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La caffeina di Boris, i commercials ed il cartone “we’re a superteam”

L’attesa è finita, la prima palla a due è stata alzata e già le prime sentenze sputate come se una o due partite potessero averci già detto come andrà la stagione. Noi i pronostici li abbiamo fatti nell’ultima puntata di Most Valuable Podcast con Dario Ronzulli (e in tutte le preview che termineranno lunedì N.d.C.) e ora torniamo alla nostra solita rubrica divertente su cosa è successo nella settimana.

Boris beve arabica o oro?

diaw-71 Ci sono pochi dubbi riguardo ai motivi per cui una squadra firmi un giocatore, ma spesso sono anche i compagni di squadra che possono essere contenti per l’arrivo di un nuovo compagno in grado di fare tutto sul campo, di regalare assists al bacio o scucchiaiate epiche. Questo è Boris Diaw che dopo una lunga permanenza agli Spurs è andato agli Utah Jazz che hanno una squadra giovane e ricca di speranze da esaudire nel breve periodo. Joe Ingles è letteralmente esploso di felicità quando ha saputo dell’arrivo di Diaw, twittandogli diverse volte delle tazzine. Si, perché l’euforia del neo papà australiano non deriva primariamente dalla questione cestistica, ma bensì dalla sua conoscenza e utilizzo del caffè. Avrà così un compagno con cui condividere i momenti gioviali tipici della pausa caffè, infatti Boris appena atterrato a Salt Lake City ha subito cercato un bar di qualità dove rifugiarsi, facendosi mandare prima di ogni altra cosa la sua Nespresso da casa e un altro paio di macchinette da mettere prima nella facility della squadra (missione compiuta) e poi nello spogliatoio al palazzetto (ci sta lavorando), sostanzialmente contagiando tutto l’ambiente che così dovrà sorbirselo nelle sue evoluzioni aromatiche:

E’ un momento di relax e socializzazione –dice Diaw- e poi il caffè è buonissimo, non si può stare senza. Io dopo un toast con prosciutto e avocado lo voglio sempre perché è la degna conclusione di un pasto

Da italiani non possiamo che convenire con lui, anche se sulla Nespresso potremmo avere delle rimostranze in quanto puristi della materia, ma se dovesse instillare l’idea di un caffè più corto e dal sapore più forte ai brodolosi americani, il successo raggiungerebbe picchi da leggenda.

Commercials

L’inizio della stagione NBA si porta con sé ogni anno una serie di video celebrativi della stagione passata, delle recenti vicissitudini della lega e poi, come avviene per il Superbowl, si attendono i commercials delle grandi case sponsorizzatrici per rimanere a bocca aperta. Qui ci sono quelli dei due colossi: Nike e UnderArmour. I protagonisti non sono scelti a caso, perché con tutta probabilità saranno ancora di fronte nello showdown di giugno. Stiamo parlando ovviamente di LeBron James e Steph Curry. Questi video meritano cinque minuti di vostra bocca aperta. Come out of nowhere (Nike) Make that old (UnderArmour)

We’re a superteam

Se vogliamo avvicinarci in modo scanzonato alla nuova stagione che ha visto la prima palla a due alzata da pochi giorni non possiamo prescindere da un video in versione cartone animato sui Golden State Warriors. La mente e il braccio vengono da Bleacher Report che proprio nell’immediata vigilia della batosta presa dai Warriors contro gli Spurs, ha prodotto un vero capolavoro di genialità andando a mettere in una specie di anime il tavolo dei Golden State Warriors con in testa Dracula Curry e a cantare i propri intenti tutti gli altri. I flop di Varejao, le foto osè di Draymond Green e l’MVP di Iguodala sono nulla in confronto al fidato cane di Klay Thompson. Quando la genialità raggiunge livelli epici esce questo:

Simone Mazzola

Simone Mazzola

Sono Simone Mazzola ho 30 anni e seguo il basket da quando ne ho 13. Appassionato di NBA, Legabasket, Eurolega e tutto ciò che ha palla a spicchi, seguo in particolare le vicende dei Thunder e dei Sixers. I columnist NBA preferiti sono Zach Lowe e Marc Spears mentre il giocatore preferito è Kevin Durant. Ho scritto due libri. Uno a più mani dal titolo: "All-around: dodici storie, una passione" e uno da solo che si chiama "American Dream" e parla della mia esperienza da giornalista alle Finals NBA 2012.

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