Grayson Allen: che testa calda!

779b3515ba9973b72bdcd992f4a1ca9aNome: Grayson

Cognome: Allen

Città di nascita: Jacksonville, FL

Età: 23 (8 Ottobre 1995)

College: Duke Blue Devils

Altezza: 196 cm

Peso: 90 kg

Ruolo: Guardia tiratrice

Draft 2018: 21^ scelta assoluta, Utah Jazz

Bio

Ancora me lo ricordo, ancora me lo ricordo mentre dominava per svariati minuti il parquet a Indianapolis, durante la finale del torneo NCAA, una delle più importanti manifestazioni sportive degli Stati Uniti. La più importante a livello giovanile.

We were kind of dead in the water. We were nine points down and Grayson just put us on his back.
Eravamo un po ‘morti nell’acqua. Eravamo a nove punti di vantaggio e Grayson ci ha semplicemente messo sulle sue spalle.

Disse a fine partita di Grayson il suo allenatore, Coach K, una tra le menti più brillanti del basket giovanile. Ma facciamo un passo indietro.

Grayson Allen nasce e cresce in Florida, a Jacksonville. È lì che comincia la sua carriera dedita alla palla a spicchi. Vi rimase fino alla fine delle superiori, dopo aver vinto il torneo statale con la Providence School nel 2013 e dopo aver stravinto lo Slam Dunk Contest dell’All-American 2014, schiacciando sopra a un ragazzo a caso: tale Jahlil Okafor, che reincontrò qualche mese dopo a Duke. Non credo servano presentazioni per Duke, una delle più importanti università nel panorama cestistico statunitense. Grayson passò, però, inosservato durante la sua stagione da freshman, con una misera media di 4.4 punti a partita, ma portando a casa l’inserimento nell’ACC all-academic team. Passò inosservato fino al momento più importante della carriera di un cestista universitario: la finale del torneo NCAA. Duke vs Wisconsin, Okafor vs Kaminski, Justise Winsolow vs Sam Dekker. Duke era in svantaggio, rischiava seriamente di perdere quella partita. Poi, d’un tratto, l’uomo (forse) sbagliato al momento giusto. Grayson decide di prendere per mano i suoi compagni in campo, quelli in panchina, coach K e tutti i tifosi di Duke, presenti al palazzetto e non, segnando 16 punti, di cui 8 in fila. Gioco, partita, incontro. Titolo a Duke. Mi ricordo quegli attimi di quattro anni fa come se fossero ieri, una delle prestazioni individuali più particolari di una finale NCAA. Mi rivolgo a voi adesso: chi se lo sarebbe mai aspettato? No, davvero, chi?

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La stagione seguente fu quella della consacrazione individuale, sia in bene che in male. In bene perché delle 36 partite disponibili partì in quintetto 35 volte. Inoltre le sue medie di minutaggio, percentuale realizzativa, rimbalzi e punti furono le più alte del suo quadriennio coi Blue Devils. In particolare: 36.6 minuti, 46% dal campo, 42% da 3, 4.6 rimbalzi e 21.6 punti per partita. In male perché, vuoi l’età, vuoi l’indole da testa calda, ebbe numerosi problemi di “comunicazione” con gli avversari e con gli arbitri. Partiamo con ordine: l’8 Febbraio 2016 nella partita contro Louisville sgambetta Raymond Spalding. Nella seconda partita contro il college del Kentucky sgomita gli avversari e viene espulso dall’arbitro dopo che gli aveva urlato in faccia. Il fattaccio degli sgambetti si ripete il 25 Febbraio con Xavier Rathan-Mayes di FSU. Il giorno seguente viene richiamato dalla ACC per ricordargli che certi comportamenti sul parquet non vanno bene. Dichiara prima dell’inizio della stagione da junior che si è messo questa storia alle spalle. Il 21 Dicembre sgambetta Steven Santa Ana di Elon. Allora interviene Coach K, che lo sospende a tempo indeterminato e lo priva del ruolo da capitano. Allen tornerà a giocare il 4 Gennaio. Nella stagione da senior si potrebbe pensare che il ragazzo, più maturo, non abbia più commesso questi atti, e invece no. Il 9 Marzo 2018 sgmabetta Garrison Brooks  di North Carolina.

Scheda tecnica

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Competitivo per definizione. In certi casi anche troppo. Se c’è una qualità in lui universalmente riconosciuta, è proprio la sua devozione e la voglia di sacrificarsi per la sua squadra. Si getta su tutti i palloni vaganti, non è egoista e sprona i suoi compagni a dare il massimo. Le sue doti di leadership si sono viste durante la sua ultima stagione a Duke, dopo aver messo apparentemente a posto la testa. Tecnicamente parlando, ha un buon tiro e anche una spiccata capacità di attaccare il ferro. Quando è in the zone diventa un tiratore pericolosissimo, soprattutto se non viene preso in considerazione dalla difesa. Sa sparare la palla nel canestro anche in situazioni di uscita dal blocco. Quando non ha la palla tra le mani si muove comunque un sacco, mentre quando gioca i pick ‘n roll sa essere pericoloso sia nel creare un’azione personale, che per servire i big-men. Nel controllo del corpo, anche negli spazi stretti, è molto bravo, e atleticamente in generale è molto sottovalutato.

Come ogni altro giocatore, non è perfetto, ha i suoi punti deboli. Partiamo dall’età anagrafica: 23 anni per un rookie è ormai tanto, nonostante io sia contrario alle meteore del college. Numeri alla mano, il fisico risulta sottodimensionato, “solo” due metri di apertura alare per 196 centimetri di altezza. Mentalmente parlando potrebbe soffrire l’NBA, dati i suoi precedenti a Duke. In effetti, non gode di una buonissima nomea, non si è fatto moltissimi fan con quei comportamenti. Inoltre soffre molto quando la prestazione è negativa, nel senso che si fa influenzare troppo se sbaglia un po’ di tiri consecutivi. Le scelte in fase di creazione di gioco sono discutibili, si prende troppi rischi inutili. Il problema maggiore, però, si riscontra nella difesa. Si impegna molto, ma non ottiene frutti, non è un caso che Duke abbia dovuto cominciare a difendere a zona per mascherare i suoi errori. Non è impeccabile nel contenere le penetrazioni degli avversari più fisici e veloci, e di certo non incute timore negli avversari quando lo attaccano.

Un giudizio finale: molto impegno e cuore, ma potrebbero non bastare.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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