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Kobe Moments: n°21 (La trilogia MJ – 2di3)

SEMPRE LUI

La stagione 2016-2017 è oramai dietro all’angolo e sarà la prima senza il serpente precedentemente conosciuto con il numero 8 e poi 24. Il suo nome, tuttavia, riecheggia ogni giornio a dimostrazione di come si possa essere sempre sulla bocca di tutti se sei una leggenda.

Esempi? Pochi giorni fa usciva NBA 2k17 e la “Legend Edition” lo vede in copertina nell’atto di saluto al pubblico che tante volte abbiamo visto nella Farewell Season che abbiamo alle spalle; due settimane or sono invece, nella cerimonia di induzione nella Hall of Fame di Yao Ming, Shaquille O’Neal ed Allen Iverson, gli ultimi due lo citano nel loro discorso. Per non parlare di LeBron James, che si reca alla prima stagionale dei Los Angeles Rams ed un drappello di tifosi lo accoglie con il coro “KO-BE, KO-BE!” in onore di una rivalità che, per vari motivi, non ha mai avuto piena espressione sul parquet ma ha sempre (e per sempre) diviso i tifosi del globo.

Chi avrà la metaforica scimmia sulle spalle di portare avanti la legacy di cotanta icona sono le giovani (future) stelle dei Los Angeles Lakers, come, prima di loro, un ragazzino di Philadlphia passato per il Belpaese costruiva la propria strada sulle orme del più grande di tutti i tempi. A tal proposito vi consiglio un interessante pièce di intervista di Amhad Rashad con il Nostro:

PARTI INVERTITE

Se nella prima parte di questa trilogia si analizzava un no contest dove il ragazzino cominciava a far vedere al Maestro di cosa poteva essere capace, oggi andiamo ad una partita di fine marzo del 2003 dove Bean tirò fuori una prestazione da Double Nickelovvero 55 punti a referto, contro l’ultimo Michael Jordan giocatore che abbiamo visto: quello che ha vestito la casacca degli Washington Wizards. Il contesto tecnico della gara è esattamente l’opposto rispetto a quello del primissimo incontro tra i due: Kobe fa parte di una corazzata costruita ed abituata a vincere, MJ è in una squadra in ricostruzione dove lui è il vecchio, l’esempio ed al contempo ancora il giocatore più forte. Una leggenda che gioca solo per divertimento personale (il suo salario di 1 milione fu devoluto in beneficienza) e, perchè no, per bastonare qualche giovanotto in giro per la lega.

Forse per questo il clinic che sembra profilarsi nei primi possessi della gara, dove il #23 mostra il suo repertorio migliore, non che l’abbia mai messo da parte in realtà, avrà indotto coloro che si stavano gustando la partita di cartello di quel venerdì a pensare

“Vedi il 39enne, ancora la spiega a tutti, compreso lo sbarbatello con il #8″

Se non fosse che lo sbarbatello ha le idee chiare: non c’è forza competente sul parquet, nella sua squarda (ogni riferimento a quello grosso con il #34 è puramente voluto), al mondo che possano fermarlo.

CANNIBALISMO

Il Bryant del 2003 è un giocatore non pago di vittorie ma che, nel frattempo ha sviluppato un’altra fame: quella di distruzione dell’avversario che poi lo contraddistinguerà nel proseguo della sua carriera, cioè quando avrà la squadra ai suoi piedi e la possibilità di mostrare queste ulteriori doti night in, night out.

Entra nella zona e continua, continua, continua anche quando son tutti fermi a dirgli metaforicamente “Hai finito o no?” Forse questo è realmente IL tratto unico di KB, un qualcosa che lo stacca da tutti coloro che ci sono stati prima, durante e, chissà, poi. Questa costanza nel mordere la preda anche quando il buon senso ti direbbe di smettere. Il video è emblematico: 42 punti in un tempo, 19 nel primo periodo, con 9 triple messe a referto, quasi tutte fuori dal triangolo di Tex Winter (e che ve lo dico a fare?). Bellissima la sequenza dal minuto 8 e 35″ a 9 e 10″: tripla n°8 e susseguente contropiede con arresto e tiro dalla linea del tiro libero (Coach Dan Peterson approverebbe) dove palesemente il pubblico si scatena, Mike Tirico si lancia in un “come on, somebody stops him” e Derek Fisher, dopo aver dato un convinto “five” al numero 8 torna in panchina scuotendo il capo in una delle sue espressioni “ma che roba è?”

Per sovrammercato (e per par condicio) se diamo un occhio alla fase difensiva il concetto è tranquillamente replicabile: sopra di 25 e con un linguaggio del corpo di compagni ed avversari (tranne il #23, manco a dirlo) della serie “aperitivo a Venice Beach” il nostro ha la smisurata voglia di sradicare la palla a Jerry Stackhouse per poi lanciarsi in contropiede e prendersi il fallo (sequenza da 13 e 30″ in poi) Chiaro che non è, nemmeno allora, questo lo standard di Bryant in ogni possesso; altrettanto chiaramente però, (ed a volte ci si dimentica perchè ne è passata di acqua sotto i ponti) parliamo di un 9 volte primo quintetto NBA, che è un record condiviso con (ma guarda un pò…) Michael Jordan, Gary Payton e Kevin Garnett.

REACTIONS

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ESPN punta sulla prestazione balistica di “Bean” e sulla reazione del suo allenatore (che involontariamente predice un futuro record!)

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USA TODAY si concentra sul simbolico “passaggio della torcia” avvenuto tra KB ed MJ

 

Luigi Pergamo

Luigi Pergamo

34 anni, nasco calciatore e calciofilo fino a che una domenica mattina di fine anni '80, facendo zapping, faccio la conoscenza di Magic e Kareem: le mie giovani certezze vacillano, più tardi cadranno. Da allora la malattia ha un crescendo esponenziale fino al punto in cui devo cominciare a parlarne e, poi, scriverne. Sposato e con un figlio (3 anni e tifa Bucks, boh) quando non lavoro lancio spingardate al ferro in palestra o al playground.

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