Notes, Contacts, Name CQ's here

L’incompiuto Klay Six

L’incompiuto Klay Six. L’incompiuto Warriors. Ancora una volta, la storia si ripete. Già, perché al di là delle più scontate divisioni tra guelfi e ghibellini, cherubini apologeti e inquisitori detrattori, lirici e cinici, la storia recente dei Warriors è fatta d’inaspettati insuccessi tanto quanto di rilucenti trionfi. E dentro, tra gli altri, tra i tanti, tra le gocce di sudore disperse come pioggia tra i 30×17 rivestiti di rigide assi di parquet del campo, c’era e c’è sempre stato anche lui. Dell’ascesa di Klay Thompson da Santa Margherita al Draft 2011 già mi trovai a parlare anni addietro e, siccome i panni dell’agiografo me li sentirei addosso poco comodi, non sarà questa l’occasione in cui rinnovare la storia del figlio di Mychal. Ciò che invece mi preme raccontare è quel senso di tragico incompiuto che tanto mi affascina, in un senso di dolorosa epica, nello sport, quanto nel reale.

klay-thompson-060419-ftr-nba-getty_17e2hbu8c6zor15vf012ncw4y6

La leggenda che lega a doppio filo Klay Thompson e Gara 6, tra i molteplici passanti della storia recente, nasce il 16 Maggio 2015 tra le mura del FedEx Forum di Memphis. 20 punti, 7-13 dal campo con 3-5 dalla lunga e 8 rimbalzi a mettere il chiodo sulla bara di quelle Western Conference Semifinals che avrebbero costituito la terzultima tappa di una trionfale quanto inaspettata corsa all’oro dei Warriors.
Il vero miracolo di un San Klay in versione Napoli milionaria sarebbe però arrivato un anno più tardi, quello del “We ain’t goin’ home”, con il fiato dell’intero stato dell’Oklahoma proteso sul collo di una compagine californiana al collasso, sotto l’assedio del duo Durant-Westbrook. Mai visto nulla di simile, per quanto mi riguarda. Anzi, a ben rimembrare ci fu un altro uomo da solo sull’isola, contro tutto e tutti, un decennio addietro, il suono nome era Kobe Bryant. Ma in quei 41 punti con 14 su 31 e 11 su 18 da 3 punti (record assoluto della lega in una gara di Playoffs) ci fu qualcosa di più, qualcosa a cui forse, nemmeno il figlio di Jelly Bean, poté arrivare. Nella prestazione del 29 Maggio 2016 di Thompson c’è la trasfigurazione sportiva dell’Aiace Telamonio di Omero, un essere indemoniato, posseduto, spiritato, sovrumano, metafora astratta del concetto di resilienza. C’è la lotta sfrontata dell’essere umano contro il Fato, contro ogni sacra scrittura, contro mari e terre emerse. Ero sveglio quella mattina di fine Maggio. Vidi in azione, in tempo reale, qualcosa che non appartiene all’essenza umana, vidi la leggenda farsi carne e poi, di nuovo, sublimarsi nell’aria. A Oklahoma City tremarono le coronarie del sindaco, degli impiegati bancari e dei condannati nel braccio della morte. Le trivelle in mezzo al deserto presero a scavare in moto contrario, l’acqua nelle bocche delle signore accaldate assunse il sapore del ferro e i feti addormentati negli uteri di madri poco più che ventenni, scalciarono per la prima volta. John A. Gorton, tredicenne della Cavanal Hill, avrebbe appreso quel giorno un assunto che tanto caro gli sarebbe divenuto nel corso della vita: mai dare per scontato l’epilogo di una storia fino ad esser giunti alla parola “Fine” stampata con solidi caratteri New Roman di purissima china.
Dunque il 2018, le sabbie dell’impero dantoniano disperse dal vento del Texas dopo una gara 6 da 35 punti e 6 rimbalzi tirando con il 56.5% dal campo e il 64.3% dalla downtown. Ennesima disfatta D’Antoni, ennesimo fallimento Harden, ennesimo infortunio Paul.

usa_today_11991399-0

Ed eccoci alle Finals 2019, in un annus horribilis Warriors segnato dalle faide Green-Durant, dai 33 denari e dai tre infortuni di Cousins, dal costato di Looney perforato dalla lancia di Longino, dal tendine d’Achille e dall’ira funesta in off-season di KD. E quindi eccolo, Klay, ancora una volta nella mischia, nell’ultima vera battaglia del stagione, vivendo e morendo per la causa, vivendo e morendo per il mito, vivendo e morendo nel simulacro erettogli dall’immaginario collettivo. 30 punti e 5 rimbalzi in una fossa dei leoni che pare aver inghiottito le sorti dei Warriors, nella coltre di una tempesta che pare aver accecato lo sguardo di Kerr, nelle morsa di serpi e tritoni che pare aver stritolato il talento di Curry. Ma lui è lì. È gara 6 e lui, Klay Six, è lì, per la gioia delle emittenti televisive e dei rivenditori di birra in lattina del Mid-West. Contropiede, conta un passo, poi due, si alza in volo verso il canestro in un terzo tempo che solo Danny Green pare poter ostacolare. Il fischio dell’arbitro, lo schiocco del crociato, il buio. Rientra, con la sua lanterna da Diogene cercatore di uomini, mette i suoi liberi, viene scortato nuovamente fuori, come la salma di Patroclo sotto le mura di Troia. Ma non ci sono più abbastanza condottieri per espugnare l’Ontario. Steph spara a salve nell’ultima occasione di prolungare la carneficina. Esplode il sole, cadono gli dei, esultano gli empi, muore un altro giorno tra le braccia della Baia.
D’altronde ogni mito ha il proprio impercettibile, dimenticato, millimetrico angolo ossidato. Gara 6 first round vs Denver: 7 punti, 3-13 con 0-6 dal campo. Sempre 2013, gara 6 secondo turno vs San Antonio: 10 punti, 4-12 dal campo. 2014, gara 6 primo turno contro i Clippers: 9 punti, 3-11 con 1-4 dalla lunga. 2015, Finals GSW-CLE, un’altra gara 6 fallimentare di Thompson: 6 punti, 2-7 dal campo con un solo tiro da tre a referto dei tre tentati. E poi quest’anno, G6 vs Clippers: 9 punti, 3-10 e 1-4 da 3 punti.
Eppure, se è vero che l’amore spezzato tra Orfeo e Euridice rimane il più affascinante e struggente che la cultura occidentale abbia conosciuto, se è vero che il volo d’Icaro rappresenta dalla notte dei tempi la massima espressione dell’invincibile attrazione dell’uomo per il superamento d’ogni umano limite, se è vero che ancor oggi, cineasti hollywoodiani e pubblico mondiale subiscono il debole dell’estrema lotta contro le leggi dell’aritmetica dei trecento di Leonida, se è vero che non v’è stata rivoluzione più lucida e folle dei seimila di Spartaco crocifissi lungo la via Appia, tra Roma e Capua, a monito per l’intero umano genere, se è vero che l’eroe diviene attingibile e tangibile dai comuni mortali solo nel momento in cui cade, sulla terra, tra la polvere, perdendo la propria aurea aura di infallibilità, allora il mito di Klay Six è oggi più vivo di quanto non lo fosse all’alba del repeat di Golden State.

E così i Warriors, ora più graditi, più popolari, meno invisi ai più, meno dominanti, meno prevedibilmente trionfali. Eppure ancora vivi, ancor più vivi dell’estate scorsa. Già, perché a dispetto dei bookmakers e dei malauguranti di turno, i Warriors vivono ancora. I morti, invece, siete voi che avete innalzato l’ingrato di Riverside, il rinnegato dell’Alamo, il re per una notte di Toronto, a campione di umiltà, a contraltare della supposta ubris della Baia. Vada come vada, ci ritroveremo qui, tra meno di un anno, a parlare ancora di un’ennesima gara 6 di Klay Thompson.

klay-thompson-081918-ftr-gettyjpg_ubx1lnsea7gm12uecl3l0zyyk

Davide Alekos Iaconis

Davide Alekos Iaconis

Nato a Torino 8 ore e 45 minuti prima di Italia-Danimarca 1-0 (61° Zio Bergomi) nell’anno del secondo MVP a Magic, appena uscito dal comodissimo salotto amniotico esclama: “Chiudete la porta, ché mi fa freddo”, mentre l'ostetrica, facendo roteare la mano in aria a mo' di flamenco, proclamava: “E' nato 'nu criature niru, niru”. All'età di 5 anni lascia l'hinterland e l'atmosfera “summer, summer, summertime/time to sit back and unwind” da Fresh Prince of Le Fornaci per trasferirsi a Mirafiori, affascinato dal groove della metropoli. Da lì in avanti sarà tutto un susseguirsi di tram linea 4, panini con la 'nduja, Kobe Bryant, A Tribe Called Quest e pianofortini elettronici anni '90. Dopo una temporanea separazione consensuale dalla palla a spicchi per dedicarsi alla scuola di Esculapio, torna a giocarci e, perché no, anche a scriverne. Con risultati discutibili.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati