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Gary Harris: etica e difesa in Colorado

Gary Harris – La scheda

Gary HarrisNome: Gary Harris

Città d’origine: Fishers, Indiana.

Età: 19, nato il 14/9/1994

High school: Hamilton Southeastern (Fishers, Indiana)

College: Michigan State

Altezza: 193 cm

Peso: 95 kg

Ruolo: guardia

Draft: 2014, scelta numero 19 dei Denver Nuggets (ottenuta dai Chicago Bulls)

Bio

Gary Harris è stato allevato a Fishers, una delle realtà suburbane – siamo nella periferia di Indianapolis – degli Stati Uniti caratterizzata dai più bassi tassi di criminalità e dalla più alta qualità della vita (ripetutamente inserita nelle classifiche tanto di moda negli ultimi anni della tipologia “best place to live in America”). Allo stesso tempo e forse proprio per i motivi sopra menzionati, Fishers è una della cittadine o town dalla crescita demografica più repentina negli ultimi vent’anni, esattamente l’attuale parabola di vita del nostro giovane cestista.

Da questa breve introduzione ambientale si può subito percepire il clima sano ed umanamente ideale in cui è cresciuto Gary, a cui non è nemmeno mancato un aiuto, sempre gradito, da parte della genetica, dato che sua madre, Joy Harris, suo mentore cestistico, è stata la prima All American della Purdue University e nel 2000 ha giocato una stagione alle Detroit Shock nella WNBA, spiccando soprattutto per le abilità difensive, non a caso le stesse in cui – come si vedrà – eccelle il figlio.

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La carriera di Gary Harris nel basket inizia alla Hamilton Southeastern High School, il liceo di casa, in cui fin dall’anno da sophomore mette in mostra numeri di tutto rispetto (14 punti, 4 rimbalzi, due assist e tre rubate di media), esplodendo definitivamente all’ultimo anno, da senior, in cui le cifre recitano 25,4 punti, 7,4 rimbalzi 3,1 assists e 4 rubate a partita, guidando la squadra ad un lusinghiero record di 22 vittorie e sole tre sconfitte.

Gli scout in questo periodo sono già sulle sue tracce ed è considerato tra i migliori prospetti del paese nel ruolo di guardia; per non farsi mancare nulla viene invitato nel 2012 al McDonald’s All American, la rassegna annuale dei migliori liceali della nazione.

Una caratteristica interessante di Gary risulta essere il notevole talento espresso alla Hamilton anche nel football nei panni di ricevitore, prova lampante delle qualità atletiche superiori del ragazzo, estremamente agile e veloce.

La scelta del college ricade su Michigan State, alla gloriosa corte degli Spartans, e nella prima stagione da freshman non delude le attese, finisce con le ottime medie di 12,9 punti, 2,5 rimbalzi, 1,4 assists e 1,2 rubate, e viene nominato – primo Spartan dal 1986 – Big Ten Freahman of the Year. Tale annata è stata però macchiata da due infortuni consecutivi alla spalla destra, poco rassicuranti per gli osservatori NBA e quindi, nonostante avesse buone probabilità di venire scelto in lottery al draft 2013, decide saggiamente di rimanere un altro anno al college, per formarsi ulteriormente e mettere a tacere le voci sulla sua sospetta integrità fisica.

Nella stagione da sophomore migliora i suoi numeri, portandoli a 16,7 punti, 4 rimbalzi, 2,7 assists e 1,8 rubate a gara, dimostrando una maggiore maturità in campo e nella gestione della partita, senza un irrobustimento fisico mirato a renderlo più preparato al grande salto nella NBA, per il quale si dichiara eleggibile al draft 2014.

Anche nell’ultima annata da collegiale ha subito un infortunio che lo ha tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, in questo caso alla caviglia destra, denotando una allarmante tendenza ad essere injury prone.

Il 26 giugno scorso è stato selezionato con la diciannovesima chiamata dai Denver Nuggets (attraverso uno scambio con i Bulls).

Scheda tecnica

Gary Harris alla vigilia del draft era considerato la seconda miglior guardia della classe, dietro a Stauskas, rispetto al quale offre delle abilità affatto differenti: attaccante di livello Nick, eccellente difensore Gary.

L’aspetto difensivo è certamente quello più interessante di Gary Harris: piedi e gambe molto veloci e reattivi, fisico solido, pronto per i pro e resistente ai contatti, concentrazione nel seguire l’uomo, efficacia negli aiuti e buona mobilità laterale lo renderanno fin dall’inizio un fattore nella metà campo difensiva dei Nuggets.

D’altra parte l’altezza ridotta per una guardia NBA lo potrebbe portare a marcare facilmente le combo-guard, alle quale è più affine fisicamente, rispetto alle guardie stile Vince Carter o Kobe Bryant, a cui rende diversi centimetri, fondamentali per contestare efficacemente le conclusioni a canestro.

Dal punto di vista offensivo il discorso muta perché, pur essendo un accettabile tiratore da tre punti (comunque migliorabile) e disponendo di una buonissima capacità di leggere le spaziature e i blocchi (sintomo di un elevato IQ cestistico), utile a farsi trovare libero per un comodo jumper – per il quale ha una meccanica apprezzabile – non è un attaccante purosangue. Fatica a crearsi soluzioni dal palleggio a causa di un ball-handling non irresistibile, e non è uno slasher in grado di arrivare al ferro con semplicità; persino in agevoli situazioni di transizione si è notata spesso in lui una sospetta difficoltà a concludere in avvicinamento, preferendo “arresti e tiro” fuori luogo.

Punti di forza

  • Difensore perimetrale d’eccezione, pronto a contribuire immediatamente in NBA.
  • Buone doti atletiche e fisico già adeguato agli standard professionistici.
  • Ragazzo maturo, cresciuto in un ambiente sano e senza i problemi di molti coetanei americani.
  • Elevato IQ cestistico, grazie al quale legge bene le situazioni in entrambe le metà campo.
  • Mano tutto sommato educata, sia da tre che ai liberi, e nelle situazioni di “catch and shoot”.

Punti di debolezza

  • L’essere sottodimensionato (1,93m) per la media NBA del ruolo lo penalizzerà contro i pari-ruolo avversari.
  • Fragilità fisica, almeno ad osservare la sua carriera collegiale costellata da infortuni non trascurabili.
  • Mancanza di coraggio e di potenza nell’arrivare al ferro, pur disponendo di mezzi atletici per nulla disprezzabili.
  • Latita dal punto di vista del puro talento offensivo e nel trovare soluzioni d’attacco dal palleggio, frutto anche di un trattamento di palla assolutamente da raffinare.
  • Limitati margini di miglioramento generali.

Best case scenario: se Gary Harris andasse oltre ogni più rosea aspettativa potrebbe accostarsi a paragoni con un Aaron Afflalo (dal minor talento offensivo però) oppure con un difensore ancor migliore come Tony Allen, magari con migliori abilità balistiche.

Worst case scenario: viceversa, se Gary Harris non dovesse rispettare le attese o si limitasse al compitino difensivo in cui risaltano maggiormente le sue qualità, sarebbe una copia più bassa dell’attuale Thabo Sefolosha oppure del vecchio Keith Bogans.

Marco

 
4 commenti
  • Ruiu scrive:

    Solido giocatore in prospettiva senza infamia ne lode e con una decina di anni di Nba davanti?

  • Marco Penello scrive:

    Ruiu
    Credo che la tua sintesi riassuma le prosepttive attuali di Gary, anche se il carattere del ragazzo e la sua maturità umana oltre che cestistica potrebbero portarlo a superare i suoi limiti tecnico-fisici.

    Quasi sicuramente sarà uno dei rookies dal rendimento più solido fin dall’inizio, se si guadagnerà un minutaggio accettabile.

  • Marco Penello scrive:

    Credo che il suo futuro possa essere quello di un giocatore tipicamente amatao dai coaches, certamente destinato a rimanere a lungo in Nba.

  • Marco Penello scrive:

    Lo scenario è più o meno quello di un giocatore con un futuro solido nella lega, senza picchi clamorosi.

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