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Italian madness

Che volete, son deliri che ogni tanto ci prendono.

Il gentile lettore porti pazienza e pensi sempre che se vi si rompe le scatole, non lo si fa apposta.
Oggi riformeremo il Campionato italiano. Riforma che, se adottata, produrrà più spettacolo, più affezione, più qualità, più partite, e tante tante spese in meno per le Società. Tutto in modello NBA.
Ok, sì è un delirio, ma che volete ci si è rotta la TV…

CONFERENZE E DIVISIONI

Modello NBA, si diceva. Quindi, Conference e Division.

Prima regola: evitare il politicamente corretto, sì quello per cui almeno sportivamente l’Italia non va divisa fra Nord e Sud. Non so come la pensiate, ma mi baso sul semplice buonsenso: dividere una chewingum tipo Brooklyn per il lungo non l’ho mai visto fare.

Per cui, bando ai tremori e due Conference: Nord da una parte, Centro-Sud dall’altra.
La North Conference (a proposito, voi come le chiamereste? Eviterei l’anglomania, ma poi “Girone Nord” è troppo dantesco, “Lega Nord” non mi pare il caso, “Zona Nord” fa piano urbanistico, “Classifica Nord” pare un fiume… insomma qui siamo indietro) la partiremo in tre Division: Nord-Ovest, Nord-Est e Padana.

Piattino? Ok ne ho provate varie: Sabaudia, Lombarda, Vittorio Veneto, Trento e Trieste, Padania, Matildica… ma cavoli abbiamo troppa storia in Italia e abbiamo anche troppi rompicoglioni che devono modernizzarla e politicizzarla… poi te credo che rimaniamo sul politically correct.

Quindi per ora teniamo questi.

Conference Centro Sud, anche qui tre Division. Tenetevi forte perché qui il tasso di figaggine si alza anzichenò: Tirrena, Adriatica e Mediterranea. Dai che già vi vedete i loghi, pazzeschi. Grazie, grazie. Gli autografi alla fine.

VAI COI NOMI

Ogni Division sarebbe composta da cinque team. Di conseguenza, si pescherebbe dalla A2. Con che criteri? Di seguito varie ipotesi, chiaro però che si dovrebbero prospettare scelte in stile NBA: piazza storica, palazzetto, tifosi, capacità economica, bacino, solidità finanziaria. Requisiti minimi peraltro da chiedere anche alle attuali partecipanti alla A1. Qualche ipotesi l’ho fatta, in alcuni casi ho lasciato aperte più soluzioni. Va che sembro anche serio.

Un’ipotesi Nord-Ovest: Torino, Milano, Cantù, Varese e, dalla A2, Casale Monferrato. Motivo? Posizione strategica, sulla Liguria, che non riuscirebbe altrimenti ad essere rappresentata e che, al contrario, sente Casale cestisticamente vicina.

Nord-Est è già più facile: Venezia, Trieste e Trento. Solide, pubblico, storia, anche recente. Dalla A2 a mio parere per distacco, Treviso e Verona, bellissime realtà. Troppo facile, dai, maledetti veneti perfettini.

Padana… beh, la Padania di bossiana memoria ci entra un po’ in interferenza, rovinando la dizione. A me piaceva anche Division Matildica, ma sono reggiano e di parte…

A proposito, e Division come lo tradurreste? Divisione? Poi c’è da fare il presentat arm. Campionato, lega? Niente, i nomi convincono, i predicati molto meno…

Ok, la Padana: Brescia, Cremona, Reggio Emilia e Basket City, per intero e senza discussione: Virtus ed Effe.

Passiamo alla Conference Centro-Sud. Difficile, c’è da pescare molto di più dalla A2 e tutto diventa opinabile. La Tirrena la imposterei su Sassari e Pistoia; poi, per forza la Virtus Roma. Altro? Una fra Latina o Rieti, che stanno facendo bene e, ‘nsomma, ce vuole anche ‘a Lazio. Infine, di diritto, una toscana… Lo dico piano e non picchiatemi: Siena? Ammettete che mettere Sassari con quelle in linea d’aria e di traghetto e non col solito “Sud e Isole” è un’altra genialata… Autografi dopo, ok.

La Adriatica è difficile. Se ci avessero detto quindici anni fa che tra Marche e Romagna avremmo fatto fatica a trovare cinque team cestistici convincenti, ci saremmo messi a ridere. Purtroppo è così, per ora, anche se con la presente riforma di certo grandi imprenditori si riavvicineranno alla pallacanestro, a riscontrare la enorme passione di queste Regioni… Quindi la facciamo sulla fiducia. Pesaro, poi Ravenna e Forlì per la Romagna, Montegranaro e Jesi per le Marche. Imola possibile intrusa. Difficile, sì.

Mediterranea (o Insulare se siete proprio sboroni): Avellino e Brindisi. Poi? Spazio alla Sicilia, con due fra Trapani, Capo e Agrigento. La quinta noi la pescheremmo a Roseto, grande storia e grande passione. Un occhio sempre a Reggio Calabria ce l’abbiamo… che ricordi. Quante sberle, noi reggiani, dall’altra Reggio. E Manu… Ma per ora consideriamo solo la A2.

LA FORMULAAAA!

Ed ora, amici e amiche, se l’hype incredibile non vi ha già steso, la benedetta Formula.

Ok, allora dopo vari esperimenti, ho considerato i seguenti principii:

a) risparmio ove possibile sugli spostamenti e sulla logistica;
b) incremento partite, ma entro limiti ragionevoli (attualmente sono 30 annuali);
c) sollecitazione dei derby per un maggiore spettacolo;
d) equilibrio tra i tre punti precedenti e la necessità di evitare eccessivo squilibrio tecnico fra le Conference;
e) prevedere il confronto anche con le squadre dell’altra Conference;
f) favorire in certa misura i match di cartello.

Dai non è vero, ho fatto un po’ a caso. Però i sei punti sono belli.

Allora tre fasi.

PRIMA FASE: andata e ritorno all’interno della Division e sola andata per il resto della Conference. Totale 18 partite. Si tratta di una mini regular season, dove l’alternanza casa-trasferta nei confronti secchi (di Conference) è data, un po’ come nella Coppa Davis di tennis, dagli incroci dell’anno precedente o delle ultime stagioni.
SECONDA FASE: le prime due di ogni Division vengono accorpate nel girone GOLD, mentre le restanti tre in quello SILVER. Si scontrano fra loro, anche qui sola andata. 11 match in GOLD e 17 in SILVER.
PLAY OFF: parte una vera e propria March Madness, dove le posizioni acquisite nei gironi GOLD e SILVER valgono come “salto al turno successivo” dei play-off.

Nel girone SILVER si qualificano ai play-off le prime otto, che si scontrano fra loro. Una specie di 32esimo di finale. Magari al meglio delle 3, se vi piacciono le sensazioni forti.

Ai sedicesimi, le vincenti affrontano le ultime quattro del girone GOLD (sempre al meglio delle 3); chi prevale si misura, negli Ottavi (al meglio delle 5), con le squadre dal 5°-8° posto del GOLD, per accedere ai Quarti, ove aspettano le prime quattro del GOLD (al meglio delle 5). Poi semifinale e finali, magari alle 7.

NOTAZIONI COMMENTI E BALLE VARIE

Quanto al numero di partite, tra prima e seconda fase raggiungiamo 29 sfide in GOLD e 35 in SILVER. Siamo intorno alle attuali 30 di RS. Nei play-off i match possono variare da un massimo di 30 se chi parte dai trentaduesimi arriva allo Scudo sempre con la bella, ad un minimo di 11 se una delle prime quattro diventa campione a suon di sweep. La RS risulta, in prima fase, più “comoda” anche per le tifoserie; in seconda fase avvincente per la qualità in GOLD e la voglia di recupero dei primi team di SILVER; il grosso della stagione è poi concentrato nei play-off, per match più emotivi e spettacolari.

Ancora: la prima fase permette incroci multipli con le squadre più vicine; il buon posizionamento consente di accedere ad una seconda fase GOLD con meno match ma molto più intensi. E alla qualificazione già certa per i play-off. D’altronde chi è nel SILVER non perde la speranza di accedere alla fase finale, ma se la deve guadagnare con un percorso più tortuoso – che potrebbe ricordare l’attuale serie B di calcio o anche la complicata post-season dell’A2 dei cesti.

Nel play-off, le tante partite e l’inizio con le serie a 3 lasciano spazio alle sorprese; le prime e più forti compagini sono tutelate dal salto del turno e dal calendario meno fitto fin dalla seconda fase (anche in ottica coppe europee). Il che non toglie che qualche team “in missione” possa magari disegnare la più classica delle favole, partendo dall’ottavo posto in SILVER per ascendere alle sublimi vette.

E dalla nona alla diciottesima di SILVER? Beh, se volete, fatele scontrare per la retrocessione. Io non ne voglio sapere. Nel mio Campionato, solo gioia e amore e make basket great again!

Matteo Fortelli

Matteo Fortelli

Nasce nel 1977 - prima stagione della Pallacanestro Reggiana in biancorosso - con sei mesi esatti di vantaggio su Emanuel Ginobili. Nel prosieguo, si accontenta di pareggiarlo nel numero dei figli. Catechista, avvocato, fanatico acritico di tutto quanto venga da Reggio Emilia, trova bellissima la definizione del basket come "l'unico sport che guarda verso il cielo". Romantico sostenitore delle bandiere come Manu, il turbinoso mercato NBA, dove cambiano squadra anche le città, è il peggiore fra i suoi incubi.

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