Le statistiche: necessarie, ma non sufficienti

Introduzione BREVE alla statistica

Nello sport americano le statistiche hanno avuto da sempre un’importanza assoluta, se si pensa al baseball le squadre sono costruite da analisti e matematici, basandosi quasi esclusivamente sui numeri. Nell’NBA tutto ciò sta prendendo sempre più piede. Il vice presidente dei Memphis Grizzlies John Hollinger è un eccellente statistico, laureato e scrittore per ESPN. Lo stesso Hollinger scambiò Rudy Gay, stella della squadra di Memphis, con Ed Davis, Prince e Daye, in uno scambio a tre con i Pistons e i Raptors, apparentemente una follia, visto il potenziale di Gay. Le motivazioni erano essenzialmente due: la proiezione dava 4 vittorie in più ai Grizzlies e, soprattutto, il tetto stipendi notevolmente ridotto.

Gli indici statistici alla portata di tutti sono punti per partita, assist e rimbalzi.
Dicono qualcosa questi numeri? Sono necessari, ma non sufficienti, bisogna interpretarli in un contesto. Oltre a questi indici di base ne esistono altri, che introdurrò poco alla volta e sono fondamentali al giorno d’oggi per la costruzione di una squadra o per valutare quanti sacchi di soldi dare, o meno, ad un giocatore.

Ora che abbiamo introdotto l’importanza delle statistiche diamo un’occhiata ai numeri più importanti della scorsa stagione e proviamo a dare qualche numero per la prossima. Consiglio vivamente agli scommettitori di astenersi ad affidarsi alla mie previsioni.

Punti per partita (PTS), chi ha vinto la classifica dei cannonieri?

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Ai punti vince Steph Curry dei Warriors (e chi se non lui), l’anno scorso l’MVP in carica ne piazza 30,1 ad ogni allacciata di scarpe, secondo il Barba Harden (Houston Rockets) con 29 e terzo KD35 Durant (OKC Thunder l’anno passato, ora, con non poche critiche, Golden State Warriors) con 28,2. Potrei fermarmi qui: l’anno prossimo il primo ed il terzo cannoniere della lega giocheranno insieme, ai due aggiungerei Klay Thompson, classificatosi solo (si fa per dire) 12esimo, con 22,1 punti a partita. A questi discreti 3 giocatori si affianca Draymond Green, 14 punti, 9,5 rimbalzi e 7,4 assist. Potrei fermarmi qui ed assegnare il titolo ai Golden State Warriors, ma potrà Steve Kerr trovare un sistema di gioco adatto a questi potenziali Hall of Famers? Consiglio per il fantaNBA: difficilmente i tre cannonieri terranno le stesse medie punti a partita (facendo una somma i Warriors partirebbero da 94,4 punti a partita quasi ogni sera con solo 4 giocatori, fantabasket puro), quindi io punterei su Westbrook, orfano di KD ed impaziente di essere la prima stella indiscussa della squadra. Green potenzialmente potrebbe fare la tripla doppia di media, prendendo solo mezzo rimbalzo in più e facendo assist molto più facilmente con KD in campo (sembrerebbe scontata la tripla doppia).

Gli analisti hanno inserito un dato più importante dei soli punti a partita, infatti i 30 di Curry non sono molto distanti dai 29 di Harden, ma il sistema di gioco di Golden State era ed è molto più vario dei tantissimi isolamenti visti a Houston questa stagione, poi Harden è un fenomeno e si sa. Il dato importante è l’efficienza, cioè una formula che tiene conto del numero di tiri tentati e fatti, ma anche degli assist, dei rimbalzi e delle palle perse. Dato allarmante per tutti i tifosi non Warriors: Steph 31,56; KD 28,25; LeBron James quarto con Westbrook a 27,64. Piccolo dettaglio, la media della lega è a 15 (dati presi dal sito http://insider.espn.com/nba/hollinger/statistics, dove Hollinger è proprio il vice presidente dei Grizzlies).

Rimbalzi, vincono i grossi

I lunghi dominano, come è ovvio, questa classifica. Drummond dei Pistons porta a casa 14,8 rimbalzi a partita, Jordan dei Clippers 13,8 e via dicendo tutti i centri, ali grandi della lega. La prima ala piccola è Durant, se così si può definire un giocatore alto 2 metri e 6 cm (forse qualcosa in più). Dov’è la vera eccezione alla regola “vincono i grossi”? Russell Westbrook, playmaker di 1,91 m, che si classifica 31° con 7,8 rimbalzi, per vedere un altro giocatore sotto i due metri bisogna andare alla posizione 64 e 66 con Harden e Rondo, che si aggirano intorno ai 6 rimbalzi per gara, quasi due in meno di Russell. Da questo dato si può capire l’importanza che ha Westbrook  nei Thunder. L’anno prossimo, infatti, sarà chiamato a fare un passo in più sicuramente, data la partenza di KD. Hollinger ha inserito, nei vari dati, l’indice dei rimbalzi (rebound ratio), che si basa sui rimbalzi presi da tiro mancato, ma anche qui i lunghi come Drummond, Whiteside (Miami Heat) e Jordan la fanno da padrone. Particolarità di Drummond dei Pistons: quasi 5 dei suoi 14 rimbalzi sono offensivi (presi in attacco quindi), dona 5 possessi in più offensivi in media a sera ai suoi Pistons.

Assist, un indice per i playmaker

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Il re indiscusso degli assist è Rajon Rondo, che a sera ne serviva 11,7 ai Sacramento Kings, squadra con potenziale enorme, ma inespresso. Lo stesso Rondo è uno dei tanti giocatori che in estate hanno cambiato team, passando ai Chicago Bulls, riuscirà a confermarsi leader negli assist? Le premesse ci sono tutte. Il secondo ed il terzo sono Westbrook (che abbiamo trovato in tutte le statistiche possibili ed immaginabili) e Wall (Washington Wizards); il dato che non ti aspetti? In settima posizione Draymond Green, il quarto supereroe degli Warriors, che all’occorrenza gioca da centro, con 7,4 assist ad allacciata di scarpe. A proposito di supereroi, LeBron James 6,8 assist a partita, precede Curry nella classifica.

Anche in questo caso introduciamo però l’assist ratio, cioè la percentuale di possessi di un giocatore che finisce con un assist, contando anche le palle perse. In questo caso ancora Rajon vince, su 100 possessi di Rondo quasi 43 finiscono con un assist. Cosa ci dice poi la lista? Innanzitutto che Noah (Bulls la scorsa stagione, quest’anno New York per lui) è un buon passatore, anche se il suo settimo posto nell’assist ratio è anche frutto delle sole 29 partite giocate su 72. Green si conferma eccezionale, con un 32,8 ; a mio parere destinato solo ad aumentare con KD in campo affianco a lui.

Conclusioni, tiriamo le somme di tutti questi numeri!

All’interno di tutti questi nomi (e avrei potuto citarne mille altri, tanto è alto il livello della lega, basti pensare a Chris Paul escluso!) ci sono alcuni giocatori che nel calcio sarebbero chiamati fuoriclasse, quei giocatori che ti fanno vincere le partite o su cui si può costruire una stagione. L’importante è metterli in una squadra e in un contesto. Ai Rockets, usciti al primo turno dei playoffS, non importa che Harden sia secondo nella classifica per punti, quello che conta è vincere. Una squadra al PC si può progettare, ma l’esperienza di coloro che sanno e vivono il basket è fondamentale in una stagione. I consigli di chi, prima di te, si è trovato nella stessa situazione, che sia un tiro allo scadere o una piazza con tante pressioni, sono fondamentali ai giocatori e gli analisti, infatti, sono affiancati da ex giocatori ed esperti di basket.

Le statistiche sono dunque fondamentali, necessarie, ma non sufficienti per riprendere il titolo. Attenzione dunque a basarsi solo su queste. Alla fine se il singolo fa 50 punti a sera, ma la squadra perde poco importa. Il basket è lo sport di squadra per eccellenza, tutti attaccano, tutti difendono.

Un ultimo indice per finire, vittorie aggiunte stimate, cioè le gare che il suddetto giocatore ha fatto vincere in più alla sua squadra, che altrimenti non avrebbe vinto. Guardando i playoffs LeBron (Cavaliers) ha fatto vincere ben 8 gare in più a Cleveland, il secondo della classifica? Westbrook a 5,3 ; quasi 3 vittorie di differenza dal Re. Ciao, chiudiamo tutto.

(dati presi da http://stats.nba.com e http://insider.espn.com/nba/hollinger/statistics)

Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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