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Jakob Pöltl: un centro o no?

download-6Nome: Jakob

Cognome: Pöltl

Città d’origine: Vienna, Austria

Età: 21 (15 Ottobre 1995)

College: Utah Utes

Altezza: 216 cm

Peso: 108 kg

Ruolo: Centro

Draft 2016: 9^ scelta assoluta, Toronto Raptors

Bio

Riuscire a entrare in NBA è un’impresa difficile, anzi quasi impossibile.
Lo è per gli americani, figuriamoci gli stranieri, che magari sono nati in un paese dove la cultura per il basket è minima, come l’Austria. Il fato ha voluto che un ragazzo di Vienna sia riuscito non solo ad entrare in NBA, ma l’ha fatto anche attraverso la porta principale, quella del draft. Ed è, tra l’altro, il primo del suo paese ad aver messo piede su un parquet NBA.

La storia ha inizio proprio a Vienna, dove venne allestito un camp di pallacanestro nei dintorni della capitale austriaca, e i genitori di Jakob, entrambi giocatori di pallavolo, decisero di farlo partecipare. Il talento al bambino non mancava, tanto che, ormai diventato abbastanza grande, esordì nella massima divisione di basket austriaca con la maglia dei Traiskirchen Lions nella stagione 2013-14.

Nello stesso 2013 si svolsero gli europei under 18, in Macedonia, e l’università dello Utah decise di inviare un assistente, Andy Hill, per monitorare la situazione e scovare, in caso, qualche prospetto interessante. Mai ci fu cosa più azzeccata.
Nella partita di apertura Jakob sfornò una prestazione da 15 rimbalzi, e Andy chiese subito un colloquio con il ragazzo per dirgli qualcosa, immagino, come: “Ragazzo, hai un sacco di talento, potresti far vedere grandi cose nel mio paese”. E così scattò un dubbio amletico per Jakob, se scegliere di diventare un professionista in Austria, con un margine di successo quasi assicurato, o di frequentare il college negli Stati Uniti per poi magari essere scartato.
Optò per la seconda scelta, e giustificò la sua scelta ai microfoni dicendo:

“If I went pro in Europe, I probably wouldn’t have a chance to go to a university and get my degree… Could have basketball and an education at the same time [in the U.S.]. Also I think I wasn’t ready for 100 percent professional basketball at that time.”

“Se fossi diventato un professionista in Europa, probabilmente non avrei avuto la possibilità di andare all’università e laurearmi… Avrei potuto giocare a basket ed acquisire un certo grado di istruzione nello stesso tempo [negli Stati Uniti]. Inoltre pensavo di non essere pronto per diventare un professionista in quel momento.”

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Quindi, nel 2014 cominciò a frequentare l’università dello Utah, e secondo una famosa testata giornalistica un altro dei motivi che hanno spinto Jakob a frequentare quella scuola fu proprio il rapporto che lo staff di Utah ha subito cercato di creare col ragazzo, dato che sia il coach Larry Krystkowiak che due assistenti andarono a Vienna per convincerlo, facendo una traversata non indifferente.

Già dalla stagione da freshman mette tutti d’accordo sullo spessore che ha e del talento che gli scorre nelle vene.
Nella prima gara ufficiale, mette a referto 18 punti e 10 rimbalzi, doppia doppia, e nelle seguenti terrà medie abbastanza alte, 9 punti, 6.8 rimbalzi e 1.9 stoppate a partita. In tutte e 34 le gare giocate, ovviamente, è partito dal quintetto iniziale. Nella seconda stagione, quella da sophomore, alza, e di tanto, le proprie medie a partita. Stavolta le partite giocate, partendo dal quintetto titolare, sono 36, visto che è riuscito a portare, grazie ai moltissimi rimbalzi e ai moltissimi punti la squadra al secondo turno di NCAA Tournament, perdendo contro Gonzaga. Il tabellino segna 17.2 punti e 9.1 rimbalzi a partita, riuscendo ad essere il miglior rimbalzista in 23 gare su 36 giocate, con un picco di 18 al primo turno del torneo NCAA. Riesce a portare a casa anche il trofeo di miglior giocatore della PAC 12, vinto in precedenza da giocatori del calibro di James Harden, Kevin Love, Jason Kidd e Gary Payton. Il 13 Aprile 2016 decide di rendersi eleggibile per il draft, dopo due anni di college. Il 23 Giugno dello stesso anno si svolge, al Barclays Center, il draft NBA, e Jakob deve aspettare solo 9 chiamate per diventare il primo austriaco ad essere draftato in NBA.

Jakob Poeltl

Delle 42 gare fino ad oggi disputate, tra 4 partenze da titolare e una brevissima parentesi durata solo un giorno, il 26 Novembre, nella squadra della D-League affiliata ai Raptors, il ragazzo ha mantenuto le seguenti medie: 10.8 minuti giocati, 2.9 rimbalzi e 2.5 punti, un esiguo bottino per un prospetto tanto importante, ma forse è solo colpa della poca esperienza e dello spazio a disposizione.

Scheda tecnica

Le principali difficoltà di Jakob si possono riscontrare soprattutto in campo fisico, perchè, per essere un 2.16, pesa veramente troppo poco, condizione che lo rende molto docile quando deve affrontare giocatori più forti fisicamente di lui. Spesso e volentieri non riesce a tenere l’attaccante in post basso, viene spostato molto facilmente e la poca reattività nelle gambe lo rende un bersaglio facile contro l’esplosività dei centri. Altra pecca è l’eccessiva lentezza quando corre all’indietro. Questa sua lentezza lo espone anche molto nei cambi di marcatura, quando finisce per marcare un piccolo che può chiudere a canestro con facilità. La versatilità, intesa come la capacità di poter ricoprire diversi ruoli in campo in diverse tipologie di azioni, una caratteristica fondamentale per i lunghi dell’attuale NBA, è veramente nulla. Gli si può lasciare molto spazio, il tiro non se lo prenderà mai, ne ha presi 4 in un anno di college. Collegato alla versatilità c’è anche il pattern di movimenti in post, che è davvero esiguo, spesso e volentieri in post non sa cosa fare per aggirare il difensore, e inoltre, quando attacca con la spalla destra, non riesce a concludere.

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I punti di forza sono soprattutto legati, come le debolezze, al fisico che possiede. Infatti l’agilità è una delle caratteristiche di maggior rilievo, infatti è veramente veloce per l’altezza che ha, come la fluidità nei movimenti. Sa sfruttare inoltre molto bene gli up and down in attacco, e riesce a guadagnarsi vantaggio sul difensore. Per quanto riguarda l’attacco nel pick and roll, sa essere un grande rollante, grazie alla stessa velocità e coordinazione, ma anche nel pick and pop sfrutta la sua agilità per aggirare il difensore dopo aver messo palla a terra. Se prima poi abbiamo parlato di una spalla destra da rivedere, quella sinistra è il piatto forte, è semplicemente fortissimo. Nonostante le poche assistenze, le sue mani morbide, soprattutto la destra, sfornano grandi passaggi, soprattutto dal post, tant’è che è stato il secondo miglior passatore destro della passata stagione collegiale. Se la difesa nel pitturato contro altri centri non è il suo forte, non si può dire nulla sulla difesa contro le ali grandi, riesce a stare benissimo su di loro. Nella protezione del ferro può dire la sua, solo su aiuto però, quando può girarsi e correre in avanti, già abbiamo parlato della corsa all’indietro. E alla fine, menzione va fatta per l’abilità al rimbalzo nel complesso, 9.1 di media al college è più che sufficiente per definirlo un buon rimbalzista.

In breve: è un 2.16, ma fatelo giocare da 4!

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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