giocatori agli antipodi dell’altezza: sia il più alto, che il più basso. Trovata di marketing anche. I due finirono sulle copertine dei giornali più famosi, un’antitesi che faceva vendere magliette e biglietti, tipico dell’NBA mercato. Bol, che nella sua prima stagione viaggiava a 4,96 stoppate di media, mettendo a referto 387 stoppate in 80 partite, in attacco latitava. Complice le difficoltà in attacco sotto canestro, causa la stazza insufficiente, il suo secondo allenatore, il genio Don Nelson, gettò un’idea rivoluzionaria per l’NBA di fine anni 80: Pick and Pop. La versione nobile del Pick and Roll, blocco del lungo per il piccolo, il difensore del lungo esce forte sul piccolo in aiuto. Metri di spazio per il lungo tiratore attaccante. Una mossa vista e rivista,  interpreti recenti lunghi come Nowitzki, Aldridge e il nostro Andrea Bargnani. Bol è stato uno dei primi centri a tirare dall’arco. In attacco Bol si è arrangiato con quello che aveva, prendendo ciò che gli lasciava la difesa. Così ha fatto anche nella vita: arrivò in America con un background di allevatore di pecore in Sudan, respinto a tutti i provini calcistici causa l’altezza spropositata. Arrivò negli USA senza sapere una parola di inglese, senza saper leggere e scrivere. Nonostante tutto frequentò il college e, grazie ai miglioramenti tra i banchi di scuola, si guadagnò la partecipazione al torneo NCAA. 22,5 punti di media, 13,5 rimbalzi e, udite udite, 7,1 stoppate di media!

Le stoppate da sempre un marchio di fabbrica. 31 Gennaio 1992. Bol vs Orlando Magic. In un singolo possesso 4 stoppate a referto. (Record NBA di stoppate su singolo possesso). La cosa curiosa è che il personaggio descritto in questo articolo ha chiuso la sua carriera NBA con più stoppate che punti a referto.

Fuori dal campo è sempre stato attivo verso i più poveri, frequentando spesso i campi per rifugiati e dando il là a moltissime fondazioni a favore dei bisognosi. Si è sempre arrangiato per trovare soldi e sponsor: ha fatto il giocatore d Hockey, il Boxeur, gli chiesero di diventare un politico. Ha insegnato la nobile arte del basket in una scuola da lui fondata a Il Cairo, in Egitto: uno dei suoi migliori allievi è stato Luol Deng.

Amatissimo dai giocatori NBA, tanto che Charles Barkley, non un  tipo simpaticissimo a tutti, disse di Manute:

“Se ciascuno al mondo fosse un Manute, sarebbe un mondo dove vorrei vivere”

Ed ora “It’s up to Bol Bol”. Figlio del gigante Manute, Bol Bol è stato draftato con la numero 44 dai Denver Nuggets, che hanno scommesso sulle potenzialità ingenti del giovane Bol. Bol non è partito proprio in quinta: annunciato l’anno scorso come potenzialmente scelto tra le prime 5, atteso dalla chiamata numero 18, è scivolato fino alla numero 44. L’infortunio al piede ha influito tantissimo e le franchigie si sono tirate indietro. “Ora tocca a me far capire alla NBA di essersi sbagliata sul mio conto”. Le sue dichiarazioni.

E noi, complice anche la simpatia per il papà, uno dei primi giganti buoni, non possiamo che tifare per lui.

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Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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