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L’eroe caduto – Il primo ritiro di Michael Jordan

Perché tu? Perché adesso? Non può essere, non ci credo. Non puoi mollare, tu sei il migliore.

Questi pensieri li avranno avuti milioni di appassionati di sport e nello specifico di pallacanestro.

Dall’esterno, ingenuamente e superficialmente si tende a pensare troppo facilmente che i migliori atleti al mondo, strapagati e privilegiati siano avulsi dai dolori, dai problemi e dai dispiaceri, purtroppo non è così, la vita ti può colpire con  tutta la sua durezza e la sua imprevedibilità, facendo venire fuori le tue debolezze ed insicurezze che fino a poco prima controllavi perfettamente .

L’esistenza non guarda in faccia nessuno, senza pietà anche se ti chiami Michael Jeffrey Jordan.

Per  capire ciò di cui sto scrivendo bisogna salire un attimo a bordo della DeLorean e fare un paio di viaggi indietro nel tempo.

Chicago, tarda serata del 5 ottobre 1993, iniziano a circolare delle voci su un possibile ritiro di His Airness dalla pallacanestro giocata.

Purtroppo questo “rumors” si concretizza il giorno successivo, presso la room conference del Berto Center, Jordan annuncia in modo tanto improvviso quanto sconcertante il suo abbandono verso lo sport professionistico della cosiddetta palla al cesto.

Mike tenta di spiegare questo suo allontanamento tramite la mancanza di desiderio e di motivazioni, di stimoli, anche se da uno estremamente competitivo ed affamato di successo queste ragioni suonano molto strane ed infatti c’è anche dell’altro dietro questa decisione, tra poco lo vedremo.

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Subito dopo il terzo titolo consecutivo appena vinto nel giugno 1993, dopo 9 anni di carriera e a soli 30 anni di età, Jordan sta già pensando di appendere le scarpe al chiodo, stanco di tutto quel clamore mediatico  e di quella pressione, di tutto ciò ne è ovviamente al corrente il suo head coach Phil Jackson.

Durante un colloquio questi ultimi si mettono d’accordo, nel senso che se Jackson avesse trovato un nuovo stimolo ed una nuova sfida, Michael non avrebbe interrotto la sua carriera

Coach Zen  (questo il suo soprannome) per sua sfortuna non riesce ad essere d’aiuto e l’eventualità di lasciare il basket  da parte del suo pupillo prende sempre più corpo.

Un’ipotesi fantasiosa e divertente prende vita riguardo al ritiro di Jordan.

La sua passione per il gioco d’azzardo e le scommesse è cosa ben risaputa nel  mondo  NBA e perciò si racconta di una teoria cospirazionistica secondo la quale David Stern per motivi d’immagine sia della lega sia di Jordan  abbia sospeso quest’ultimo proprio a causa della sua ludopatia, camuffando il tutto con un abbandono volontario delle scene da parte di colui che in quel  momento era considerato il simbolo ed il miglior giocatore di pallacanestro al mondo. Questa teoria ovviamente è da prendere con le molle, in quanto non è stata  mai confermata e provata.

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Tornando all’inizio della storia è doveroso menzionare un evento terribile e doloroso che nessun uomo o nessuna donna sulla faccia della Terra vorrebbe vivere.

Ci troviamo nel North Carolina, agosto 1993, un cadavere viene trovato e successivamente identificato, il corpo è di James Jordan, padre di Michael, ucciso il 23 luglio durante una rapina degenerata, mentre stava riposando all’interno della sua automobile, regalatagli proprio da suo figlio.

la decisione definitiva molto probabilmente arriva proprio dopo questo evento.

Questo sicuramente è stato un gran brutto colpo che avrà influito e non poco sulla carriera e sulla vita di Michael.

Durante il suo ritiro Michael Jordan sceglie di giocare a baseball,  (giocherà nelle fila dei Birmingham Barons, team affiliato ai Chicago White Sox) sport  praticato nel periodo della sua infanzia, nonché disciplina preferita del defunto genitore.

In questa avventura indosserà il 45, suo numero preferito.

Questo numero, che verrà usato anche dopo il ritorno di Mike sui palcoscenici cestistici non porta molto bene ed infatti  nel bel mezzo della stagione 1994/95, His Airness torna ad usare il 23 infrangendo una regola NBA.

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Durante questa “pausa” dai parquet  Air Jordan, grazie ai risultati scadenti sul diamante ed alla vita difficile da giocatore di una lega minor (per le trasferte i viaggi venivano effettuati in pullman e potevano durare anche  8 ore, gli unici momenti di relax erano le soste veloci in autogrill, giusto il tempo per compare delle patatine o andare al bagno) comincia piano piano a sentire la mancanza della palla a spicchi e decide altrettanto improvvisamente di ritornare alla pallacanestro e di rimettersi in gioco.

Il resto è storia, storia umana, professionale di colui che ha per sempre cambiato la pallacanestro, il ventitré migliore di tutti i tempi.

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Giorgio Ferrante

Giorgio Ferrante

Salve, sono Giorgio Ferrante, giovane reggino di 33 anni, studente di giurisprudenza. Nel lontano 1996 ho iniziato a seguire la pallacanestro grazie ad MJ e ad i suoi Bulls, amo anche la Viola Reggio Calabria, squadra della mia città. Sono molto felice di aver ricevuto questa opportunità e spero di riuscire a ripagare la vostra fiducia.

 

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