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John Singleton: tributo a chi ha reso South Central un’opera d’arte

Ci sono quattro ragazzini che camminano sotto il sole di una giornata estiva, lungo delle rotaie abbandonate costeggiate da staccionate di rete metallica, vegetazione urbana e rifiuti sono ciò che li circonda. Sono Tré, Doughboy, Ricky e Chris. Sono ripresi da lontano, un campo lungo alle loro spalle, mentre la camera lentamente si muove verso l’alto.

E’ una delle inquadrature più belle di Boyz n the Hood, iconico film del 1992, che racconta il contesto urbano degradato del quartiere South Central a Los Angeles.

Il regista di questa indimenticabile pellicola, John Singleton, è morto questo lunedì, a 51 anni, dopo dodici giorni di coma causato da un ictus.

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Boyz è il film d’esordio di Singleton, che gli è valso le nomination all’Oscar come miglior film e miglior sceneggiatura originale. E’ un film Neorealista (post-moderno), o di Cinema Veritè, o in qualsiasi modo vogliate chiamare quel genere di film che racconta uno spaccato di vita quotidiana.

Parla, attraverso la vita Tré Styles, figlio di Furious Styles (personaggio ispirato al padre dello stesso Singleton), dei suoi amici,  della criminalità diffusa nel quartiere e in particolare di quella chiamata Black-to-black, che avviene tra membri della stessa comunità afro-americana.

Il quartiere di Tré potrebbe essere uno di quelli dai quali provengono molte stelle NBA, e di fatto lo è. South Central è confinante con Compton, quartiere natale di James Harden, che si dice tenga ancora conservato il biglietto che lasciò una mattina a sua madre prima di uscire per andare ad allenarsi  sul quale scriveva: I’ma be a star. E di Kawhi Leonard che, partendo da quel degrado raccontato da Singleton, è arrivato nell’NBA, sopravvivendo però a suo padre, assassinato da un colpo di pistola, in una normale domenica all’autolavaggio. Era il 2008. Questo crimine è tutt’oggi senza colpevole e soprattutto senza movente, ed è per questo che forse ancora oggi, Kawhi ride un po’ meno degli altri.

BOYZ N THE HOOD, (aka BOYS IN THE HOOD), foreground from left: Ice Cube, director John Singleton, Cu

Altri giocatori provenienti dai quartieri difficili di LA sono DeMar DeRozan, che ha fondato un camp che porta il suo nome per dare la possibilità ai ragazzini di Compton (suo quartiere natale) di giocare a basket durante l’estate; Baron Davis, nativo proprio di South Central (rinominato South Los Angeles dal 2003) che ha espresso il suo tributo pubblicamente per la morte di John Singleton. Altri Boyz potrebbero esser Russell Westbrook, Brandon Jennings e Nick Young.

Loro però sono quel 1% di popolazione che, partito da situazioni di difficoltà e degrado urbano, ce l’ha fatta. Boyz n the Hood racconta del rimanente 99%.

Alcuni di loro provano a uscire dal quartiere e questi sono rappresentati dal personaggio di Rick Baker, amico di Tré, che ha una passione per il football e si sta preparando per andare al college, ma da South Central non uscirà mai.

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In una scena Furious porta il  figlio e i suoi amici in giro per South Central e spiega loro, sotto un cartellone che pubblicizza la vendita di un terreno, cosa è la gentrificazione e di come gli abitanti del quartiere devono combatterla in tutti i modi per evitare di essere, a poco a poco, sfrattati dalla loro terra natale. Rick e Tré ascoltano Furious trascinati dal suo carisma e dalla sua intelligenza radiosa. Ricky intanto beve latte fresco, a canna, direttamente dal cartoccio.

Con questa pellicola John Singleton è entrato di diritto nella lista degli uomini più influenti di sempre della cultura afro-americana, sedendosi al tavolo con gente come Spike Lee, che tre anni prima in Do The Right Thing aveva presentato un’opera molto simile a Boyz, ma ambientandola a Brooklyn e facendo dei suoi personaggi delle caricature.

Della comunità afro-americana Singleton ha presentato il lato più oscuro, più sotterraneo. Ci ha fatto capire come la strada per l’emancipazione di una comunità non passa dai salotti delle Downtown e neanche da simboliche nomination agli Oscar o a infimi premi di inutili talent show. L’emancipazione inizia dai sotterranei e molto probabilmente è qui che si deve esaurire. Una comunità come quelle descritta in Boyz deve trovare un suo equilibrio interno senza “infiltrazioni”, difendendosi dalla gentrificazione, come sono riusciti a fare gli italiani, gli irlandese e gli orientali in America. Parola di Furious Styles.

John Singleton ha creato un’opera d’arte parlando del suo mondo.

Lascia i genitori, sette figli e tutta la sua comunità, fatta di superstar e di gente comune.

Muore indimenticato.

Rest In Peace, Mr Singleton.

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Alessandro Zorzoli

Alessandro Zorzoli

Milano, 21 giugno 1994. Studio lettere. Gioco a basket da quando sono nato. Lo sport è la cosa più bella del mondo e nello sport si concretizzano tutti gli aspetti di un’arte: tecnica, poetica, forma e stile. Del basket e dei suoi protagonisti mi affascina indagare questi aspetti. “Quando dipingo non penso all’arte. Penso alla vita”, Jean-Micheal Basquiat.

 

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