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Easy

Quante volte la vita ci mette di fronte a delle scelte? Quante volte siamo costretti, obbligati o semplicemente spinti dalle nostre esigenze, a prendere delle decisioni? E importanti o meno che siano, queste scelte aprono degli scenari talmente differenti da indirizzare il nostro percorso di vita da un lato piuttosto che dall’altro. Il classico caso delle Sliding Doors di Paltrowniana memoria; cammini differenti dovuti a scelte diverse che comunque ci portano a confluire sull’inevitabile pagina dove indelebilmente è scritto il destino della nostra storia personale. Chi di voi non si è mai posto la fatidica domanda: “Sarà la scelta giusta?”

O ancora, quante volte ci siamo domandati: “E se avessi scelto diversamente?”.
Ma non sempre la scelta è un’opzione. In alcuni casi è obbligata e in quei casi, senza rimpianti, dovremo solo sperare che, fino al momento in cui il destino non ci condurrà laddove ha in serbo di portarci, la vita ci riservi la via meno tortuosa, più semplice e più gradevole possibile. E il momento della scelta è arrivato anche nel caso del protagonista di questo racconto che tratta della vita sportiva di un ragazzo del Missouri per il quale il destino aveva scritto a caratteri cubitali due parole ben precise: “CAMPIONE NBA”. Ho detto Missouri e più precisamente siamo nella Saint Louis a cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta. Edward, ha indossato e difeso i colori delle scuole della sua città natia, sia nella High School che al College, contribuendo alla vittoria, con la Saint Louis University, del torneo collegiale di basket più antico di sempre: il National Invitation Tournament. La carriera da professionista inizia con i Bombers ma la franchigia, anche quella di base a Saint Louis, dura solo un anno prima di fallire. Dove si va? Edward, è costretto ad abbandonare il Mid West, ma trova conforto tra le braccia amorevoli di una nuova squadra e il Massachusetts diventa casa, quel Massachusetts nel quale contemporaneamente sbarcano l’ex coach dei Washington Capitals, tale Arnold “Red“ Auerbach e l’ex Chicago Stags, falliti anche loro, Bob Cousy. Consapevoli di essere giunti a Boston per risollevare le sorti di un franchigia sull’orlo di una crisi incontrovertibile, i tre nuovi arrivati portano i Celtics alla prima stagione degna della squadra posseduta dall’inventore della BAA gettando le basi per un futuro fatto di gloria.

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Edward non sente la nostalgia di casa, Boston diventa l’ambiente ideale per sviluppare e mettere in mostra il suo talento e, nel 1951, al primo All Star Game della NBA, disputa una partita da incorniciare che porta la Eastern Divison a sopravanzare la Western del mattatore della Lega: il Laker George Mikan. MVP della prima sfida delle stelle, punto di forza della potenza emergente della Lega, uomo di riferimento del gruppo guidato sapientemente da Red Auerbach e principale destinatario dei passaggi del folletto newyorkese Cousy. Edward, soprannominato “Easy” dai compagni di squadra al fine di esortarlo a non dar di matto ad ogni controversia, si sente onnipotente, è continuativamente in vetta alle classifiche dei migliori giocatori della NBA e, all’addio di Mikan, è pronto a portare i Celtics in vetta al mondo. Ma ecco che le porte iniziano a scorrere. Nelle immediate vicinanze del Draft del 1956 si fanno insistenti le voci dell’avvento di un talento inestimabile proveniente dalla costa Ovest e il coach dei Celtics se ne innamora. Coach Auerbach non vuole rinunciare a William Felton Russell, è disposto a sacrificare tutto pur di averlo, ma i proprietari della seconda scelta al Draft, i Saint Louis Hawks, dopo che i Rochester Royals hanno chiamato il non memorabile Sihugo Green, decidono di mettersi in mezzo fra il centro ex Dons di San Francisco e il Coach e si siedono comodi al tavolo delle trattative con Boston.

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La contrattazione per gli Hawks è agevole: hanno il coltello dalla parte del manico. Forti di un centro formidabile come Bob Pettit possono disfarsi del rookie e, consapevoli della smania del coach dei Celtics, tirano la corda per ottenere il massimo dallo scambio. Arriva il momento delle scelte: quella di Saint Louis è ben precisa, vogliono Edward e Cliff Hagan. Anche Red ha le idee chiare: Russell deve essere il fulcro del progetto Celtics. A complicare l’assunto ci si mette Mr. Walter Brown proprietario dei Celtics poco disposto a rinunciare al suo pupillo “Easy”. E Edward? Edward deve decidere se accettare o meno la trade. Non ha nessuna intenzione di lasciare Boston, neanche per tornare a casa nel Missouri, sa di godere del rispetto e della stima del suo datore di lavoro e di giocare in una squadra destinata a vincere da li a poco, ma a cambiare lo scenario arriva la notizia che nessun genitore vorrebbe mai ascoltare:

“Caro Signor Macauley, sua figlia è affetta da una rara forma di meningite e gli ospedali di Boston non sono attrezzati per prendersi cura di lei”.

L’ho detto in apertura. Per tutti arriva il momento di prendere una decisione e non sempre la vita ti permette di valutare più opzioni. Per Ed c’è solo una scelta, tornare nel Missouri e permettere alla figlia di curarsi negli ospedali all’avanguardia di Saint Louis. La trade si fa e quello che li per li sembra una scambio vantaggiosa per gli Hawks si trasforma nella nascita della dinastia per eccellenza dello Sport statunitense. La squadra di Saint Louis, con i nuovi innesti, è formidabile e approda alle Finals del 1957, ma di fronte a Ed si materializzano i vecchi compagni di squadra guidati sotto canestro da un adone di colore affamato di vittorie. Il nativo di Saint Louis è costretto a cedere il passo dopo sette lunghe ed estenuanti partite e Ed, che ha lavorato sodo per anni pur di realizzare il sogno di vincere il titolo NBA, dopo aver posto le basi per giocare nella squadra perfetta, con i compagni perfetti e con l’allenatore perfetto, è costretto ad arrendersi al destino che ha deciso di togliergli tutto proprio quando, a fine carriera, sta per raccogliere i frutti. Ma come detto in apertura, sulla pagina principale del libro della vita di Ed ci sono due paroline magiche. Il fato che tanto sembrava avergli tolto, tanto gli restituisce, escludendo dalla contesa finale del ’58 l’ostacolo insormontabile Bill Russell. Gli Hawks si laureano campioni del mondo e Ed “Easy” Macauley, grazie anche alla collaborazione di Bob Pettit, arriva all’agognato titolo NBA. La carriera di Ed si conclude l’anno successivo con all’attivo un titolo NBA, sette partecipazioni all’ All Star Game e tre nomine nell’Nba First Team. C’è solo una morale in quella che sembra una favola ed invece è uno spaccato di vita reale degli anni ’50: qualsiasi sia la scelta che siete costretti ad affrontare fatelo certi di costruire un vantaggio per le persone che amate, anche a costo di rinunciare ai vostri interessi personali, perché anche se in quel momento può sembrare tutto negativo, la vita vi porterà comunque a leggere la pagina più importante del vostro libro personale nella quale troverete cosa il destino ha deciso per voi.

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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