Dr-J

La notte in cui il Dottore atterrò a San Siro

Lo sappiamo già: non è come una volta, non tutto almeno. Ma la nostalgia qui c’entra poco, anzi: niente! Nessuno rimpiange i tempi in cui non avevi internet per le informazioni immediate e a portata di click, o l’NBA – nel nostro caso -visibile anche su base quotidiana, grazie al League Pass o allo streaming, oltre alle tot gare settimanali trasmesse in TV.

Erano però, questo sì, tempi molto più romantici, dove la fantasia doveva per forza di cose salire al potere per immaginare ciò che non si era mai potuto vedere, non alle nostre latitudini. Nell’autunno di ormai 34 anni fa mio zio era presente al Palazzone di S.Siro – poi crollato sotto la celeberrima nevicata del 1985 – e oggi riviviamo attraverso le sue parole quell’emozione e quella prima volta in cui un campione come Julius “Dr. J” Erving si rivelava al mondo del basket italiano e dei suoi appassionati. Ecco di seguito il racconto di Alberto, buona lettura!

Palazzone San Siro

In una serata di settembre del 1981 arrivò a Milano, al palazzo di S.Siro, una selezione dell’NBA per giocare contro l’Olimpia che alla fine di quell’anno vinse il suo 20esimo scudetto. Erano gli anni in cui finalmente si incominciavano a vedere le partite NBA sulle tv private (prima partita febbraio di quello stesso anno su Prima Rete Indipendente). Fino ad allora di basket americano avevo letto moltissimo ma visto poco (soprattutto qualche filmato breve alla Tv Svizzera) e sognato molto.

In quel periodo facevo il militare a Fano e nonostante la mia insistenza e le mie inventate motivazioni, non ci fu modo di ottenere una licenza per tornare a Milano a vedermi la partita. Siccome però nella mia testa non era contemplata la possibilità di perdersi “The Doctor”, quel sabato saltai sul primo treno per Milano dopo mezzogiorno, e appena finita la partita ripresi il treno per rientrare alle 6 di domenica in caserma (e non certo dall’entrata, ma ero ancora così estasiato che ero pronto a tutto).

Del resto quei poveracci di militari in carriera che “giocavano a fare la guerra”, potevano forse capire la poesia che emanava il Dottore? Questi che seguono sono alcuni appunti che avevo preso quella notte…

Nella più grande notte di basket spettacolo che si sia mai vista in Italia, il mito di Doctor J si è consolidato e nessuno è uscito dal Palazzone di S.Siro con un sogno infranto. La gente è arrivata da ogni parte d’Italia, c’era nell’aria un’atmosfera elettrizzante, si respirava a pieni polmoni l’attesa per un evento storico. Non è stata solo accademia, ma spettacolo vero, e di questo vanno ringraziati i Pro, ma anche i ragazzi del Billy che hanno dato tutto quanto avevano. Se i Pro avessero voluto un distacco maggiore avrebbero giocato in un altro modo, ma il pubblico era venuto soprattutto per vedere cosa sapevano fare i mostri tante volte ammirati in tv ma mai visti alla prova dal vivo in tutta la loro bravura.

Presi dallo spirito di emulazione anche i milanesi si esaltano: D’Antoni si scatena ed è sullo stesso piano degli avversari, il giovane Innocenti ha iniziative buonissime, non teme i tentacoli di Malone neppure quando gli caccia la palla in gola, Ferracini è opportunista, mentre Meneghin (seppure ha giocato poco per il mal di schiena) spiega in campo perchè è stato l’unico italiano ad aver avuto offerte dall’NBA. SuperDino fa ottime cose contro Malone. Nel finale Peterson fa entrare i ragazzini: giusto premio, anche loro potranno dire di aver giocato contro Doctor J.

Ed eccoci ora ai mostri: non ci sono parole per Doctor J, è stato pari alla sua fama. Lui è il n 1 non ci sono dubbi. Se vuoi punti o rimbalzi allora meglio Malone, ma se vuoi spettacolo il Dottore è ancora una spanna sopra tutti. Gli riesce tutto con una naturalezza estrema, tiene la palla come se fosse una boccia da biliardo, la nasconde con quelle sue mani, sproporzionate anche per un uomo di due metri; ha fatto vedere almeno 7-8 schiacciate più 4-5 movimenti favolosi.

Stupende alcune entrate con avvitamento o lavorando la palla ad altezze stratosferiche come solo lui sa fare. Quando il basket viene giocato a questo livello diventa arte, con quelle movenze diventa poesia, poesia in movimento.

Dà l’impressione di capire anche il momento per fare il numero ad effetto stabilendo con il pubblico un feeling magico. Tra le sue perle di stasera una schiacciata velocissima e potente all’indietro a due mani in contropiede, ed un’altra in entrata spiccando il volo da fuori area sul lato sinistro della lunetta.

Tutti si fermavano, ma lui, il Dottore, volava, sembrava sconfiggere quella forza di gravità che impedisce a tutti noi di fare cose del genere. All’inizio quando lo speaker lo ha presentato, il Palazzone è esploso. D’accordo, Malone, Richardson e tutti gli altri, ma noi eravamo lì per lui, per il più fantasioso ed eccitante giocatore di basket che sia mai esistito. Quando è uscito a 17 secondi dal termine, la gara ha rischiato addirittura di finire in anticipo perché il pubblico entusiasta si è riversato in panchina e poi in campo mentre i 12000 gli tributavano un’ovazione grandiosa.

Erving è un campione non solo sul campo: poteva limitarsi a qualche numero, invece ha sentito l’affetto della gente e ha dato il massimo, tanto che una sua stoppata a due mani da dietro sul giovane Innocenti sanzionata dagli arbitri come fallo, ha scatenato valanghe di fischi all’indirizzo dei grigi. Ogni volta che il Dottore spiccava uno dei suoi famosi voli, ogni volta che metteva le ali, dalle tribune scendevano “ohh” di meraviglia.

Dopo Doctor J in ordine di importanza viene Moses Malone: non ha la spettacolarità di Erving ma è una belva sotto i tabelloni, ha un senso della posizione, una grinta e una potenza eccezionali; vedendolo si riesce a capire perché ha spodestato Jabbar da re dell’area; dotato di una forza fisica incredibile ha dominato come era ampiamente prevedibile i tabelloni.

Mike D'Antony - Billy Milano

Il terzo eroe della serata è  Michael Ray Richardson, idolo del Madison Square Garden e mago delle palle recuperate; velocissimo in entrata, capace di tagliare la difesa come fosse burro e di andare a recuperare palloni incredibili. Bellissimo un suo intervento su Boselli in entrata, che non si è accorto di non avere più il pallone in mano, mentre Sugar era già lanciato in contropiede.

John Williamson ha messo in mostra sopratutto nel secondo tempo un preciso tiro dagli angoli, un jump morbido e infallibile; le schiacciate e gli interventi difensivi di Copeland e Scales dotati di una velocità di esecuzione doppia rispetto agli avversari e i passaggi di Houston completavano al meglio la formazione degli All Stars, ma sopratutto davano l’idea del divario esistente tra noi e loro.

Copeland, Scales e Houston nella NBA sono buoni cambi non certo stelle, mentre da noi hanno fatto la figura dei marziani. Ma il protagonista unico è stato lui, Julius Erving. Mai in Italia abbiamo visto qualcuno che sapesse trattare la palla come lui, mai uno con il suo carisma nei confronti dei compagni e del pubblico, e noi che eravamo tra i 12000 non ce lo dimenticheremo tanto presto.

La cronaca della partita

I Pro entrano con Erving, Malone, Richardson, Scales, Houston. Il Billy con D’Antoni, Boselli, Premier, Ferracini e Meneghin. John Gianelli è fuori infortunato. Il Billy inizia benissimo, è caricato dall’orgoglio, si tiene allo stesso livello dei mostri, addirittura in vantaggio per un paio di minuti ad inizio partita. A questo punto Erving sale sul podio a dirigere l’orchestra: bastano due sue prodezze per capire che sarà una serata indimenticabile. Malone inizia con un 5 su 5, domina i tabelloni, ogni rimbalzo finisce nelle sue mani; Richardson entra nella difesa milanese come un razzo.

Schiacciata incredibile di Erving che spicca il volo fuori dalla lunetta sulla sinistra, mentre Malone continua a segnare (7 su 7) e gli americani si prendono 8 punti di vantaggio: 24-16. Inizia bene anche Premier preciso al tiro (3-3) e con un contropiede in cui si trova davanti la stazza di Malone e con un cambio di mano evita la stoppata e appoggia al tabellone. Bene anche D’Antoni che segna 3 dei primi 4 tiri. Il Billy non molla: Meneghin si batte contro Malone, D’Antoni orchestra alla perfezione: 54-48 al riposo (14 Malone e Richardson, 8 per Erving).

Ad inizio ripresa il Billy si riavvicina quando Erving è in panchina, ma quando rientra si presenta con una spettacolare schiacciata all’indietro. Malone continua a lavorare sotto canestro e il divario sale a 14 punti: 72-65 e poi 80-66.

Erving stoppa da dietro Innocenti, poi D’Antoni si scatena in tre azioni spettacolari fatte di palloni recuperati  e passaggi incredibili: è certamente sullo stesso piano dei suoi avversari. Intanto Williamson continua la sua incredibile precisione dall’angolo: 5 su 5 in questo frangente. Con due schiacciate consecutive di Scales gli All Stars salgono a 20 punti di margine che manterranno fino al termine.

Ed ecco il tabellino della storica serata:

NBA: Erving (Sixers) 18, Malone (Rockets) 14, Richardson (Knicks) 24, Williamson (Bullets) 14, Scales (Knicks) 20, Houston (Mavs) 12, Copeland (Knicks) 16. All.: Rackley.

Billy: Meneghin 12, D’Antoni 20, Ferracini 18, Premier 19, Boselli 10, Lamperti 8, Innocenti 10 Del Buono 1, Sciacca, Pignolo, Gagliardi. All.: Peterson.

Arbitri: Albanesi e Tallone di Varese

Note: Tiri liberi Nba 2-3; Billy 8-14. Nessuno uscito per falli.

Spettatori: 12.160 paganti per un incasso di 85 milioni di lire.

Si sono giocati 2 tempi da 20′ ciascuno. Unica regola NBA: 6 falli anziché 5.

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

1 commento
  • ENRICO MARIANI scrive:

    Avevo 17 anni e posso dire: “Io c’ero”!!!!!
    Se non ricordo male, finita la partita tornai a casa e me la rividi sull’allora Telereporter.
    Sareste in grado di reperire dagli archivi il filmato?
    Giuro che la rivedrei con la stessa emozione di allora….Dr J live…..INCREDIBILE!!!!!!!

Rispondi a ENRICO MARIANI Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2020 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati