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Kobe Moments: n°23

Il dibattito continua, in certi momenti sembra non si parli d’altro: Kobe Bryant, sempre lui. Nessuna sorpresa, son vent’anni che si va avanti così, ma se prima erano le evoluzioni sul parquet a parlare per lui, ora l’annuncio del 2 dicembre (concordo qui con il “natalizio” Buffa: perfido il ragazzo a comunicare ORA il suo ritiro..) ed il conseguente “farewell tour” contribuiscono a far puntare l’occhio di bue su di lui. E gli argomenti di discussione sono a volte disparati e pretestuosi. Ne prendo uno come scusa per la mia successiva trattazione.
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Numero 8 vs numero 24

I Lakers dovrebbero ritirare la canotta #24 oppure la #8?

Ecco, l’interrogativo è da considerarsi “da bar” per due motivi:
A_ non è meglio aspettare che uno si sia ritirato prima di fare ‘sti discorsi?
B_ la risposta è ovvia: tutti e due. Tutta la vita. Le motivazioni sono semplici.

kb8Perchè il n°8 Perchè forse non c’è mai stato un ventenne così pronto e forte nella storia del basket come il Kobe Bryant visto a partire dal terzo anno di carriera NBA. Nel racconto di qualche giorno fa si parlava del 2002 ma effettivamente già in tante occasioni il figlio di Jelly Bean aveva preso il proscenio determinando l’esito di una gara: basti pensare al supplementare di gara 4 delle NBA Finals 2000 contro gli Indiana Pacers, dove si era preso la vittoria in un supplementare leggendario, isolamento dopo isolamento, forzatura dopo forzatura. Perchè 62 punti in 3 periodi ai Mavs, 81 ai Raptors, le serie di partite consecutive sopra i 50 e l’aver portato Smush Parker e Kwame Brown ad un soffio dal secondo turno di playoff sono imprese che valgono la canotta appesa al soffitto dello Staples

kb24Perchè il n°24 Perchè nel triennio 2008-2010 il Mamba non domina solo la NBA, domina il mondo, ivi comprese le Olimpiadi dove la questione ORO con la Spagna è quantomai in bilico e lui paga la cauzione per tutti in un (altro) leggendario quarto periodo sul palcoscenico dei palcoscenici, ma ci torneremo presto. Forse un secondo titolo di mvp in quel triennio, tre finali e due titoli, sarebbe stato il giusto coronamento alla definitiva maturità di un icona degli ultimi 20 anni di questo sport. Uno che, al netto di tutte le critiche che ci stanno al pari se non più degli elogi, ha dimostrato sconfinati amore e rispetto per il gioco che gli hanno consentito di attraversare il deserto dei propri limiti caratteriali e della cronica solitudine generata dalla diffidenza verso gli altri. Non solo, la sua positiva ossessione ha contribuito in maniera decisiva a ribaltare l’immagine che si era venuta a creare con la telenovela-Shaq ed il fattaccio in Colorado. Non ti osannano su 30 palazzetti su 30 se sei antipatico a prescindere.

La rimonta contro gli Spurs (Western Conference Finals – G1)

E’ la prova di maturità per i nuovi Los Angeles Lakers. Nuovi si, perchè da poche settimane in mezzo al pitturato gialloviola c’è un certo Gasol, niente Chris Mihm, niente più Kwame Brown. Ed infatti, non a caso siamo alle finali di conference, gara uno. Ci sono i campioni in carica, quegli Spurs che molti addetti ai lavori ritengono favoriti dato il troppo poco tempo avuto da Pau per entrare nel sistema di Phil Jackson. Tutto ineccepibile, se non fosse che c’è un serpente con la canotta #24 che, quando vede i colori nero ed argento, morde. Ah se morde… Trattare azione per azione sarebbe limitativo, basta dire che siamo a cospetto di un manifesto culturale del #24. Un comeback in grande stile da un ventello di svantaggio che non vede sempre e comunque un uomo contro tutti. Qui c’è comprensione del gioco e dei momenti della partita, c’è il coinvolgimento dei compagni (9 assist) C’è il riconoscere il principe catalano con il #16 come suo pari e colui che gli può facilitare il compito sia dentro che fuori la sideline triangle (e nei quarti periodi ci si affida il giusto allo schema) Un giocatore molto più maturo, completamente diverso dal giovane #8, paradossalmente molto più jordanesco di prima, benchè ci sia meno intenzione di emularlo. La concentrazione e la determinazione, più che mai, sono focalizzate esclusivamente al servizio del raggiungimento della vittoria.

Non posso esimermi dal commentare tecnicamente due delle azioni più belle: in primis il canestro decisivo. Parliamo di due bump consecutivi su Bruce Bowen (10:10) prima sul lato sinistro, poi in mezzo. Siamo in una situazione tecnica simile all’ultimo tiro di MJ a Salt Lake City.  In secondo luogo l’azione dal mal di testa (6:48) contro Manu Ginobili: partenza verso destra, dietro la schiena a sinistra, arresto, stepback, pump fake, passo e tiro, tabella, amen. Chapeau.

Reactions

kmr1

ESPN centra il tema principale: non è più un “one man show”

kmr2

CBC Sports si concentra sulla “combo” Kobe-Pau che fattura più del 50% dei punti totali.

Luigi Pergamo

Luigi Pergamo

34 anni, nasco calciatore e calciofilo fino a che una domenica mattina di fine anni '80, facendo zapping, faccio la conoscenza di Magic e Kareem: le mie giovani certezze vacillano, più tardi cadranno. Da allora la malattia ha un crescendo esponenziale fino al punto in cui devo cominciare a parlarne e, poi, scriverne. Sposato e con un figlio (3 anni e tifa Bucks, boh) quando non lavoro lancio spingardate al ferro in palestra o al playground.

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