Stephen Curry

Il tiro da tre: diventare specialista dall’arco paga

Il sogno di tutti i giovani cestisti è arrivare nella NBA, il campionato di basket dove giocano i più forti, i nostri idoli. Debuttare, trovare spazio, giocarsi le partite che contano, playoffs, finali NBA. Vincere. Chiunque abbia preso un pallone da basket in mano ci ha pensato.

“Vorrei essere come Jordan”

Un giocatore totale, attaccante micidiale, incallito difensore, fisico spaziale, atletismo oltre ogni immaginazione, mentalità da vincente. La perfezione in un unico giocatore. Problema: di Michael Jordan ne nasce uno ogni 20-30 anni.

download-8

Guardando una qualsiasi squadra NBA notiamo che non tutti i giocatori hanno un atletismo smisurato, sono difensori impeccabili, o attaccanti talentuosi. Nella NBA, infatti, ci sono dei ruoli e degli specialisti. Quante volte infatti abbiamo sentito parlare di “specialista difensivo”? (subito la mente va a Tony Allen dei Memphis Grizzlies, a Bruce Bowen visto con la maglia degli Spurs, per non parlare di Shane Battier in maglia Houston o Heat). Quindi per giocare nella NBA, non per forza bisogna essere giocatori completi in tutto, si può eccellere in un campo, ovviamente senza trascurare neanche troppo gli altri.

Un ruolo sempre più utilizzato e ricercato nelle NBA odierna è il tiratore da tre punti. Da quando, nel non troppo lontano 1979, la NBA ha deciso di introdurre l’arco a 7,25 metri, il tiro da tre punti ha continuato ad acquisire sempre più importanza, fino ad essere punto cardine del gioco. I vantaggi di questo tiro sono molteplici. Prima di tutto vale un punto in più di un tiro dentro l’arco, ma permette anche di aprire l’area per tiri agevoli e penetrazioni da parte dei piccoli.

Cleveland: Love e Kyle Korver

NBA: Cleveland Cavaliers at Washington Wizards

Le squadre dell’attuale NBA ricercano sempre più il tiro da tre punti, basti pensare che i Cleveland Cavaliers, attuali detentori del titolo NBA, sono passati da 29 triple tentate della stagione scorsa a partita alle attuali 33,6 su 85,2 tiri totali per gara. Questo vuol dire che i Cleveland Cavaliers in media tirano da tre il 40% dei tiri totali di una partita. Rispetto alla passata regular season hanno aumentato di quasi il 5% i tiri da tre presi. Va in quella direzione la decisione di ingaggiare uno specialista come Kyle Korver (nonostante la stagione un pochino deludente del cecchino), avendo a roster specialisti da tre come Irving, Shumpert, JR Smith, Jefferson, Frye, Deron Williams e Kevin Love. Su quest’ultimo mi soffermo un attimo.

Love è un giocatore perfetto per le statistiche. E’ un lungo che prende tiri ad alta percentuale da sotto il canestro, apre l’area con il tiro da tre punti e prende pochi long two. I long two sono quei tiri da fuori area, però presi da una lunga distanza, poco all’interno dell’arco. Quei tiri che, fossimo al campetto, commenteresti con: “un passo indietro ed erano 3”. Love piuttosto tira da tre, bene anche.

Kyle Korver è il classico giocatore che sul tiro da tre ha costruito la carriera. Nel 2009-2010 a Utah segnava un tiro su 2 da tre di media, viaggiando con oltre il 50%. Media impressionante. Ora ha firmato per Cleveland, provando a giocarsi le ultime chance per vincere l’anello, tanto desiderato dai professionisti NBA. Korver in un sistema, vedi quello degli Atlanta Hawks, è letale. Piedi rapidi per uscire dai blocchi dei compagni, intelligenza cestistica per scaricare, quando marcato e tirare, quando libero in un angolo. Difensore assolutamente mediocre, se attaccato può rivelarsi l’anello debole del quintetto. Il classico specialista da tre punti.

NBA: Los Angeles Clippers at Charlotte Hornets

Altri celebri specialisti da tre punti? Parto ovviamente dal nostro Marco Belinelli, visto anche vincitore nella gara del tiro da tre (Three-points Shootout, del Sabato nell’All-Star Weekend), passando per James Jones di Cleveland e spalla fedele di LeBron James, Jason Kapono, per non parlare di Eddie House dei Celtics, una macchina nel tiro da tre.

Due esempi dell’NBA passata

Il tiro da tre, da quando è stato introdotto, ha modificato radicalmente il gioco. Basti pensare agli Orlando Magic di Howard, che arrivarono fino alle finali NBA nel 2008-09. Howard, schierato come centro, era l’unico giocatore del quintetto a non essere affidabile (per niente direi) fuori dall’arco, mentre gli altri quattro erano tiratori micidiali. Nelson playmaker, Lee guardia e la coppia Turkoglu-Lewis ali. Quattro giocatori che sfruttavano i raddoppi mandati su Howard per punire le difese. Fermati solo in finale dai Lakers di un immenso Bryant.

USP NBA: ORLANDO MAGIC MEDIA DAY S BKN USA FL

Altra squadra da citare come esempio sono gli Atlanta Hawks di qualche anno fa, quelli che misero in difficoltà gli Indiana Pacers del trio George, Hibbert, Stephenson, Atlanta che l’anno dopo mandarono quattro giocatori all’All-Star Game. Riuscirono a giocarsela con Indiana grazie al tiro da tre. Il centro Pero Antic fu l’emblema della serie: in quanto Hibbert, il centro poco mobile dei Pacers, dovette inseguire fuori dall’arco per tutta la serie Pero Antic, centro di Atlanta. Costringendo Hibbert (sette piedi di uomo) ad uscire dall’area, quest’ultima era molto più libera per penetrazioni o tiri da sotto. Il tiro da tre cambiò la serie e diede una speranza, poi infranta, agli Hawks.

NBA Oggi

download-14

La squadra che utilizza di più il tiro da 3 punti? Houston Rockets, 40.6 tiri da tre presi a partita, di cui 14.8 realizzati. Quasi il 47% dei tiri dei Rockets è fatto da dietro l’arco, una percentuale molto alta, frutto anche del sistema di gioco del loro coach Mike D’Antoni. Oltre al fenomeno James Harden (3 triple realizzate di media e 9 tentate), ci sono Ariza e Ryan Anderson, due ali con una capacità di tiro superiore alla media, inoltre dalla panchina esce Eric Gordon (vincitore della gara del tiro da 3 quest’anno), dopo Curry il miglior tiratore della lega per triple realizzate. D’Antoni è riuscito ad insegnare alla squadra la sua concezione di pallacanestro, tiri da 3 o tiri facili al ferro, abolendo il tiro dalla media, in verità concesso solo ad Harden in occasioni speciali. Gli Houston Rockets, in una stagione, sono passati da prendere 30 tiri ai 40 attuali, sinonimo del cambiamento che sta imprimendo il coach alla squadra, che si sta adattando (molto bene visti i risultati, non troppo preventivati) agli schemi proposti.

Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati