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Enes Kanter vs Tayyip Recep Erdogan

“Ecco la solita stella dello sport che parla e si intromette in politica senza capirne niente, dovrebbe pensare solamente a palleggiare e tirare una palla dentro un canestro…”

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NO!! Ripeto NO a questo pensiero che è anche troppo diffuso; quello che stanno facendo sportivi come Colin Kaepernick e in questo caso Enes Kanter dovrebbe essere la regola e non l’eccezione, ma d’altronde si sa che la storia è più facile, bella e tranquilla da leggere quando appunto ormai è storia, dopo che è trascorso del tempo e si vedono le conseguenze di quei gesti; è molto più difficile prenderne parte.

Enes Kanter non le manda a dire a nessuno, a fine 2018 la NBA ha pubblicato una foto con raffigurati i giocatori turchi nella lega, presenti solo Cedi Osman, Ersan Ilyasova e Furkan Korkmaz ignorando proprio il centro, ormai ex Knickerboker, che oltre di essere di origine turca è anche il più forte dei quattro, al di là di ogni soggettività; detto ciò la replica di Kanter attraverso il mezzo più potente dei giorni nostri, la spada del ventunesimo secolo ovvero Twitter, arriva puntuale nel dichiarare di avere solamente paura di Erdogan. Prontamente Silver e la Lega fa un passo indietro postando nuovamente la foto raffigurante stavolta tutti e quattro i giocatori, Enes compreso.

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Quello tra Kanter ed Erdogan non è un 1 vs 1 sul campo da basket ma bensì nella vita, fermiamoci un secondo a riflettere: se dieci anni fa vi avessero detto che un giocatore NBA da quasi 20 milioni di dollari a stagione si potesse ritrovare apolide a causa di Twitter, ci avreste mai creduto voi?? Detta così è molto semplificata, nell’articolo cerchiamo di andare a vedere tutti i dettagli, ogni possesso, ogni singolo attacco di uno e la conseguente difesa dell’altro.

La NBA è nota per essere una lega ricca di realtà uniche per quanto riguarda i giocatori e il loro trascorso, chi arriva dai ghetti più malfamati, chi viene dall’Africa e fino a quindici anni non sa le regole del basket per poi esplodere e diventare una stella, passati difficili che vengono redenti per arrivare a dei futuri molto agevolati, ma in questo caso è il contrario perché il trascorso di Kanter è normale, il presente è sconcertante ed il futuro sempre più spaventoso.

Kanter è nato a Zurigo in Svizzera, la sua origine è quella turca e lui fino al 27 maggio 2017 è stato un cittadino della Turchia a tutti gli effetti, quello che è accaduto lo andiamo a vedere di seguito.

Come preannunciato l’inizio di carriera di Kanter è stato abbastanza comune, cresciuto nelle giovanili del Fenerbahce, un bronzo con l’under 18 della nazionale, va a Kentucky e nemmeno ventenne venne scelto al draft 2011 dai Jazz, dove rimane fino al 2015, come terza scelta assoluta. Ma sono le successive stagioni ad OKC che danno la svolta alla sua vita e quella della sua famiglia.

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Lasciamo per una volta da parte il campo e il valore di Kanter come giocatore e soffermiamoci più sul suo pensiero diplomatico, seguace da molti anni del movimento politico di  Fethullah Gulen, il grande oppositore del presidente turco Erdogan; quest’ultimo ha segnalato Gulen come principale responsabile del golpe che avvenne in Turchia nel luglio del 2016. Doveroso segnalare come il suddetto Gulen dal 1999 sarebbe rifugiato in Pennsylvania e dovrebbe scontare una pena di circa 1900 anni se ritornasse nel suo Paese.

Dopodiché varie dichiarazioni sempre senza peli sulla lingua di Kanter verso l’attuale presidente turco, hanno portato davvero tante ritorsioni e non solo per Enes ma anche per tutta la sua famiglia, o meglio dire ex famiglia come l’ha chiamata lui dopo l’intervista ( spontanea? Chissà?) rilasciata dal padre sul quotidiano filogovernativo Sabah in cui rinnegava le idee del figlio, “plagiato” dal movimento di Gulen:

Di seguito un estratto:

«Con profonda vergogna mi scuso con il nostro presidente e con tutto il popolo turco per avere un figlio del genere»

dopo questa dichiarazione Enes affermò di aver perso quella che per 24 anni aveva chiamato famiglia e che stava pensando di cambiare il suo cognome in Gulen appunto.

Ma se questa vicenda risale al 2016 come mai se ne è tornati a parlare ( per fortuna!! ) recentemente?

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L’ultimo episodio della vicenda Kanter-Erdogan risale a gennaio, per la consueta partita annuale della NBA oltreoceano tenutasi a Londra nella quale i New York Knicks hanno affrontato i Washington Wizards senza il loro totem turco, perché a parere di quest’ultimo Erdogan

“ha braccia troppo lunghe ed è molto potente”

queste le parole del giocatore timoroso di poter fare una brutta fine, essere rapito o addirittura ucciso. L’affermazione del nostro ha ricevuto risposta da Turkoglu, attuale presidente della Federbasket turca, che gli ha fatto presente come fossero solo fesserie quelle che dice e l’unico motivo per cui non è andato a Londra è perché non possiede un documento valido. Kanter ha subito risposto postando la foto del suo visto in regola e definendo l’ex giocatore dei Magic cagnolino di Erdogan.

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I botta e risposta in questi anni sono stati vari, ma mentre Enes ha sfruttato social e visibilità concessagli dall’essere un giocatore NBA, Erdogan ha utilizzato dei metodi più diretti e purtroppo antidemocratici, ad esempio: lo scorso giugno nonostante papà Mehmet Kanter avesse disconosciuto moralmente e umanamente il figlio, il presidente turco ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti per “associazione a un gruppo terroristico”, ed attualmente in carcere in virtù della condanna a 15 anni di reclusione.

Il 20 maggio del 2017 Kanter figlio, nel giorno del suo 25esimo compleanno, mentre si trova in Indonesia (che ha stretti rapporti con la Turchia) per promuovere la sua associazione verso i meno bisognosi, sente bussare la porta: è il suo manager, la polizia ed i servizi segreti locali lo stanno cercando per arrestarlo e non c’è tempo da perdere, scappano in aeroporto e prendono il primo volo; quando fanno scalo in Romania gli agenti lo fermano per revoca del passaporto. L’allora centro dei Thunder riesce poi a tornare negli Stati Uniti per l’inizio della stagione NBA grazie all’intervento dei senatori dell’Oklahoma, dell’ associazione giocatori ed il Dipartimento di Sicurezza Interno. Nel corso di una successiva conferenza stampa, Kanter si scaglia contro Erdogan definendolo “l’Hitler del nostro secolo”.

A seguito di questa dichiarazione Erdogan ha ufficialmente chiesto 4 anni di reclusione per “associazione a gruppo terroristico” e inoltre secondo la procura, Kanter avrebbe usato Twitter per “diffamare e deridere” l’attuale presidente turco; emessa addirittura una Red Notice, ovvero un avvertimento all’Interpol che il governo della Turchia vuole l’estradizione e il fermo del giocatore, fortunatamente gli Stati Uniti non sono dello stesso parere.

E in tutto ciò che fine potrà mai aver fatto la sua famiglia?

Casa perquisita e sequestro di tutti gli apparecchi elettronici che possedevano, dai cellulari ai computer, così che il centro non possa mai comunicare con loro, e in caso accada la loro fine non sarebbe di certo piacevole. Ovviamente senza più neanche i loro passaporti e i genitori di Enes sono bloccati in Turchia, il padre deve essere processato mentre il fratello Kerem è stato bandito dalle rappresentative nazionali, adesso vive e gioca in Francia.

Secondo i dati diffusi dal ministero della difesa turco sono oltre 50.000 le persone arrestate e oltre 150.000 quelle indagate per gli stessi motivi di Kanter, ovvero sostenere il pensiero di Gulen, o come lo chiamano loro l’HIZMET, un’iniziativa sociale transnazionale che sostiene gli ideali dei diritti umani, pari opportunità, democrazia, contro la violenza e a favore dell’accettazione delle diversità culturali e religiose”.

Se tutto questo sta succedendo ad una star NBA conosciuto in tutto il mondo, in modo così palese sotto gli occhi di tutti, chissà cosa staranno passando e a quale destino vanno incontro i prossimi detrattori di Erdogan, o semplicemente chi cerca una democrazia in Turchia.

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Alessandro Carpi

Alessandro Carpi

19 luglio 1994, appassionato visceralmente al mondo NBA da quando ne ho 16, non solo al basket giocato che ovviamente non ha eguali al mondo, ma anche a tutto ciò che ci gira intorno. Mio papà amava i Lakers del duo kobe-shaq, ho fatto i miei primi fantabasket con lui, mio fratello e mio cugino, ai tempi non esistevano le app ma facevamo tutto con penna a taccuino, le mie prime partite guardate per intero sono state le finals 2010 con mio padre non potendo mai aprire bocca, ai tempi non esisteva my Sky che potevi fermare le partite quando volevi. Sono cresciuto da allora sempre mantenendo vive le mie due più grandi fedi, Federico Buffa e "the king" LeBron James.

 

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