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Kris Dunn: dai campetti alla NBA

Kris Dunn è un giocatore NBA attualmente in forza ai Chicago Bulls. Kris sta per affrontare la sua quarta stagione in NBA, dopo essere stato selezionato dai Minnesota Timberwolves con la quinta scelta nel Draft del 2016. La sua carriera nella Lega non è tra le più brillanti: gioca solo una stagione nel freddo Minnesota, per poi essere scambiato insieme a Lauri Markkanen e Zach Lavine ai Chicago Bulls in cambio di Jimmy Butler (una trade che tutt’oggi ritengo vantaggiosa per i Wolves). La prima stagione è, a dir poco, deludente: 3.8 punti di media. Vergognoso per una top five pick. Nella windy city il prodotto di Providence College si rifà in parte: 13.4 punti, con 6 assist, 4.3 rimbalzi e ben 2 palle rubate di media nella sua seconda stagione da professionista, candidandosi fortemente al premio di “Most Improved Player of the year” giocando solo 52 partite. Nel terzo anno gioca ancora meno, 46 partite, peggiorando di poco le sue statistiche e probabilmente nella stagione 2019/2020 perderà il posto da titolare ai Bulls, a dispetto di Coby White, scelto all’ultimo Draft. Ad oggi il numero 32 della franchigia sei volte campione NBA guadagna per l’esattezza $5,348,007 con la possibilità di guadagnare poco più di 7 milioni la prossima stagione. La carriera di questo ragazzo ormai 25enne sembra nella norma, ma la sua storia è fatta di povertà e di pallacanestro, come nel caso di Caron Butler, del quale vi ho parlato lo scorso mese.

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Kris Dunn nasce a New London, nel Connecticut. Dopo un solo anno mamma Pia fugge dal padre John Seldon con il piccolo Kris ed il fratello maggiore John ad Alexandria, Virginia, a circa otto ore dalla città natale dei fratelli Dunn. La vita in Virginia non è affatto facile. Mamma Pia ha spesso problemi con la legge per reati minori come clonazione di carte di credito e guida in stato di ebrezza e per questo passa saltuariamente la notte in cella. Le cose si fanno più difficili quando Pia viene incarcerata per mesi. I fratelli Dunn hanno paura di essere separati da un assistente sociale, così decidono di non raccontare a nessuno la loro situazione. I soldi necessari per sopravvivere li guadagnano grazie ad attività non propriamente lecite; John gioca ai dadi mentre il piccolo Kris (9 anni circa) sfida i ragazzini del quartiere in partite 1vs1 di pallacanestro per guadagnare la posta in palio di 10/15$. Ma la fortuna gira e quando i fratelli Dunn puntano senza avere disponibilità, se la danno a gambe in prossimità della sconfitta. In questi otto anni John Seldon ha vissuto l’inferno. Tornare a casa dopo una normalissima giornata di lavoro e non trovare più nessuno lo distrugge completamente, ma lui non si dà per vinto e continua a cercare. Prima della sua ultima incarcerazione Pia chiama papà John, il quale rintraccia il numero e tramite ulteriori ricerche riesce finalmente a trovare  i ragazzi ormai orfani, trapiantandoli in Connecticut, facendoli uscire da un incubo ed integrandoli nella sua famiglia che comprendeva due sorellastre ed un fratellastro.

Purtroppo le cose per il giovane Dunn non migliorano del tutto. La sua vita è decisamente migliore, ma non riesce ad integrarsi bene nella nuova famiglia e si chiude in se stesso. Solo grazie alla passione per lo sport, Kris ed il padre riescono a stringere un legame fortissimo: “L’amore per lo sport è ciò che ci ha fatto rompere il giacchio, entrambi amiamo lo sport e siamo molto competitivi, ci facciamo prendere dalle emozioni quando giochiamo“.

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Kris Dunn frequenta la high school sempre a New London, in Connecticut, con risultati stupefacenti. Finisce la sua carriera liceale come 24esimo miglior giocatore del Paese, il migliore del Connecticut. Sceglie Providence come college, ma purtroppo sia il primo che il secondo anno è fermato da un infortunio alla spalla che lo costringe ad eseguire lo stesso intervento per due anni consecutivi. Il terzo anno è quello della crescita e comincia a farsi notare; si propone al Draft, ma non assume un agente e quindi decide di tornare per il quarto ed ultimo anno. Il resto già lo sappiamo.

Nella sua stagione da rookie Dunn si trova in difficoltà: è la prima volta nella sua vita che parte dalla panchina e sente molto la competizione con i propri compagni di squadra: ma se c’è uno che può superare queste difficoltà, quel qualcuno è proprio Kris Dunn. Le critiche non mancano pure al suo arrivo a Chicago, egli stesso afferma: “Nella vita, le cose non vanno per il verso giusto. Devi soltanto trovare il modo di farle andare per il verso giusto. Nella mia famiglia ci siamo riusciti. Questa è stata la cosa più difficile che abbiamo dovuto fare. La pallacanestro? Questo è solo il mio lavoro“.

Una storia che ha dell’incredibile, dobbiamo ricordarci quando critichiamo un giocatore o lo chiamiamo “bust” perché  questi ragazzi, prima di essere professionisti, sono ragazzi proprio come noi, hanno storie di ogni genere alle spalle e  molti non si sarebbero mai visti a giocare nel più grande palcoscenico cestistico mondiale, la NBA. Questo ragazzo è davvero umile, sa che cosa ha affrontato e sa che la pallacanestro non è nulla rispetto alle insidie che la vita reale ha in serbo per tutti noi, per questo dobbiamo prenderlo come esempio. I giocatori NBA, e gli sportivi in generale devono essere un esempio di vita sia per gli adulti ma soprattutto per i bambini, e Kris Dunn lo è.

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Valentino Aggio

Valentino Aggio

Aggio Valentino, 17 anni, stregato dalla palla a spicchi a 13 anni, quando ho visto un alieno su un campo da pallacanestro (il #6 di Miami). Tifoso Celtics innamorato del genio e sregolatezza di Rajon Rondo.

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