Milwaukee Bucks v LA Clippers

Load Management: che confusione!

Se cercate modi per complicarvi la vita da soli potete sempre provare a fare una telefonata all’Olympic Tower, NYC. Di certo qualche suggerimento non lo faranno mancare.

E’ proprio di queste prime settimane di regular season la polemica legata al così detto “Load Management”, letteralmente “gestione del carico”.

Traduzione non necessaria per i più attenti: un gran casino!

La prossima primavera, in un incontro tra i proprietari delle 30 franchigie, conosceremo il futuro della nostra amata NBA e probabilmente qualche “rimedio” anche – perché non si parlerà e deciderà solo in merito a questo – ad una situazione sfuggita di mano, per così dire, a Silver & Co.

Dice la Lega

In sostanza, con un comunicato che vorrebbe chiarire la situazione, ma non fa altro che complicarla ulteriormente, la NBA ha informato quali regole devono essere rispettate, dalle 30 franchigie, e quali punizioni arriveranno in caso di violazione.

Si parla di differenza tra giocatore infortunato o in forma, di partite “qualsiasi” o di dirette nazionali, di singoli giocatori o gruppi di giocatori (partendo da 2 in poi) contemporaneamente tenuti fuori – anche se sani come i proverbiali pesci, beati loro…

Per ora nessuna situazione ha ricordato, ad esempio, quella del 2012 quando, al termine di una trasferta di 6 gare, Pop tenne a riposo nell’ultima di queste, guarda caso contro gli Heat di James, Wade e Bosh, nientepopodimenoche: Duncan, Ginobili, Parker e D-Green.

L’allora Commish David Stern la prese leggermente male, definendolo un “disservizio alla Lega e ai suoi fans” e appioppando agli Spurs una multina da 250mila dollari.

NBA: Charlotte Hornets at San Antonio Spurs

Esistono le leggi e gli inganni che si possono trovare per raggirarle, e in precedenza, per lustri, uno dei casi più eclatanti in materia NBA è stato quello della Injury List.

Un mal di schiena – difficile da contestare – era sempre dietro l’angolo quando si voleva tenere a riposo un giocatore. Peccato però che una volta entrato, e senza passare dal via, il presunto infortunato doveva rimanerci per 5 partite in questa lista. A me personalmente la cosa non dispiaceva. Vero che se era nei 12, invece che fingersi infortunato e quindi evitare di cambiarsi, il giocatore in questione poteva semplicemente non mettere piede in campo, il famoso DNP – Coach Decision.

La decisione invece, nel corso degli anni, è stata quella di abrogare questa regola, che era diventata talmente simile ad una barzelletta raccontata così tante volte da non far più nemmeno sorridere.

La Lega però ha le sue ragioni, e le stesse dovrebbero essere quelle delle franchigie che hanno sì delle singole proprietà, ma che beneficiano, partendo dai diritti TV, del lavoro dell’intera Association.

Difficile quindi sbrogliare la matassa, ma altrettanto è il non comprendere (o sforzarsi di farlo) che la verità – mannaggia a lei – anche questa volta sta presumibilmente nel mezzo.

Interessi diversi

Se il discorso guadagni, che in una lega professionistica (vabbè, quelle americane, non guardiamo alle nostre latitudini) non può passare facilmente in secondo piano rispetto ad altre priorità, comunque di pari passo con lo spettacolo offerto – e qui sappiamo che il livello è spesso altino – non può non venir considerato dalle singole franchigie, i loro proprietari, gli staff tecnici e i giocatori che per primi ne beneficiano, è anche vero che poi tutti concorrono per un risultato sportivo, uno ed uno soltanto (niente stagione salvata per la qualificazione ai preliminari di qualche coppetta, ahimè) passando dagli esami che iniziano a metà aprile per concludersi a giugno con la prova finale.

Ha voglia Jalen Rose (adorato pennello mancino quando ancora vestiva pantaloncini e canotta da basket, un po’ meno ora che cerca di fare…sensazione per forza come commentatore) a dire che la colpa è dei tifosi e dei media – quindi chi lo pagava prima e chi lo paga ora, tra l’altro – che insistono col denigrare la regular season a favore dell’unica stagione che conta davvero, la post-season (e grazie…).

ezgif-com-webp-to-jpg

Se le 82 gare di stagione non avessero un’importanza economica stratosferica per la NBA (e quindi le singole franchigie, gli owners, bla bla bla) non avrebbero già accorciato da tempo il campionato, rendendo ogni partita più competitiva, i giocatori in salute coinvolti in tutte le gare, dirette nazionali o meno, e playoffs con le stelle pronte a darsi battaglia?

Pensiamo ai propositi per il meeting primaverile delle proprietà con i vertici della NBA: si parla di ridurre di 4 gare la RS, il nulla in poche parole. Ma per arrivarci quanto c’è voluto, nonostante il numero esiguo, che moltiplicato però per milioni di dollari, continua a pesare sull’incertezza del farlo o meno questo taglio?

Coach Mentality

Una delle categorie in gioco è quella degli allenatori. E li capisco. Prendono un’enormità in termini di salario, e dovrebbero comprendere le ragioni di chi li stipendia, ma in fondo ognuno di loro ha la responsabilità tecnica, per prima cosa, di mettere in campo un roster che va gestito tra viaggi, alberghi, pochissimi allenamenti, partite dove se puoi alla tua stella fai tirare il fiato (infortunato o meno) mentre questi vogliono che la metti lo stesso in campo, come l’attrazione più preziosa in un circo a tre piste. E devi gestire tutto questo con:

a. i tifosi che vogliono vedere le stars, dal vivo o in televisione

b. il proprietario che deve rispettare le regole della NBA

c. lo stesso proprietario che però se non vinci ti manda a casa

Facile eh? Non proprio.

Alla fine la NBA ha specificato che i casi di giocatori con uno storico “importante” a livello di infortuni cronici, Kawhi e Embiid per citarne due famosi, saranno trattati diversamente. Ma come? Non serviva chiarezza, pochi distinguo ed eccezioni, e regole uguali per tutti? Non che io abbia la soluzione, ma certamente quando accendo la tv, da appassionato, per gustarmi un Clips-Bucks, e scopro che Leonard non gioca….beh la guardo lo stesso, ma le aspettative disattese hanno il loro peso nei miei 60 secondi di maledizioni. Poi si gioca e chi se ne frega. Kawhi voglio vederlo in campo più avanti, non ora, se proprio devo decidere.

Happiness is the truth

Diciamocelo, per concludere: la NBA vorrebbe tutti felici e contenti. I fans in primis, perché sono la linfa vitale di una lega letteralmente esplosa dagli 80’s in poi, un fenomeno globale, e – perché no – una macchina da soldi con pochi precedenti ed eguali nell’ambito sportivo e non solo.

Chi compra i biglietti con largo anticipo e non vuole rischiare di vedere seduto il proprio giocatore preferito. Chi spende soldi per un abbonamento TV o al League Pass e di certo non rimane soddisfatto, nei termini di cui si parla in questo articolo, quando ha “brutte sorprese” all’apparire degli starting fives.

E’ tutto a rischio boomerang, tanto quanto la regular season noiosa, i playoffs ad est noiosi, il raccapricciante All-Star Weekend, e tutti i motivi che stanno portando, a partire dalla stagione 2021-2022, a cambiamenti che per la NBA saranno considerati epocali, ma di questo se ne parlerà a tempo debito.

Oggi resta il problema di far coincidere le esigenze di riposo (che mi sembra il termine più corretto da usare, come ha detto anche Flavio Tranquillo in un recente intervento su Sky) con tutto il resto.

Lo sforzo della Lega nel far rispettare delle regole poco chiare e che si prestano ad interpretazioni/furbate da parte delle singole squadre, ad un certo punto fa quasi sorridere: è un po’ la maestra che non riesce più a tener buoni gli alunni, va evidentemente cambiato il sistema (regola in questo caso) perché anche l’insistere sulle punizioni/multe non sembra stia portando a risultati soddisfacenti. E di questo passo credo che non ne usciremo tanto presto.

silver-1280x720

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati