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NBA & MUSIC Vol.4: Drake e i Raptors, il Nord è tornato!

Started from the bottom, now we’re here…

Drake è diventato nel giro di qualche anno uno dei rapper più influenti della scena americana, nonostante sia canadese di nascita. Con un background come il suo, mamma canadese ed ebrea, papà di Memphis e con la fissa della poesia, non era esattamente un’impresa semplice. Proprio il suo essere diverso per molti aspetti dal classico rapper americano tipo, lo ha reso molto popolare e gli ha fatto guadagnare una posizione di assoluto rispetto nella scena hip-hop internazionale.

Drake Raptors

L’inizio della carriera di Drizzy, in realtà, non è nella musica ma nella recitazione. Il rapper canadese, infatti, inizia a recitare al liceo e riesce a rimediare una parte nella serie TV canadese “Degrassi: The Next Generation”.

La serie riesce ad avere un certo successo anche al di fuori del Canada ma la paga è ben poca cosa. In quel periodo la madre, che nel frattempo aveva divorziato dal marito, faceva fatica a trovare un lavoro e lo stipendio da attore del figlio è l’unico sostentamento della famiglia. Nonostante le difficoltà economiche e i problemi giudiziari del padre (arrestato per 2 volte), Drake si concentra sulla sua vera passione: la musica. Pubblica un paio di mixtape indipendenti, con alcuni featuring di un certo spessore, incluso l’amico di vecchia data Trey Songz.

La svolta arriva nel 2009 quando l’ennesimo mixtape “So Far Gone” ha un successo pazzesco ed inaspettato, considerando che si tratta di un mixtape in free-download, ed i (2) singoli estratti arrivano nella top 10 di Billboard. Drake arriva ad un passo dal vincere un Grammy grazie a quel mixtape ma la svolta, ormai, è già arrivata. Il ragazzo canadese firma il suo primo contratto discografico con la Young Money Entertainment, l’etichetta di Lil Wayne.

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Drake non si ferma più. I tre dischi ufficiali usciti finora (Thank Me Later, Take Care e Nothing Was The Same) hanno avuto un successo di pubblico e di critica incredibile, il ragazzo canadese fa incetta di premi e riconoscimenti, inoltre forma il suo team “OVO” (October’s Very Own, uno dei soprannomi di Drake, visto che è nato nel mese di Ottobre). Drizzy crea tutto un merchandising legato a lui e al suo team, caratterizzato dai colori nero ed oro, si circonda di amici fidati che lo assistono non solo nel campo musicale ma anche in quello dell’immagine e del marketing. La sua popolarità aumenta anche grazie ad una serie di relazioni amorose che lo fanno finire su tutti i siti web di gossip, come quella con Rihanna, con la quale sembra esserci tuttora qualcosa che va oltre l’amicizia.

Drake, oltre ad essere un’artista di spessore, è anche un grande appassionato di basket e da buon canadese è tifoso dei Toronto Raptors, la squadra della sua città di nascita. Lo scorso Settembre Drake è diventato ufficialmente “global ambassador” dei Raptors. Sostanzialmente, il suo compito sarà quello di portare in giro per il mondo l’immagine della franchigia di Toronto e di pubblicizzare la città in vista dell’All-Star Game del 2016. Un ruolo importante, che dimostra la valenza ottenuta dal personaggio Drake anche nel mondo del basket professionistico americano. Masai Ujiri, GM dei Raptors, ha voluto fortemente questa partnership con il rapper, conscio della popolarità di Drake, soprattutto nella città di Toronto.

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Il legame tra Raptors e Drake è quindi ufficiale, tuttavia il rapper non è stipendiato dalla franchigia, la partnership è legata esclusivamente all’immagine della franchigia. Proprio questo particolare ha creato dei problemi negli ultimi tempi. Cerchiamo di spiegare bene la questione: qualche settimana fa Drake ha chiuso l‘OVO Festival, una rassegna musicale organizzata dallo stesso rapper ogni estate a Toronto, con un mega concerto che ha entusiasmato tutti i presenti. Al concerto erano presenti anche diversi giocatori NBA, incluso Kevin Durant. La stella degli Oklahoma City Thunder è da sempre buon amico del nostro che, già che c’era, ha cercato di sfruttare la situazione, facendo un tentativo di recruiting e chiedendo alla folla se gradirebbe vedere Durant in maglia Raptors nel 2016, naturale scadenza del contratto che lo lega ai Thunder.

La NBA non si è fatta attendere ha interpretato le dichiarazioni dell’artista come una violazione del regolamento, che, nello specifico, impedisce di contattare i giocatori sotto contratto o di suggerigli determinate scelte per il futuro. La lega, dunque, ha multato i Raptors di 25.000 dollari. Tutto sembrava finito lì ma qualche giorno dopo si sono diffuse delle indiscrezioni secondo le quali la NBA sarebbe molto infastidita da questa partnership tra i Raptors e Drake, arrivando a chiedere alla squadra di Toronto di eliminare questo legame in cambio della cancellazione della multa. La NBA ha subito smentito questa indiscrezione e ha giustificato la multa con l’infrazione commessa da Drake, che avendo un legame ufficiale con una franchigia NBA deve attenersi alle regole della lega. Rimane il fatto, però, che la NBA non ha mai visto di buon occhio i rapporti tra i giocatori NBA e le star dell’hip-hop, cosa che in passato ha portato anche a delle pesanti modifiche nel dress code, negando ai giocatori la possibilità di presentarsi alle partite vestiti come gangsta senza scrupoli. Basti pensare alle polemiche che scatenò ai tempi Allen Iverson quando stava per fare uscire un suo disco hip-hop pieno zeppo di testi sconci, che la NBA non gradì affatto, temendo che potesse mettere in grave imbarazzo tutta la lega.

Che piaccia o meno alla NBA, però, Drake è ormai un personaggio sempre più influente nel marketing dei Raptors e la sua presenza ha avuto un ruolo non marginale nell’accaparrarsi l’All-Star Game 2016, la cui direzione artistica sarà interamente curata dal rapper canadese. Le critiche, di certo, non lo hanno mai spaventato.

“Motherfucker never loved us”

Worst Behavior! Adesso Drake sarà un po’ arrabbiato per la multa ma passerà, quel che importa è che i suoi Raptors crescano sempre di più. La presenza ai playoffs dell’anno scorso è solo l’inizio, il Nord è tornato e non ha nessuna intenzione di andarsene.

We The North.
“In many ways we are in a league of our own…
Far from the East side.
Miles from the West side.
No where near the South Side
.”

Per questo capitolo di NBA & MUSIC è tutto.
Come al solito, date un ascolto alla playlist che abbiamo allegato all’articolo e fateci sapere cosa ne pensate. State sintonizzati per nuovi articoli in materia, il mood è quello giusto.

I’ll be back, but for now….who knows.

Orazio Cauchi

Orazio Cauchi

Orazio Francesco Cauchi, 24 anni, studente di Politica e Relazioni Internazionali. Nato a Gela, in Sicilia. In fissa con la NBA fin da bambino, collaboro con Sportando dal 2011. Fortitudo Bologna e Philadelphia 76ers le passioni cestistiche. Pseudo-producer musicale a 360 gradi, videogiocatore incallito. Seguace della scuola filosofica di Allen Iverson aka The Answer.

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