BILL RUSSELL, RED AUERBACH

Il draft 1956: inizia la Celtic Era

Esistono momenti, nello sport come nella vita, in cui un singolo evento si ripercuote a valanga su tutti gli altri. Può essere qualcosa dovuto al caso, una decisione o un qualcosa imposto dall’esterno, cambia poco. Ciò che conta è che da ora in poi tutto quel che succede sembra scaturire da quel momento topico come una necessaria e naturale conseguenza. Come insegna Mike McDermott (Matt Damon) in un meraviglioso film sul poker come “Rounders”, la vita si gioca in un colpo solo, il resto è attesa: ciò che dobbiamo fare, nei limite del possibile, è calcolare tutte le possibilità e sperare di prendere la decisione giusta.

In ambito NBA, uno di questi turning points è certamente il 30 aprile 1956, la notte del draft di Bill Russell.

Il protagonista assoluto della serata non è però Bill, talentuosissimo centro da San Francisco con una discreta propensione alla vittoria, ma un quarantenne ebreo di Brooklyn, Arnold Jacob Auerbach, allenatore di Boston dal 1950. Auerbach, detto Red per i capelli rosso fuoco (ormai quasi un ricordo) e lo spirito battagliero, era riuscito a portare la squadra fuori dall’anonimato plasmandola a propria immagine e somiglianza: sotto la guida di Red applicazione, sacrificio e spirito di appartenenza diventano i punti di forza di Boston. I giocatori venivano scelti più per la loro funzionalità al progetto che in base alla quantità di talento che era capitata loro in dote: ecco dunque che al draft del ’50 Red preferisce puntare su Chuck Share piuttosto che su Bob Cousy, tacciato di cercare la giocata bella piuttosto che quella utile alla squadra.

i

Eppure, tutti sappiamo che Cousy è una delle colonne portanti dei Celtics di Auerbach. È solo per un curioso caso del destino che Cousy, da snobbato di lusso, diventa effettivamente un Celtic: draftato dai Tri-Cities Blackhawks, Bob spara alto al momento di formalizzare il contratto; al secco no della dirigenza decide di accasarsi ai Chicago Stags, salvo poi finire a Boston nel dispersal draft conseguente allo scioglimento della squadra. Arrivato alla corte di Auerbach, Cousy si rivela ben più affidabile del previsto e diventa in breve tempo uno dei perni della gestione Auerbach. Boston, che poteva contare anche su Ed Macauley, Bill Sharman e Frank Ramsey, ha dunque fra le mani una buona squadra, ma manca ancora qualcosa per poter competere effettivamente per il titolo.

Quel qualcosa ha un nome e un cognome: Bill Russell, e per prenderlo era necessario passare per l’imminente draft. Facciamo un passo indietro. Negli anni ’50 visionare un giocatore era estremamente difficile. Il sistema di scuoting era molto diverso rispetto a quello attuale: non c’erano ancora canali televisivi dedicati allo sport, non c’era youtube, e spesso si veniva a conoscenza di qualcuno solo grazie a qualcun’altro che l’aveva visto dal vivo o ne aveva sentito parlare. In effetti, Red non aveva mai visto giocare Bill Russell, ma un suo vecchio giocatore era rimasto estasiato dalla sua leadership naturale e dalle sue doti difensive, tanto da dire a Red di prenderlo a tutti i costi. Si sapeva che Bill era forte, ma nessuno aveva idea realmente di quale potesse essere l’impatto di Russell sull’NBA, e questo sarà uno dei punti di forza del piano ideato da Auerbach per poter mettere le mani sul fresco vincitore degli ultimi due titoli NCAA.

FURTO CON SCASSO

Red sa che i Rochester Royals, titolari della prima chiamata, hanno già un buon lungo, Maurice Stokes, e sembrano più intenzionati a prendere una guardia che a puntare su Russell. Si apre dunque una trattativa fra le due squadre: i Royals, in difficoltà economica ormai da tempo (già nel ’57 si spostano a Cincinnati in cerca di un mercato più ampio e maggior fortuna), acconsentono infine a non prendere Russell sulla base della promessa di Walter Brown, presidente dei Celtics, di portare a Rochester Ice Capades (uno spettacolo di pattinaggio sul ghiaccio) per due settimane e di lasciare loro i proventi.

La seconda chiamata è dei St. Louis Hawks, ed è qui che si concretizza il capolavoro di Auerbach. Come prevedibile, gli Hawks scelgono Russell, ma la notte del draft, si sa, è anche notte di scambi. Pur di prendere Russell il buon Red è disposto a fare carte false, anche a cedere Ed Macauley, suo miglior giocatore e futuro Hall of Famer. E pazienza se agli Hawks va anche il talentuoso Cliff Hagan, l’importante è che questa trade gli permetta di arrivare a Russell, pietra angolare dei Celtics che verranno.

APTOPIX NBA All Star Game Basketball

PROFEZIE

Se Kobe Bryant avesse assistito alla trade, lui che una trade il giorno del draft (in realtà tre settimane dopo, ma ci siamo capiti Ndr) l’ha vissuta sulla pelle uscendone anche piuttosto bene, avrebbe avuto la stessa reazione che ebbe allo scambio LoveWiggins. Secondo il Black Mamba, infatti Cleveland stava commettendo un errore nel cedere Wiggins a Minnesota, ed in un paio di anni si sarebbe pentita amaramente della propria decisione. È vero, Cleveland ha vinto il titolo, ma anche St. Louis nel ’58 aveva concluso la stagione portando a casa l’anello. Serve ancora del tempo per valutare la bontà della profezia di Kobe, ma il principio è lo stesso: St. Louis ha sì ottenuto un giocatore di sicuro affidamento, ma si è privata del nuovo che avanza, finendo così dalla parte sbagliata della storia.

Red Auerbach si è preso i suoi rischi, ma sarà ripagato con gli interessi. La notte del 30 aprile 1956 è l’incarnazione cestistica del motto Fortuna audaces iuvat. È il draft più importante della storia dei Celtics e una dei più importanti dell’intera storia NBA. Red Auerbach riesce a mettere le mani su tre dei più promettenti debuttanti al gran ballo: oltre al già citato Bill Russell, in biancoverde approdano anche Tom Heinsohn e K.C. Jones. In una sola notte, Auerbach si è assicurato tre futuri Hall of Famers. Avevamo detto che la vita si gioca in un colpo solo vero? In una singola mano Red ha sbaragliato tutta la concorrenza, ponendo le basi per un dominio di lunga durata sulla Lega. La Celtic Era inizia proprio quel 30 aprile del ’56, e si concluderà solo col ritiro di Russell, 13 anni e 11 titoli dopo. L’NBA, orfana di Mikan e dei suoi Minneapolis Lakers, si prepara ad aver un nuovo padrone ed a familiarizzare con la più prolifica dinastia della sua storia.

Stefano Goddi

Stefano Goddi

27 anni, ho sempre amato (quasi) tutti gli sport nonostante la più totale incapacità nel praticarli. Il mio avvicinamento al basket è piuttosto tardivo, e si concretizza soltanto nel 2006, quando, durante un pressoché inutile pomeriggio passato su SportItalia, vengo folgorato come neanche Paolo sulla via di Damasco dallo strapotere tecnico e fisico di LeBron. Da questo momento l’interesse cresce vertiginosamente, sapientemente alimentato da due istituzioni come Buffa e Tranquillo, sino ad arrivare alla necessità quasi fisica di scriverne. Rimpiango ancora di non aver chiesto all’Avvocato un parere sulla vita notturna di JR Smith a Cleveland.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2018 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati