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L’analisi Statistica della non Statistica

Nell’ormai lontano pre-partita dell’Opening Night dei CAVS contro New York gli argomenti trattati, come potete immaginare, son stati molteplici. L’anello, la “prima volta” di molti neo-campioni, Cleveland città, i tifosi…

Tra le varie interviste che ho sentito una domanda posta a LeBron James sulla firma e sul ritorno di JR Smith a roster ha colpito la mia attenzione. O meglio, la risposta di James mi ha colpito. In particolare ho trovato interessante uno degli esempi che ha fatto per sottolineare l’importanza di JR nel gioco dei Cavaliers: il ruolo fondamentale che ha avuto Smith nella ormai leggendaria stoppata di LBJ su Iguodala in Gara 7 delle scorse Finals. Episodio che il Re ha sottolineato anche in altre occasioni oltretutto.

Perché scegliere questo particolare? Perché questa sottolineatura ripetuta mi ha colpito poi?

Soprattutto la seconda domanda apre ad un mondo di riflessioni. Mi sono messo a pensare a come spesso il nostro giudizio sia troppo orientato dalle statistiche. O almeno da quelle che leggiamo sui tabellini la mattina. Come figura nei tabellini la difesa di Smith su Iguodala? Quei 3/4 decimi di secondo rubati da JR ad Iggy che hanno permesso a James la famosa e mostruosa stoppata hanno un peso specifico enorme nella conquista del titolo. E per stessa ammissione di James, è pure una giocata codificata che fa parte del gioco dei CAVS:

I told him (James a JR) “If you see me coming or hear me roaring down the court, just don’t foul him. Just make the offensive guy just change his projection just a little bit, it’s going to give me a little time to get it”.

Eppure? Dove sta nel tabellino? Che voce devo cercare nelle Stats sul sito NBA?

Sempre in gara 7 delle scorse Finals, Kevin Love ha chiuso con 9 punti e 14 rimbalzi, alcuni buoni davvero, tipo un paio di offensivi rubati ad un disorientatissimo Ezeli. Embè? Alzi la mano chi ricorda altro che non sia la difesa sull’ultimo possesso di Curry. Quella dove sta?

Anticipo l’obiezione che qualcuno giustamente potrebbe avanzare, in realtà questa statistica esiste. Se cerchiamo nei più oscuri meandri della rete troveremo che sì, effettivamente Curry marcato da Love in gara 7 tira con lo 0%, 0/1 da tre punti. Ha senso?

Altra obiezione possibile e legittima potrebbe essere che Gara 7 l’abbiamo impressa nella mente tutti, non serve soffermarsi su tabellini e statistiche. Vero anche questo, colpito e affondato.

Cambiamo prospettiva

Pensiamo al gioco meraviglioso degli SPURS, fatto di extra-pass continui. Della filosofia del “Good to Great”, del continuare a passare la palla rinunciando a buoni tiri per continuare ad aumentare costantemente il vantaggio sulla difesa, cosa resta sul tabellino? Forse il numero di passaggi per possesso offensivo, di sicuro il numero degli assist. Già il “passaggio per assist”, che è una statistica comunque riconosciuta come ufficiale, non da tutti gli appassionati è padroneggiata con sicurezza. Ma il “passaggio per passaggio per assist”? Esiste? Il “passaggio per passaggio per passaggio per assist” allora? Chiaramente queste ultime non esistono.

La provocazione è dovuta al fatto che però l’extra-pass continuo è una caratteristica (forse LA caratteristica) del gioco di alcune squadre, SPURS in primis (quest’anno un po’ meno complice l’esplosione offensiva di Leonard, ma stiamo facendo un discorso generale). Un giocatore che potrebbe prendersi un buon tiro mediamente aperto, spesso la passa. Questa è “filosofia del gioco”, eppure non immediatamente riscontrabile nelle Stats.

Fermiamoci un attimo

Il mio intento non è distruggere le statistiche, meno che mai disincentivarne la lettura. Io ai tabellini sono affezionato, mi piace leggerli e mi piace consultare le statistiche dei giocatori, che sono un parametro fondamentale per apprezzare e capire appieno il gioco. La crescita di Butler dei Bulls come giocatore ad esempio è splendidamente esemplificata dal rimpolparsi dei suoi numeri, stagione dopo stagione. Studiare le Stats di LeBron che è in classifica con i migliori all-time per punti, assist, rimbalzi, stoppate, rubate, selfie con Michelle Obama e quello che volete voi (tanto è come il prezzemolo, lo trovi ovunque tra i GOAT del gioco), chiaramente ha un senso ed è cosa buona e giusta. Leggere che Curry in una delle ultime uscite (al momento della stesura) ha sparato 13/17 da tre, e quindi riportarlo, è sicuramente utile (ed è spaventoso).

Riprendendo il discorso che facevamo poc’anzi però, è tempo di aprire un altro capitolo del nostro discorso sulle statistiche non statistiche.

Le statistiche vanno contestualizzate

Non hanno valore da sole, e non hanno tutte lo stesso valore.

Facciamo un esempio anche qui. Dire dopo una partita da 4 su 4 che Embiid dimostra delle grandi potenzialità offensive anche dietro l’arco (a sorpresa, è un centro) perché ad un certo punto tirava da 3 con il 66,7% in stagione (per completezza riportiamo che adesso tira con il 50% circa comunque) ha senso. Ha meno senso iniziare a parlarne come di un grande tiratore se poi alla fine le triple di questo 66,7% erano 6/9 totali, “drogate” da quel 4/4. La statistica è la stessa, la possiamo leggere come vogliamo.

Secondo esempio. Tra la squadra xy e la squadra yz, quale ha l’attacco migliore? Cercare di paragonare l’efficacia offensiva di due squadre basandosi sul numero di punti segnati per partita può dare una visione di insieme parziale dell’attacco delle franchigie che stiamo esaminando. Molto meglio controllare il numero di punti per 100 possessi. Statistiche simili, che spesso però danno risultati opposti.

Altro esempio. Westbrook che piazza 30 o 50 punti merita il nostro plauso, senza prestare troppa attenzione alle percentuali al tiro (che comunque non sono così negative come a volte si è portati a pensare, off-topic) o al numero dei tiri presi. Gioca dove gioca, e soprattutto gioca come gioca. Le statistiche anche qui vanno contestualizzate. Se è vero come è vero che RW0 è un giocatore istintivo (eufemismo) che a volte forza qualche tiro (eufemismo), è anche vero che il difensore di Robertson (per dirne uno) sa che un occhio e mezzo lo può tenere comunque sul buon Russ piuttosto che sul suo uomo. Come termine di paragone prendiamo il sistema di gioco dei GSW. Che è diverso, senza dilungarci troppo. Bene. Quello che a noi qui interessa è sottolineare che proporre un mero confronto statistico tra Westbrook e Curry (anche lui preso come termine di paragone) ha senso solo se lo scopo è quello di descrivere i due diversi stili di gioco. Perde di senso se iniziamo a decontestualizzare i giocatori dalle loro franchigie di appartenenza per fare i confronti al tiro, o a rimbalzo, o quello che volete, tra loro.

Riassumendo… e concludendo

Abbiamo visto come alcune giocate fondamentali (anche per un titolo NBA a volte) siano “silenziose” statisticamente parlando. Poi abbiamo detto che i tabellini e le statistiche spesso (quasi sempre) permettono una interpretazione solo parziale della partita, e una descrizione solo parziale di giocatori e squadre. Infine abbiamo riflettuto insieme su quali siano e quali no le Stats importanti, come leggerle, e come la decontestualizzazione di queste possa portare a conclusioni più o meno (o per nulla) congruenti con il reale svolgimento del gioco.

Per quanto mi riguarda, i tabellini e le statistiche continuerò a guardarli/e, conscio della loro importanza. Continuerò altresì a credere che le cose che fanno vincere partite e titoli siano spesso proprio quelle che nei tabellini non trovi.

Come sempre, buona NBA a tutti.

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Dimitri Lazzari

Dimitri Lazzari

Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di se stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piacissimo unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e aggiungere “in particolare” alla fine delle frasi. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson quindi. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.

 

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